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	<title>Redazione, Autore a TViWeb</title>
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		<title>IL METEO IN VENETO &#8211; LE PREVISIONI PER IL WEEKEND (VIDEO)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 15:03:00 +0000</pubDate>
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<p>Le previsioni meteo di Marco Franceschini per il weekend in Veneto.</p>



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		<title>Estate italiana? Coi prezzi assurdi non ci resta che la vacanza da patrioti: in casa col ventilatore!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 10:05:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Estate Italiana. “Vacanze da patrioti: a casa, col ventilatore” Puntuale come una tassa, come la cervicale d’inverno, o come l’alert della Banca quando il conto va in rosso, anche l’estate 2025 arriva portandosi dietro il suo carico di illusioni e,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>“Estate Italiana. “Vacanze da patrioti: a casa, col ventilatore”</p>



<p>Puntuale come una tassa, come la cervicale d’inverno, o come l’alert della Banca quando il conto va in rosso, anche l’estate 2025 arriva portandosi dietro il suo carico di illusioni e, soprattutto, di rincari.<br>Secondo il Codacons, chi vorrà concedersi una vacanza in Italia dovrà mettere in conto un aumento dei prezzi tra il 10 e il 20%.<br>Tradotto: se l’anno scorso ti sei potuto permettere con qualche sacrificio una settimana a Cesenatico, quest’anno ti conviene puntare ad un fine settimana in tangenziale.<br>Ora, i conti non tornano.<br>Perché mentre l’inflazione europea, quella ufficiale, quella certificata da Eurostat, e quindi verissima, mica come le bollette, è ferma al 2,2%, il listino delle vacanze italiane sembra redatto da uno che ha sbagliato Continente.<br>O qualcuno ci prende per il culo, e allora l’inflazione “vera” è un’altra, o, ed è l’ipotesi più probabile, i soliti noti, dai gestori di stabilimenti balneari ai ristoratori creativi, dagli affitta-ombrelloni agli albergatori illuminati, hanno deciso che anche quest’anno il turista italiano è una piñata da colpire finché esce l’ultimo spicciolo.<br>La scusa ufficiale?<br>“Eh, i costi aumentano…..”.<br>Certo. Ma strano che aumentino sempre e solo nei settori dove si può lucrare di più, magari anche non emettendo qualche scontrino fiscale.<br>Non si è mai visto un ristoratore abbassare i prezzi perché la corrente è calata.<br>No, lì l’aumento è una legge naturale, tipo la gravità.<br>E guai a fiatare: se chiedi il perché di un piatto di spaghetti a 24 euro ti rispondono con lo sguardo di chi ha appena cucinato con le mani di Bottura e le lacrime di Cannavacciuolo.<br>Nel frattempo, il Governo – sì, quello dei patrioti, del “prima gli italiani!”, del “carovita sotto controllo” – si gode il fresco dei palazzi romani mentre i sudditi si organizzano per un’estate a chilometro zero.<br>Zero spiaggia, zero relax, zero ferie.<br>È tutto un “orgoglio nazionale”, un “turismo strategico”, ma alla fine il messaggio è semplice: se sei italiano e vuoi andare in vacanza, sei fuori target.<br>Mah, forse sarà la forma del nuovo patriottismo economico: “prima i turisti (ricchi)”.<br>Del resto, gli italiani sono troppo complicati: si lamentano, cercano sconti, vorrebbero la ricevuta fiscale, e magari pretendono pure il parcheggio gratuito.<br>Molto meglio il turista tedesco o americano che paga e tace, e magari pensa che 40 euro per una frittura sia il prezzo “esperienziale”.<br>Così le ferie estive diventano una missione impossibile per molti italiani: prenotazioni da brivido, prezzi da rapina, e il solito mantra degli operatori turistici: “Eh ma c’è tanta richiesta, sa com’è…”.<br>Un vero inno al libero mercato, che fatta la parafrasi si legge: facciamo il prezzo che ci pare, e non rompeteci i coglioni!<br>Poi si scopre che non tutti quei soldi restano in Italia. Un bel pezzo si perde per strada, tra evasione fiscale, lavoro in nero e affitti in contanti. Ma guai a parlarne: stai rovinando la stagione, sei anti-italiano, sei un gufo!.<br>O peggio: non capisci il valore del turismo.<br>Di questi tempi l’unico “Open to meraviglia” è lo sguardo degli italiani quando scoprono che sempre più famigliole tedesche od olandesi si fanno due settimane in Salento, mentre loro possono aspirare a un paio di giorni in un B&amp;B con vista parcheggio e colazione con tortina confezionata.<br>L’Italia sta diventando la Florida dell’Europa, il suo parco giochi.