A Danza in Rete festival il “Gran Bolero”

Prosegue senza soluzione di continuità la programmazione di Danza in Rete Festival, l’evento promosso dalla Fondazione Teatro Comunale di Vicenza, in collaborazione con una rete di soggetti istituzionali e operatori culturali del territorio e nazionali, dedicato all’arte coreutica in tutte le sue forme, con una spettacolare produzione in scena – per la prima volta nella storia del Festival – al Teatro Olimpico di Vicenza: martedì 21 aprile alle ore 20.45 sarà presentato, in prima regionale, Gran Bolero coreografia di Jesús Rubio Gamo, musiche di José Pablo Polo dal Boléro di Maurice Ravel, una produzione En-Knap Productions & Zagreb Dance Company. La compagnia, unadoppia compagine slovena e croata, proporrà una delle più intense rielaborazioni del capolavoro coreografico e musicale del XX secolo, un duplice trionfo di estetica e di senso, che coniuga la danza con il desiderio profondo e vitalistico contenuto nella celeberrima partitura, uno spettacolo intenso emotivamente e dal punto di vista coreografico, con il suo finale travolgente e liberatorio.
Gran Bolero è una coreografia viscerale, di struggente intensità, che rielabora la celebre composizione di Maurice Ravel attraverso uno sguardo contemporaneo, una creazione per dodici straordinari danzatori che celebra il tempo e lo spazio condivisi. In scena già nel 2019, il lavoro è cresciuto nel tempo grazie all’incontro tra artisti ed ensemble di diversa provenienza: al Romaeuropa festival di qualche anno fa, è stato interpretato da danzatori di Madrid e Barcellona; a Danza in Rete Festival al Teatro Olimpico di Vicenza (come già al Visavì di Gorizia), porta in scena la nuova versione con sei giovani danzatori e danzatrici del gruppo En-Knap di Lubiana e sei della Zagreb Dance Company. Tra le rielaborazioni coreografiche del Bolero, sulle quali troneggia il capolavoro di Maurice Béjart, questa di Jesús Rubio Gamo si distingue per far combaciare la danza con quel desiderio profondo e vitale che la musica contiene. Il coreografo coglie, estrapola e reitera – fino al più esatto punto d’arrivo − l’essenza stessa della partitura, portando il gruppo, e con gli artisti tutto il pubblico, ad una catarsi emotiva e razionale, individuale e collettiva. Collegati tra loro da uno schema coreografico di millimetrica misura, i dodici danzatori si muovono sulle ostinate percussioni iniziali, dilatate e ripetute più volte, prima delle note sinuose dei vari strumenti. Parallelamente al crescendo musicale, le sequenze si fanno concitate, i contatti ardenti, i passaggi impetuosi. I corpi si accendono di vitalità e colore, cambiando la scena e l’intensità movimento, dal quieto al vigoroso. Una voce poi ribadisce e richiama, e così le note tornano a rincorrersi, sfinendo e rianimando uomini e donne, che continuano impavidi a vivere e a gioire, ad amare e a sbagliare, nel vortice di un’umanità mai vincitrice e mai sconfitta.
Lo spettacolo di danza Gran Bolero è un modo per condividere un tempo e uno spazio, per esplorare il desiderio di ballare, di esprimersi, di comunicare, di guarire dalla mediocrità che ci separa, che ci pone in perenne conflitto. Ad accendere la passione di Rubio Gamo per Ravel è stata la forza della musica, la pulsione fisica che è in grado di generare, ma anche il suo aderire ai cambiamenti della vita. Spiega il coreografo: “Gran Bolero è un’ode al fluire che ci rende uniti, alla maniera in cui l’essenza delle cose muta. Nella ripetizione, con il passare del tempo, con l’ostinazione della vita che non smette di vibrare. Del corpo mi interessa ciò che lo muove dall’interno, ciò che riempie le nostre intenzioni di significato. Le impressioni che lasciamo negli occhi degli altri, prima della nostra percezione di noi stessi, non sono niente se spogliate delle intenzioni, dell’anima, dello spirito”.










