14 Ottobre 2021 - 11.33

14 ottobre ore 22.05: cala il sipario su Alitalia

Alle 22,05 di giovedì 14 ottobre dall’aeroporto di Cagliari decollerà il volo Alitalia AZ1586 con destinazione Fiumicino, dove atterrerà alle ore 23.10.
Non sarà un volo normale, ed i 177 passeggeri che saliranno sull’Airbus A320 (intitolato a Primo Levi) saranno partecipi di un evento per certi versi storico, quello in cui cala il sipario su Alitalia.
Ed il comandante di quell’aereo, Andrea Gioia, dal 1989 in azienda con 15 mila ore di volo, scriverà la parola fine anche sulla connettività della ex compagnia di bandiera con la Sardegna, dato che per i prossimi sette mesi a garantire i collegamenti fra Cagliari, Olbia, Alghero, e Milano e Roma saranno i voli gestiti dalla low cost spagnola Volotea, che ha vinto la sfida proponendo i ribassi maggiori.
Come sempre quando si sentono risuonare le campane a morto a prevalere è la commozione, e a dare retta alle emozioni, effettivamente si percepisce la fine di una storia durata 75 anni, una storia iniziata nel dopoguerra, e che ha accompagnato fino ai giorni nostri intere generazioni di italiani nei cieli di tutto il mondo.
Una storia che ha visto anche anni d’oro, quelli del dopo guerra e del boom economico, gli anni in cui nacque Fiumicino, da subito hub di Alitalia, gli anni in cui fu la prima compagnia del mondo ad avere una flotta di soli aerei a reazione, che volavano su tutti i continenti.
Ma la di là della facile retorica “emozionale”, non si può dimenticare che la favola si interruppe a metà degli anni 90 quando Alitalia entrò in crisi, e cominciarono i tentativi di privatizzazione.
Piero Ostellino scrisse che Alitalia “è la metafora dell’Italia, reazionaria a ogni cambiamento e alla modernità, trasformista, protezionista, la cui cultura è fondamentalmente ostile al mercato e alla libera concorrenza».
Difficile descrivere meglio la parabola di una Compagnia, nella quale, in nome di una inspiegabile, illogica, ed anacronistica difesa dell’ “italianità”, lo Stato italiano ha iniettato nelle sue casse oltre 13 miliardi in 47 anni.
Per arrivare alla fine al fallimento, anche se non in senso tecnico.
Alitalia è anche un paradigma di quanto possa essere nefasto l’intervento pubblico nell’economia.
Per troppi anni infatti si è cercato di tenere in vita un’ impresa senza tenere conto di un organico sovradimensionato di decine di migliaia di addetti, non considerando bilanci e conti economici sempre in rosso, facendo finta di ignorare, attraverso stratagemmi e maquillage, che sarebbe stato impossibile portare in positivo il bilancio della compagnia.
Perché gli interessi della politica, nessun partito escluso, erano altri: mantenere lo status quo, blandire il personale per conquistare voti, tenere alta la bandiera dell’italianità anche se il mondo stava cambiando, e vedeva storiche compagnie, come la svizzera Swiss Air chiudere baracca, e soprattutto calciare il barattolo in avanti per non prendere le drastiche misure necessarie, e passare la patata bollente al governo successivo.
Così si è prolungata all’infinito l’agonia, ed è inutile ricordare i vari tentativi di rianimare Alitalia, dai rapporti con KLM ed Air France, caduti per la sponsorizzazione del Governo Berlusconi dei cosiddetti “Capitani coraggiosi” (Colaninno, Benetton, Ligresti, Caltagirone, Tronchetti Provera), all’allenza fallimentare con Etihad Airways.