<br>Il problema è che noi, i padroni di casa, non possiamo più permetterci il biglietto d’ingresso.<br>Ce lo dicono sottovoce, ma è così: la priorità è attirare gli stranieri, perché portano soldi, non fanno domande e si fanno “inchiappettare” senza fiatare dai nostri solerti operatori turistici.<br>E se per riuscirci dobbiamo sacrificare un po’ di italiani, pazienza.<br>È il mercato, bellezza.<br>Così va l’Italia sotto il cielo dell’estate: stranieri al mare, italiani al supermercato con l’aria condizionata.<br>I primi si godono le nostre coste, i secondi guardano i post su Instagram mangiando insalata di riso. Tutto regolare, tutto previsto.<br>A forza di rincari, ci stanno portando dritti dritti verso il concetto di vacanza virtuale: uno si mette in salotto, chiude le finestre, si accende un ventilatore, spruzza un po’ di crema solare e ascolta su YouTube le onde del mare.<br>Costa meno, e nessuno ti chiede 30/40 euro per due lettini e un ombrellone sbiadito del 2007.<br>Complimenti vivissimi. L’estate italiana, quella delle “notti magiche” resta sempre un sogno.<br>Peccato che per gli italiani stia diventando sempre più un incubo.</p>
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		<title>I dazi fanno crollare le borse ed i risparmi degli italiani: Vance in Italia che ci vieni a fare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2025 09:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è qualcosa insieme di patetico e di tragico nello smarrimento che si legge in faccia a Giorgia Meloni, nonostante i suoi sforzi di dire che “in fondo sui dazi non bisogna esagerare con le preoccupazioni”.Di patetico nel suo tentativo di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>C’è qualcosa insieme di patetico e di tragico nello smarrimento che si legge in faccia a Giorgia Meloni, nonostante i suoi sforzi di dire che “in fondo sui dazi non bisogna esagerare con le preoccupazioni”.<br>Di patetico nel suo tentativo di ottenere a tamburo battente un “tete à tete” con Donald Trump, ma soprattutto che questo si concretizzi prima della visita di J.D Vance a Roma, sul quale ha già messo il cappello Matteo Salvini, con il rischio per la Premier di essere messa un po&#8217; in ombra.<br>Di tragico perché, onestamente, una tegola come quella che le è capitata sulla testa (ma anche a tutti noi intendiamoci) non le ci voleva.<br>La prima domanda che viene spontanea è questa: al di là dell’aspetto propagandistico, cosa pensa di ottenere guardando negli occhi il Tycoon?<br>Che magicamente azzeri tutti i dazi previsti per i beni italiani?<br>Che in nome dell’idem sentire sdogani caciotte, prosecco, grana e quant’altro?<br>Per i produttori sarebbe sicuramente una buona notizia, che forse passerebbe alla storia come “l’accordo del caciocavallo”!<br>Ma stranamente per lei, a leggere le dichiarazioni delle Associazioni di categoria, dalla meccanica, all’automotive, all’agroalimentare, tutti all’unisono sottolineano che la risposta non può che essere di carattere europeo, e non nazionale.<br>Certo se sei cresciuta nel mito daaa Naaazzzziiiione, speriamo non dall’autarchia, se ti sei abbeverata alle fonti del nazionalismo e del populismo, magari credendo ai miti del “popolo di eroi, santi, navigatori….”, capisco che la tentazione di “mettere i cogl….ni sulla tavola” sia forte.<br>E credetemi che in queste ore a Bruxelles e nelle capitali europee sono estremamente attenti alle mosse della nostra Premier, perché conoscono le tradizioni italiane di non essere proprio fedeli alle alleanze, di pensare di essere i più furbi, di cercare di aggirare i vincoli anche a costo di apparire dei magliari.<br>D’altronde non si tratta di sospetti; la premier italica lo ha detto chiaro e tondo al Financial Times che trova “infantile” e “superficiale” la posizione di chi pensa che a questo punto si debba scegliere fra gli Stati Uniti e l’Europa.<br>Avendo poi dichiarato “Sono una conservatrice. Trump è un leader Repubblicano. Sono sicuramente più vicina a lui che a molti altri, capisco un leader che difende i suoi interessi nazionali”, ciò rende palese l’incertezza in cui la nostra Premier si sta dibattendo.<br>Non si può certo nascondere che quello dei dazi costituisca per l’Europa intera un grande problema; per il semplice motivo che lo scontro doganale comporterà inesorabilmente un crollo della domanda proveniente dagli USA di beni e servizi europei, e quindi occorrerà capire come supplire a tale calo con la domanda interna, o con quella proveniente da altri Paesi extra UE.