27 Gennaio 2026 - 10.02

Social vietati ai minori di 15 anni: la Francia accelera verso una stretta storica

La Francia potrebbe presto diventare uno dei Paesi più restrittivi al mondo sull’uso dei social media da parte dei minori. Martedì mattina l’Assemblea nazionale ha approvato un disegno di legge che vieta l’accesso alle piattaforme social ai ragazzi sotto i 15 anni, una misura fortemente voluta dal governo e sostenuta in prima persona dal presidente Emmanuel Macron, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la salute mentale e lo sviluppo degli adolescenti.

Il testo, presentato dal gruppo “Renaissance”, passerà ora all’esame del Senato, che dovrebbe discuterlo “nelle prossime settimane”, come annunciato dalla ministra per gli Affari digitali Anne Le Hénanff. Macron ha salutato il voto come “un passo importante”, ribadendo sui social che “il cervello dei nostri figli non è in vendita, né sulle piattaforme americane né sulle reti cinesi”. Se la legge venisse approvata definitivamente, la Francia diventerebbe il secondo Paese al mondo ad adottare una normativa così severa, dopo l’Australia, che all’inizio di dicembre ha vietato i social ai minori di 16 anni.

Il cuore del provvedimento è un emendamento identico presentato dal governo e dalla relatrice del testo, la deputata Laure Miller, che riscrive l’articolo 1 della legge. La nuova formulazione stabilisce chiaramente che “l’accesso a un servizio di social network online fornito da una piattaforma online è vietato ai minori di quindici anni”. L’entrata in vigore della misura è prevista per l’autunno del 2026. Il voto è passato con 116 favorevoli e 23 contrari, grazie al sostegno del governo, dell’alleanza Rassemblement National–Unione per la Repubblica, dei comunisti, degli indipendenti di Liot e della maggioranza dei Verdi. France Insoumise ha votato contro, mentre i socialisti si sono in larga parte astenuti.

Durante l’esame del testo è stato approvato, con uno scarto minimo di voti, anche un emendamento proposto dalla deputata socialista Ayda Hadizadeh, che impone alle piattaforme l’obbligo di garantire che i minori non siano esposti a “pressioni commerciali eccessive” e vieta la promozione di prodotti o servizi potenzialmente dannosi per la salute fisica o mentale dei minori sui social a loro destinati. Una modifica che ha suscitato perplessità nella relatrice Laure Miller, la quale ha avvertito che la norma potrebbe non essere conforme al diritto dell’Unione europea e rischiare una bocciatura da parte della Commissione UE.

I dibattiti in aula sono stati spesso accesi, con votazioni decise da pochi voti e l’approvazione di diversi emendamenti restrittivi, nonostante le riserve del governo e del relatore proprio per i possibili contrasti con la normativa europea. Dall’entourage di Miller è però arrivata una rassicurazione: il testo potrà essere rivisto e corretto nei passaggi successivi dell’iter parlamentare.

Il disegno di legge interviene anche sull’uso degli smartphone a scuola. L’idea iniziale di estendere il divieto totale di utilizzo dei telefoni cellulari anche alle scuole superiori è stata modificata: la versione approvata prevede che i regolamenti interni degli istituti stabiliscano “i luoghi e le condizioni d’uso” dei dispositivi. In mancanza di indicazioni precise, l’uso sarà vietato durante le lezioni e nei corridoi, ma consentito in un’area specifica del cortile scolastico.

Il governo punta a tempi rapidi. L’obiettivo dichiarato è applicare il divieto a partire dall’inizio dell’anno scolastico 2026 per i nuovi account, introducendo al contempo un sistema di verifica effettiva dell’età per tutti gli utenti — compresi quelli già iscritti — entro il 1° gennaio 2027. Una riforma che, se confermata, segnerebbe una svolta profonda nel rapporto tra minori, tecnologia e piattaforme digitali in Europa.

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