Lo capiva anche un bambino quale sarebbe stato l’epilogo, visto che la politica per decenni ha messo nelle posizioni chiave di Alitalia gente che di trasporto aereo nulla sapeva, e non ha mai voluto l’ingresso di grandi compagnie straniere in attivo, perchè avrebbero preteso di fare ciò che oggi si è stati costretti fare, chiudendo Alitalia ed attivando la nuova compagnia ITA.
Sia chiaro che non cerco attenuanti per quel pozzo senza fondo di soldi dei contribuenti che è stata l’Alitalia degli ultimi decenni, ma viene da chiedersi se noi italiani siamo sfortunati, o se invece siamo incapaci di far funzionare il trasporto aereo vista l’ecatombe di Compagnie cui abbiamo assistito nel tempo: Volare, Albatros, Eagle, City Bird, Helios e poi Azzurra, Air Blu, Blu Panorama, Air Puglia, Air Emilia, Air Sicilia, Air Italica, Air Europe, Oceano Airlines, Panair, Federico II Airlines, Norman, Livingstone, Constellation, AirOne, Action Air!, Alisea , Windjet, Icarus Airlines, Ernest Airlines.
Come accennavo il “de profundis” di Alitalia era inevitabile vista la gestione folle della Compagnia.
A riprova basta leggere questo passaggio di un articolo di Beppe Grillo (quello rivoluzionario di qualche anno fa, non quello di oggi che non capisco più cosa sia) sul suo blog del 16 settembre 2008 (si, 2008!)
“…….I suoi dirigenti (quanti?) sono finti, sono portaborse, amici, parenti dei politici. Fatti assumere. Parcheggiati in Al-Italia come in un hangar. I sindacati nazionali rappresentano sé stessi, hanno difeso i privilegi (i loro) e tradito i dipendenti. Hanno creduto (?) alle promesse elettorali di Testa d’Asfalto e alla cordata italiana. Quali contropartite hanno avuto per far fallire la trattativa Air France? I salvatori di Al-Italia sono finti. Gente spesso condannata, inquisita, sotto processo. Nelle loro mani l’oro diventa merda e la merda si trasforma in plusvalenza. Expo 2015, le tariffe autostradali e nuove aree edificabili sono merci di scambio. Ligresti, Benetton, Colaninno, Tronchetti. Sanno meno di niente di aerei, ma i loro conti li sanno fare bene.
Al-Italia è un paradigma, una metafora dell’Italia. E’ in bancarotta e senza una lira. Una linea del Piave che passa da Fiumicino. Se salta Al-Italia può saltare tutto. Per questo è così importante. Chi ha ridotto l’Al-Italia così? Partiti e sindacati. Gli italiani hanno la risposta sulla punta della lingua. Sanno chi è stato, ma non gli vengono ancora le parole. La bancarotta dell’Al-Italia è un sintomo e un preludio del fallimento del Paese. I partiti e i sindacati ne sono a conoscenza. Se i libri finiscono in tribunale i responsabili dovranno rispondere. Che fallisca allora l’Al-Italia e si apra un pubblico processo contro chi l’ha distrutta. A partire dai presidenti del Consiglio presenti e passati….”.
Nella prosa veemente di Grillo c’era già tutto, anche se il Movimento 5 Stelle è quanto di più lontano dalla mia cultura liberale.
Per capirlo ci sono voluti altri 13 anni, e una vagonata di soldi dei contribuenti italiani.
Non piangerò sulla fine di Alitalia, perchè, comunque la si guardi, si è trattato di una farsa tragica messa in scena da politici in malafede per un pubblico fatto di cittadini resi incapaci di capire per la retorica patriottica truffaldina di cui si è sempre ammantata la vicenda.
Ciò non mi impedisce di fare gli auguri a ITA- Italia Trasporto Aereo, ad ai suoi dirigenti che stanno faticosamente cercando di decollare in una pista irta di ostacoli.
Speriamo che la Politica abbia capito che deve stare alla larga de aerei e aeroporti.
Diversamente, fra qualche anno ci ritroveremo a ripetere i discorsi di oggi.
Umberto Baldo

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