<br>A tutto questo si aggiunge il tonfo dei mercati, i quali potrebbero essere tentati, giorno dopo giorno, crollo dopo crollo, di verificare quale sia quella che un economista definisce “soglia del dolore”, che detta in altri termini vuol dire semplicemente fino a quando Trump sarà in grado di resistere alle pressioni delle Borse e dei consumatori, e quindi costretto ad arrivare a più miti consigli, cercando accordi con il resto del mondo.<br>Il problema vero di Giorgia Meloni in questa fase ha un nome ben preciso: Matteo Salvini.<br>Non c’è tematica che non trovi Salvini in netta contrapposizione alla maggioranza di cui è Vicepremier, dalla politica estera pro Trump ma anche filo Putin, dal nucleare, dagli oriundi, ma soprattutto dall’Europa vista come la sentina di tutti i mali, e sotto sotto anche l’euro, la moneta unica da sempre mai digerita dalla Lega.<br>E a tal proposito vorrei soffermarmi per fare qualche riflessione.<br>5.808.810.000.000.000<br>No, non è la distanza fra la terra e la luna. Quella è di “soli” 384.400 chilometri.<br>Quel numero che si fa perfino fatica a pronunciare è semplicemente l’equivalente in lire del debito pubblico attuale dell’Italia.<br>Bene, ai nostalgici della lira, ai “no-euro” se preferite, a coloro che rimpiangono signoraggi e svalutazioni competitive, mi piacerebbe chiedere: ma veramente credete che l’Italia con quel macigno di debito sulle spalle avrebbe la possibilità di restare in piedi da sola?<br>Non vi viene il dubbio che, se i tassi che ci vengono chiesti dai mercati per comprare i nostri Btp sono tutto sommato in linea con quelli europei, è solo perché l’Italia aderisce all’euro, e quindi è garantita anche dalle economie dei partner europei?<br>Non vi è bastato l’esempio della Brexit per capire che l’uscita dalla Eu sarebbe molto peggio di un bagno di sangue. E che non a caso la Gran Bretagna, che pur non aveva aderito all’euro, si è trovata in difficoltà tali che stiamo assistendo ad un suo progressivo riavvicinamento all’Unione Europea?<br>Tornando alla agognata visita della Premier a Washington, a questo punto molto probabile perché è stato riprogrammato un imminente incontro intergovernativo con Erdogan e i suoi ministri a Roma, io credo che forse questo sia il momento meno indicato per questa visita “ad limine”, che più che un incontro fra Capi di Stato potrebbe sembrare la visita di un “vassallo” al proprio feudatario per la cerimonia del bacio dell’anello.<br>E questo non farebbe che confermare le idee di chi teme che l’Italia decida di giocarsi una partita soltanto sua, mentre quasi tutti concordano che i Paesi con idee simili devono mantenere relazioni e dialoghi forti per garantire la nostra sicurezza reciproca, e mantenere la stabilità economica.<br>Vi sarete resi conto che il problema, e la distanza con gli alleati europei e forse anche con la Commissione europea, è nel metodo, nella scelta dei passi necessari per portare Trump a un reale negoziato, che tutti ritengono necessario.<br>Ed il metodo che l’Italia sembra privilegiare è quello delle relazioni bilaterali, che tanto piacciono a Salvini, e quasi certamente anche alla Meloni.<br>Chiudo ritornando su quel numero stratosferico, stellare: 5.808.810.000.000.000.<br>Un numero espresso in vecchie lirette, ma in caso di Italexit i debitori (i possessori di Btp per capirci) hanno diritto, e sicuramente vorrebbero essere liquidati un euro.<br>Roba da far tremare i polsi, e ben che vada portare l’Italia al default.<br>E tanto per dire, a seguito di una eventuale divaricazione delle politiche transatlantiche fra il BelPaese ed i Parter europei, pensate che i Mercati ci confermerebbero la loro fiducia?<br>A quel punto non ci resterebbe che chiedere l’adesione all’Unione Africana, perché sono da sempre convinto che senza l’aggancio all’Europa, l’Italia diventerebbe lo Stato più a nord del Continente Nero.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Olly, Lucio Corsi, Brunori Sas: a Sanremo vince il Paese che vuole andare oltre la “normalità”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 11:12:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla fine ha vinto&#160;Olly. E questa volta non è stato un risultato&#160;annunciato. Mai forse&#160;come quest’anno c’era incertezza su&#160;chi avrebbe prevalso e i contendenti erano diversi. Una situazione che&#160;da un lato evidenzia come ci fossero&#160;almeno una decina di buone canzoni, ma,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Alla fine ha vinto&nbsp;Olly.</p>



