Colombara: Questura alla caserma Sasso, il nodo resta aperto, senza un progetto urbano l’operazione non convince

Il possibile trasferimento della Questura di Vicenza nella caserma Sasso finisce al centro del dibattito politico e urbanistico. Il tema è stato affrontato ieri dalla Seconda Commissione consiliare “Territorio” del Comune di Vicenza, alla presenza di un rappresentante dell’Agenzia del Demanio, con l’obiettivo di fare chiarezza su una scelta destinata ad avere effetti rilevanti sulla città.
La Commissione è stata convocata per approfondire in modo trasparente e documentato un’ipotesi che non riguarda solo la gestione del patrimonio pubblico, ma incide direttamente sull’assetto urbanistico, sulla mobilità e sulla vivibilità di una delle aree più sensibili del centro storico. Durante la seduta sono stati illustrati soprattutto gli aspetti finanziari e patrimoniali dell’operazione che ha riportato la caserma Sasso nella disponibilità dello Stato, valutata positivamente dal Demanio in termini di razionalizzazione della spesa pubblica centrale.
A mancare, però, sono state le analisi sugli effetti concreti di un eventuale insediamento della Questura: nessun dato su flussi di traffico, accessibilità, parcheggi, integrazione con il quartiere o impatto su servizi delicati come la scuola di Santa Maria Nova. Elementi decisivi per valutare la sostenibilità dell’operazione dal punto di vista della città.
È emerso inoltre che qualsiasi scenario di rifunzionalizzazione dell’immobile si colloca su un orizzonte temporale molto lungo, stimato tra i sette e i dieci anni. Un arco di tempo che conferma l’assenza, allo stato attuale, di un progetto urbano definito e di una valutazione complessiva degli effetti di questa scelta su Vicenza.
Secondo quanto sottolineato in Commissione, un’operazione che può risultare sostenibile sul piano economico-finanziario a livello statale non può essere automaticamente considerata tale anche per il contesto locale, se non accompagnata da analisi urbanistiche, viabilistiche e funzionali approfondite. La storia stessa della caserma Sasso – prima venduta, poi affittata per anni e infine riacquistata dallo Stato – evidenzia come oggi l’unica certezza sia la chiusura di un’operazione finanziaria, mentre restano irrisolte le questioni che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini.
Accessi, sosta per dipendenti e utenti, effetti sul traffico e sull’equilibrio del centro storico sono temi ancora aperti. Per questo è stato ribadito il ruolo centrale del Consiglio comunale nel riportare il confronto sull’interesse pubblico locale, chiedendo dati completi, valutazioni trasparenti e un dialogo reale con la città.
Una funzione essenziale come la sicurezza pubblica, è stato rimarcato, non può essere collocata esclusivamente sulla base di un calcolo contabile. Deve invece poter operare in un contesto urbano sostenibile e funzionale. In assenza di risposte su mobilità, accessibilità, sosta e impatto urbano, l’ipotesi di una Questura alla caserma Sasso appare oggi calata dall’alto, difficilmente praticabile e priva di una chiara dimostrazione di interesse pubblico per Vicenza.
Il confronto, dunque, è chiamato a ripartire dai dati e dalle esigenze concrete dei vicentini, non da decisioni già confezionate.
















