26 Febbraio 2026 - 10.36

Infortuni sul lavoro nel Vicentino, Cisl: “Emergenza continua”

Cisl Vicenza rilancia l’allarme sicurezza nei luoghi di lavoro. «L’attenzione non è mai venuta meno – spiega Raffaele Consiglio, segretario generale provinciale di Cisl Vicenza -, ma i dati del 2025 ci dicono che stiamo assistendo ad una pericolosa inversione di tendenza: dopo un paio d’anni di graduale diminuzione, le denunce sono tornate ad aumentare, segno che le attività di prevenzione e vigilanza non riescono a incidere a sufficienza sul fenomeno, che mantiene dimensioni assolutamente preoccupanti».


Più in dettaglio, secondo i dati Inail elaborati dal Centro Studi Cisl Vicenza, nel 2025 in provincia di Vicenza sono stati denunciati ben 13.138 infortuni sul lavoro, in leggero aumento rispetto ai 13.090 del 2024, interrompendo così la diminuzione iniziata due anni prima (nel 2015 erano stati 13.457 mente erano stati 16.122 nel 2022).

Analizzando in modo più approfondito i numeri, si osserva come oltre un terzo degli infortuni avvenga nel settore manifatturiero (4.194), seguito dal Commercio (860) e dalle Costruzioni (847).

Per quanto riguarda invece i settori dove vi è stata una crescita maggiore, in testa rimane il manifatturiero (+116 episodi) seguito però dalla sanità (+44) e dalle costruzioni (+43). L’incremento comunque riguarda tutti gli ambiti, con la sola eccezione delle assicurazioni (-11), delle “organizzazioni” (-.6) e delle attività di alloggio e ristorazione (-1).

L’allarme diventa poi rosso quando si analizzano gli esiti degli infortuni: in provincia di Vicenza i morti sul lavoro nel 2025 sono stati ben 19, oltre il doppio dell’anno precedente (8), tornando così di fatto ai livelli degli anni precedenti dopo due anni di diminuzione, e anche in questo caso il triste primato va al manifatturiero, seguito dalle costruzioni.


Curiosamente uniforme, pur con alcune oscillazioni, è la distribuzione per età: il 14,7% delle denunce di infortuni riguarda i lavoratori tra i 15 e i 24 anni, il 18,5% tra i 25 e i 24 anni, il 16,6% tra i 35 e i 44 anni; e ancora il 21,2% nella fascia 45-55 anni, il 17% tra i 55 e i 64 anni ed infine un 2% tra gli over 65 (il 10% rimanente riguarda gli under 15 anni per una distorsione dei dati Inail, che conteggiano come “incidenti sul lavoro” anche gli infortuni scolastici).

«È evidente che il fenomeno è trasversale e non esistono categorie di lavoratori più a rischio – attacca Consiglio -. È vittima di incidenti sul lavoro chi è da poco entrato nel mercato del lavoro, per mancanza di formazione e inesperienza, ma anche chi lavora da molti anni, in quei casi probabilmente per la tendenza a sottovalutare i rischi, quando non ci sono cause tecniche e inadempienze specifiche da parte delle aziende. Quindi, la sicurezza sul lavoro non è un tema legato alla formazione iniziale: va posta al centro dell’attenzione nei percorsi di inserimento dei giovani, iniziando fin dalla scuola, ma questa attenzione deve essere mantenuta elevata anche lungo tutta la vita professionale dei lavoratori».

Particolarmente esposti al fenomeno risultano essere i lavoratori stranieri, protagonisti del 39% degli episodi segnalati (erano il 38% nel 2024), dunque con una percentuale ben superiore rispetto alla loro presenza proporzionale nel mercato del lavoro provinciale (circa 10%).

«Questo è un tema molto delicato – commenta ancora Consiglio – perché i lavoratori stranieri sono particolarmente esposti al rischio di infortuni per vari fattori: carenza di formazione, difficoltà linguistiche nella comprensione delle indicazioni e della segnaletica nei luoghi di lavoro, ma anche per la presenza maggiore di lavoratori stranieri in attività che di per sé presentano tassi di rischio più elevati. Pertanto i programmi di prevenzione e formazione devono includere una particolare attenzione proprio ai lavoratori stranieri, anche con un approccio di mediazione culturale».

Elevato è anche il numero delle donne vittime di infortuni, coinvolte nel 28,7% delle denunce, pur se in percentuale inferiore alla presenza femminile nel mondo del lavoro vicentino (43,4%): in questo caso a fare la differenza è probabilmente la presenza inferiore alla media delle donne nelle attività a maggiore rischio.

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