<p>E questa volta non è stato un risultato&nbsp;annunciato.</p>



<p>Mai forse&nbsp;come quest’anno c’era incertezza su&nbsp;chi avrebbe prevalso e i contendenti erano diversi.</p>



<p>Una situazione che&nbsp;da un lato evidenzia come ci fossero&nbsp;almeno una decina di buone canzoni, ma, allo stesso tempo, che&nbsp;nessuna&nbsp;si&nbsp;possa proporre come la più iconica&nbsp;o semplicemente bella per&nbsp;essere ricordata.</p>



<p>Sotto&nbsp;questo punto di vista&nbsp;il livello delle proposte rispecchia&nbsp;un po’&nbsp;il&nbsp;tenore&nbsp;di un Festival&nbsp;di Sanremo 2025&nbsp;che ha raccolto interesse, che ha fatto grandi ascolti,&nbsp;ma non ha raggiunto&nbsp;picchi&nbsp;indimenticabili.</p>



<p>Una sorta di melassa di spessore medio alto,&nbsp;di cui la conduzione&nbsp;di Carlo Conti è stata simbolo nell’essere spedita, precisa,&nbsp;se vogliamo impeccabile,&nbsp;ma senza guizzi, anche a volte infastidita&nbsp;quando&nbsp;qualcosa o qualcuno usciva dallo schema predefinito.</p>



<p>Così&nbsp;ci si sveglia in questa&nbsp;domenica mattina, assonnati per avere fatto tardi in attesa del&nbsp;risultato,&nbsp;con questa sottile&nbsp;e insidiosa sensazione di&nbsp;inespresso, di incompiuto,&nbsp;che ricorda quella di quando la tua squadra pareggia una partita che doveva vincere, non&nbsp;perchéfosse obbligata, ma&nbsp;perché&nbsp;poteva farlo, aveva tutte le possibilità di farlo, ma non ha osato farlo,&nbsp;bloccata dalla paura di&nbsp;sfidare il destino&nbsp;e la possibilità di perdere.</p>



<p>Quella maledetta&nbsp;possibilità&nbsp;di poter perdere.</p>



<p>E in questo si consuma l’idea&nbsp;che il&nbsp;Festival potesse essere&nbsp;ancora una volta,&nbsp;o finalmente, migliore del Paese, della sua tendenza a vivacchiare,&nbsp;della sua incapacità di uscire dalla sua&nbsp;condizione&nbsp;mediana,&nbsp;che&nbsp;le impedisce di aspirare al&nbsp;meglio,&nbsp;a una&nbsp;sublimazione&nbsp;di slancio, di ideali,&nbsp;che porta a tendere all’infinito.</p>



<p>Una mediocrità consolidata e virtuosa, forse, ma pur sempre mediocrità.</p>



<p>Però&nbsp;nel Paese c’è voglia di piangere, ridere, di buttarsi con il cuore oltre l’ostacolo, di avere la forza di schierarsie lo dimostra il successo di chi in questo Sanremo ci ha provato&nbsp;ad andare oltre&nbsp;ciò che doveva per&nbsp;forza essere.</p>



<p>Nino Frassica e&nbsp;Geppi Cucciari tra i&nbsp;co&nbsp;conduttori,&nbsp;Roberto&nbsp;Benigni&nbsp;tra gli ospiti,&nbsp;vari&nbsp;cantanti,&nbsp;per primi quelli&nbsp;finora sconosciuti al grande pubblico come&nbsp;i tre&nbsp;che occupano il podio del Festival: lo stesso Olly,&nbsp;Lucio Corsi&nbsp;e Brunori&nbsp;Sas, che va anche ringraziato per&nbsp;la dedica&nbsp;del pezzo di Lucio&nbsp;Dalla&nbsp;“L’anno che verrà”,&nbsp;al termine della sua&nbsp;esibizione nella serata&nbsp;delle cover, a Paolo Benvegnù, ricordandone il valore come cantautore,&nbsp;purtroppo mai baciato dal grande successo che meritava,&nbsp;e come&nbsp;persona sempre pronta a dispensare grazia e umanità.</p>



<p>Allora forse&nbsp;in questo risultato&nbsp;di Sanremo&nbsp;il&nbsp;riconoscimento del pubblico a&nbsp;chi si è distinto e il&nbsp;voto a quei tre outsider è un messaggio&nbsp;che, pur in questa epoca confusa e violenta, in&nbsp;cui&nbsp;sta passando l’idea che è meglio chiudersi nella propria realtà, come nella propria nazione, escludendo l’altro, soprattutto se diverso, c’è&nbsp;invece&nbsp;ancora&nbsp;più&nbsp;necessità di schierarsi&nbsp;per difendere un ideale&nbsp;di&nbsp;solidarietà&nbsp;fra persone e popoli e le&nbsp;istituzioniche lo&nbsp;incarnano e lo manifestano.</p>



<p>A&nbsp;partire dal&nbsp;Presidente della Repubblica&nbsp;Sergio Mattarella,&nbsp;che nelle stesse ore in cui l’Italia si concentrava&nbsp;sul&nbsp;Festival&nbsp;subiva&nbsp;un attacco&nbsp;violento e inaccettabile dalla Russia o&nbsp;di quell’idea di Europa unita,che&nbsp;per anni è stata costruttrice di pace e nelle stesse ore subiva l’aggressione verbale del&nbsp;vicepresidente americano JD Vance,&nbsp;con l’elogio&nbsp;del presidente Donald Trump.</p>



