29 Gennaio 2026 - 16.15

Migliaia di agricoltori veneti al Teatro Geox a Padova per smascherare il falso Made in Italy

Coldiretti: “A difesa del Made in Italy occorre modificare codice doganale per dire stop all’inganno in etichetta”

Vicenza, 29 gennaio 2026. Occorre cancellare l’attuale norma sull’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che pesa sull’economia delle imprese agricole italiane in termini di redditi e opportunità di export e rappresenta un inganno per tutti i cittadini consumatori europei. Ad affermarlo è Coldiretti, in occasione della mobilitazione con quasi tremila soci agricoltori, tra cui numerosi vicentini guidati dal presidente Pietro Guderzo e dal direttore Simone Ciampoli, al Teatro Geox di Padova, assieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo e al presidente di Coldiretti Veneto, Carlo Salvan. Una battaglia fondamentale portata avanti dalla Coldiretti contro uno scandalo che esercita una pressione al ribasso sui prezzi pagati nei campi e danneggia l’immagine del Made in Italy nel mondo.

Per l’occasione è stata allestita la mostra “Gli inganni del codice doganale” per rivelare i trucchi con i quali prodotti stranieri, spesso Extra Ue, di bassa qualità vengono italianizzati grazie a lavorazioni anche minime permesse dalla regola dell’ultima trasformazione sostanziale, per essere esportati all’estero come Made in Italy. 
Petti di pollo, magari provenienti dal Sudamerica, che vengono semplicemente panati oppure trasformati in crocchette ed esportati come Made in Italy. Cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionate per essere esportate come prosciutti tricolori. Ortofrutta trasformata come sottolio (es. carciofini egiziani) o succhi di frutta: anche per loro vale la regola dell’ultima trasformazione sostanziale e possono essere venduti sui mercati europei come prodotto italiano. Ma l’inganno del codice doganale vale anche per altri prodotti, per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine, ma non in Europa, come la mozzarella, che può essere fatta con latte tedesco o polacco o addirittura con cagliata ucraina, per poi essere venduta sui mercati comunitari come Made in Italy, così come sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese o la pasta fatta col grano canadese al glifosato.

Un malcostume consentito dall’Unione Europea che si aggiunge a quello dei falsi prodotti italiani, che all’estero hanno raggiunto la cifra record di 120 miliardi di euro, colpendo, seppur in misura diversa, tutti le specialità tricolori, a partire da quelli a Denominazione di origine.

In testa alla classifica dei prodotti più taroccati i sono i formaggi, comprese alcune Dop del Veneto come Grana Padano, Provolone o Asiago. Poi ci sono i nostri salumi più prestigiosi, ma anche gli oli extravergine di oliva, le conserve e gli ortofrutticoli.

Sul tema è intervenuto anche il presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo, che si è soffermato su alcune problematiche relative alla zootecnia da latte, con particolare riferimento all’esigenza di aggiornare i criteri alla base della direttiva nitrati ed al prezzo del latte alla stalla. “L’accordo sul latte rappresenta un primo risultato politico importante – ha spiegato il presidente Guderzo – ed è frutto della pressione sindacale e dell’azione di rappresentanza portata avanti da Coldiretti, ma non può e non deve essere considerato un punto di arrivo. Le criticità strutturali del settore restano infatti tutte aperte e dobbiamo ottenere risposte concrete. Dobbiamo chiedere un prezzo equo alla stalla, capace di riconoscere i reali costi di produzione e di tutelare il reddito degli allevatori, oggi messi a dura prova da un mercato sempre più instabile. Per questo l’accordo deve essere accompagnato da un impegno chiaro e vincolante sulla tracciabilità e sull’utilizzo del latte di origine estera. Non è accettabile che, mentre si chiedono sacrifici alle aziende italiane, continuino ad entrare nel Paese volumi di latte altamente concorrenziali, latte che rischia di finire nei prodotti venduti come italiani. Questo è un furto di valore al Made in Italy! Servono controlli veri, tracciabilità vera, sanzioni vere. Chi bara deve pagare. A Bruxelles siamo già impegnati per ottenere una svolta nelle politiche comunitarie, introducendo strumenti di gestione delle produzioni e di regolazione del mercato, per evitare alla radice fenomeni speculativi che nascono anche da minimi squilibri tra domanda e offerta. Solo così l’accordo potrà diventare una vera leva di stabilizzazione del settore e non un semplice intervento tampone”.

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