16 Aprile 2026 - 11.13

Spiagge italiche. Il sacro feudo del lettino. Vent’anni di presa in giro

Umberto Baldo

Vent’anni. Un lasso di tempo in cui nascono generazioni, crollano imperi e si esplora lo spazio, ma in Italia non basta a schiodare un ombrellone dal demanio.
La Direttiva Bolkestein (123/2006 per i pignoli) compie vent’anni di gloriosa inattuazione.
Il povero Frits Bolkestein è passato a miglior vita l’anno scorso: un tempismo invidiabile, se non altro si è risparmiato lo spettacolo deprimente della sua “creatura” trattata come un fastidioso rumore di fondo nel Belpaese.
Mentre il mondo corre, l’Italia protegge i suoi “Bramini della Battigia”.
Siamo riusciti nell’impresa miracolosa di mantenere in vita il diritto feudale in pieno XXI secolo.
Che differenza c’è tra un feudo medievale e una concessione balneare italiana?
Trasmissibilità? C’è. Cessione ereditaria? Presente. Durata “finché morte non ci separi” (e oltre)? Ovvio.
Per caso è un “Giudizio Divino” quello che aspettiamo ?
Perché quello degli uomini — espresso chiaramente dal Consiglio di Stato nel 2021 e dalla Corte di Giustizia Europea nel 2023 — sembra non avere alcun valore tra una frittura di paranza ed un pedalò.
Qual è il segreto inconfessabile dei balneari?
Cosa offrono di così ipnotico per tenere in scacco l’intera classe politica?
Non è una questione di destra — che tradizionalmente coccola anche fiscalmente le categorie “amiche” (oltre ai balneari i tassisti ad esempio) — ma anche la sinistra ha passato anni a guardare altrove, esorcizzando la Bolkestein come se fosse un demone, e non una norma di buon senso sulla concorrenza.
L’ultimo capitolo della farsa?
Il decreto legge dell’11 marzo. Una perla di ottimismo burocratico che prevede: Proroga fino al 2027 (perché no?). Gare entro giugno 2027.
E, ciliegina sulla torta, il Ministero delle Infrastrutture di Salvini avrebbe dovuto presentare lo schema di bando delle gare ed i criteri di indennizzo entro l’11 aprile scorso (cinque giorni fa).
Li avete visti? Io no.
Forse sono mimetizzati sotto la sabbia.
Senza quegli schemi e senza i decreti sugli indennizzi, i Comuni brancolano nel buio, le sentenze si contraddicono ed i ricorsi piovono come grandine ad agosto.
Mentre ci terrorizzano con la “calata degli stranieri” pronta a scipparci le nostre spiagge, i numeri raccontano un’altra storia, decisamente meno epica: Canoni incassati dallo Stato nel 2024: Poco più di 80 milioni di euro. Una manciata di spiccioli. Fatturato dei concessionari (stima Nomisma): Almeno 2 miliardi di euro. Indotto: Circa 15 miliardi.
Insomma, un affare d’oro per pochi, una miseria per le casse pubbliche.
Rispetto a Spagna, Francia e Grecia, la nostra “Open to Meraviglia” sembra più un “Open to Furbizia”.
Ma d’altronde, perché competere con l’Europa quando puoi continuare a giocare a briscola con il futuro del Paese?
La disparità di trattamento con altri cittadini grida vendetta di fronte a Dio e agli uomini.
In questi anni abbiamo usato i pensionati come un Bancomat, riducendo l’adeguamento delle loro pensioni all’inflazione, mentre i canoni delle concessioni sono rimasti fermi, quasi immobili, a cifre ridicole.
Rimango sempre della mia idea che all’ingresso di ogni stabilimento, accanto ai cartelli sulla sicurezza, debba essere obbligatoria l’esposizione in chiaro del canone pagato dal titolare allo Stato
Se chi ristruttura una casa deve esporre oltre a svariati dati anche i costi del progetto, perché il canone annuo di una spiaggia — un bene che è di tutti noi cittadini — deve essere tutelato come il Segreto di Fatima?
La privacy qui non c’entra: è solo un velo steso su un privilegio indifendibile.
Umberto Baldo

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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