<p>Cogliamo&nbsp;allora&nbsp;i segnali&nbsp;che arrivano dal voto&nbsp;e facciamo guidare&nbsp;dal coraggio&nbsp;di chi canta&nbsp;la&nbsp;nostalgia come&nbsp;Olly,&nbsp;dalla&nbsp;grandezza&nbsp;insita nella normalità&nbsp;dipinta da&nbsp;Lucio Corsi,&nbsp;dalla dolcezza&nbsp;e&nbsp;dalla debolezza di fronte alla potenza di una nuova vita&nbsp;descritte da&nbsp;Brunori Sas.</p>
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		<title>Banche ed Assicurazioni, il vizietto della politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 11:18:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’affaire Unicredit-Commerbank, che fa da paio a quello Unicredit-BPM dimostra, meglio conferma, che il “vizietto” della politica di intromettersi nelle logiche di mercato viene sublimato quando si tratta di Istituti di Credito.In realtà siamo ancora fermi a quel “Abbiamo una<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’affaire Unicredit-Commerbank, che fa da paio a quello Unicredit-BPM dimostra, meglio conferma, che il “vizietto” della politica di intromettersi nelle logiche di mercato viene sublimato quando si tratta di Istituti di Credito.<br>In realtà siamo ancora fermi a quel “Abbiamo una Banca!” che ancora risuona nelle orecchie di noi italiani.<br>Le motivazioni addotte per opporsi ad operazioni di fusione o integrazione, soprattutto quelle supernazionali, sono sempre le solite: i timori che i risparmi degli italiani (o dei tedeschi nel caso Commerzbank) vengano utilizzati per supportare le economie di altri Paesi.<br>Hai voglia a parlare di Sistema Bancario Europeo!<br>Qui siamo ancora alla difesa dei confini nazionali dall’invasione degli stranieri (mi sembra di sentire il “Voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane” di Pier Capponi).<br>Stamattina le agenzie hanno lanciato la notizia che il Monte dei Paschi di Siena ha annunciato un’operazione per l’acquisizione totale o parziale di Mediobanca, da realizzarsi attraverso un’offerta di scambio totalitaria.<br>In parole comprensibili dal Sior Piero e dalla Siora Maria si tratta di una scambio “carta contro carta”, senza “schei sula tòla” come si direbbe in Veneto.<br>Nel dettaglio Mps valuta Mediobanca 13,3 miliardi, ed offre un premio del 5.03% sulla quotazione di ieri (concretamente tu mi dai 10 azioni Mediobanca ed io ti do in cambio 23 azioni Mps).<br>Potrebbe sembrare di primo acchito una normale operazione fra Banche, tesa a valorizzare gli asset.<br>Se non che Mediobanca è da sempre uno dei centri nevralgici del potere finanziario-bancario italico, in quanto ha in pancia il 13% del capitale del maggiore gruppo assicurativo; le Generali.<br>Generali che, guarda caso, è intanto impegnata nell’integrazione di Natixis, operazione avversata dai Del Vecchio e dai Caltagirone, ma molto attenzionata anche da parte della politica.<br>Generali è da anni oggetto del desiderio di due Gruppi finanziari; quello che fa capo a Gaetano Caltagirone e quello che faceva capo a Leonardo del Vecchio, ed ora, dopo la sua scomparsa, agli eredi.<br>Ricordiamo tutti le epiche battaglie del tandem Caltagirone-Del Vecchio per controllare Mediobanca (di cui detengono, rispettivamente, il 7,8% e il 19,8% del capitale) e di conseguenza Generali (di cui detengono rispettivamente il 6,92 ed il 9,93%) finora non andate a buon fine.<br>Ma poiché il lupo perde il pelo ma non il vizio, Generali rimangono il “faro”, l’ “oscuro oggetto del desiderio”, e se si può trovare qualche altra strada per arrivare al loro controllo, perché no?<br>Non è un mistero che qualcuno a livello politico accarezzava l’idea del terzo polo bancario da realizzare con la fusione fra Banca BPM e Mps.<br>Ma cosa succede ad un certo punto?<br>A sparigliare le carte, vanificando il piano, ci ha pensato quel diavolaccio di Andrea Orcel con la sua Opa su Bpm.<br>Apriti cielo!<br>Ma come? Se Unicredit secondo i nostri Demostene che ci governano non è neppure una banca italiana (nonostante abbia sede legale a Milano), come si permette di intralciare la costituzione del mitico terzo polo?<br>Ecco che allora nei “pensatoi” romani immagino si siano passate notti insonni spremendosi le meningi per mettere in piedi un’operazione che sia in linea con i desiderata dei nostri politici.<br>Badate bene che la stessa cosa hanno fatto i tedeschi a Berlino per stoppare l’assalto di Unicredit a Commerzbank.<br>Come si vede tutto il mondo è paese.<br>E così il Monte dei Paschi, Banca salvata a suon di miliardi dei contribuenti italiani, che solo di recente ha messo i conti in ordine e sta lavorando bene, improvvisamente lancia appunto l’operazione di scambio azionario su Mediobanca.<br>Mediobanca che ha ovviamente dichiarato di considerare l’offerta come “ostile” in quanto non concordata.<br>Il fuoco di artificio è appena scoppiato, c’è ancora molto fumo nell’aria, per cui è necessario aspettare le reazioni “vere”, di coloro che hanno voce in capitolo in questa materia, magari perché detentori di cospicui pacchetti di azioni.<br>Ma se dovessi esprimere un giudizio a caldo, direi che di là di tante belle parole, di piani fantasmagorici sulla nascita del terzo polo bancario, di primo acchito direi che siamo ad una riedizione dell&#8217;annosa battaglia dei Gruppi Caltagirone e Del Vecchio per controllare Mediobanca, e di conseguenza Generali.<br>Nihil novo sub sole.<br>L&#8217;anomalia, se così si può definire, a mio avviso sta nel fatto che, in questo caso, della partita fa parte anche lo Stato italiano, primo azionista di Mps.<br>Ma sappiamo da tempo che certe Forze politiche stanno contrastando Unicredit (e l&#8217;operazione BPM) proprio al fine di costruire il terzo polo bancario tricolore (bianco rosso e verde, per timore del bianco rosso e blu francese).<br>Credo spetti al mercato decidere.<br>E sono curioso di vedere quanto azionisti di Mediobanca siano ansiosi di entrare in possesso delle azioni di Mps, che negli ultimi anni non è che abbiano brillato nella distribuzione molti dividendi.<br>In estrema sintesi direi trattarsi di una operazione (carta contro carta) di mercato, ma con una buona dose di inquinamento politico.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Patenti a rischio? Arriva il vino senza alcol..!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 09:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Martedì scorso sul sito del Ministero delle Infrastrutture e&#160;&#160;dei Trasporti è apparsa questa comunicazione: “31 dicembre 2024.&#160;Il nuovo Codice della strada&#160;&#160;non modifica i limiti di alcol consentiti, ma introduce misure più rigide contro l’uso improprio del cellulare e il consumo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Martedì scorso sul sito del Ministero delle Infrastrutture e&nbsp;&nbsp;dei Trasporti è apparsa questa comunicazione: “31 dicembre 2024.&nbsp;Il nuovo Codice della strada&nbsp;&nbsp;non modifica i limiti di alcol consentiti, ma introduce misure più rigide contro l’uso improprio del cellulare e il consumo di droghe alla guida.&nbsp;&nbsp;Tuttavia una campagna mediatica distorta sembra&nbsp;&nbsp;ignorare l’impatto degli smartphone&nbsp;&nbsp;sugli incidenti dando&nbsp;&nbsp;spazio a polemiche immotivate come quella sul calo delle ordinazioni di risotto allo champagne, riportata persino da importanti quotidiani. Questa disinformazione rischia di confondere i cittadini e penalizzare settori cruciali come l’enogastronomia. Per questo, il Mit sta valutando azioni legali per procurato allarme”.</p>



