26 Gennaio 2026 - 10.47

Prima il Pil, poi la scuola. Destagionalizzare il turismo, sacrificando la scuola

Umberto Baldo

L’idea di modificare il calendario scolastico per “destagionalizzare” il turismo interno, rilanciata dal Ministro Daniela Santanchè al Forum Internazionale del Turismo, ha un pregio indiscutibile: dice con franchezza dove sta andando il Paese.
Non verso una riforma della scuola.
Ma verso un’economia che, ridotto il peso dell’industria, chiede sempre più al turismo di sostenere il Pil.
Ed è qui il punto politico vero, quello che andrebbe dichiarato senza ipocrisie.
La proposta non nasce da una riflessione pedagogica, né da un’esigenza educativa.
Nasce da una logica economicistica: aumentare i flussi turistici interni, diluirli nel tempo, renderli più “produttivi”.
Il calendario scolastico diventa uno strumento di politica economica, non di politica culturale.
Il modello turistico italiano, del resto, è da anni bloccato in una rigidità evidente: concentrazione estrema delle presenze tra luglio e agosto, prezzi che esplodono nei due mesi centrali dell’estate, e poi un lungo deserto nei restanti periodi dell’anno.
Un sistema che penalizza chi resta fuori dai circuiti balneari consolidati: borghi dell’entroterra, città d’arte, territori collinari, aree montane lontane dalle grandi stazioni sciistiche.
Destagionalizzare, in astratto, ha senso.
Ma la domanda è: a che prezzo e con quali conseguenze?
L’ipotesi del Ministero è semplice: togliere una decina di giorni alle vacanze estive e redistribuirli durante l’anno, lasciando alle Regioni la libertà di decidere come utilizzarli.
In teoria, un meccanismo flessibile che potrebbe favorire viaggi in primavera o in autunno, quando molte destinazioni sono più vivibili e meno congestionate.
Il problema è che l’Italia reale non è un laboratorio astratto.
È un Paese profondamente disomogeneo.
In molte aree del Sud (ma io dico anche del Nord) le scuole non sono attrezzate per restare aperte con temperature elevate a giugno inoltrato o a inizio settembre.
Parlare di prolungamento dell’attività scolastica senza mettere mano agli edifici significa ignorare la realtà quotidiana di studenti e docenti.
Se poi alcune Regioni potessero permettersi calendari “allungati” e altre no, il risultato sarebbe una frattura territoriale evidente: calendari scolastici sempre più divergenti, difficoltà di coordinamento nazionale, complicazioni per famiglie che vivono o lavorano tra Regioni diverse.
E c’è un altro effetto collaterale tutt’altro che secondario.
Se il Nord modificasse il calendario e il Sud lo mantenesse invariato, una parte del turismo estivo potrebbe spostarsi fuori dai mesi tradizionali, riducendo la domanda proprio nel periodo da cui dipende gran parte dell’economia di molte località meridionali.
È vero che il turismo balneare non sparirebbe: clima, tradizioni, rientri familiari e ferie “obbligate” continuerebbero a sostenere i flussi.
Ma il rischio è che a pagare siano le realtà più fragili, quelle che già oggi vivono di stagioni brevi e margini sottili.
C’è poi un aspetto sociale che spesso resta sullo sfondo.
La flessibilità delle vacanze scolastiche funziona solo per chi può permettersela.
Non tutte le famiglie hanno ferie modulabili, disponibilità economiche adeguate, o la libertà di spostarsi in periodi alternativi.
Senza politiche di accompagnamento – incentivi mirati, offerte accessibili, un lavoro turistico meno precario e meno stagionale – la redistribuzione delle vacanze rischia di avvantaggiare sempre gli stessi.
In definitiva, la proposta dice più di quanto sembri.
Dice che in Italia è il denaro, non la cultura, a dettare la strada.
Che la scuola viene adattata alle esigenze del mercato, non il contrario.
Si può anche discutere se sia una scelta inevitabile in un’economia che fatica a crescere.
Ma almeno chiamiamo le cose con il loro nome.
Perché una riforma che parte dal turismo e arriva alla scuola non è una riforma della scuola.
È una scelta di modello economico.
E come tutte le scelte di modello, produce vincitori e vinti.
Sta alla politica decidere se farsene carico fino in fondo, oppure continuare a presentarla come una semplice questione di calendario.
In definitiva, questa proposta ha il pregio della chiarezza brutale.
Ci dice che, in assenza di una strategia industriale credibile, l’Italia affida sempre più il proprio futuro ad un settore fragile, stagionale e diseguale come il turismo.
E per farlo è disposta a piegare anche la scuola, trattandola non come un presidio culturale e civile, ma come una leva economica da spostare a seconda delle esigenze del mercato.
Non sarebbe una riforma educativa: bensì un adattamento funzionale.
Non si chiede al sistema turistico di diventare più moderno, più stabile, meno dipendente da due mesi l’anno.
Si chiede alla scuola di adeguarsi, di assorbire le inefficienze di un modello che non si è voluto o saputo cambiare.
È una scelta comoda, perché costa meno che investire seriamente in infrastrutture, lavoro qualificato, promozione territoriale continua.
Ma è anche una scelta miope.
Perché una scuola usata come ammortizzatore economico (ed aggiungo occupazionale) smette di essere un luogo neutro di formazione e diventa un ingranaggio subordinato, oggi al turismo, domani a qualcos’altro.
Con il risultato che a decidere il ritmo dell’anno scolastico non sono più i bisogni degli studenti, ma le curve del Pil.
Si può anche sostenere che non ci siano alternative, che il turismo sia l’ultima ancora di salvezza.
Ma allora si abbia il coraggio di dirlo apertamente: stiamo scegliendo di vivere di turismo, e stiamo chiedendo alla scuola di pagare il conto.
Tutto il resto è retorica.
Umberto Baldo

Potrebbe interessarti anche:

Prima il Pil, poi la scuola. Destagionalizzare il turismo, sacrificando la scuola | TViWeb Prima il Pil, poi la scuola. Destagionalizzare il turismo, sacrificando la scuola | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy