“Processate Putin”: il fedelissimo del Cremlino rompe il silenzio e accusa il presidente

MOSCA, 18 marzo 2026 – Una rottura clamorosa scuote il fronte interno russo: Ilya Remeslo, per anni considerato vicino al Cremlino, ha pubblicamente attaccato il presidente Vladimir Putin chiedendone le dimissioni e persino un processo per crimini di guerra.
Il messaggio, diffuso su Telegram ai suoi circa 90mila follower, ha un titolo inequivocabile: “Cinque motivi per cui ho smesso di sostenere Vladimir Putin”. Un documento che segna un cambio di rotta improvviso per un uomo che in passato aveva difeso il sistema e attaccato duramente oppositori, giornalisti e attivisti.
Nel testo, Remeslo accusa il leader russo di guidare una “guerra perdente” in Ucraina, denunciando perdite umane enormi e un’economia sempre più fragile. “Putin dovrebbe dimettersi ed essere processato come criminale di guerra”, ha dichiarato, sostenendo che oltre vent’anni di potere abbiano generato un sistema “corrotto e destinato a crollare”.
Le sue parole hanno rapidamente fatto il giro della rete russa, scatenando stupore e sospetti. Alcuni hanno ipotizzato un attacco hacker o una provocazione orchestrata, ma lo stesso Remeslo ha smentito ogni teoria, ribadendo in video: “Sto solo dicendo la verità”.
Figura nota negli ambienti governativi, l’avvocato aveva costruito la propria carriera anche attraverso azioni legali contro l’opposizione, in particolare contro il leader Alexei Navalny. Proprio per questo, il suo attacco viene considerato senza precedenti.
Secondo diversi analisti, si tratta di una rara rottura di un tabù nel sistema russo, dove anche i sostenitori più accesi della guerra evitano di criticare direttamente Putin. “È qualcosa di mai visto”, ha osservato il ricercatore Ivan Philippov.
Il contesto è particolarmente delicato: negli ultimi mesi si sono moltiplicate le difficoltà economiche e il malcontento legato alla guerra, mentre alcune restrizioni – come i blackout di internet mobile – hanno alimentato ulteriori tensioni.
Anche dall’opposizione arrivano reazioni caute. Leonid Volkov ha ammesso che le dichiarazioni “vanno oltre qualsiasi cosa il Cremlino potrebbe autorizzare”, pur senza escludere del tutto scenari alternativi.
Remeslo, dal canto suo, dice di essere pronto a pagarne le conseguenze: “Sono pronto ad affrontare qualsiasi processo. È arrivato il momento di spezzare questo circolo vizioso”. Una presa di posizione che potrebbe costargli cara, in un sistema che negli anni ha represso duramente anche le critiche interne più moderate.