<p>(https://www.mit.gov.it/comunicazione/news/codice-della-strada-nessuna-modifica-dei-limiti-consentiti-per-lalcol).</p>



<p>Mi ha un po&#8217; stupito il tono, a mio avviso inusuale, di questa precisazione ministeriale, ma sicuramente non saranno sfuggiti anche a voi gli sfottò, le vignette irriverenti, gli allarmi, i video,&nbsp;&nbsp;le geremiadi di ristoratori e baristi, ampiamente presenti in Rete in questi giorni a proposito dei controlli sul tasso alcolemico, per cui debbo presumere che in quest’epoca in cui la politica è attentissima agli umori dei cittadini, queste proteste, più o meno larvate, possano creare qualche nervosismo al Ministero.</p>



<p>Hai voglia a precisare che non è cambiato nulla, se il cittadino ha una percezione nettamente diversa.</p>



<p>Sul tema dell’assunzione di molti farmaci vi ho già intrattenuto (<a href="https://www.tviweb.it/stai-prendendo-un-antistaminico-per-unallergia-patente-a-rischio/">https://www.tviweb.it/stai-prendendo-un-antistaminico-per-unallergia-patente-a-rischio/</a>), e spero che prima o poi arriverà una normativa chiarificatrice.</p>



<p>Ma su una cosa concordo con il Ministero: quella che si stiano enfatizzando le modifiche al Codice concentrandosi sull’assunzione di alcolici,&nbsp;&nbsp;cioè trascurando quello che a mio avviso rappresenta l’intervento più giusto per la sicurezza stradale, la repressione dell’uso degli smartphone mentre si guida.</p>



