Lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

chiunque abbia avuto modo di osservarla durante un grande evento sportivo sa quanto lo Sport le appartenga davvero.
Lo si legge nei suoi occhi, nella compostezza che non tradisce mai il ruolo, ma lascia trasparire l’emozione.
Quando le nostre ragazze ed i nostri ragazzi gareggiano, il suo coinvolgimento è evidente; quando vincono, la gioia affiora, pur nel rispetto dell’aplomb istituzionale che la contraddistingue.
Ieri i media hanno annunciato il suo invito al Quirinale per gli atleti medagliati ai Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina.
Una scelta che rinnova una tradizione consolidata, e che quest’anno si arricchisce di una novità significativa: l’estensione dell’invito anche a coloro che hanno sfiorato il podio, i quarti classificati, le cosiddette – con un’espressione affettuosa – “medaglie di legno”.
Mi permetta, con rispetto, un suggerimento ulteriore.
Ha mai pensato di compiere un passo ancora più radicale, invitando tutti gli atleti che hanno rappresentato l’Italia ai Giochi, indipendentemente dal risultato finale?
La storia insegna che la fama premia chi vince.
È sempre stato così, fin dall’antica Grecia, dove i trionfatori venivano celebrati con poemi e statue.
Ed è giusto che sia così: il merito va riconosciuto, le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo onorate.
Ma lei sa meglio di chiunque altro che lo sport non vive soltanto dei suoi vertici.
È un fenomeno collettivo, che si regge su una comunità ampia di praticanti, su un tessuto di sacrifici quotidiani, su migliaia di ore di allenamento e di fatica spesso lontano dai riflettori.
Senza quella base, non esisterebbe nemmeno l’eccellenza.
In un tempo in cui il successo viene misurato solo con i numeri, con i like e con le classifiche, ricordare che esiste un valore anche nella prova affrontata, e non soltanto nel risultato ottenuto, sarebbe un messaggio potente per l’intera comunità nazionale.
Molti di questi atleti, terminati i Giochi, torneranno nell’ombra.
Alcune discipline trovano visibilità solo in occasione delle Olimpiadi; qualcuno smetterà, altri continueranno ad inseguire un sogno che forse non si tradurrà mai in un podio.
Ma tutti, indistintamente, sulle piste innevate o negli stadi, hanno portato sul petto il nome dell’Italia.
Tutti hanno accettato il peso e l’onore di rappresentare il nostro Paese davanti al mondo.
Per questo credo che l’8 aprile potrebbe diventare qualcosa di più di una celebrazione dei vincitori: potrebbe essere il riconoscimento collettivo di un impegno, di una dedizione, di un’appartenenza.
Ricevere in un luogo simbolico qual è il Quirinale anche chi non ha conquistato una medaglia, ma ha dato tutto ciò che poteva dare, significherebbe affermare che il valore non coincide soltanto con il risultato.
E attraverso di Lei, Presidente, la comunità nazionale potrebbe dire il proprio “grazie” a ciascuno di loro.
Con profondo rispetto
Umberto Baldo
















