24 Novembre 2022 - 10.01

Academia de ła Łengua Veneta: “Non voler tutelare le lingue minoritarie è incostituzionale”

Riceviamo e pubblichiamo una nota della Academia de ła Łengua Veneta sull’insegnamento della lingua veneta nelle scuole.

“Si deve premettere – scrivono – che il veneto è una lingua storica, che esiste in forma scritta da mille anni, che si dota di letteratura vasta, varia e continuativa, e che possiede oggi anche dizionari, grammatiche e una codificazione ortografica ufficiale.

Si approfitta per informare chi non lo sapesse che il veneto viene già insegnato a scuola, già ora e da qualche anno, in orario curricolare, grazie ai Percorsi Linguistici Veneti svolti in più lezioni a cadenza settimanale, inseriti nel POF di diverse scuole che nel tempo hanno aderito, tenuti da docente di Lettere, con tanto di manuale già in uso, con quadri di lessico, fonologia, morfologia verbale, nozioni grammaticali ed esercizi da svolgere in classe e per casa, che raffrontano il veneto con altre lingue, come l’italiano, l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo.

Se qualcuno non sa ancora perché il veneto è chiaramente una lingua, lo esortiamo ad aggiornare i suoi studi e ci rendiamo disponibili a rispondere ad ogni richiesta con indicazioni di approfondimento.

La legge 482/1999, che delineò il riconoscimento di lingue minoritarie, a ormai 23 anni dalla sua promulgazione non ha condotto alla salvezza certa quelle lingue che ha riconosciuto (notabilmente sardo, ladino e friulano), ma per certo ha segnato nel diritto italiano la discriminazione POLITICA delle lingue che non ha riconosciuto: giacché esse linguisticamente sono tutte parimenti lingue (come conferma l’UNESCO), la politica italiana le ha divise in lingue riconosciute e lingue non riconosciute, seguitando ad etichettare queste ultime, antiscientificamente, col termine “dialetto”.

Paradossalmente, però, alcune lingue non riconosciute come il veneto e il siciliano grazie all’attivismo delle loro comunità linguistiche sono diventate su molti fronti più avanzate nella tutela (in forma di autotutela) rispetto ad alcune lingue riconosciute dalla legge 482/1999 e tutelate dallo Stato, finanziate quindi con centinaia di migliaia, quando non milioni, di euro.

Per legge, al di là dei denari, a tali lingue riconosciute sono consentite delle azioni che per le lingue non riconosciute restano invece VIETATE.

La tutela delle lingue del territorio e con esse il riconoscimento del valore pieno del multilinguismo e del plurilinguismo, come ci ricorda l’UNESCO e come testimonia la Storia, è un punto cardine di qualsiasi comunità ed un esercizio di educazione e civismo per il singolo.

Non desiderare ed anzi impedire che il veneto possa essere insegnato in Veneto (dove altro?) è contrario alla logica, alla storia, alla scienza, alla coscienza, e riconsegna l’Italia ad un provincialismo, che si sperava anacronistico, di stampo negazionista: 

voler fingere che in Veneto non si parli veneto è surreale;

non voler tutelare le lingue minoritarie è incostituzionale;

desiderare che in Veneto non si parli più veneto, come qualcuno sembra sperare, è brutale.

Ognuno è chiamato a chiedersi da che parte stare, perché evitare l’eventuale morte, nel nostro secolo, di una lingua che è perdurata in salute per mille anni non è una questione di tifoserie partitiche, ma una battaglia di civiltà: è una battaglia che dovrebbe riguardare tutti, perché dove le lingue convivono, convivono le persone.

#veneto 

#vivałałengua

#vivałełengue”

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