Aeroporti in tilt in tutta Europa: il nuovo sistema di ingresso in UE provoca code fino a 3 ore e cresce la richiesta di sospenderlo

Il nuovo sistema europeo di ingresso e uscita (EES) sta provocando forti disagi negli aeroporti di diversi Paesi europei, con tempi di attesa che arrivano fino a tre ore ai controlli di frontiera. Le criticità hanno spinto l’ente aeroportuale europeo a chiedere alla Commissione la possibilità di sospendere temporaneamente i controlli biometrici e la raccolta dei dati personali nei momenti di maggiore afflusso.
Secondo le segnalazioni raccolte dall’Airports Council International (ACI), i disservizi stanno interessando scali di Francia, Germania, Belgio, Italia, Spagna e Grecia, dove i passeggeri extra-UE vengono sottoposti alle nuove procedure digitali previste dal sistema.
Il meccanismo EES, entrato progressivamente in funzione nei Paesi Schengen, registra ingressi e uscite di cittadini non europei attraverso dati biometrici come impronte digitali e riconoscimento facciale. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sicurezza e modernizzare la gestione delle frontiere, ma l’impatto operativo sta generando ritardi significativi.
In molti aeroporti, soprattutto nelle ore di punta, le code si allungano fino a tre ore, con situazioni definite “al limite della gestione” dagli operatori del settore. Alcuni episodi recenti avrebbero già causato la perdita di coincidenze e il mancato imbarco di centinaia di passeggeri, in particolare su tratte tra Italia e Regno Unito.
Il sistema, secondo le stime della Commissione, richiederebbe in media circa 70 secondi per passeggero. Tuttavia, secondo le compagnie e le associazioni aeroportuali, i tempi reali possono arrivare fino a cinque minuti, creando un effetto domino sui flussi di arrivo e partenza.
Le autorità aeroportuali chiedono ora una misura d’emergenza: la possibilità di sospendere temporaneamente la registrazione EES quando i tempi di attesa diventano eccessivi. Una proposta che evidenzia la crescente tensione tra esigenze di sicurezza e gestione della mobilità internazionale.
La Commissione europea sostiene invece che il sistema stia funzionando “correttamente nella maggior parte degli Stati membri”, pur riconoscendo la presenza di alcuni problemi tecnici in fase di risoluzione. Dall’avvio operativo risultano oltre 52 milioni di movimenti registrati e più di 27.000 dinieghi di ingresso, con circa 700 casi segnalati come potenzialmente rischiosi per la sicurezza.
Ma le difficoltà non si limitano agli aspetti tecnici. Le infrastrutture aeroportuali vengono considerate da molti osservatori non ancora adeguate a sostenere l’impatto del nuovo sistema su larga scala, soprattutto nei periodi di traffico intenso come l’estate.
Nel frattempo, il settore dell’aviazione europea teme un effetto a catena: ritardi, congestione dei terminal e possibili cancellazioni. Alcuni operatori avvertono che la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi se non verranno introdotti correttivi.
Il dibattito si intreccia anche con altre vulnerabilità del sistema aeroportuale europeo, come la dipendenza dalle forniture energetiche e le possibili interruzioni nella catena di approvvigionamento del carburante per aerei, fattore che potrebbe aggravare ulteriormente il quadro operativo.
Secondo diversi rappresentanti del settore, senza interventi rapidi il rischio è quello di trasformare i controlli di frontiera in uno dei principali colli di bottiglia della mobilità europea.










