5 Gennaio 2026 - 8.39

Arriva la Befana, la “vecia” di noi veneti

“La befana vien de note, co le scarpe tute rote, col vestito da romana, la befana xe me mama”.
Credo che nessun veneto di una certa età possa dire di non avere mai sentito questa filastrocca che, con qualche variante (col vestito da furlana, col capèlo alla romana ecc.), una volta era diffusa come poche altre nel nostro territorio.
Va detto subito: la Befana non è una figura “nazionale” nel senso pieno del termine.
Vive soprattutto in alcune aree del Paese, in particolare nell’Italia settentrionale, ed il Veneto è una delle sue patrie storiche.
Come tutte le figure leggendarie che resistono al tempo, anche la Befana affonda le sue radici molto più indietro di quanto siamo soliti pensare.
Secondo interpretazioni ampiamente condivise, la sua origine va cercata nella figura celtica di Perchta, assimilabile a divinità e personaggi mitici simili: Frigg in Scandinavia, Holda nell’Europa del Nord, Bertha in Gran Bretagna, Berchta in Austria, Svizzera, Francia e Nord Italia.
Figure diverse, ma con un tratto comune: la personificazione femminile della natura invernale.
Ovunque, questa “vecchia” era rappresentata allo stesso modo: gobba, naso adunco, capelli bianchi e scarmigliati raccolti in un fazzolettone pesante – niente cappello a punta da strega anglosassone – vestita di stracci, con uno sciarpone, scarpe rotte ed una scopa, rigorosamente volante.
Un’icona che ha attraversato i secoli senza perdere forza simbolica.
Come spesso è accaduto alle credenze pre-cristiane europee, anche questo mito fu inizialmente combattuto dalla Chiesa, che lo bollò come residuo di pratiche pagane, quando non apertamente sataniche.
Ma la “demonizzazione” non bastò a cancellarne la memoria.
La vecchia resistette, si adattò, ed alla fine venne in qualche modo assorbita, reinterpretata, quasi addomesticata.
Il cattolicesimo finì per tollerarla, individuando nella Befana una sorta di ambivalenza tra bene e male.
E così, nel tentativo di “cristianizzarla”, nacque la leggenda che la collega ai Re Magi.
Si racconta che durante il viaggio verso Betlemme, i tre Re chiesero indicazioni ad una vecchia. Lei rifiutò di accompagnarli, ma subito dopo, pentita, preparò un sacco di doni e si mise a cercarli. Non li trovò mai. Da allora, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, vola di casa in casa, scende dai camini e riempie le calze dei bambini: dolci per i buoni, carbone – o cenere – per i monelli.
Sempre alla ricerca del Bambino Gesù, sempre in ritardo di un soffio.
Scendendo lungo la penisola, però, la Befana ha trovato una concorrenza agguerrita: San Nicola, poi diventato Santa Claus e infine Babbo Natale; Gesù Bambino; Santa Lucia.
Figure diverse che, poco alla volta, le hanno sottratto spazio e centralità.
Sono passati tanti anni, ma veramente tanti, da quando anch’io aspettavo con ansia la notte del 5 gennaio, la notte dell’Epifania.
La sera prima era d’obbligo preparare un piccolo rinfresco: un piatto, un po’ di pane con quel che c’era, un bicchiere, acqua e vino.
Già, anche il vino, perché la Befana che volava nei cieli veneti non era astemia.
Così ci dicevano i grandi.
Si andava a letto agitati, tendendo l’orecchio ad ogni minimo rumore. Sotto le coperte si faceva il bilancio dell’anno: se ci si era comportati bene, qualche regalo sarebbe arrivato; altrimenti, carbone.
Dicembre, in particolare, era il mese del “ricatto educativo”: fai il bravo, o la Befana se ne ricorderà.
Naturalmente, il giudizio dei bambini era sempre indulgente con se stessi.
Le speranze venivano affidate alla classica lettera alla Befana, dove accanto alla lista dei desideri compariva la solenne promessa di essere buoni per l’anno successivo.
Le sensazioni di quelle notti sono ancora vive.
Mio padre mi raccontava che l’ultimo anno in cui la Befana “visitò” casa nostra ebbe non poche difficoltà a muoversi in cucina, perché io e mia sorella eravamo talmente eccitati che mia madre dovette presidiare la nostra stanza da letto per evitare che scoprissimo la verità: che la Befana aveva le fattezze di mamma o papà.
Scoprire che non esisteva davvero, almeno come l’avevamo immaginata, era un piccolo rito di passaggio, un modo per diventare grandi.
Ma vedere anche oggi il volto di un bambino che scarta i regali la mattina del 6 gennaio resta per me qualcosa di impagabile, quasi magico.
Un momento che non dovrebbe essere negato a nessuno.
Va anche detto, senza nostalgia di maniera, che la Befana era più sentita quando si era più poveri.
In Veneto non c’era Babbo Natale. C’era solo lei.
E i doni erano quelli che allora i genitori potevano offrire ai propri figli.
Niente camerette piene di giochi, ma tanta attesa, tanta immaginazione.
Capisco che per i più giovani tutto questo possa suonare come una favola.
E invece era realtà.
Una realtà in cui l’attesa, il desiderio, contavano quanto, se non più, delle cose materiali.
Oggi tutto questo rischia di sembrare archeologia sentimentale.
I bambini hanno tutto, subito, sempre. Camerette piene, desideri esauditi prima ancora di essere formulati. E forse proprio per questo sognano meno.
La Befana appartiene ad un Veneto povero, sì, ma non misero.
Un Veneto dove l’attesa contava più dell’oggetto.
Tenersi stretta la Befana, oggi, non è folklore.
È identità. È memoria di un tempo in cui si aveva poco, ma lo si aspettava con il cuore in gola.
È ricordarsi che non tutto deve essere luccicante per essere prezioso.
La vecia che vola nella notte con la scopa non porta solo dolci o carbone.
Porta un’idea di mondo: sobria, concreta, solidale.
Un mondo che forse non tornerà, ma che vale la pena ricordare.
E, quando si può, raccontare ai bambini.
Perché senza sogni, anche in Veneto, si diventa tutti un po’ più poveri.
Umberto Baldo

Potrebbe interessarti anche:

Arriva la Befana, la “vecia” di noi veneti | TViWeb Arriva la Befana, la “vecia” di noi veneti | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy