Siria, evasione in massa di jihadisti ISIS: detenuti in fuga, un problema per l’Europa?

Nuova allerta in Siria dopo una serie di evasioni che coinvolgono detenuti legati allo Stato Islamico (ISIS) nel nord-est del Paese. Gli episodi riguardano in particolare l’area di Al-Hol, enorme campo di detenzione a cielo aperto, e la città di Al-Shaddadi, dove decine di prigionieri sono riusciti a fuggire approfittando dell’instabilità sul territorio.
Ad Al-Hol erano detenute circa 24.000 persone, tra presunti jihadisti dell’ISIS e circa 6.300 tra mogli e figli. Il campo, sorvegliato dalle forze curde, è stato per anni uno dei principali centri di raccolta dei familiari e dei combattenti del gruppo jihadista. Al suo interno si trovava anche una sezione di massima sicurezza nota come “Annex”, considerata da diverse fonti un vero e proprio focolaio di radicalizzazione.
Secondo le ricostruzioni, la fuga di massa sarebbe avvenuta in seguito al ritiro delle forze curde, alleate dell’Occidente nella lotta contro l’ISIS. I recenti scontri tra le nuove autorità di Damasco e le forze curde hanno portato queste ultime ad arrendersi in alcune aree, creando un vuoto di sicurezza che ha reso possibile l’evasione. Tra i fuggitivi sarebbero rappresentate circa quaranta nazionalità diverse, con la possibile presenza anche di cittadini europei.
Le stime iniziali parlavano di numeri molto elevati, fino a 1.500 evasi secondo alcune fonti curde. Il Ministero degli Interni siriano ha però ridimensionato la cifra, indicando in circa 120 i detenuti fuggiti da una prigione ad Al-Shaddadi. Le forze speciali siriane avrebbero intercettato molti di loro durante la fuga, catturandone almeno 81. Restano tuttavia forti timori per eventuali ulteriori evasioni, anche alla luce di segnalazioni su violazioni in altri centri di detenzione nel nord-est del Paese.
Il contesto è quello di un rapido mutamento degli equilibri territoriali. L’avanzata dell’esercito siriano nelle aree precedentemente controllate dai curdi, unita al progressivo ritiro di questi ultimi, ha creato un vuoto definito da funzionari della sicurezza “caotico e pericoloso”. Governo siriano e autorità curde si sono rimpallati le responsabilità, nonostante l’annuncio di un accordo di coordinamento per stabilizzare la regione. Gli scontri in corso dimostrano però che la cooperazione resta fragile.
Gli sviluppi hanno riacceso il timore di una possibile rinascita dell’ISIS. Migliaia di combattenti jihadisti rimangono incarcerati nel nord-est della Siria e gli analisti avvertono da tempo che l’instabilità potrebbe trasformare queste strutture in detonatori di una nuova fase operativa del gruppo.
Le conseguenze non riguardano solo la Siria. La presenza, tra i detenuti, di cittadini con passaporti europei rappresenta un potenziale problema di sicurezza per l’Europa. Un’eventuale riorganizzazione delle reti jihadiste potrebbe tradursi in tentativi di rientro clandestino, nella riattivazione di cellule dormienti o in una nuova ondata di radicalizzazione online. Inoltre, la destabilizzazione dell’area rischia di alimentare nuove rotte migratorie incontrollate, con possibili infiltrazioni di soggetti radicalizzati.
Il combinarsi di vuoti di potere, rivalità locali e migliaia di detenuti radicalizzati rende il nord-est siriano uno dei punti più sensibili per la sicurezza internazionale. E per l’Europa, che negli anni scorsi è già stata bersaglio di attentati rivendicati dall’ISIS, l’ipotesi di una riorganizzazione del gruppo rappresenta un rischio che non può essere sottovalutato.
















