“Bisogna spostare New Orleans!”: punto di non ritorno per la città USA a causa dell’innalzamento del mare

New Orleans deve iniziare subito a prepararsi a un trasferimento. Non è uno scenario ipotetico, ma la conclusione di un nuovo studio scientifico che descrive la città della Louisiana come arrivata a un vero e proprio “punto di non ritorno” a causa dell’innalzamento del livello del mare.
Secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Sustainability e riportata dal The Guardian, nel giro di alcune generazioni l’area potrebbe essere progressivamente inghiottita dall’acqua, fino a essere completamente circondata dal Golfo del Messico entro la fine del secolo.
La combinazione tra cambiamento climatico, erosione delle zone umide e subsidenza del terreno sta trasformando la costa della Louisiana meridionale in una delle aree più vulnerabili del pianeta. Gli esperti stimano un possibile innalzamento del livello del mare tra i 3 e i 7 metri, accompagnato dalla perdita di circa tre quarti delle zone umide costiere. Questo fenomeno potrebbe spingere la linea costiera fino a 100 chilometri nell’entroterra, isolando di fatto città come New Orleans e Baton Rouge.
“Dal punto di vista paleoclimatico, New Orleans non esiste più: la domanda è per quanto tempo ancora”, ha spiegato Jesse Keenan della Tulane University, tra gli autori dello studio. Anche fermando oggi il cambiamento climatico, secondo l’esperto, la città sarebbe comunque destinata a essere circondata dall’acqua nel giro di decenni.
New Orleans conta circa 360mila abitanti ed è già oggi estremamente esposta: il 99% della popolazione vive in aree ad alto rischio di allagamento, il dato più alto tra tutte le città statunitensi. A peggiorare la situazione contribuiscono uragani sempre più intensi e un territorio che continua ad abbassarsi, anche a causa delle attività legate all’industria petrolifera e del gas.
Negli ultimi decenni sono stati investiti miliardi di dollari in sistemi di protezione – argini, chiuse e pompe – soprattutto dopo la devastazione causata dall’Uragano Katrina nel 2005. Tuttavia, secondo il nuovo studio, queste infrastrutture non saranno sufficienti nel lungo periodo.
Gli esperti parlano apertamente della necessità di pianificare una “ritirata controllata”, iniziando dalle comunità più vulnerabili, come quelle situate fuori dal sistema di argini. L’alternativa, avvertono, è un esodo disordinato già in atto: la popolazione della Louisiana è infatti in calo e il fenomeno potrebbe accelerare senza una strategia coordinata.
Tra i fattori più critici c’è la perdita di territorio: dagli anni ’30 la Louisiana ha già perso circa 2.000 miglia quadrate di terra, e altre 3.000 potrebbero scomparire nei prossimi 50 anni. Il ritmo è impressionante: un’area grande quanto un campo da calcio viene inghiottita ogni 100 minuti.
Per contrastare l’erosione era stato avviato il progetto di deviazione dei sedimenti del Mississippi, pensato per ricostruire le zone costiere sfruttando i depositi naturali del fiume. Ma l’iniziativa, dal costo di 3 miliardi di dollari, è stata bloccata dal governatore della Louisiana Jeff Landry, che ha sollevato dubbi sui costi e sull’impatto sull’industria della pesca.
Una decisione criticata da diversi esperti, secondo cui lo stop al progetto accelera ulteriormente il deterioramento della costa e riduce le possibilità di guadagnare tempo.
Anche sul fronte legale la situazione è complessa: una causa contro Chevron, condannata a pagare 740 milioni di dollari per danni ambientali alle zone umide, è ora oggetto di ricorso dopo l’intervento della Corte Suprema degli Stati Uniti.
Il quadro che emerge è quello di una crisi già in corso. “New Orleans è in una situazione terminale”, ha dichiarato Keenan, sottolineando però la possibilità di gestire il processo in modo ordinato, aiutando popolazione ed economia a trasferirsi gradualmente verso aree più sicure, ad esempio a nord del lago Pontchartrain.
Il problema, però, è anche politico e culturale. “Nessun leader vuole essere il primo a dirlo pubblicamente”, osserva lo studioso. Eppure, secondo molti esperti, il tempo per decidere si sta rapidamente esaurendo.
“È una bomba a orologeria”, ha commentato il geografo Wanyun Shao. “Non sappiamo esattamente quando accadrà, ma sappiamo che accadrà.”
E mentre il dibattito resta aperto, una cosa appare sempre più chiara: il futuro di New Orleans potrebbe non essere più dove si trova oggi.













