L’America non si lava il culo e pretende di insegnare la civiltà al mondo

Umberto Baldo
La mattina scorro abitualmente la stampa internazionale con l’aria di chi sa già cosa troverà: Trump che ringhia, guerre che non finiscono, la Groenlandia che torna di moda come una vecchia pelliccia coloniale, l’Ucraina che sanguina mentre l’occidente fa finta di non vedere.
Poi, all’improvviso, tra un missile e un dazio, spunta New York.
E non per Wall Street, non per la Fed, non per Broadway.
Per il bidet.
Il nuovo sindaco della Grande Mela, Zohran Mamdani, socialista dichiarato, musulmano, origini sud asiatiche, ha messo sul tavolo un programma radicale contro il caro vita: congelamento degli affitti, supermercati comunali a basso costo, trasporti gratuiti, assistenza all’infanzia, salario minimo a 30 dollari l’ora entro il 2030.
Tutto molto europeo, tutto molto “sinistra vera”.
Ma tra queste misure, a suo dire, ce n’era una ancora più rivoluzionaria.
E l’ha detta il giorno stesso del trasloco a Gracie Mansion, la residenza ufficiale del sindaco: installare i bidet nei bagni.
La notizia, raccontata con serietà dal New York Times e ripresa da USA Today, ha fatto sorridere mezzo pianeta. Ma solo all’apparenza. Perché qui non siamo davanti a una boutade, bensì a una questione di civiltà.
Gli americani, è noto, non hanno il bidet. Usano la carta. A volte molta carta. A volte salviettine umidificate. A volte un misto che fa tremare le fognature di Manhattan, come ha ricordato con entusiasmo persino il Dipartimento per la Protezione Ambientale della città: “Più bidet = meno salviette umide”.
Detta brutalmente: Mamdani vuole pulire il culo degli yankee.
E forse è l’unico politico occidentale che abbia avuto il coraggio di dirlo senza girarci troppo attorno.
Secondo un sondaggio della National Kitchen and Bath Association, citato dal New York Times, il 76% dei designer americani segnala una crescente domanda di water “multifunzione” e il 48% prevede che i sedili-bidet diventeranno popolari entro tre anni.
L’azienda Tushy, con sede a Brooklyn, ha già venduto oltre due milioni di bidet dal 2015. I
l suo CEO lo ammette candidamente: “All’inizio sembravano una cosa strana. Poi, una volta provati, è difficile tornare indietro”.
Ecco il punto.
Il bidet è come il welfare: finché non ce l’hai, non sai cosa ti perdi.
In Italia è normale. In Francia è storia. In Asia è pratica quotidiana.
Negli Stati Uniti è ancora una frontiera culturale, quasi un tabù.
L’eccezionalismo americano si ferma davanti al water.
Mamdani, che viene da una cultura – quella indiana e musulmana – dove l’igiene è parte del rispetto di sé, ha semplicemente portato a New York una domanda imbarazzante: ma davvero la più grande potenza del mondo si affida ancora alla carta?
Persino Caroline Rose Giuliani, figlia dell’ex sindaco Rudolph Giuliani, ha applaudito l’idea: “Se avessi conosciuto i bidet quando vivevo lì, l’avrei fatto anch’io”.
Segno che la civiltà avanza, a volte, dai posti più impensabili.
Forse è per questo che l’America fatica a capire il resto del mondo: si pulisce solo con la carta e pretende di spiegare la civiltà agli altri.
Se la sinistra vuole davvero rinascere, smetta di inseguire i mercati e cominci dal bidet.
Perché un Paese che non si lava il culo difficilmente può dare lezioni di democrazia.
Perché non c’è rivoluzione più concreta di quella che passa dal bagno, e non c’è uguaglianza più democratica di un getto d’acqua ben indirizzato.
In fondo, l’eccezionalismo americano è tutto qui: una superpotenza che si lava le mani prima di bombardare, ma non il culo dopo essere andata in bagno.
E pretende pure di esportare valori, democrazia e civiltà.
Mamdani fa quello che nessun leader Yankee ha mai osato: introduce l’acqua dove per decenni c’è stata solo carta.
Dimostra così di aver capito che un Paese che confonde la pulizia con la carta igienica non è in crisi politica: è semplicemente sporco.
Umberto Baldo
















