27 Marzo 2026 - 10.18

Ora Legale: il grande circo del Lancette. Io sciopero

Umberto Baldo

Anno Domini 2026. 

Siamo ancora qui, come una massa di lobotomizzati, ad aspettare il “miracolo” di San Gennaro in salsa bruxellese: quel momento magico in cui le due di notte diventano le tre e noi, puff, perdiamo un’ora di vita per gentile concessione di un manipolo di burocrati che probabilmente vive in un fuso orario alimentato a Lexotan. 

E’ una scena meravigliosa: un intero Continente che si sente improvvisamente parte di un rito neopagano, manco fossimo a Stonehenge a spostare i monoliti a braccia. 

Peccato che l’unica cosa che spostiamo sia il cursore di uno smartphone, visto che l’orologio analogico ormai lo usano solo i collezionisti di antichità e chi non ha ancora capito come si accende il microonde.

C’è chi prova a obiettare: “Ma io non sto sveglio ad aspettare la Befana del Fuso, tanto fa tutto Google!”

Bravi, geni. Resta il fatto che questa rottura di coglioni collettiva continua a essere celebrata con la stessa cieca devozione della sagra del baccalà o dell’albero di Natale: nessuno sa a cosa serva, ma guai a chi non lo fa.

Dal 1996 l’Unione Europea ci impone questa danza sincronizzata dei neuroni fritti. 

La scusa? Il risparmio energetico. 

Una balla spaziale che non regge più nemmeno nei peggiori bar di Caracas. 

Poi c’è la perla per i turisti: “Così godono di un’ora di sole in più!”

Ma chi se ne frega? Se vogliono il sole, che vadano a dormire prima e smettano di ammorbare il mondo con la loro incapacità di gestire il ritmo circadiano. 

Non serve una direttiva comunitaria per insegnarti a non fare il vampiro.

Il bugiardino di questa follia è degno di un film horror:

Sonnolenza: saremo una massa di zombie al volante

Irritabilità: il prossimo che mi chiede “che ore sono?” rischia il TSO.

Infarti e Suicidi: sì, c’è chi si toglie la vita perché il “carro di Fetonte” ha deciso di fare il testacoda. 

Complimenti, Europa: sei l’unica istituzione al mondo capace di uccidere la gente con un orologio.

Nel 2019, in un raro momento di lucidità (probabilmente dovuto a un eccesso di champagne alle spese dei contribuenti), la Commissione Europea emise la fatwa: “Basta, aboliamo il cambio!”. 

Entro il 2021 ogni Stato avrebbe dovuto scegliere la propria agonia preferita (ora legale o solare).

Siamo nel 2026. E indovinate un po’? 

Non è cambiata una beata mazza. 

Perché per decidere se spostare una lancetta servono commissioni, sottocommissioni, plenarie a Strasburgo, relazioni di esperti strapagati e il via libera di 27 Stati che non si mettono d’accordo nemmeno sul colore della carta igienica. 

Tra il sole di Cadice e il buio perenne della Lapponia, trovare una quadra è come mediare un armistizio tra un vampiro e un donatore Avis.

L’unica obiezione fondata è quella che se ogni Paese facesse di testa propria, l’Europa diventerebbe un mosaico psichedelico di fusi orari. Un inferno logistico dove per fare una call su Zoom dovresti consultare un astrologo ed un esperto di teoria della relatività. “Ci vediamo alle nove”“Sì, ma le tue nove, le mie nove o le nove di quel pirla a Berlino che ha deciso di restare nel 1950?”.

Morale della favola? 

Domani sera assecondate pure il rito, se vi sentite abbastanza pecore. 

Io ho deciso: sciopero. 

Al polso terrò l’ora di “Fratello Sole”, l’unica che non ha bisogno di timbri di Bruxelles per esistere. Il mio unico vero dramma sarà sincronizzarmi con mia moglie Ivana. 

Anche lei odia l’ora legale con tutto il cuore, ma ha ancora quel fastidioso vizio di prostrarsi ai diktat che piovono dall’alto.

D’altronde, si sa: è più facile sconfiggere la burocrazia europea che convincere una moglie che l’orologio ha torto.

Umberto Baldo

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