Specie aliene e biodiversità europea: lo studio del Museo Zannato

Le specie aliene invasive rappresentano oggi una delle principali minacce alla
biodiversità italiana e europea, ma la loro reale incidenza sugli ecosistemi è spesso
difficile da misurare con dati quantitativi e su larga scala. Un nuovo studio scientifico
coordinato dal Museo di Archeologia e Scienze Naturali “G. Zannato” di Montecchio
Maggiore (Vicenza) che ha messo insieme collezioni, reperti e citizen-science, offre ora
un primo modello per valutare questi impatti, utilizzando alcune specie di mantidi
aliene del genere Hierodula, recentemente introdotte dall’Asia, come veri e propri
bioindicatori dei processi di invasione biologica in atto.
La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Orthoptera Research, avviata
con una collaborazione tra il Museo Zannato e l’Università degli studi di Padova, integra
sperimentazione di laboratorio, analisi comportamentali, modellazione ecologica e oltre
2.300 segnalazioni raccolte tramite citizen-science da cittadini e appassionati da
ogni parte dell’Italia. Il lavoro dimostra come una specie aliena, una volta stabilizzata,
possa rapidamente raggiungere elevate densità, interferire con la biologia delle
specie autoctone, alterare le reti trofiche e incidere su servizi ecosistemici chiave. Lo
studio ha infatti evidenziato come questi predatori asiatici abbiano una prolificità quasi
doppia (165%) rispetto alla nostrana Mantis religiosa e si nutrano principalmente di insetti
impollinatori (58% delle predazioni registrate).
















