24 marzo 2017 - 14.11

Vicenza sotto la cappa dello smog: concentrazioni di pm10 non più tollerabili

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VICENZA – Quella dello smog è un’emergenza ormai conclamata a Vicenza così come negli altri capoluoghi della pianura veneta. I monitoraggi eseguiti dai tecnici di Legambiente confermano purtroppo la situazione già critica che si sta vivendo anche in questo 2017. Siamo appena a marzo, ma il limite concesso dalla legge di 35 giorni annuali di superamento dei livelli di Pm10 è stato già abbondantemente oltrepassato nelle due centraline della città (Quartiere Italia 48 giorni e Ferrovieri 37 giorni). Numeri preoccupanti se si pensa anche ai rilevanti impatti sulla salute: ogni anno, stando alle ultime stime, l’inquinamento dell’aria causa oltre 467 mila morti solo in Europa e i costi sanitari associati quantificabili sono tra 400 e 900 miliardi di euro all’anno sempre in Europa.

La denuncia arriva dal Treno Verde, la campagna di Legambiente e del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane – realizzata con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare – in sosta fino ad oggi a Vicenza. Il bilancio della tappa e i risultati del monitoraggio sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa da Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto; Adriano Verneau, presidente di Legambiente Vicenza; Mariateresa Imparato, portavoce del Treno Verde; Luigi Schibuola, professore ordinario dell’Università IUAV di Venezia; Michele Masè, Giovanni Manta, VALORIZZA brand di StudioSMA e Gemmlab alla presenza di Ferdinando Pozzani, Teon; Antonio Marco Dalla Pozza, assessore alla Progettazione e sostenibilità urbana del Comune di Vicenza e i rappresentanti di Altavilla Vicentina, Sovizzo, Creazzo, Torri di Quartesolo, Caldogno.

“Come ogni anno il Treno Verde segue un programma di monitoraggio della qualità dell’aria nelle città italiane per ribadire la necessità che questa diventi una priorità di governo, a scala locale, regionale e nazionale – dichiara Mariateresa Imparato, portavoce del Treno Verde -. Le città sono, infatti, il centro della sfida climatica in tutto il mondo, perché è nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni. I contenuti previsti nelle misure antismog devono però essere pensati in maniera diversa e garantire un diverso modo di pianificare gli spazi nelle aree urbane, investimenti nella riqualificazione e nell’innovazione nell’edilizia e nel riscaldamento, sistemi di mobilità innovativi e investimenti sul verde urbano”.

Vicenza, secondo i dati dell’agenzia regionale per l’ambiente, vanta tra l’altro una eccezionale sequenza di giornate consecutive fuori legge che ha visto la città superare per ben nove giorni di fila (dal 14 al 22 marzo) il limite giornaliero di 50 µgr/mc.

“I dati che registriamo con i nostri monitoraggi in diverse aree della città non fanno che confermare che dopo appena tre mesi dall’inizio dell’anno a Vicenza siamo già a livelli di emergenza – sottolinea Adriano Verneau, presidente di Legambiente Vicenza -. Non è certamente una novità, ma non possiamo continuare a sperare che le condizioni meteo ci consegnino qualche giornata di respiro. Qualche passo avanti rispetto alla mobilità alternativa all’automobile e con gli incentivi per la sostituzione delle caldaie, in città è stato fatto, ma non bastano per gestire l’emergenza. Oggi abbiamo invitato i rappresentanti dei comuni dell’area vicentina proprio per chiedere l’istituzione di un tavolo di confronto che coinvolga l’area urbana di Vicenza, per iniziare a ragionare in maniera condivisa su soluzioni più ampie ed incisive. Visto che non lo fa la Regione, siano i comuni protagonisti di coordinamenti di aree urbane vaste, ormai indispensabili”.

Area Dolomitica esclusa, le polveri sottili invadono tutti i capoluoghi del Veneto, già oltre il limite di superamenti previsti per un anno (obiettivo mai raggiunto da 13 anni per sei Comuni capoluogo di provincia su sette): Padova segna 47 superamenti (Mandria); Rovigo 35 (Centro); Treviso 42 (Strada S. Agnese); Venezia 43 (via Tagliamento); Verona 37 (via S. Bonifacio).

“La Regione deve assumere finalmente un ruolo di guida e coordinamento delle azioni dei Comuni – Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto -. Le azioni inserite nel piano di tutela e risanamento dell’atmosfera, che pure prevede alcune apprezzabili specifiche azioni per la lotta all’inquinamento, non possono bastare nell’emergenza e soprattutto occorrono misure strutturali per prevenire il fenomeno e tutelare la salute dei cittadini veneti”.

