16 Aprile 2026 - 16.12

Svezia, ritorno ai libri nelle scuole: meno digitale per migliorare la lettura. E in Italia dovremmo fare lo stesso?

In Svezia si sta aprendo una svolta importante nel mondo dell’istruzione: il governo ha avviato un progressivo ritorno a libri, carta e penna, riducendo l’uso degli strumenti digitali nelle scuole con l’obiettivo di contrastare il calo dei livelli di alfabetizzazione.

La decisione arriva dopo anni in cui la digitalizzazione era stata spinta con forza. Tra la fine degli anni 2000 e l’inizio del 2010 i computer portatili si sono diffusi in modo capillare nelle aule svedesi e, entro il 2015, circa l’80% degli studenti delle scuole superiori comunali aveva un dispositivo individuale. Nel 2019 erano stati introdotti anche i tablet obbligatori nella scuola dell’infanzia, nell’ottica di preparare i più piccoli a una società sempre più digitale.

Oggi però la direzione è cambiata. La nuova coalizione di governo, salita al potere nel 2022, ha adottato una linea più prudente. Lo slogan è chiaro: “från skärm till pärm”, cioè “dallo schermo al raccoglitore”. L’obiettivo è ridurre il più possibile l’uso degli schermi, soprattutto tra i più piccoli, ritenendo che carta e penna favoriscano concentrazione, comprensione e capacità di scrittura.

In una scuola superiore di Nacka, vicino Stoccolma, gli studenti raccontano già i cambiamenti: meno piattaforme digitali e più libri stampati. Alcuni insegnanti hanno iniziato a distribuire testi cartacei e in alcune materie la didattica è tornata esclusivamente sui libri.

Le misure non si fermano qui. Dal 2025 le scuole dell’infanzia non sono più obbligate a usare strumenti digitali e i tablet non vengono forniti ai bambini sotto i due anni. Entro fine anno entrerà inoltre il divieto di telefoni cellulari nelle scuole, anche per uso didattico. Il governo ha stanziato oltre 2,1 miliardi di corone svedesi (circa 200 milioni di dollari) per l’acquisto di libri di testo e materiali tradizionali, con un nuovo curriculum previsto per il 2028.

Secondo il governo, guidato anche dal portavoce per l’istruzione Joar Forsell, l’idea è semplice: meno schermi e più apprendimento “fisico”. “Leggere libri veri, scrivere su carta vera e lavorare con numeri su carta migliora l’apprendimento”, sostengono i promotori della riforma.

Le motivazioni sono legate anche ai risultati scolastici. La Svezia, un tempo eccellenza europea, ha visto un calo nei punteggi PISA, in particolare in matematica e lettura. Nel 2022 quasi un quarto degli studenti quindicenni non ha raggiunto il livello base di comprensione del testo.

Non mancano però le critiche. Educatori, informatici e aziende del settore tecnologico avvertono che una scuola troppo “analogica” potrebbe penalizzare le competenze digitali dei giovani e quindi anche le loro opportunità lavorative future. Secondo l’associazione Swedish Edtech Industry, circa il 90% dei lavori del futuro richiederà competenze digitali di base, e un sistema scolastico meno tecnologico rischierebbe di creare svantaggi competitivi.

Anche alcune neuroscienziate, come Sissela Nutley del Karolinska Institute, sottolineano i rischi dell’uso eccessivo degli schermi: distrazione, minore concentrazione e possibili difficoltà nell’elaborazione dei testi letti su dispositivi digitali.

Un rapporto OCSE recente riconosce che l’uso degli strumenti digitali può avere benefici, ma segnala anche distrazioni frequenti e risultati inferiori in alcune materie quando l’utilizzo è troppo intensivo e poco guidato.

Il dibattito è quindi aperto tra chi vede nel ritorno alla carta un modo per rafforzare le basi dell’apprendimento e chi teme invece un arretramento sul piano delle competenze tecnologiche e dell’innovazione, soprattutto in un Paese come la Svezia, leader europeo per start-up e “unicorni” tecnologici.

E qui nasce una domanda che riguarda anche noi: in Italia, dove il livello di digitalizzazione della scuola è spesso considerato ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei, avrebbe senso seguire una strada simile o sarebbe un passo indietro?

Da un lato, il ritorno a metodi più tradizionali potrebbe rafforzare le competenze di base come lettura, scrittura e concentrazione. Dall’altro, c’è il rischio di non preparare adeguatamente gli studenti a un mondo del lavoro sempre più digitale e dominato dall’intelligenza artificiale.

La Svezia sta quindi sperimentando un cambio di paradigma che potrebbe diventare un modello – oppure un monito – anche per altri Paesi europei.

Potrebbe interessarti anche:

Svezia, ritorno ai libri nelle scuole: meno digitale per migliorare la lettura. E in Italia dovremmo fare lo stesso? | TViWeb Svezia, ritorno ai libri nelle scuole: meno digitale per migliorare la lettura. E in Italia dovremmo fare lo stesso? | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy