19 Febbraio 2026 - 10.22

Violenza a scuola: 87mila studenti (3,5%) usano coltelli, CNDDU chiede prevenzione educativa integrata

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), alla luce dei più recenti dati scientifici diffusi dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, richiama la necessità di una riflessione istituzionale che inquadri il fenomeno della violenza scolastica non soltanto sotto il profilo dell’ordine pubblico, ma nell’ambito della tutela del diritto fondamentale all’educazione, della sicurezza educativa e dello sviluppo integrale della persona.

Secondo la ricerca 2025 dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR, circa 87 mila studenti tra i 15 e i 19 anni — pari al 3,5% degli iscritti alle scuole secondarie di secondo grado — dichiarano di aver utilizzato un coltello in ambito scolastico per intimidire o ferire qualcuno. Un dato in forte crescita rispetto all’1,4% rilevato nel 2018. La stessa indagine evidenzia inoltre che il 3,6% degli studenti ha dichiarato di aver colpito un insegnante, mentre il 5% riferisce di aver provocato danni fisici gravi ad altre persone.

Episodi recenti di cronaca, tra cui aggressioni tra coetanei, ingresso di studenti in classe con armi da taglio e segnali di disagio intercettati nel contesto scolastico, delineano un quadro che assume caratteri strutturali. Parallelamente, i dati amministrativi relativi all’anno scolastico 2025/2026 indicano una significativa riduzione delle aggressioni formalmente registrate nei confronti del personale scolastico: quattro episodi segnalati tra settembre e dicembre, rispetto ai ventuno dello stesso periodo dell’anno precedente. Un calo che evidenzia l’impatto positivo di recenti interventi normativi e organizzativi, ma che, secondo il CNDDU, non consente di ritenere superata la questione nella sua dimensione sostanziale.

Il fenomeno viene ricondotto a una trasformazione più ampia delle dinamiche relazionali giovanili e dei processi di costruzione della responsabilità, in cui la violenza tende a configurarsi come modalità disfunzionale di gestione del conflitto e come espressione di fragilità socio-emotive. In tale prospettiva, anche i comportamenti violenti emersi nell’ambiente digitale — come il caso internazionale di un tredicenne che durante una lezione ha cercato online indicazioni per uccidere un coetaneo — vengono letti come indicatori sistemici e non come semplici anomalie individuali.

Sul piano giuridico, la questione richiama direttamente i principi costituzionali sanciti dagli articoli 2, 3 e 34 della Costituzione, nonché gli obblighi derivanti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dal quadro europeo in materia di tutela dei minori. La sicurezza scolastica, sottolinea il Coordinamento, deve essere interpretata come componente essenziale del diritto all’educazione, inteso quale diritto a un ambiente formativo idoneo allo sviluppo personale, relazionale e civico.

Ne consegue che risposte fondate esclusivamente su strumenti sanzionatori o securitari risultano parziali, poiché intervengono sulla manifestazione della condotta senza incidere sulle condizioni educative che la rendono possibile. L’esperienza scolastica e la letteratura scientifica convergono nel ritenere che la prevenzione della violenza richieda dispositivi educativi continuativi, competenze professionali specifiche e un approccio integrato tra dimensione pedagogica, giuridica e psicosociale.

In questo quadro, l’educazione ai diritti umani assume un rilievo funzionale e non meramente curricolare, configurandosi come strumento di prevenzione primaria attraverso l’introduzione di categorie operative quali limite, responsabilità, dignità e riconoscimento, che consentono agli studenti di elaborare il conflitto entro cornici normative e relazionali condivise.

Particolare attenzione viene inoltre riservata alla dimensione mediatica del fenomeno, che incide sulla percezione sociale della scuola e contribuisce alla costruzione delle rappresentazioni collettive della violenza giovanile. Una narrazione pubblica semplificata, avverte il CNDDU, rischia di generare risposte emergenziali non adeguate alla complessità del contesto, mentre un approccio istituzionale richiede analisi multilivello, continuità di intervento e coordinamento tra amministrazioni.

Il Coordinamento propone quindi di riconoscere la prevenzione della violenza scolastica quale funzione educativa pubblica esplicita, dotata di fondamento giuridico, stabilità organizzativa e adeguate risorse professionali. Ciò implica l’integrazione strutturale di pratiche di mediazione, educazione socio-emotiva, educazione digitale responsabile e modelli di giustizia riparativa nel funzionamento ordinario delle istituzioni scolastiche.

In termini sistemici, la violenza scolastica evidenzia, secondo il CNDDU, un deficit di esperienza giuridica vissuta: la norma è spesso percepita come esterna e sanzionatoria, piuttosto che come strumento di regolazione della convivenza. La costruzione di contesti educativi nei quali il diritto sia praticato attraverso responsabilizzazione, ascolto e composizione dei conflitti rappresenta una condizione essenziale di prevenzione.

La prospettiva delineata qualifica la scuola come spazio di cittadinanza giuridica effettiva, in cui la sicurezza educativa viene perseguita attraverso la costruzione sistematica di competenze relazionali, giuridiche e civiche. In questa impostazione, la prevenzione non coincide con l’anticipazione della sanzione, ma con la strutturazione di ambienti formativi capaci di rendere progressivamente residuale il ricorso alla violenza.

Le evidenze scientifiche disponibili, in particolare la ricerca dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR, impongono dunque un orientamento chiaro delle politiche pubbliche: consolidare un approccio integrato tra diritto, pedagogia e organizzazione scolastica, riconoscendo che la qualità delle relazioni educative costituisce un indicatore di sicurezza istituzionale.

“La scuola rappresenta un presidio costituzionale di convivenza democratica”, afferma il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento. “Garantire condizioni educative idonee alla gestione non violenta del conflitto significa assicurare effettività ai diritti fondamentali e rafforzare la funzione preventiva dell’istruzione nel sistema democratico”.

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