24 Aprile 2026 - 10.18

25 Aprile. Corteo a tre piazze: se la Liberazione diventa un buffet

Umberto Baldo

Habemus spaccatura.
Alla fine ce l’hanno fatta: sono riusciti a vivisezionare anche il 25 aprile.
A forza di tirarla per la giacchetta, gli estremisti di ogni risma hanno ridotto la data più sacra del calendario civile a un origami mal riuscito.
Quella che doveva essere la festa della Resistenza e della vittoria sul Fascismo è diventata una sorta di “buffet delle rivendicazioni”, dove ognuno si serve il pezzo di storia che più gli aggrada.
A Milano domani non si festeggia la Liberazione, si gioca a “Abbiamo tre opzioni”, come nei peggiori pacchetti vacanze:
L’Opzione “Vintage”: Il corteo tradizionale verso Piazza Duomo. C’è l’Anpi, c’è il sindaco Beppe Sala e c’è quel pizzico di egemonia di sinistra che ormai fa parte dell’arredamento.
L’Opzione “Alternativa chic”: Il “Coordinamento per la Pace” si ferma in Piazza San Fedele. Loro si distinguono per non essere “ambigui” verso l’UE guerrafondaia. In pratica, festeggiano la pace facendo la guerra al resto del corteo.
L’Opzione “Fuori Tema”: Lo spezzone palestinese diretto in Piazza Fontana. Perché, chiaramente, se non si parla di Gaza tra una “Bella Ciao” e l’altra, pare brutto.
Abbiamo avuto un delizioso antipasto lunedì scorso: Giorgio Cremaschi ed un gruppo di “studenti” (categorie che ormai sembrano professioni a vita) hanno assediato Palazzo Marino.
Il reato del sindaco Sala? Non aver rotto il gemellaggio con Tel Aviv, che per inciso è la città più progressista ed anti-Netanyahu d’Israele. Risultato: aula consiliare occupata dai Verdi “pro Pal” e buonanotte ai suonatori.
La frattura è ormai un canyon alimentato dall’ossessione anti-israeliana dei “pacifisti” a senso unico.
Questa gente non tollera la presenza della Brigata Ebraica, ovvero quelli che i nazisti li hanno combattuti davvero (inquadrati nell’esercito britannico, per chi avesse saltato le lezioni di storia). Per fortuna ci sono le forze dell’ordine e i City Angels a evitare che i “tolleranti” caccino a pedate chi ha effettivamente contribuito alla Liberazione.
Ma il capolavoro del “Coordinamento” è voler far parlare un esponente palestinese dal palco.
Per carità, liberi tutti, ma forse qualcuno dovrebbe regalargli un sussidiario.
Se la memoria non mi inganna, durante la Seconda Guerra Mondiale, il palestinese Gran Muftì di Gerusalemme, Amin al-Husseini, non era esattamente impegnato a scrivere “Bella Ciao”. Era a Berlino, a bersi il tè con Hitler, reclutando musulmani per le Waffen-SS.
Non proprio il curriculum ideale per una festa che celebra la sconfitta del nazifascismo, non trovate?
Dopo 80 anni, siamo punto e a capo.
Non solo non abbiamo sanato la ferita tra chi stava con i partigiani e chi con Salò, ma ne abbiamo aggiunte di nuove che con la nostra storia c’entrano come i cavoli a merenda.
Veder sventolare le bandiere palestinesi accanto al tricolore repubblicano lascia un dubbio amletico: stiamo celebrando la fine dell’oppressione in Italia o stiamo importando conflitti altrui per dare un senso a un pomeriggio di aprile?
Alla fine, il 25 aprile l’hanno distrutto: è diventato un self-service dell’indignazione, dove ognuno si serve il piatto di odio che preferisce; il giorno in cui ognuno si sente in diritto di essere il “partigiano” di qualcun altro, purché sia lontano e possibilmente molto divisivo.
Buona festa della Liberazione… o qualunque cosa abbiate deciso che sia domani.
Umberto Baldo

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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