16 Aprile 2026 - 11.29

Allarme Atlantico: la corrente che regola il clima globale verso un possibile collasso. Gli scienziati: scenario sempre più vicino

Una nuova ricerca sul sistema climatico globale sta facendo crescere un livello di preoccupazione definito dagli stessi scienziati “molto preoccupante”: la corrente atlantica critica, conosciuta come circolazione termoalina atlantica (AMOC), potrebbe essere molto più vicina al collasso di quanto si pensasse. E le conseguenze, secondo gli studiosi, sarebbero potenzialmente catastrofiche per Europa, Africa e Americhe.

La notizia, riportata nell’edizione odierna del Guardian a firma di Damian Carrington, descrive uno scenario sempre più inquietante: i modelli climatici che prevedono il rallentamento più marcato dell’AMOC risultano oggi i più realistici, riducendo drasticamente il margine di incertezza e aumentando la probabilità di un punto di non ritorno.

L’AMOC è un elemento chiave del sistema climatico globale: trasporta acqua calda tropicale verso l’Atlantico settentrionale e l’Europa, dove si raffredda e affonda generando una corrente di ritorno in profondità. Questo meccanismo contribuisce a stabilizzare il clima globale. Ma è già noto che il sistema è al suo livello più debole degli ultimi 1.600 anni e che segnali di un possibile punto di svolta erano stati rilevati già nel 2021.

Il problema è che i modelli climatici tradizionali restituiscono scenari estremamente divergenti: alcuni indicano stabilità entro il 2100, altri un rallentamento fino al 65% anche in ipotesi di drastica riduzione delle emissioni. La nuova analisi, però, che combina osservazioni oceaniche reali e modelli, restringe il campo in modo allarmante: il rallentamento stimato sarebbe tra il 42% e il 58% entro fine secolo. Un livello che, secondo gli scienziati, renderebbe sempre più probabile un collasso del sistema.

Le conseguenze potenziali sono descritte come profonde e globali: lo spostamento della fascia delle piogge tropicali da cui dipendono milioni di persone per l’agricoltura, inverni estremamente rigidi e estati più secche in Europa occidentale, e un possibile aumento del livello del mare tra 50 e 100 centimetri nell’Atlantico.

Il dottor Valentin Portmann, che ha guidato lo studio presso l’Inria di Bordeaux, afferma che l’AMOC “diminuirà più del previsto” e che il sistema è “più vicino a un punto di non ritorno”. Ancora più diretto il professor Stefan Rahmstorf dell’Istituto di Potsdam, che definisce il risultato “molto preoccupante” e sottolinea come i modelli più pessimisti siano ormai quelli più coerenti con i dati osservativi.

Rahmstorf aggiunge un avvertimento pesante: la soglia critica potrebbe essere superata entro la metà del secolo. “Il collasso dell’AMOC deve essere evitato a tutti i costi”, afferma, ricordando che anche con una probabilità del 5% il rischio era già considerato inaccettabile. Oggi, secondo le nuove valutazioni, la probabilità potrebbe superare il 50%.

Il ricercatore avverte inoltre che il sistema potrebbe essere ancora più fragile di quanto stimato, poiché i modelli non considerano alcuni fattori come l’immissione di acqua dolce dalla fusione della Groenlandia, che potrebbe accelerare ulteriormente il rallentamento.

La nuova ricerca, pubblicata su Science Advances, evidenzia anche che un metodo statistico poco usato finora, la regressione ridge, ha fornito i risultati più affidabili, rafforzando la solidità delle conclusioni.

Un quadro complessivo che, secondo gli scienziati, non descrive più un rischio lontano ma una possibile trasformazione drastica del sistema climatico nei prossimi decenni.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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