Italia indietro sui pagamenti digitali: resta il regno del contante

L’Italia continua a muoversi lentamente verso i pagamenti digitali e resta uno dei Paesi più legati al contante in Europa. Secondo il Cashless Society Index 2026, il Paese si colloca al 21° posto nell’Unione europea, con 181,4 transazioni digitali pro capite, molto lontano dalla media Ue di 246,8.
Eppure negli ultimi dieci anni i pagamenti cashless sono cresciuti molto: nel 2025 il transato digitale ha triplicato il proprio valore rispetto al 2015, arrivando a rappresentare il 26,6% del Pil. La crescita è stata sostenuta anche negli ultimi tre anni, con un aumento medio annuo del +9,5%.
Nonostante questo progresso, il divario con gli altri Paesi europei resta evidente. Nel confronto continentale l’Italia si posiziona dietro a Germania (10ª), Spagna (12ª) e Francia (16ª). Il ritardo è confermato anche dall’uso del contante: secondo il Cash Intensity Index l’Italia è 31ª su 144 economie mondiali, con una quantità di cash pari all’11,5% del Pil, superiore alla media europea (9,8%).
Il settore dei pagamenti digitali resta comunque un comparto importante per l’economia: conta 2.844 aziende, genera 17,7 miliardi di euro di fatturato e 9,4 miliardi di valore aggiunto, con 34.600 occupati.
Secondo il rapporto della Community Cashless Society di Teha Group, se i ritmi di crescita attuali continueranno, entro il 2030 potrebbero attivarsi 27,5 miliardi di euro aggiuntivi. Se invece l’Italia raggiungesse i livelli dei Paesi europei più avanzati, il potenziale arriverebbe fino a 123 miliardi.
Nel frattempo, il peso del contante resta anche legato all’economia sommersa, stimata in circa 200 miliardi di euro, pari al 10,2% del Pil, con un Vat gap di 25 miliardi.










