18 Maggio 2026 - 10.38

Bestiario trumpiano: ritratto di gruppo con cappellino rosso

Antropologia da campo del MAGA di base, bestia rara e comune al tempo stesso

Di Alessandro Cammarano

Prima di tutto, le cifre. Oltre il settanta per cento dei repubblicani americani si identifica oggi con il movimento MAGA. Non si tratta di una setta, di un club privato, di una frangia raccolta attorno a un pozzo maledetto nella campagna dell’Ohio. È la maggioranza relativa di una delle due grandi forze politiche della prima potenza mondiale. Questo dato va tenuto presente ogni volta che si è tentati di liquidare la cosa come folclore pittoresco. Non è folclore. È censo elettorale. E vota.

Trump stesso lo ha detto con la sobrietà che lo contraddistingue: “Amo i poco istruiti.” L’amore, in questo caso, è ricambiato con devozione intatta, impermeabile ai fatti, refrattaria agli aggiornamenti. Quello che segue è un tentativo di ritrarre non i leader del movimento — quelli hanno già il loro posto nella storia della psichiatria — ma la folla. Il pubblico medio. Il MAGA che siede in fondo alla platea con il cappellino rosso e una quantità di opinioni inversamente proporzionale alle informazioni in suo possesso.

Il geologo dell’evidenza

L’uomo — quasi sempre un uomo, bianco, oltre i cinquantacinque — non crede all’evoluzione, al cambiamento climatico, ai vaccini, alle elezioni del 2020 e, in percentuale non trascurabile, alla sfericità della Terra. Non nega queste cose per ideologia elaborata: le nega perché sono state elaborate da persone più istruite di lui, e questo basta. Studiare è sospetto. Sapere troppo è arroganza di sinistra. L’ignoranza è autenticità.

Costui — chiamiamolo Gary, perché si chiama spesso Gary — ha opinioni solidissime sulla politica estera, sull’economia, sulla virologia e sull’astronomia. Non ha mai aperto un libro su nessuno di questi argomenti, ma ha seguito moltissimi podcast. La differenza, per Gary, è irrilevante. Anzi: i podcast sono meglio, perché non li hanno scritti i professori delle università d’élite. Li ha registrati un tizio dalla cantina di casa sua nel Tennessee, con un microfono da quaranta dollari, e questo lo rende molto più affidabile.

Il teologo del cappellino

La religione nel MAGA di base non è fede. È branding. È il crocifisso sopra al fucile, Gesù che sorride sul cofano del pickup, la convinzione — robustissima, documentata dai ricercatori con una certa mestizia — che Trump sia stato salvato dall’attentato per intervento divino. Ai raduni si prega collettivamente invocando Cristo affinché liberi il presidente “da tutta la spazzatura del deep state”. Gesù, nella teologia MAGA, lavora alle risorse umane della Casa Bianca.

Il virologo autodidatta

Durante la pandemia ha scoperto l’ivermectina, i chip 5G iniettati con le siringhe e la teoria per cui il Covid fosse un’arma batteriologica cinese fabbricata per favorire Biden. Nessuna di queste cose era vera. Nessuna ha scalfito le sue convinzioni di un millimetro. Anzi: la smentita era la prova. Ogni fact-checking era un’operazione di copertura. Ogni studio peer-reviewed era finanziato da Big Pharma, da Soros, dai pedofili satanici — le categorie si sovrappongono con una fluidità ammirevole. Il sistema informativo nel quale Gary vive è ermeticamente chiuso: ogni informazione che entra viene processata per confermare ciò che già sa. È un’impresa intellettuale di una certa eleganza, a modo suo.

Il custode delle mucche marroni

Un sondaggio ha stabilito che una percentuale misurabile di americani adulti ritiene che il latte al cioccolato venga prodotto dalle mucche marroni. Non si tratta di bambini. Si tratta di persone con diritto di voto, che non sanno indicare sulla cartina dove si trovino l’Iran, l’Ucraina, o spesso il proprio stato confinante. Questa è la persona che valuta la politica estera, giudica i trattati commerciali e decide se una guerra esista o no basandosi su ciò che le dice il podcast della cantina del Tennessee. La distanza tra la complessità del mondo e gli strumenti cognitivi disponibili per leggerla è abissale, e in quell’abisso prosperano le teorie del complotto, i demagoghi e i cappellini rossi.

Coda (necessaria)

Esiste una variante locale del fenomeno che merita almeno un paragrafo, uno solo, perché di più sarebbe sprecato. Il MAGA italiano: quella consistente popolazione di utenti dei social network nazionali che commenta con trasporto le gesta del gangster arancione, posta aquile calve su sfondo stellato e si definisce — con una disinvoltura che toglie il respiro — “patriota americano”. Sono italiani. Vivono a Saronno, a Frosinone, a Melito di Porto Salvo. Non hanno mai attraversato l’Atlantico. Alcuni non hanno mai attraversato il Po.

Il MAGA italiano è una creatura di straordinaria originalità, perché ha importato dall’America esattamente le componenti sbagliate del fenomeno, lasciando perdere le ragioni sociologiche — pur discutibili, pur rozze — che lo alimentano oltreoceano. Gary dell’Ohio almeno ha una fabbrica chiusa, un’opioide-crisis nel quartiere, una comunità rurale svuotata in trent’anni. Il MAGA di Saronno ha l’Aperol Spritz, il reddito di cittadinanza già preso tre volte, e una connessione fibra da cui posta alle due di notte che “Biden era un burattino del deep state”. Ha mutuato l’identità di un movimento che, se lo incontrasse fisicamente, lo guarderebbe come si guarda un topo in cucina.

Quell’America che ama con così fiero abbandono lo considererebbe, nel migliore dei casi, un immigrato di seconda categoria. Gli italiani sono stati linciati, in America — a New Orleans nel 1891, undici immigrati, il più grande linciaggio della storia americana. Il MAGA di Frosinone non lo sa, e soprattutto non gli interessa: la storia è un dettaglio, l’identità è un costume da indossare sui social.

Se sbarcasse oggi negli Stati Uniti non come turista ma come emigrante, verrebbe accolto dalle stesse politiche di espulsione che applaude dal divano. Resterà invece sul divano, con il telefono in mano e la fibra veloce, a difendere un uomo che non sa che esiste, a odiare l’Europa in cui vive — quella stessa Europa che gli fornisce la sanità pubblica, i diritti sul lavoro, la pensione, le ferie pagate e tutto ciò che negli Stati Uniti che ama si chiama “socialismo” e viene indicato come il male assoluto.

Il MAGA italiano è il prodotto più perfetto dell’epoca: un uomo che ha trovato il modo di odiare contemporaneamente il paese in cui vive e quello in cui non potrà mai vivere, e di farlo con orgoglio, con convinzione, con un’aquila calva come foto profilo.

Complimenti vivissimi.

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