9 Marzo 2026 - 18.27

Tempo di primavera. Tempo di “Flotillas”

Gli esseri umani ultimamente hanno una passione incrollabile: trasformare la politica in teatro galleggiante.
Non basta litigare sulla terraferma. Serve la barca, la bandiera, la diretta social ,e possibilmente qualche telecamera pronta a riprendere il momento in cui qualcuno grida allo scandalo planetario.
Prendiamo la Global Sumud Flotilla ( la n. 2) che si starebbe preparando a salpare diretta verso la Striscia di Gaza .
L’idea ufficiale è portare aiuti umanitari, ma soprattutto “Affrontare direttamente il blocco illegale ed affermare il diritto dei palestinesi ad accedere alla loro costa e al mondo..”
Una missione nobile, sulla carta.
Poi però c’è il piccolo dettaglio logistico che qualunque adulto sano di mente con una cartina del Mediterraneo dovrebbe notare: quel tratto di mare è sotto il controllo militare di Israele, uno Stato impegnato in guerre su svariati fronti.
E non da ieri mattina.
Risultato prevedibile: blocco navale, tensione, comunicati indignati e titoli pronti.
Abbiamo già visto tutto nei mesi scorsi.
Gli aiuti, spesso, restano un elemento secondario della sceneggiatura.
Come se non bastasse, dall’altra parte dell’Atlantico salpa — o promette di salpare fra qualche giorno da Cancun la “Nuestra América Flotilla” , con destinazione Cuba.
Qui il copione è leggermente diverso ma il genere cinematografico è lo stesso (fra gli attori del cast annunciati i nostri europarlamentari Ilaria Salis e Mimmo Lucano).
Si naviga verso il paradiso socialista caraibico per sfidare l’embargo degli United States.
Anche qui: bandiere, slogan, idealismo dichiarato, ed una buona dose di coreografia politica.
Il punto è che queste spedizioni hanno un curioso difetto: sembrano progettate più per il momento dell’incidente che per il successo della missione.
Se arrivano senza problemi, la notizia dura mezza giornata.
Se invece qualcuno le ferma, magari dopo settimane di “melina in mare”, allora scatta la fotografia simbolica, la narrativa del Davide contro il Golia, il giro del mondo mediatico.
È una dinamica abbastanza trasparente.
La nave diventa un palcoscenico. Il mare, uno studio televisivo.
E gli aiuti umanitari, quando ci sono davvero, finiscono per fare da comparsa in una rappresentazione che è soprattutto politica.
Nel frattempo il resto del mondo continua a fare quello che fa sempre: osservare, commentare, dividersi sui social ed aspettare la prossima flottiglia.
Perché, a quanto pare, nel XXI secolo anche la propaganda ha scoperto il fascino della navigazione a vela.

Ps: aspetto con ansia una Flotilla diretta verso le coste dell’Iran in difesa dei diritti delle ragazze e dei ragazzi iraniani massacrati dai preti inturbantati.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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