31 Marzo 2026 - 10.38

Geografia sotto attacco: perché continuiamo a vedere il mondo distorto

Umberto Baldo

Per misurare il baratro in cui è sprofondata la conoscenza geografica degli italiani, non servono sondaggi dell’ISTAT: basta sintonizzarsi su un qualsiasi quiz televisivo preserale.
L’altra sera, davanti ad una domanda su quale fosse la città del Piemonte corrispondente alle lettere suggerite “ T . R . . .”, il concorrente di turno ha risposto con una sicurezza degna di miglior causa: “Terni!”.
Un colpo al cuore per la logica, per i poveri torinesi e pure per gli umbri, che si sono ritrovati teletrasportati al Nord senza preavviso.
Non parliamo di un caso isolato o di “orecchie d’asino” da punizione dietro la lavagna.
Parliamo di cittadini normali ai quali la scuola non ha fornito nemmeno le coordinate base per non perdersi nel giardino di casa.
La geografia, purtroppo in compagnia della storia, è diventata negli ultimi decenni ufficialmente la “Cenerentola” dei programmi scolastici.
Il risultato?
Un analfabetismo geografico che non risparmia nessuno: dai banchi di scuola fino alle alte cariche dello Stato.
È la democrazia dell’ignoranza: Ministri che teorizzano confini terrestri tra Cina e Giappone (ignari che quest’ultimo sia, dettaglio trascurabile, un arcipelago), Politici che chiedono lumi sui programmi della Puglia per Matera (che però resta ostinatamente in Basilicata).
Qualche giorno fa, parlando con uno studente liceale di economia e geopolitica, mio malgrado ho voluto tentare l’esperimento: “Secondo te, l’Africa è più grande o più piccola dell’Europa?”.
La risposta è arrivata secca, senza l’ombra di un dubbio: “Più piccola!”.
Un voto “zero meno” che però non stupisce.
Probabilmente chi decide i programmi ministeriali è convinto che per orientarsi nel mondo basti il cursore blu di Google Maps o Google Heart.
Non ho osato chiedere dove e cosa fosse lo Stretto di Hormuz: avrei rischiato di sentirmi rispondere che è un nuovo cocktail di tendenza od una marca di profumi.
La verità è che la nostra percezione del mondo è ancora schiava di retaggi coloniali e di errori cartografici vecchi di 500 anni.
Se non ci credete, fate una prova: guardate una mappa tradizionale, di quelle appese in ogni aula di scuola elementare.
Confrontate l’Africa con la Groenlandia.
A prima vista, sembrano quasi sorelle gemelle per dimensioni.
Peccato che, nella realtà dei fatti, l’Africa sia ben 14 volte più estesa della Groenlandia.
A questo punto uno potrebbe pensare: ma allora è tutto un inganno, gli atlanti, le carte geografiche. Ci hanno sempre preso per il culo?
Se la vogliamo vedere così, si potrebbe parlare veramente di inganno, ma di carattere visivo però.
Questo “inganno” ha un nome: la Proiezione di Mercatore.
Quando il cartografo fiammingo Gerhard Kremer (passato alla storia come Gerardus Mercator) la ideò nel 1569, non aveva intenti politici; voleva semplicemente creare uno strumento utile ai navigatori.
Per permettere ai marinai di tracciare rotte con linee rette, Mercatore dovette “spalmare” la superficie sferica della Terra su un piano cilindrico.
Il risultato tecnico fu perfetto per la navigazione, ma il prezzo fu una distorsione mostruosa delle dimensioni: più ci si allontana dall’Equatore verso i poli, più le terre appaiono ingrandite.
Così l’Europa sembra enorme, il Nord America domina l’emisfero boreale, e l’Africa — che si trova proprio a cavallo dell’Equatore — viene “schiacciata” e rimpicciolita nel confronto visivo.
Ma al di là della “deformazione di Mercatore” quanto è grande, realmente, l’Africa?
Per darvi un’idea della realtà che la carta di Mercatore ci nasconde, provate a immaginare un puzzle.
Nella superficie del continente africano (circa 30 milioni di chilometri quadrati) potreste inserire comodamente, e contemporaneamente: tutti gli Stati Uniti d’America; tutta la Cina; l’intera India; il Giappone, e quasi tutta l’Europa (comprese le isole britanniche).
Lo so che di primo acchito potrebbe sembrare una questione per soli geografi o appassionati di mappe, ma non è così.
La cartografia è una forma di potere.
Perché, al di là dei “tecnicismi” di Mercatore, inevitabili perché la terra è sferica, per secoli rappresentare l’Europa al centro del mondo e sproporzionatamente grande rispetto al Sud del mondo ha alimentato un senso di superiorità e di centralità che oggi fa fatica a fare i conti con la realtà.
Oggi l’Africa non è solo un gigante geografico, ma un gigante demografico.
Con un’età media che in molti Paesi non raggiunge i 20 anni (mentre l’Europa invecchia inesorabilmente), questo continente rappresenta la vera sfida del futuro.
Se continuiamo a guardare l’Africa come a un “piccolo pezzo di terra” ai margini del mondo, continueremo a non capire i fenomeni che la attraversano, dalle migrazioni allo sfruttamento delle risorse, fino alla lotta fra Grandi Potenze per l’egemonia sul continente.
Chiudo con un consiglio che spero vi sia utile.
Cercate in Rete la mappa con la “Proiezione di Gall-Peters”, che rispetta la le proporzioni reale dei Continenti, anche se le forme appaiono un po’ allungate. Sono certo che vi stupirà.
Anzi, forse sarebbe bene appenderla alle pareti delle aule al posto di quella di Mercatore.
Umberto Baldo

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