IL MONITORAGGIO SMART DEL TRENO VERDE

Il monitoraggio del Treno Verde – realizzato grazie alla collaborazione con VALORIZZA brand di Studio SMA e Gemmlab, Orion, e con il contributo scientifico della Sapienza, del CNR-IIA e dell’Università IUAV di Venezia e realizzato grazie ad una strumentazione portatile che consente di misurare i valori di inquinanti atmosferici (PM10, PM2,5, PM1) e acustici – non vuole sostituirsi ai controlli eseguiti dagli enti preposti, ma fornire un’istantanea, in termini d’inquinamento atmosferico e rumore, su alcuni percorsi all’interno dei quartieri delle nostre città.

I tecnici di Legambiente nelle giornate del 22 e 23 marzo hanno monitorato cinque punti nella città di Vicenza, con particolare attenzione ai livelli di polveri sottili e di rumore: in via Carta all’angolo con via Baracca dove risiede un istituto scolastico; su via Baden Powell angolo con via Mora presso cittadella degli studi; in Parco Querini; in Piazza del Castello e lungo il corso santi Felice e Fortunato nel centro della città.
I picchi rilevati nelle misurazioni di 10 minuti (rappresentative dei percorsi abitudinali dei cittadini nei loro spostamenti quotidiani come i percorsi casa–scuola–lavoro o dei tragitti legati al tempo libero) mostrano tutte le criticità croniche e strutturali di cui soffre la città. Infatti i rilevamenti eseguiti nelle vie centrali e trafficate di Viale Rodolfi (all’ingresso di Parco Querini) e nel parcheggio di Piazza Aracoeli le medie sui 10 minuti sono state rispettivamente pari a circa 90 e 66 microgrammi per metro cubo. Già la media in contrada Pusteria, meno trafficata delle precedenti, è scesa a poco meno di 32 µgr/mc.
Analoga situazione nei due punti centrali della città di Piazza Castello e Corso Santi Felice e Fortunato, dove le concentrazioni sono partite dai 15 µgr/mc all’entrata di Giardino Salvi, ai 60 µgr/mc all’incrocio tra Corso Palladio e corso Fogazzaro e 64 µgr/mc a Piazza dei Signori e circa 70 µgr/mc su viale Roma angolo via Verdi. In via dei Mille la media su 10 minuti è salita a quasi 39 µgr/mc, 49 µgr/mc alla rotonda su corso Milano e corso San Felice ed infine 66 µgr/mc all’ingresso di parco San Felice.
Nei pressi di due diversi poli scolastici, uno in via Mora angolo via Baden Powell e uno nei pressi di via Baracca, la situazione all’orario maggiormente critico di entrata e uscita mostra sensibili incrementi di polveri sottili a cavallo degli orari monitorati. In via Mora all’inizio del comprensorio la media è stata di 45,8 µgr/mc; in via Ragazzi del ’99 di 35,4 µgr/mc; in viale Cricoli 54,9 µgr/mc); bassa invece la concentrazione su viale del Cimitero che ha raggiunto i 5,4 µgr/mc. Nei pressi del plesso scolastico di via Diego Carta le medie registrate mostrano comunque criticità: nel parco Retrone (45,3 µgr/mc), Parco giochi su via Baracca (45,5 µgr/mc) e viale Sant’Agostino (46,2 µgr/mc).

Per quanto riguarda le misurazioni di inquinamento acustico in 4 punti su 5 i valori sono appena entro i limiti previsti dal piano di zonizzazione acustica della città; l’unico punto oltre i limiti di legge è risultato essere quello di Corso San Felice e Fortunato dove i decibel raggiunti dalla misurazione di Legambiente hanno un LAeq (l’unità di misura per le rilevazioni ambientali) di 72,7 decibel contro un limite previsto per le aree di IV classe – Aree di intensa attività umana – pari a 65 db.

Per la prima volta al centro del monitoraggio scientifico del Treno Verde è stato eseguito anche un monitoraggio sulla qualità dell’ambiente indoor, con particolare attenzione agli ambienti scolastici. Quello dell’inquinamento indoor è un problema oggi sottovalutato. Le esigenze di risparmio energetico ci spingono, sempre più, a sigillare gli ambienti, che tendono ad arricchirsi di composti inquinanti emessi da materiali, persone, prodotti. I tecnici di Legambiente, col supporto dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR e dell’Università IUAV di Venezia, hanno svolto un monitoraggio indoor di una scuola della città di Vicenza, l’istituto Diego Carta, campionando nei 15 giorni precedenti la tappa del Treno Verde le concentrazioni dei composti organici volatili (VOC) e nelle giornate del 22 e 23 marzo i valori di CO2, temperatura e umidità, in alcuni punti strategici dell’edificio quali aule, mensa e ambienti comuni.
L’importanza di controllare la qualità dell’ambiente interno di un edificio deriva dal fatto che gli “inquinanti indoor” possono essere originati da molteplici sorgenti e la loro concentrazione dipende oltre che dalla natura della sorgente, anche dalla ventilazione, dalle abitudini e dalle attività esercitate dagli occupanti negli ambienti interessati.

