EDITORIALE – Spari anti-aborto e i fondamentalismi dilaganti
di Marco Osti
Nella giornata di venerdì 27 novembre un uomo a Colorado Springs è entrato in una struttura in cui si applica il programma Planned Parenthood sul controllo delle nascite, adottato negli Stati Uniti, imbracciando un kalashnikov.
Ha ucciso 3 persone, due civili e un poliziotto, ne ha ferite una decina e ne ha tenute bloccate per ore circa 150.
Una tragedia che poteva trasformarsi in una nuova ecatombe del fondamentalismo, questa volta di una destra integralista, che sbandiera con disarmante determinazione concetti come la purezza della razza bianca, la superiorità dei cristiani, l’odio per gli omosessuali e via dicendo.
Sono temi che trovano anche sponda in movimenti come il Tea Party e sono riferimento di un bacino di elettorato repubblicano, spesso non molto interessato alla politica, ma in grado di spostare equilibri quando decidono di votare se trovano un leader che ne vuole rappresentare le istanze, come fece George Bush quando venne eletto due volte presidente degli Stati Uniti.
Le idee sostenute da questa parte della destra integralista americana spesso sono al centro del dibattito politico negli Usa, ma non trovano grande spazio in Europa e soprattutto in Italia.
Lo dimostra il fatto che dopo quanto avvenuto a Colorado Springs, a circa cento chilometri da una grande città come Denver, nel nostro Paese non ci siano stati dibattiti in televisione e nessun Salvini o Santanché di turno abbia postato messaggi per condannare i paesi dove vivono fondamentalisti religiosi anti abortisti e nessuno abbia additato il cristianesimo come religione culla del terrorismo e della violenza.
In realtà l’azione del 57enne Robert Lewis, questo il nome del killer anti abortista, trova la sua ragione nella stessa matrice integralista che ha mosso gli attentatori musulmani di Parigi. L’azione del solitario vendicatore americano non ha la stessa valenza sociale e politica di quella dei commandi armati dei terroristi islamici, ma scaturisce dallo stesso fervore per una causa religiosa in cui si ritiene che in nome del Dio in cui si crede sia giusto uccidere chi non la pensa allo stesso modo e chi adotta leggi laiche, che contrastano quelle della propria religione.
In questi giorni nei molteplici commenti che si ascoltano c’è chi inorridisce o si stupisce che si possa uccidere in nome del proprio Dio, quando invece solo richiamando la legittimità in lui chi crede può giustificare quello che per la ragione degli uomini è un sacrilegio e per la legge il principale dei reati.
La differenza tra l’assassino di Colorado Springs e quelli di Parigi non risiede quindi nelle motivazioni che li hanno spinti ai loro gesti estremi, ma nella pericolosità che costituiscono, dal momento che Lewis è un solitario dietro il quale non c’è tutto ciò che alimenta il terrorismo islamico e addirittura un sedicente Stato.
La vera diversità quindi è negli anticorpi che le democrazie occidentali hanno sviluppato in centinaia di anni di divisione del potere temporale da quello religioso, cosa finora non avvenuta nel mondo musulmano, dove sarebbe invece tempo che gli Stati che si dichiarano moderati prendano coscienza della necessità di intraprendere un percorso, che certamente dovrà essere lungo decenni, tale da portarli a non assimilare il potere religioso e quello politico.
Quando le parole liberté, égalité, fraternité, da motto della Rivoluzione Francese, che trovava la sua radice culturale nel trionfo della ragione celebrato dall’Illuminismo, divennero il riferimento ideologico su cui si sono costruiti lo Stato di Diritto, la democrazia e le repubbliche moderne, venne definitivamente sconfitta in Occidente l’idea che il potere di un sovrano o di un qualsiasi leader politico discendesse direttamente da Dio.
Perché prima di allora si sono avuti secoli in cui in nome della religione cristiana si è perseguitato i presunti infedeli, si è torturato, si è ucciso, si è giustiziato su roghi esposti al pubblico.
La Rivoluzione Francese del resto non fu solo un processo di liberazione da regnanti inadeguati e ingiusti, ma da un intero sistema di sfruttamento di una parte minoritaria di persone, costituita in primo luogo dal Re, dalla Regina e da tutta la Corte di nobili, che si riteneva investita del potere divino di vita e morte su chi era considerato inferiore, come peraltro era avvenuto in migliaia di anni precedenti, sotto varie forme.
Da allora i Paesi occidentali sono nel mondo patria dei valori che rappresentano la base dello Stato di Diritto e della democrazia.
E questi vanno difesi contro chiunque intenda abbatterli, i terroristi islamici e chi in Italia, in Europa e in qualsiasi parte del pianeta sostenga che sia necessario aprire un conflitto culturale e religioso contro l’islam.
Solo ipotizzare questa soluzione apre lo spazio a derive che portano a scendere sul terreno dello scontro voluto da sempre, sia chiaro, per ragioni meramente politiche e non certo religiose, dai leader musulmani anti occidentali, che in questo momento si stanno coalizzando nel sedicente Stato Islamico, mentre in passato si muovevano sotto altre spoglie e in futuro ne troveranno di nuove se l’Isis, come auspicato, sarà stato militarmente sconfitto.
Aprire uno scenario di lotta senza frontiere contro una religione come l’islam, come teorizzava peraltro la Fallaci, significherebbe scendere nell’agone della lotta ideologica e religiosa, in nome della quale lo Stato Islamico affascina le menti di giovani islamici, significherebbe rinnegare i valori democratici conquistati dopo la Rivoluzione Francese, significherebbe decretare la vera sconfitta del mondo occidentale.
Non va dimenticato che i movimenti di estrema destra e xenofobi in Europa, che sostengono teorie vicino a quelle che hanno spinto il killer anti abortista, non sono mai scomparsi e da qualche tempo le formazioni politiche che li rappresentano stanno tornando ad acquisire consenso elettorale.
In Italia questo avviene con Fratelli d’Italia e con la Lega Nord, che si affiancano, anche in manifestazioni pubbliche, a formazioni di estrema destra, come Forza Nuova e Casa Pound.
Si deve essere consapevoli che non si sta facendo solo una operazione elettoralistica, come quella di Salvini, ma si legittima nel dibattito pubblico posizioni integraliste che poi si rischia di non riuscire più ad arginare.
La crescita dei nazionalismi e della estrema destra non è solo un pericolo per le democrazie, ma anche per come potrebbero radicalizzare il confronto con il mondo islamico su quello della contrapposizione ideologica e dello scontro violento.
Questo è peraltro proprio lo scenario che auspica l’Isis, posto che il vero intento politico delle stragi come quella di Parigi è quello di creare condizioni di scontro in cui i musulmani moderati, che rappresentano la stragrande maggioranza, sentendosi sotto attacco o discriminati, per difendere il loro diritto a pregare Allah, possano assumere una posizione di consenso verso posizioni più integraliste.
Serve quindi grande senso di responsabilità da parte di chi ha un ruolo pubblico e politico, prima di provare a lanciare crociate fuori dal tempo e dalla storia, che farebbero tacere il buon senso e lascerebbero voce solo ai fondamentalismi.
Altrimenti Lewis potrebbe non essere più così solo come è oggi.

















