12 Febbraio 2026 - 11.30
“La mia fotografia a tutto volume”. Alla Basilica Palladiana la mostra “Guido Harari. Incontri”

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| Se la fotografia di Guido Harari fosse musica, sarebbe da ascoltare a tutto volume. Una ballata rock, o un’improvvisazione jazz, capace di attraversare il rumore del mondo per riportarci alla nostra dimensione più umana. In una carriera lunga oltre cinquant’anni, Harari ha fotografato musicisti, artisti, intellettuali, scienziati, protagonisti della cultura, fino ad arrivare alle persone comuni ritratte nella sua Caverna Magica, trasformando la fotografia in uno strumento capace di generare relazioni e restituire l’irriducibile valore dell’essere unici. Da qui prende forma “Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti”, la mostra antologica che attraversa mezzo secolo di fotografia come pratica umanistica prima ancora che visiva, in programma alla Basilica Palladiana dal 27 marzo al 26 luglio. Annunciata in occasione della conferenza stampa, che si è svolta questa mattina a Palazzo Trissino, in sala Stucchi, alla presenza del sindaco Giacomo Possamai, dell’assessore alla cultura, al turismo e all’attrattività della città Ilaria Fantin, il fotografo Guido Harari, Giorgio e Giulio Simioni dello Studio Tres Architettura Ingegneria, la mostra è organizzata da Comune di Vicenza e Musei civici di Vicenza in collaborazione con Rjma progetti culturali e con Wall of sound Gallery è promossa dal Comune di Vicenza, in collaborazione con New Conversations – Vicenza Jazz. Presenta oltre 300 fotografie, installazioni, filmati originali, proiezioni, manifesti e memorabilia che raccontano tutte le fasi di una carriera eclettica: dagli esordi negli anni Settanta come fotografo e giornalista musicale, ai ritratti intesi come luoghi di prossimità e ascolto, fino a un lavoro che nel tempo ha attraversato editoria, pubblicità, moda e reportage. «Con questa nuova esposizione che sta per arrivare in Basilica avremo modo di vivere un’ “esperienza” grazie agli scatti di Guido Harari valorizzati dall’allestimento – è intervenuto il sindaco Giacomo Possamai -. La proposta è molto diversa da quanto si vede di solito in Basilica dove abbiamo già proposto di recente una mostra di fotografia, tema che desideriamo approfondire e su cui stiamo sviluppando numerose progettualità per implementare la qualità della vita culturale della città. La mostra “Guido Harari. Incontri” sarà in grado di intercettare pubblici differenti, che normalmente non frequentano la Basilica palladiana, raggiungendo quindi uno degli obiettivi che ci siamo dati – sviluppato con il filone dei Tre capolavori e con Olimpichetto -: trasformare la Basilica in un’agorà, un luogo dove i vicentini possano trascorrere del tempo. Quindi una Basilica Palladiana come cuore della vita culturale della città». «“La mostra Guido Harari. Incontri”, ospitata in Basilica Palladiana, presenta oltre trecento fotografie che raccontano non solo i protagonisti della musica e della cultura contemporanea, ma anche l’intensità degli incontri umani che Guido Harari ha saputo costruire nel corso della sua carriera – ha spiegato l’assessore alla cultura, al turismo e all’attrattività della città Ilaria Fantin -. All’interno di questo percorso si inserisce anche il dialogo con il Vicenza Jazz Festival, che nel 2026 celebra il suo trentennale, occasione che abbiamo voluto valorizzare. Inolte abbiamo attivato anche la collaborazione con il Cinema Odeon dove la mostra verrà antipata da alcune proiezioni che daranno modo di conoscere Guido Harari. Sono particolarmente contenta – ha commnetato infine Fantin – che l’artista abbia scelto come immagine simbolo della mostra il ritratto di David Bowie, un omaggio intenso che ci permette di ricordarlo a dieci anni dalla sua scomparsa». La musica, del resto, per Guido Harari non è solo un soggetto privilegiato, ma una vera e propria grammatica dello sguardo. Fin dagli esordi ha rappresentato una sorta di “Internet ante litteram”: un sistema di connessioni capace di spalancare mondi, linguaggi e visioni, trasformando il ritratto in un esercizio di relazione, ascolto e presenza. È questa matrice musicale a dare forma alle immagini in mostra, concepite come variazioni, improvvisazioni controllate, incontri che si giocano nel tempo breve e intenso dello scatto.I ritratti si dispiegano come un grande spartito visivo, in cui musicisti, artisti, intellettuali, scienziati, protagonisti della cultura e della società contemporanea e persone comuni non sono mai messi in scena come icone, ma restituiti in immagini che risuonano di umanità e unicità. «La musica c’è sempre – afferma Guido Harari – perché il linguaggio del corpo, la gestualità, il ritmo delle parole, il tempo che si ha a disposizione, sono musica. Anche quando i soggetti non sono musicisti, l’approccio rimane lo stesso: ogni ritratto nasce come un ascolto reciproco, senza distinzione di genere o di ruolo. Tutti vengono percepiti e raccontati come se fossero rockstar, chiamati a entrare in una relazione viva, fisica, intensa. Sono fotografie da guardare a tutto volume!».Questo legame profondo con la musica entra in risonanza anche con la città di Vicenza e il suo territorio, attraverso le immagini, diverse delle quali mai esposte prima, dedicate al jazz e alla partnership con la trentesima edizione del festival New Conversations – Vicenza Jazz “Dalle trombe di Gerico al divino Miles” in programma dal 15 al 25 maggio 2026. Il percorso espositivo, progettato dagli architetti Giorgio e Giulio Simioni in dialogo con le specificità architettoniche della Basilica Palladiana, mette in relazione figure centrali della cultura contemporanea. Dai musicisti agli artisti, dagli intellettuali agli scienziati, i ritratti costruiscono una costellazione di incontri che attraversa generazioni e linguaggi: da Fabrizio De André a Bob Dylan, Vasco Rossi, David Bowie – protagonista anche dell’immagine di copertina della mostra – Lou Reed e Kate Bush, da Paolo Conte a Ennio Morricone, da Wim Wenders a Renzo Piano, da Giorgio Armani a Carla Fracci, da Rita Levi Montalcini a Margherita Hack, da Anselm Kiefer a Dario F 1J o e Franca Rame, fino a Greta Thunberg, Zygmunt Bauman, Allen Ginsberg e José Saramago. Un insieme che restituisce l’ampiezza di un lavoro capace, nel tempo, di attraversare anche editoria, pubblicità, moda e reportage. «Il nostro approccio progettuale per l’allestimento della mostra di Guido Harari – spiegano gli architetti Giorgio e Giulio Simioni – scaturisce dalla volontà di istituire una forma di dialogo consapevole con la monumentale spazialità del salone dei Cinquecento della Basilica Palladiana, nel tentativo di donare al pubblico un’esperienza di visita che renda leggibile e manifesta la relazione di reciproco rispetto e valorizzazione tra il ‘contenitore’ e il ‘contenuto’ Il progetto di allestimento organizza l’articolato percorso espositivo della produzione artistica dell’autore in una sequenza ordinata di sezioni che ricreano specifici “ambienti” ed “atmosfere” in relazione continua tra loro e con l’imponente architettura medievale del salone». |
















