26 Gennaio 2026 - 11.47

Processo storico contro i social media: YouTube, Facebook, Instagram e TikTok accusati di creare dipendenza nei giovani

LOS ANGELES – Martedì si apre in California un processo storico contro i giganti dei social media, accusati di aver progettato consapevolmente le loro piattaforme per rendere i giovani dipendenti e danneggiare la loro salute mentale. La Corte Superiore di Los Angeles ospiterà un procedimento destinato a durare diversi mesi, che potrebbe segnare una svolta legale per l’intero settore tecnologico negli Stati Uniti.

A finire sotto accusa sono YouTube (Alphabet), Facebook e Instagram (Meta) e TikTok (ByteDance). Snap Inc. (Snapchat) era citata in giudizio, ma ha raggiunto un accordo extragiudiziale pochi giorni prima dell’inizio del processo. La vicenda ruota attorno al caso pilota di una giovane donna californiana di 19 anni, identificata come “KGM”, il cui caso è considerato rappresentativo di centinaia di cause simili.

Secondo la denuncia, KGM ha iniziato a usare YouTube a sei anni, Instagram a 11, Snapchat a 13 e TikTok a 14. L’uso prolungato dei social media le avrebbe causato una grave dipendenza, con conseguente depressione, ansia e problemi di immagine corporea. Il suo caso è seguito dal Social Media Victims Law Center, che gestisce oltre 1.000 cause analoghe. “Questa è la prima volta che le aziende di social media devono affrontare una giuria per aver danneggiato minori”, ha dichiarato all’AFP Matthew Bergman, fondatore del centro.

Le cause legali sfidano la Sezione 230 del Communications Decency Act, la legge del 1996 che protegge le piattaforme dalla responsabilità sui contenuti pubblicati dagli utenti. Gli avvocati puntano invece sul design stesso delle piattaforme, accusando gli algoritmi di incoraggiare uno “scrolling” compulsivo e la dipendenza, mostrando contenuti che catturano l’attenzione dei giovani più di quanto possano ignorarli.

“Non critichiamo le aziende per non aver rimosso contenuti dannosi, ma per aver progettato le piattaforme per creare dipendenza nei bambini”, ha spiegato Bergman, paragonando la strategia dei social media a quella adottata negli anni ’90 e 2000 dall’industria del tabacco.

Il processo sarà presieduto dal giudice Carolyn Kuhl. Tra i dirigenti più alti chiamati a testimoniare potrebbero esserci Mark Zuckerberg, CEO di Meta, e Adam Mosseri, CEO di Instagram, sebbene la loro presenza non sia ancora confermata. La testimonianza dei CEO è considerata cruciale per stabilire se i vertici aziendali fossero consapevoli dei danni e non abbiano adottato misure preventive.

Il procedimento in California si aggiunge ad altre iniziative simili: una causa federale è in corso a Oakland e diversi stati, tra cui il New Mexico, hanno avviato contenziosi contro le piattaforme per aver esposto i minori a rischi, inclusi predatori sessuali.

Se la giuria dovesse dare ragione a KGM, le aziende rischiano non solo ingenti risarcimenti, ma anche la necessità di riprogettare algoritmi e applicazioni per prevenire danni ai giovani utenti.

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