“Le campagne di monitoraggio che stiamo eseguendo durante le tappe del treno verde – dichiara Lucia Paciucci, dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, responsabile scientifico del progetto GrIN-BOX – mostrano come l’aria all’esterno sia spesso meno inquinata di quella in ambiente confinato, sebbene le concentrazioni siano al di sotto dei limiti di legge”. I Composti Organici Volatili (VOC) sono un insieme di sostanze che posso essere emessi da pitture, lacche, pesticidi, prodotti per la pulizia, materiali di costruzione, materiale per ufficio (come adesivi, marcatori, stampanti, fotocopiatrici, ecc.).

I risultati mostrano, come spesso accade, una maggior concentrazione di VOC negli ambienti chiusi piuttosto che nell’aria esterna. “Come si evince dalle analisi la concentrazione per il toluene e gli xileni è più all’interno che all’esterno – il che è un risultato frequente, dovuto alla presenza di tali composti in prodotti utilizzati quotidianamente, quali detergenti, solventi, vernici, ecc. – mentre per il benzene si inverte il risultato, pur risultando tutte le concentrazioni entro i limiti di legge. La verità – conclude Paciucci – è che passiamo quasi il 90% del nostro tempo in luoghi confinati, per cui dovremmo prestare molta attenzione alla qualità dell’aria presente in tali ambienti ‘chiusi’. Troppo spesso, invece, non è così. Eppure basterebbe veramente poco, come aprire le finestre, per contenere il problema”.

Un altro parametro utile a stabilire il comfort ambientale di un ambiente indoor (in questo caso un’aula dell’istituto), è la concentrazione di CO2 che, insieme alla temperatura interna ed all’umidità, determina la qualità dell’aria di un luogo confinato. “La concentrazione di CO2 misurata raggiunge rapidamente il limite superiore del campo di comfort previsto per le scuole in circa 45 minuti dall’inizio della lezione – spiega Luigi Schibuola, professore ordinario dell’Università IUAV di Venezia -, continuando poi a crescere fino ad un picco registrato alle 9.50 e di poco inferiore al valore di inizio del malessere fisiologico. Da questo momento viene attuata una ventilazione che riduce drasticamente la concentrazione, riportandola già verso le 10.30 nell’intervallo del comfort. Tale ventilazione riduce poi ulteriormente la CO2 presente e viene interrotta verso le 13, come evidenziato dal successivo aumento registrato negli ultimi 50 minuti di presenze in aula che riporta la concentrazione al limite superiore del comfort. Le misure hanno evidenziato l’assoluta necessità di una ventilazione seppur intermittente per garantire nell’aula condizioni di salubrità”.

Nell’ottica di sensibilizzare e coinvolgere i cittadini sul tema della qualità dell’aria, Legambiente sta portando avanti il progetto Captor. Finanziato dal programma Horizon 2020, Captor vede la partecipazione di otto partner internazionali, con l’obiettivo di favorire la collaborazione dal basso delle comunità locali per trovare delle soluzioni concrete al problema dell’inquinamento atmosferico, con particolare attenzione a quello da ozono, un inquinante secondario troppo spesso dimenticato ma che causa in Italia oltre 3mila morti premature. A Vicenza si è conclusa la prima fase del progetto che prevedeva la selezione dei luoghi che ospiteranno i sensori, sulla base delle candidature ricevute dai cittadini nel territorio provincia. I sensori verranno posizionati, da maggio a settembre, nel nord vicentino nell’area dei comuni di Schio, Valdagno e Santorso e a sud dei comuni di Longare e Barbarano. Informazioni su www.captor-project.eu.

Parlare di città liberare dallo smog significa anche parlare di riqualificazione degli edifici pubblici e privati, per ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti. A bordo del Treno Verde viene raccontata l’esperienza di una tecnologia italiana che permette di riscaldare senza inquinare. La propone Teon, start up italiana, che ha creato le pompe idrotermiche TINA. “Soluzioni – spiega Ferdinando Pozzani, socio di Teon – pensate anche per piccoli ambienti domestici per avere acqua ad alta temperatura con zero emissioni in atmosfera, risparmio energetico e benefici economici”.

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