4 Marzo 2026 - 17.16

Chi è Mojtaba Khamenei, il figlio dell’ayatollah e possibile successore alla guida suprema dell’Iran

Dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, assassinato sabato 28 febbraio nelle prime ore del mattino in attacchi congiunti condotti da Israele e Stati Uniti contro la sua residenza a Teheran, si apre una fase delicatissima per la Repubblica Islamica: quella della successione, tema a lungo dibattuto ma mai affrontato pubblicamente dal regime.

A rassicurare sull’avvio della procedura è stato Ahmad Khatami, membro dell’Assemblea degli Esperti, l’organismo composto da 88 alte personalità religiose incaricato di eleggere la nuova Guida Suprema. «Stiamo facendo del nostro meglio» per nominarlo rapidamente, ha dichiarato mercoledì 4 marzo alla televisione di Stato. «Se Dio vuole, sarà nominato il prima possibile. Siamo vicini a una decisione, ma la situazione è di guerra», ha aggiunto, lasciando intendere che il tradizionale iter potrebbe richiedere più tempo a causa del contesto bellico.

L’apparato del regime è stato profondamente scosso dall’assassinio di numerosi alti funzionari politici e della sicurezza. In questo scenario emerge con forza un nome: Mojtaba Khamenei, secondo figlio del defunto ayatollah. Secondo Iran International, canale in lingua persiana considerato un’entità terroristica da Teheran, e fonti iraniane citate dal New York Times, Mojtaba – inizialmente dato per morto negli attentati – sarebbe in realtà vivo e potrebbe essere designato dall’Assemblea religiosa.

Cinquantasei anni, nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, città santa d’origine della famiglia, Mojtaba Khamenei presenta tratti fisici molto simili a quelli del padre: barba folta, occhiali e turbante nero, simbolo della discendenza diretta dal profeta Maometto in quanto sayyid. Religioso di formazione, non ha mai ricoperto incarichi ufficiali nel governo iraniano, ma ha esercitato un’influenza significativa dietro le quinte.

Un cablogramma diplomatico statunitense del 2008, pubblicato da WikiLeaks, descriveva il suo rapporto stretto con il padre, che «lo trattava come un potenziale successore, non solo come un consigliere». Veniva definito «un manager intelligente, un leader competente e carismatico», con un «ruolo di supervisione centrale e di primo piano in tutte le questioni politiche e di sicurezza» gestite dall’ufficio della Guida Suprema.

All’epoca, tuttavia, secondo la stessa nota, Mojtaba non avrebbe nutrito ambizioni personali di diventare Guida Suprema, anche per limiti formali: il suo rango clericale di hojatoleslam è inferiore a quello di ayatollah, requisito tradizionalmente richiesto per la massima carica religiosa e politica. Inoltre, Ali Khamenei aveva più volte espresso contrarietà a una successione dinastica, in un Paese che nel 1979 aveva rovesciato la monarchia Pahlavi.

Nonostante ciò, Mojtaba è oggi considerato il favorito. La sua forza risiede nei legami stretti con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), l’esercito ideologico del regime, e con i Basij, la milizia incaricata di mantenere l’ordine pubblico e reprimere le proteste. È percepito da parte della popolazione come uno dei volti più radicali e intransigenti del sistema.

Formatosi nei seminari conservatori di Qom, viene indicato come figura chiave nella gestione della repressione, in particolare durante la rivolta post-elettorale del 2009 e nei mesi di proteste seguiti alla morte di Mahsa Amini, la studentessa curda deceduta in custodia nel 2022 dopo l’arresto da parte della polizia morale per il velo ritenuto non conforme.

Vicino all’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, che sostenne nelle controverse elezioni del 2005 e del 2009, Mojtaba è stato anche accusato di aver partecipato a manovre per manipolare il voto. Parallelamente avrebbe costruito un vasto impero finanziario. Secondo Bloomberg, la sua fortuna si estenderebbe dal trasporto marittimo nel Golfo Persico a conti bancari svizzeri, fino a immobili di lusso nel Regno Unito.

Attraverso società di copertura e acquisizioni immobiliari a Londra e Dubai intestate a terzi, avrebbe creato una rete di investimenti occulti che gli avrebbe consentito di aggirare le sanzioni statunitensi imposte dal 2019 per aver agito, direttamente o indirettamente, per conto del padre. Il Tesoro americano sostiene che abbia collaborato strettamente con il comandante della Forza Quds per promuovere ambizioni regionali destabilizzanti e obiettivi repressivi interni.

In attesa dell’annuncio ufficiale, Stati Uniti e Israele osservano con attenzione gli sviluppi. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che qualsiasi successore sarà «un bersaglio» e che il governo ha ordinato all’esercito di prepararsi ad agire «con ogni mezzo» per portare a termine la missione. Ancor prima della nomina, la futura Guida Suprema si trova già sotto minaccia.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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