USA – L’ICE arresta una vedova francese di 86 anni. La Francia si mobilita per farla liberare

Una vicenda che sta creando tensioni diplomatiche tra Parigi e Washington e sollevando forti interrogativi sul trattamento dei migranti anziani negli Stati Uniti: il governo francese sta facendo pressione sul Dipartimento per la Sicurezza Interna USA per ottenere il rilascio immediato di Marie-Thérèse Ross, una vedova francese di 86 anni detenuta dall’ICE in un centro per immigrati in Louisiana.
La donna è stata arrestata in Alabama il 1° aprile dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement dopo aver superato la durata del suo visto turistico di 90 giorni, secondo quanto riferito dal Dipartimento per la Sicurezza Interna. Da allora si trova in custodia cautelare in un centro federale, mentre il suo caso è diventato rapidamente un caso diplomatico.
Il console generale francese a New Orleans ha confermato che il governo di Parigi si è “mobilitato completamente” per ottenere il suo rilascio, e che la donna è già stata visitata due volte in carcere. La Francia è in contatto costante con le autorità americane a Washington, Atlanta e Parigi per garantire assistenza e condizioni adeguate alla detenuta.
Marie-Thérèse si era trasferita negli Stati Uniti l’anno scorso per ricongiungersi con un amore giovanile mai dimenticato: un ex soldato americano, Billy, conosciuto negli anni ’60 quando era di stanza in Francia presso una base NATO. Dopo decenni di vite separate, i due si erano ritrovati nel 2010 e, rimasti entrambi vedovi, avevano iniziato una relazione nel 2022. Si sono poi sposati lo scorso anno e la donna si era trasferita in Alabama, in attesa della green card.
La sua situazione migratoria è però diventata instabile dopo la morte improvvisa del marito a gennaio, avvenimento che ha lasciato sospesa la sua domanda di residenza permanente. Poco dopo, secondo quanto riferito dalla famiglia, sarebbe nata anche una disputa sull’eredità con il figlio del marito, in un clima diventato rapidamente teso.
Il figlio di Marie-Thérèse ha denunciato condizioni di arresto durissime: la donna sarebbe stata “ammanettata mani e piedi come una criminale pericolosa” durante il fermo. Ha inoltre raccontato di presunte pressioni e intimidazioni subite dalla madre prima dell’arresto, avvenuto proprio alla vigilia di un’udienza legale. Non esistono tuttavia conferme ufficiali che colleghino direttamente la disputa familiare alla decisione di fermo da parte dell’ICE.
Dal punto di vista delle autorità statunitensi, il caso rientra nelle normali procedure applicate alle persone che superano il periodo di permanenza consentito dal visto. Il DHS ha precisato che Marie-Thérèse Ross è una “straniera in situazione irregolare” entrata negli USA nel 2025 e rimasta oltre i termini autorizzati.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di rafforzamento delle politiche migratorie negli Stati Uniti, con l’ICE che ha assunto un ruolo centrale nelle operazioni di detenzione ed espulsione nell’ambito dell’attuale strategia federale. Il budget e le competenze dell’agenzia sono stati ampliati, aumentando il numero di arresti e controlli sul territorio.
Secondo i dati diffusi dalle autorità, dall’avvio del sistema sono stati registrati milioni di movimenti e migliaia di dinieghi d’ingresso, con centinaia di casi considerati potenzialmente sensibili per la sicurezza nazionale.
Nel caso specifico, la famiglia della donna lancia un appello drammatico: Marie-Thérèse soffre di problemi cardiaci e alla schiena e, secondo il figlio, non sarebbe in condizioni di sopportare a lungo la detenzione. “La nostra priorità è farla uscire e riportarla in Francia”, ha dichiarato, definendo la situazione “surreale, come un brutto film americano”.
Il caso continua ora a muoversi tra diplomazia, diritto dell’immigrazione e pressione mediatica, mentre le autorità francesi insistono per una soluzione rapida che consenta il ritorno dell’anziana in Europa.










