3 Aprile 2026 - 10.22

Trump: nuova pugnalata all’economia italiana (e soprattutto veneta). Dove sono quelli che in Italia lo sostenevano?

Una nuova mossa dell’amministrazione Donald Trump rischia di colpire duramente anche l’Italia. La Casa Bianca ha annunciato dazi fino al 100% sui farmaci importati negli Stati Uniti, una decisione che potrebbe avere ripercussioni pesanti sull’export europeo e in particolare su quello italiano.

Il settore farmaceutico è infatti uno dei pilastri delle esportazioni italiane verso gli USA: secondo i dati più recenti, l’export di prodotti farmaceutici italiani verso gli Stati Uniti supera i 10 miliardi di euro annui, rappresentando una quota significativa dell’intero export nazionale verso quel mercato. Un eventuale aumento delle barriere commerciali potrebbe quindi incidere in modo diretto su aziende, occupazione e investimenti. In Veneto, la produzione farmaceutica rappresenta uno dei settori industriali più importanti e strategici dell’economia regionale. Secondo gli ultimi dati disponibili, la filiera farmaceutica contribuisce per circa il 5-6% al PIL regionale e occupa oltre 25.000 addetti, distribuiti tra grandi multinazionali e numerose medie e piccole imprese specializzate in produzione, ricerca e sviluppo. L’export del settore è particolarmente rilevante: oltre il 70% della produzione viene destinata ai mercati esteri, con una quota significativa verso Stati Uniti ed Europa, confermando il Veneto come una delle regioni italiane più competitive nel comparto farmaceutico.

Chi in Italia ha sostenuto o continua a sostenere Donald Trump dovrà assumersi le proprie responsabilità di fronte alle conseguenze economiche delle sue decisioni. Per un Paese come l’Italia, fortemente basato sull’export, le scelte unilaterali dell’amministrazione americana rappresentano un colpo durissimo: dai prodotti farmaceutici all’agroalimentare, dall’automotive ai macchinari industriali, numerosi settori strategici rischiano di subire danni enormi. Non si tratta di teorie astratte: anche un bambino potrebbe comprendere che imporre dazi pesanti significa colpire direttamente imprese, lavoratori e interi comparti produttivi. E lo si poteva intuire molto prima, ascoltando le premesse delle deliranti politiche commerciali di Trump già in campagna elettorale. Ora faranno finta di niente? Come se non fosse successo? Chi ha sostenuto queste scelte oggi non può sorprendersi delle ricadute: l’economia italiana ne pagherà il prezzo, e chi ha deciso di appoggiare queste scelte dovrà rendere conto al Paese delle conseguenze di una politica estera che colpisce duramente chi vive di export.


Dazi fino al 100%: la strategia della Casa Bianca

La misura annunciata prevede l’applicazione di dazi fino al 100% sui farmaci brevettati in ingresso negli Stati Uniti. Tuttavia, le aziende potranno evitare queste tariffe stipulando accordi diretti con l’amministrazione americana.

Secondo la Casa Bianca, l’obiettivo è rafforzare la sicurezza nazionale incentivando la produzione interna di farmaci essenziali. In realtà, come sottolineano diversi analisti, si tratta anche di una leva negoziale per costringere le aziende a investire negli Stati Uniti.

Sean Sullivan, professore all’Università di Washington e alla London School of Economics, ha spiegato chiaramente la logica: si tratta di una questione di “potere contrattuale”, con Washington intenzionata a portare tutte le aziende al tavolo delle trattative.


Sconti e accordi: come evitare i dazi

Il sistema previsto è articolato:

  • le aziende che trasferiranno la produzione negli Stati Uniti entro la fine del mandato di Trump (gennaio 2029) affronteranno dazi ridotti al 20%;
  • le tariffe potranno scendere fino allo 0% in caso di accordi sui prezzi con il governo americano, ad esempio fornendo farmaci a costi ridotti per programmi pubblici come Medicaid.

Molte grandi multinazionali hanno già siglato accordi per evitare le tariffe, e altre potrebbero seguirle nei prossimi mesi. Le aziende avranno 120 giorni per adeguarsi (180 giorni per le PMI).

Gli Stati Uniti continueranno inoltre a rispettare alcuni accordi già siglati con partner chiave, tra cui Europa, Svizzera, Regno Unito, Corea del Sud e Giappone. Inutile dire che questo si traduce in un danno enorme per le imprese e per i consumatori, anche europei.


Il caso del Regno Unito e gli effetti globali

Un esempio concreto è l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Regno Unito: Londra manterrà dazi zero sulle esportazioni farmaceutiche verso gli USA per tre anni, in cambio di prezzi più alti pagati dal sistema sanitario britannico (NHS).

Secondo il governo britannico, l’intesa rappresenta una “vittoria” per pazienti e imprese, ma evidenzia anche il costo politico ed economico necessario per evitare le tariffe americane.


Impatto incerto ma rischi concreti

Gli esperti invitano alla cautela. Richard Frank, della Brookings Institution, sottolinea che è difficile valutare l’impatto reale della misura, vista l’incertezza su quanti farmaci saranno esentati e quante aziende firmeranno accordi.

Le grandi aziende potrebbero adattarsi, ma le piccole e medie imprese rischiano di subire maggiormente l’impatto dei dazi, con un aumento dei costi e una perdita di competitività.

Inoltre, la produzione negli Stati Uniti comporta generalmente costi più elevati, che potrebbero riflettersi sui prezzi finali o sui margini delle aziende.


Investimenti e pressione politica

La Casa Bianca sostiene che la sola minaccia dei dazi abbia già spinto il settore a promettere investimenti per circa 400 miliardi di dollari negli Stati Uniti.

Parallelamente, l’amministrazione sta rivedendo anche i dazi su acciaio, alluminio e rame, eliminando le tariffe per i prodotti che non contengono quantità significative di questi metalli.


Un colpo anche per l’Italia

Per l’Italia, dove il settore farmaceutico è uno dei più dinamici e competitivi a livello internazionale, la decisione americana rappresenta un rischio concreto.

Le aziende italiane potrebbero essere costrette a scegliere tra:

  • ridurre i margini per restare competitive;
  • investire negli Stati Uniti;
  • o perdere quote di mercato.

In un contesto globale già instabile, la mossa di Washington rischia quindi di trasformarsi in una vera e propria pressione economica sull’Europa e sull’Italia, con conseguenze che potrebbero emergere nei prossimi mesi.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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