22 Aprile 2026 - 12.15

OpenAI e ChatGPT sono oggetto di un’indagine penale per aver presumibilmente fornito consulenza all’autore di una sparatoria di massa in Florida

OpenAI e il suo chatbot ChatGPT sono finiti al centro di un’indagine penale avviata negli Stati Uniti per chiarire un possibile ruolo dell’intelligenza artificiale nella sparatoria di massa avvenuta il 17 aprile 2025 nel campus della Florida State University.

A renderlo noto è stato il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, che martedì 21 aprile ha annunciato l’apertura dell’inchiesta nei confronti della società guidata da OpenAI. Si tratta, secondo le autorità, di un caso senza precedenti nell’ambito penale americano.

Le accuse: “informazioni significative prima del crimine”

Secondo quanto riferito dalla procura, il presunto autore della strage, Phoenix Ikner, uno studente ventenne dell’ateneo, avrebbe interagito con ChatGPT prima di compiere l’attacco armato nel campus. Nell’episodio sono morte due persone e altre sei sono rimaste ferite.

Le forze dell’ordine sostengono che il giovane abbia utilizzato una pistola appartenente alla madre, agente di polizia. Nel corso di una conferenza stampa, Uthmeier ha dichiarato che il chatbot avrebbe fornito “informazioni significative all’attentatore prima che commettesse questo efferato crimine”.

Tra i contenuti delle conversazioni analizzate dagli investigatori ci sarebbero indicazioni su armi e munizioni, oltre a discussioni su tempi e modalità dell’attacco per massimizzare il numero delle vittime. Il procuratore ha affermato: “Se questa cosa dall’altra parte dello schermo fosse stata una persona, l’avremmo accusata di omicidio”.

Secondo l’accusa, Ikner avrebbe anche chiesto come ottenere attenzione mediatica nazionale, ricevendo dal sistema un’“analisi” delle sue richieste. Gli investigatori sostengono inoltre che il sospettato avrebbe descritto il proprio piano all’intelligenza artificiale.

Il nodo della responsabilità dell’IA

Il procuratore Uthmeier ha sottolineato come il caso apra scenari giuridici inediti: “Con l’intelligenza artificiale ci stiamo avventurando in un territorio inesplorato”, ha dichiarato, aggiungendo che l’incriminazione di un’entità giuridica è possibile negli Stati Uniti.

È stata inoltre inviata a OpenAI una richiesta formale di documenti relativi ai sistemi di sicurezza, ai regolamenti interni e ai metodi di gestione dei modelli di IA. “Solo perché si tratta di un chatbot non significa che non debba esserci responsabilità penale”, ha affermato il procuratore.

La posizione di OpenAI

Contattata dall’AFP, OpenAI ha respinto ogni accusa diretta, dichiarando che ChatGPT “non è responsabile di questo efferato crimine” e che si è limitato a fornire “risposte fattuali” alle richieste dell’utente.

L’azienda ha inoltre precisato di aver collaborato con le autorità fornendo spontaneamente i dati relativi a Phoenix Ikner dopo essere stata informata dell’attacco. OpenAI ha ricordato di aver già implementato misure per rafforzare i sistemi di sicurezza, finalizzate a individuare potenziali intenzioni pericolose e a gestire situazioni a rischio.

Un’indagine senza precedenti

L’indagine annunciata dal procuratore non implica al momento alcuna accusa formale nei confronti di OpenAI o dei suoi dirigenti, ma apre un confronto destinato a far discutere sul ruolo delle intelligenze artificiali nei casi di violenza e sulla possibile estensione della responsabilità legale dei sistemi digitali.

Il procedimento penale nei confronti del presunto autore della strage è atteso per ottobre.

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