<p>Ma tornando agli alcolici, ed al vino in particolare, credo che il Ministro Salvini non dovrebbe stupirsi più di tanto per le proteste di cittadini, osti e ristoratori, perché, inutile negarlo,&nbsp;il vino non è mai stato esclusivamente una delle variabili del computo calorico quotidiano, così come non è mai stato semplicemente una merce; il vino, il “nettare di Bacco”, ha sempre rappresentato parte integrante della nostra millenaria cultura e identità italica.</p>



<p>“L’aqua smarsìse i pali”, recita un adagio veneto, con il chiaro intento di evidenziare che questo non succede con il vino.</p>



<p>Eppure proprio il 23 dicembre scorso&nbsp;il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha firmato&nbsp;&nbsp;il decreto, ora in fase di registrazione, &nbsp;che disciplina le disposizioni sulla produzione di vino dealcolato, o parzialmente dealcolato, nel nostro Paese (a parte che mi suona meglio “dealcolizzato” come descritto nella Direttiva Europea 2021/2017 che regola la materia.&nbsp;</p>



<p>Vino dealcolato?&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Alle orecchie di chi ama il vino deve suonare come una bestemmia!</p>



<p>Ed al riguardo io, da astemio, posso testimoniare non solo le difficoltà che ho avuto fino a qualche anno fa a trovare in bar e ristoranti la “birra analcolica” (ora fortunatamente superate), ma soprattutto le facce schifate degli altri avventori che alla mia richiesta mi guardavano come fossi una “bestia schifosa”.</p>



<p>Non è stata una strada agevole neanche quella che ha portato al decreto Lollobrigida.</p>



<p>Pensate che,&nbsp;fino a poco tempo fa, una bevanda con un tenore alcolico inferiore agli 8,5 gradi non poteva neppure essere chiamata &#8220;vino&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Adesso il tabù è stato superato, e già da oggi&nbsp;tutti quelli che finora lo evitavano&nbsp;quali astemi, sportivi, donne incinte, conducenti di mezzi pubblici o piloti di aereo, aderenti a confessioni religiose che vietano l’alcol (si pensi ai musulmani) potranno brindare con calici di&nbsp;vino dealcolato, a basso o zero contenuto alcolico.</p>



<p>Il mondo agricolo, dopo lunghe perplessità e anche contrarietà, ha finito per dare il via libera, anche perché i produttori si sono accorti che il settore dei vini “low e no-alcol” è in rapida crescita, con le vendite estere che rappresentano una importante fetta del mercato (pensate che fino a ieri i vignaiuoli italici dovevano portare il vino all’estero per dealcolarlo, e poi reimportarlo per imbottigliarlo ed esportarlo!).</p>



<p>Adesso la nuova normativa permetterà anche all’Italia di recuperare il terreno perduto rispetto a Paesi come Spagna, Francia e Germania, che già permettono da tempo di togliere l’alcol dai vini, rispondendo alla crescita della domanda, soprattutto dei Paesi scandinavi.</p>



<p>D’altro canto auto escludersi per questioni “emozionali e storiche” da un mercato in rapida espansione, soprattutto fra i giovani, sarebbe stato un classico esempio di “Tafazzismo”.</p>



<p>A questo punto credo che molti di voi si stiano chiedendo: ma cos’è questo vino dealcolizzato?&nbsp;&nbsp;Come si produce? Che sapore ha?</p>



<p>Beh innanzi tutto bisogna chiarire che il punto di partenza, la materia prima, è sempre un vino “reale”, il cui tenore alcolico viene abbassato fino ad essere inferiore allo 0,5% fondamentalmente con due tecniche.</p>



<p>Anche a tale riguardo va specificato che non si tratta di processi “chimici”, bensì di tecniche meccaniche, che sono sostanzialmente due: la distillazione sotto vuoto ed il filtraggio.</p>



<p>Distillare un vino significa, fondamentalmente,&nbsp;far evaporare l’alcol che contiene,sfruttando il calore.&nbsp;Si prende insomma la bevanda arrivata relativamente vicino alla sua forma finale, dopo aver già subito la&nbsp;fermentazione, e viene tenuta ad una certa temperatura, non eccessivamente elevata, per un lasso preciso di tempo.</p>



<p>Il filtraggio del vino avviene invece attraverso una membrana finissima, a pressioni molto elevate, in grado di lasciar passare esclusivamente&nbsp;molecole di acqua e alcol<strong>.&nbsp;</strong>Questo passaggio viene ripetuto diverse volte fino a eliminare una elevata percentuale di alcol.</p>



<p>Questi i due processi a grandi linee; se siete appassionati e volete approfondire, in rete potete togliervi tutte le curiosità.</p>



<p>Si arriva quindi inevitabilmente alla domanda: è buono?</p>



<p>Avrete già capito che non sono certo la persona più adatta ad esprimere un giudizio al riguardo, perché a me del vino non piace neppure l’odore, e quindi non l’ho mai bevuto.</p>



