Fobia del venerdì 13 (paraskevidekatriafobia): chi ne soffre?

Febbraio 2026 porta con sé un nuovo venerdì 13, una data che scatena ansia e timori per chi soffre di paraskevidekatriafobia, la paura irrazionale del venerdì 13. Negli ultimi anni, il fenomeno si è ripetuto così: due venerdì 13 nel 2023, due nel 2024, uno nel 2025 e già tre nel 2026.
Il termine paraskevidekatriafobia deriva dal greco antico: paraskevi indica il venerdì, dekatreis il numero tredici e phobos la paura. La fobia del numero 13, nota come triskaidekafobia, fu resa celebre da Stephen King in un articolo pubblicato sul New York Times nel 1984, in cui l’autore raccontava con ironia la propria inquietudine verso questa cifra “maledetta”.
Secondo gli esperti, non esistono dati precisi su quante persone siano realmente colpite dalla paraskevidekatriafobia, poiché non è una sindrome riconosciuta nei glossari scientifici. La psicologa Laurie Hawkes sottolinea che la paura è più simile a un residuo dell’infanzia: “Le superstizioni e il pensiero magico ci rassicurano, perché aprono la porta all’immaginazione. Il numero 13 può assumere anche un significato positivo, a seconda del contesto”.
Un sondaggio del 2022 dell’istituto Ifop sulla superstizione in Francia rileva che tre francesi su dieci si dichiarano superstiziosi e il 26% presta attenzione al numero 13. Tra i 25-34enni, quasi la metà (43%) gli attribuisce significato, mentre tra gli over 65 solo il 13% lo considera rilevante. Per il 22% degli intervistati, avere il 13 al tavolo porta sfortuna, ma il 31% ritiene venerdì 13 un giorno fortunato, dato in crescita grazie al marketing legato a lotterie e giochi d’azzardo.
L’origine della superstizione affonda le radici nel cristianesimo: all’Ultima Cena, i dodici Apostoli furono raggiunti da Giuda, tredicesimo uomo e traditore, e il giorno successivo, un venerdì, Gesù fu crocifisso. Nel tempo, questa associazione ha alimentato la diffusione della paraskevidekatriafobia, rinforzata da eventi tragici legati alla data: la nascita del fondatore del Ku Klux Klan (13 luglio 1821), l’attentato a Buckingham Palace (13 settembre 1940), il ciclone Bhola (13 novembre 1970), l’assassinio di Tupac Shakur (13 settembre 1996), il naufragio della Costa Concordia (13 gennaio 2012) e gli attentati di Parigi (13 novembre 2015).
Negli Stati Uniti la paura del 13 viene presa molto sul serio: alcune compagnie aeree eliminano la fila 13, mentre in hotel o ascensori il tredicesimo piano viene indicato con la lettera “M” o sostituito dal quattordicesimo. Un sondaggio pubblicato nel 1987 sulla Smithsonian Magazine stimò che la fobia del numero 13 costi all’America circa un milione di dollari all’anno tra assenze, cancellazioni e cali nel commercio.
Personaggi storici famosi furono ossessionati dal numero 13: Napoleone Bonaparte, Winston Churchill e Franklin D. Roosevelt evitavano di viaggiare o di ospitare tredici persone a cena. Stephen King, commentando la sua stessa fobia, scrisse: “È nevrotico, certo. Ma è anche… più sicuro”.
Insomma, venerdì 13 continua a essere un giorno che divide: per alcuni portatore di sfortuna, per altri di fascino e curiosità, ma certamente un simbolo radicato nell’immaginario collettivo e nella storia.
















