3 Marzo 2026 - 11.59

Come l’ennesima guerra sta già cambiando le nostre vite: boom dei prezzi dell’energia

L’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran sta producendo gravi ripercussioni sull’industria energetica globale. Teheran ha risposto agli attacchi colpendo impianti petroliferi nei Paesi vicini e minacciando il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, il passaggio strategico tra Iran e Oman attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.

Pur non avendo formalmente chiuso lo stretto, le minacce iraniane hanno di fatto paralizzato il traffico: le compagnie di navigazione e gli assicuratori hanno bloccato le rotte e numerose petroliere sono rimaste ancorate in attesa di sviluppi. Secondo Lloyd’s List, il numero di navi cargo in transito è crollato da oltre 50 al giorno a sole sette nella giornata di domenica. Almeno tre petroliere sono state danneggiate e un marittimo ha perso la vita.

Lunedì le forze iraniane hanno dichiarato di aver colpito con due droni la petroliera battente bandiera honduregna Athe Nova, lasciandola in fiamme. Sono stati inoltre segnalati attacchi contro una struttura portuale in Oman e contro una nave a nord-ovest di Muscat. Nel frattempo il porto container di Jebel Ali, a Dubai, il più trafficato al mondo fuori dall’Asia, ha sospeso temporaneamente le operazioni dopo un incendio causato da detriti.

Petrolio in rialzo, possibile quota 100 dollari

Nel caos, il prezzo del petrolio è balzato di oltre il 10% superando gli 80 dollari al barile nel fine settimana, per poi stabilizzarsi leggermente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non aspettarsi un conflitto prolungato, ma diversi analisti ritengono che, se la crisi dovesse durare, il Brent potrebbe salire fino a 100 dollari al barile.

Fiona Cincotta di City Index ipotizza che il greggio statunitense possa raggiungere i 90 dollari se il traffico nello stretto non riprenderà. Jim Reid di Deutsche Bank sottolinea tuttavia che il picco giornaliero registrato lunedì rappresenta “solo” il 38° aumento più consistente dal 1990.

Raffinerie colpite e stop al gas liquefatto

Gli attacchi hanno coinvolto anche infrastrutture strategiche. La compagnia saudita Saudi Aramco ha chiuso la raffineria di Ras Tanura, capace di processare circa 550.000 barili al giorno, dopo essere stata colpita da detriti di droni intercettati.

Sul fronte del gas, QatarEnergy – il maggiore fornitore mondiale di GNL – ha interrotto la produzione in seguito a un attacco con droni. Il Qatar copre circa il 20% del mercato globale del gas naturale liquefatto, diventato cruciale per l’Europa dopo il progressivo sganciamento dalle forniture russe successive all’invasione dell’Ucraina nel 2022.

I prezzi del gas in Europa sono schizzati ai livelli più alti da allora. Anche se restano inferiori al picco del 2022, ulteriori rincari potrebbero riaccendere le pressioni inflazionistiche proprio mentre le economie occidentali stavano iniziando a riprendersi.

Rischio inflazione e impatto politico

Un aumento duraturo del prezzo dell’energia avrebbe effetti a catena: carburanti più cari, aumento dei costi di trasporto e rincari su beni e servizi. Jess Ralston dell’Energy and Climate Intelligence Unit avverte che, con molte famiglie ancora indebitate per la precedente crisi energetica, un nuovo shock sarebbe particolarmente pesante.

Secondo le stime della società britannica Quilter, un aumento di 10 dollari al barile potrebbe far crescere l’inflazione fino a 0,4 punti percentuali e ridurre la crescita del PIL globale fino a 0,3 punti.

Il rischio inflazionistico pesa anche sugli equilibri politici: negli Stati Uniti eventuali rincari potrebbero influenzare le elezioni di medio termine, mentre nel Regno Unito la cancelliera Rachel Reeves si appresta a presentare la dichiarazione di primavera in un clima di forte incertezza.

Effetti su Italia: carburanti e bollette

In Italia i primi effetti si vedono già alla pompa. Secondo Staffetta Quotidiana, la benzina self service è salita a 1,673 euro al litro, il diesel self a 1,728 euro e il diesel servito a 1,865 euro, con il gasolio ai livelli più alti da fine febbraio 2025.

Gianni Murano, presidente di Unem, rassicura sull’approvvigionamento: l’Italia importa petrolio da circa 40 Paesi e solo in minima parte attraverso Hormuz, risultando autosufficiente per benzina e gasolio. Tuttavia i prezzi alla pompa risentiranno inevitabilmente delle quotazioni internazionali.

Sul fronte gas, Federico Bevilacqua (Assium) spiega che circa il 25% dei contratti in Italia è a prezzo variabile e quindi direttamente esposto ai rincari. Anche chi ha contratti a prezzo fisso potrebbe subire modifiche unilaterali in caso di aumenti prolungati.

Marco Vignola dell’Unione nazionale consumatori ricorda che il gas è la principale fonte per la produzione elettrica italiana: l’aumento del prezzo del gas spinge in alto anche il Pun (Prezzo unico nazionale) dell’energia elettrica, salito da 107 a 125 euro al megawattora in pochi giorni.

Per una famiglia tipo di quattro persone (2.700 kWh di elettricità e 1.200 metri cubi di gas l’anno), Assium stima un aggravio annuo di:

  • +207 euro con rincari del 10%;
  • +378 euro con gas +20% e luce +15%;
  • fino a +585 euro con gas +30% e luce +25%.

Un vantaggio per Mosca

Prezzi energetici elevati potrebbero inoltre favorire la Russia, le cui entrate da petrolio e gas alimentano lo sforzo bellico in Ucraina. La crisi mediorientale, dunque, non è solo militare ma anche economica: più che uno shock del petrolio, come osservano alcuni analisti, potrebbe profilarsi uno shock del gas, con effetti ancora più destabilizzanti per famiglie, imprese e governi.

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