3 Giugno 2021 - 8.48

“Il silenzio di Cristo” ai Carmini

L’attenuarsi della pandemia da Covid 19 permette le prime iniziative d’incontro comunitario, sia pure con i sacrosanti limiti delle norme sanitarie. Tra i primi ad attivarsi è l’unità pastorale Carmini/S. Marco di Vicenza che propone – per venerdì 4 giugno, alle ore 18,30, presso la chiesa dei Carmini – una rappresentazione dal titolo “Il silenzio di Cristo”.

Si tratta di un testo di Antonio Baldo, che richiama uno dei grandi temi riproposti alla cultura religiosa contemporanea: quello del “silenzio” di Dio di fronte alle enormi tragedie che colpiscono l’umanità. La mancanza di questa “impossibile” Voce rimanda alle tradizionali fonti di una fede che proprio da quel silenzio viene sfidata ma anche alimentata.

Dopo Auschwitz, voci di grandi pensatori si sono unite alle richieste della gente comune nell’invocare una rinnovata Parola che conforti e offra nuove basi alla speranza. Quel tragico evento, emblema di uno spartiacque della storia, si è poi ripetuto troppe volte, sull’onda di diversi totalitarismi o di ribellioni della natura e trova oggi nuova manifestazione nella disperazione di quanti sono costretti a migrare verso situazioni più umane. Così, il silenzio di Dio continua ad interpellare il dubbio dei fedeli e le convinzioni dei non credenti.

Il testo proposto da Baldo è un teatro “di lettura” e si articola in sei monologhi.
I primi due si rifanno a testi evangelici e presentano le figure di Ponzio Pilato (Urbano Bonato) e della Maddalena (Luisa Vigolo) poste di fronte al silenzio di un condannato a morte che non si difende e allo sconcertante vuoto di un sepolcro abbandonato. Segue la riproposta della famosa pagina del Grande Inquisitore (Maurizio Morelli) inserita dal genio di Dostoevskij nella sua opera più conosciuta: i Fratelli Karamazov. La scena si sposta poi proprio in una cella di rigore di Auschwitz, nella quale un internato (Fabio Pegoraro) confessa il suo progetto assassino appena ritornerà nelle baracche del campo, teso a provocare la paura dei carcerieri e la possibile azione dei compagni di prigionia.

Gli ultimi due quadri sono ambientati ai giorni nostri. Nel primo, un sacerdote (Alberto Gala) si scopre indegno della consacrazione che sta per compiere, mentre l’ultimo vede in scena una scienziata (Liliana Boni) decisa a liberarsi da un dolore che le ha reso insopportabile la vita.

Il tutto avviene alla presenza di un Cristo che partecipa in un gravoso silenzio ai diversi tormenti dei protagonisti e interviene soltanto con semplici ma emblematici gesti che sottolineano la sua apparentemente distaccata presenza.

Le varie scene sono intervallate da musiche d’organo proposte da Margherita Dalla Vecchia.

In osservanza delle attuali disposizioni sanitarie, i posti in chiesa sono contingentati  e prenotabili chiamando il 338 8067838. L’entrata è libera ma verrà gradita un’offerta responsabile

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