Farmaci a rischio: la guerra in Medio Oriente può svuotare farmacie e ospedali

La guerra in Medio Oriente, esplosa a fine febbraio e con epicentro nello Stretto di Hormuz, rischia di trasformarsi rapidamente da crisi geopolitica a emergenza sanitaria globale. Anche se può sembrare lontana, le conseguenze potrebbero arrivare presto anche in Italia: nelle prossime settimane, infatti, potrebbero iniziare a scarseggiare farmaci e dispositivi medici essenziali.
L’allarme arriva dall’industria dei generici, dai farmacisti e da esperti del settore come Foad Aodi, secondo cui il conflitto sta mettendo sotto pressione l’intera filiera farmaceutica. Il nodo centrale è proprio lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale e una quota decisiva delle materie prime necessarie per produrre medicinali.
A rischio ci sono farmaci di uso quotidiano e salvavita: dal paracetamolo agli antibiotici, dagli antidiabetici come la metformina fino ai farmaci oncologici e biologici. Tutti dipendono, in varie fasi della produzione, da derivati petrolchimici o da materiali come plastica, vetro e alluminio, anch’essi legati alla filiera energetica.
I primi effetti si stanno già vedendo: i costi delle materie prime sono aumentati fino al 30%, quelli dei trasporti fino al 72% e le assicurazioni addirittura fino al 300%. Le scorte attuali, stimate tra 8 e 12 settimane, stanno progressivamente diminuendo. Se il conflitto dovesse proseguire, il problema non sarà più distribuire i farmaci, ma riuscire a produrli.
Una situazione che ricorda quanto accaduto durante la pandemia e la guerra in Ucraina, quando in Italia si registrarono carenze diffuse di medicinali. Oggi il rischio è ancora più ampio: i farmaci più costosi, come quelli oncologici, hanno scorte limitate e potrebbero esaurirsi in tempi brevi.
Il fattore tempo è decisivo. Se la crisi si prolunga, l’aumento dei costi potrebbe rendere non conveniente produrre alcuni medicinali a basso prezzo, riducendo ulteriormente la disponibilità. E non si tratta solo di cure: anche l’elio, fondamentale per le risonanze magnetiche, potrebbe diventare difficile da reperire, rallentando diagnosi e attività ospedaliere.
Sul fronte politico, la senatrice Daniela Sbrollini ha chiesto al ministro della Salute un piano di emergenza per affrontare una possibile crisi della filiera farmaceutica.
Il rischio, in sintesi, è che una guerra combattuta a migliaia di chilometri di distanza finisca per incidere direttamente sulla salute quotidiana delle persone. Se le rotte commerciali non verranno ripristinate in tempi rapidi, la carenza di farmaci potrebbe passare da problema temporaneo a vera emergenza globale.










