Piano di riordino territoriale veneto: approvate le fusioni, i Comuni ora sono 559

Nei giorni scorsi, a Castegnero e Nanto, nel Vicentino, si è votato per la fusione dei due Municipi: il referendum ha visto l’approvazione da parte dei cittadini del progetto di aggregazione che porterà alla nascita del nuovo Comune di “Castegnero Nanto”.
A livello veneto, si è trattato della 34esima consultazione referendaria per la fusione di municipalità confinanti: in totale 18 proposte di aggregazione sono state approvate, mentre 16 sono state respinte. Tra i 18 referendum portati a termine con successo, sette hanno riguardato il Vicentino, sei la provincia di Belluno, tre il Padovano, uno il Trevigiano e il Rodigino. D’altro canto, gli insuccessi sono distribuiti in tutto il Veneto, ma nel Veronese sono stati bocciati tutti e tre i referendum svolti, mentre nel Veneziano non si è tenuta alcuna consultazione.
In virtù di quest’ultima fusione, il numero totale dei Comuni in Veneto scende a 559: più della metà (285 su 559, il 51%) ha meno di 5.000 abitanti, ma in questi territori vivono solo 714.000 persone circa, meno del 15% della popolazione regionale. Nello specifico, in Veneto ci sono 38 Comuni con meno di 1.000 abitanti (il 6,8% del totale) che ospitano in tutto appena lo 0,5% dei residenti, mentre nei 247 Municipi con un numero di abitanti compreso tra 1.000 e 5.000 (il 44,2%) risiede solamente il 14,3% della popolazione.
A livello territoriale, i Comuni con meno di 5.000 abitanti sono l’82% del totale in provincia di Belluno (49 su 60) e di Rovigo (41 su 50), il 53% nel Vicentino (59 su 112), il 52% nel Veronese (51 su 98), il 46% nel Padovano (46 su 101), il 33% nel Trevigiano (31 su 94), il 18% nel Veneziano (8 su 44).
Pertanto, in Veneto ci sono ancora molti piccoli Comuni che potrebbero approfittare di un quadro regolativo particolarmente favorevole ai processi aggregativi: infatti, ai Municipi che decidono di mettersi insieme spetta l’erogazione, per un periodo di quindici anni, di un contributo pari al 60% dei trasferimenti statali 2010, fino ad un massimo di 2 milioni di euro. A queste risorse si aggiungono ulteriori incentivi di livello regionale, come l’erogazione di trasferimenti straordinari, contributi per gli studi di fattibilità, priorità per l’accesso ai bandi.
In un contesto di risorse pubbliche limitate, la fusione è quindi anche uno strumento per ottenere contributi maggiori, necessari per il rilancio dei territori più marginali. Spetta agli amministratori locali e ai cittadini la scelta di costruire un nuovo progetto locale insieme ai Comuni confinanti, anche ridefinendo parzialmente la propria identità territoriale, ma con la possibilità di godere di maggiori opportunità e di servizi migliori.
“Secondo le previsioni demografiche dell’Istat, il Veneto perderà circa 165.000 abitanti da qui al 2050 – spiega Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est – e gran parte di questo calo riguarderà i piccoli Comuni, soprattutto quelli più periferici. Di conseguenza, la fusione dei Municipi è lo strumento attraverso il quale garantire la sopravvivenza delle comunità locali, altrimenti destinate a un naturale declino. Nei prossimi anni sarà sempre più difficile fornire servizi di qualità su tutto il territorio, anche per le complessità nel reclutare il personale necessario. Il futuro dei piccoli Comuni – sostiene Ferrarelli – passa attraverso la costruzione di percorsi di aggregazione in grado di ridefinire funzioni e servizi, anche al fine di intercettare i contributi statali destinati alle fusioni, che possono risultare fondamentali per la realizzazione di progetti strategici per le comunità locali.”
Le fusioni dei Comuni realizzate in Veneto.
















