Heineken pronta a tagliare fino a 6.000 posti di lavoro: calo di vendite e contesto economico turbolento

Il secondo produttore di birra al mondo, Heineken, si prepara a una riduzione significativa della propria forza lavoro. Mercoledì 11 febbraio, l’azienda olandese ha comunicato che eliminerà tra i 5.000 e i 6.000 posti di lavoro nei prossimi due anni, citando “le difficili condizioni di mercato” come motivo principale. In un comunicato stampa, Heineken ha spiegato che intende “accelerare la produttività su larga scala per ottenere significativi risparmi sui costi”.
L’amministratore delegato Dolf van den Brink, che a gennaio ha annunciato le proprie dimissioni dopo quasi sei anni alla guida del gruppo, ha definito il periodo appena trascorso “economicamente e politicamente turbolento”. Durante una call con i giornalisti, van den Brink ha dichiarato di provare “sentimenti contrastanti” riguardo al suo addio, aggiungendo: “La mia priorità per i prossimi mesi è lasciare Heineken nella posizione più solida possibile”.
Tagli soprattutto in Europa?
Il birrificio olandese, che impiega circa 87.000 persone nel mondo, sta affrontando difficoltà principalmente negli Stati Uniti e in Europa. Già ad ottobre 2025, Heineken aveva annunciato la soppressione o il trasferimento di 400 posti di lavoro nella sede centrale di Amsterdam, nell’ambito di un’importante riorganizzazione volta a sfruttare nuove tecnologie.
Sebbene i dirigenti non abbiano specificato le aree geografiche interessate dalla nuova ondata di tagli, il direttore finanziario Harold van den Broek ha suggerito che gran parte delle riduzioni interesserà l’Europa. “L’Europa rappresenta una parte significativa del nostro business – ha spiegato – e i risultati finanziari mostrano che è molto difficile ottenere una buona leva operativa”.
Calano i volumi e il fatturato
Nel 2025, Heineken ha registrato un calo del 2,4% nei volumi complessivi di birra, con un impatto particolarmente evidente in Europa e in America. Il fatturato ha raggiunto 34,4 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai 36 miliardi dell’anno precedente. Per il 2026, il gruppo prevede un utile operativo annuo compreso tra il 2% e il 6%.
L’azienda, seconda al mondo solo ad AB InBev, punta dunque a una ristrutturazione significativa per far fronte a un mercato complesso, segnato da consumi in calo e condizioni economiche sfidanti.
















