31 Marzo 2026 - 16.05

Il vescovo Giuliano e la simbolica lavanda dei piedi ai detenuti: “Molti sono i Francesco di oggi che fanno da ponte”

Il vescovo Giuliano Brugnotto ha presieduto la Messa nella casa circondariale “Del Papa” di Vicenza nella mattina del 31 marzo. Hanno concelebrato don Gigi Maistrello, cappellano del carcere, padre Hiagi Motofaga, missionario verbita che ha preso servizio nella struttura penitenziaria, e il diacono Alessandro Savio, vicedirettore della Caritas Diocesana Vicentina.

Alla celebrazione hanno partecipato alcuni detenuti, la direttrice dott.ssa Luciana Traetta, educatori e psicologhe, il comandante, alcuni agenti di polizia penitenziaria e operatori sanitari, oltre a volontari. Il coro di San Pio X ha animato la liturgia.

Durante la Messa, il Vescovo ha compiuto il forte gesto simbolico della lavanda dei piedi ad alcuni detenuti e a rappresentanti delle diverse realtà presenti in carcere: due infermiere, un funzionario del comparto funzioni centrali, un volontario e un agente di polizia penitenziaria. Don Maistrello ha spiegato il significato del gesto come invito ad «aiutarci gli uni gli altri, qui in carcere, ma anche fuori».

Nell’omelia mons. Brugnotto ha scelto di leggere il racconto di san Francesco e il lupo di Gubbio. La lettura è stata proposta a due voci, dal Vescovo e dalla Direttrice, come introduzione a una riflessione sul senso dell’accompagnamento, della fiducia e della possibilità di un cambiamento.

«Quello che più mi ha colpito in questa storia – ha detto il vescovo Giuliano – è che solo san Francesco è riuscito a intuire, da amico di Dio, le ragioni profonde per cui quel lupo era così violento. Francesco ha capito che quel lupo non era cattivo in sé, per natura, ma perché aveva fame: la gente di Gubbio infatti non gli dava da mangiare. Si è fatto così garante e ponte, perché anche il lupo potesse ricevere il necessario per vivere. Poco alla volta, gli abitanti di Gubbio hanno scoperto che poteva vivere con loro, a patto di essere accolto. Spesso all’origine di una storia di delinquenza c’è una fame che non è fisica, è una mancanza di affetto: un bene non ricevuto da chi avrebbe dovuto offrirlo e non dato a chi lo attendeva, fino a diventare ferita profonda d’amore».

A partire da questo racconto, il Vescovo ha poi richiamato il valore delle figure che, ancora oggi, costruiscono relazioni e rendono percorsi di giustizia riparativa, di reinserimento sociale e lavorativo e pure di riconciliazione.

«I Francesco di oggi – ha aggiunto mons. Brugnotto – sono coloro che hanno il coraggio di accompagnare passo dopo passo. Sono le persone che aiutano a non fermarsi alla paura, che sostengono percorsi di responsabilità e di ritorno alla comunità. Anche fuori dal carcere c’è spesso timore, distanza, diffidenza; per questo è importante che ci siano uomini e donne capaci di fare da ponte. In questo senso, sono tanti i san Francesco che oggi ci aiutano».

Attualmente nella Casa circondariale “Del Papa” ci sono circa 360 detenuti, mentre vi lavorano 4 educatori di cui una pensionabile a breve, 5 psicologhe, 170 poliziotti, 1 comandante ed un vice comandante.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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