<p>Per analogia non bevevo neppure la birra; ma devo dire che da qualche anno mi sono avvicinato a quella no-alcol, e la consumo saltuariamente.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Di conseguenza, per quanto riguarda il vino non posso che fare riferimento a giudizi espressi da esperti su giornali e media.</p>



<p>Vi consiglio di fare così anche voi, e non stupitevi se troverete stroncature epocali, e anche giudizi tutto sommato positivi.</p>



<p>L’idea che mi sono fatto, dopo aver scorso una marea di valutazioni,&nbsp;&nbsp;paludate o meno, è che la qualità del vino analcolico sia migliorata nel tempo, nel senso che i produttori hanno imparato, e sono sempre più attenti, a non privare il prodotto finale delle sostanze aromatiche e dei profumi del vino tradizionale.</p>



<p>Detto questo, sono assolutamente convinto che un vino con meno dello 0,5% di alcol non avrà mai lo stesso sapore di quello “vero”, senza per questo diventare un semplice “succo d’uva”, che è tutto un altro prodotto.</p>



<p>Immagino che il vino analcolico possa avere il sapore di un prodotto più dolce, magari leggermente annacquato, e con qualche caratteristica sensoriale (struttura, densità, odori e aromi)&nbsp;in meno rispetto all’originale.&nbsp;</p>



<p>Ma d’altro canto ragazzi, non si può certo avere la “botte piena e la moglie ubriaca” (e qui il proverbio ci azzecca proprio!).</p>



<p>In definitiva il vino dealcolato a mio avviso&nbsp;non dovrà mai essere considerato come un sostituto del vino “normale“, ma piuttosto come un prodotto a sé stante, con un suo preciso mercato di riferimento.&nbsp;</p>



<p>Come sempre saranno i consumatori ad imporre le regole; e se sempre più importanti produttori&nbsp;&nbsp;stanno investendo nel vino dealcolato, state tranquilli che hanno fatto bene i loro conti, perché il relativo consumo è in crescita esponenziale.</p>



<p>In fondo per loro il vero profumo è quello dei soldi, non quello del nettare di Bacco.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>PS: A proposito: se qualcuno di voi avesse già bevuto il vino no-alcol mi farebbe piacere conoscere la sua valutazione.&nbsp;&nbsp;Lo so che in Veneto questa potrebbe sembrare quasi una bestemmia, ma con il nuovo Codice della strada, “la patente val bene un vino senza alcol”?</p>
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		<title>Anno nuovo, problemi vecchi: manca i “schei”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 09:02:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’appello manca solo l’Epifania, ma si sa che la Befana è una festa che coinvolge quasi esclusivamente i più piccoli, che ancora credono alla vecchietta che, volando su una scopa, porta doni ai buoni e cenere e carboni ai cattivi.&#160;<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>All’appello manca solo l’Epifania, ma si sa che la Befana è una festa che coinvolge quasi esclusivamente i più piccoli, che ancora credono alla vecchietta che, volando su una scopa, porta doni ai buoni e cenere e carboni ai cattivi.&nbsp;</p>



<p>Per gli altri, dopo la sbornia (e non parlo solo di vino e alcolici) delle festività di Natale e Fine anno, dopo i balli, dopo i concerti in piazza, dopo le promesse di essere migliori, dopo le speranze di un anno migliore di quello appena trascorso, c’è la consapevolezza che di fatto i problemi del 1° gennaio sono gli stessi del 31 dicembre.</p>



<p>E dopo essersi resi conto che le difficoltà non svaniscono magicamente con il brindisi di mezzanotte, giocoforza si ricomincia quindi a guardare avanti, appunto a quelle problematiche&nbsp;&nbsp;&nbsp;economiche, sociali e personali&nbsp;&nbsp;che continuano a seguirci, e a dirci che il calendario altro non è che&nbsp;&nbsp;un’illusione di cambiamento.</p>



<p>Ed il primo problema resta sempre quello degli “schei”, che sono sempre insufficienti alla bisogna.</p>



<p>Come sempre il 2024 si è chiuso con l’approvazione della legge di Bilancio, con un voto di fiducia come ormai accade dal lontano 2018, e con lo strascico delle solite proteste dell’opposizione (forse varrebbe la pena prendere atto che qualche aggiustamento alla Costituzione più bella del mondo sarebbe ormai necessario).</p>



<p>Onestamente non è una Finanziaria che fa sognare. E per il terzo anno consecutivo si palesa in modo evidente che le promesse elettorali dei “patrioti” che ci governano sono state di fatto disattese.</p>



<p>Certo sono state ripristinate le “regole di bilancio europee”, si devono ancora scontare le follie (e le decine di miliardi) del Superbonus 110%, ma da liberale permettetemi di dire che forse si poteva osare di più sul fronte di una profonda revisione della spesa, soprattutto di quella assistenziale.</p>



<p>Ma si sa che sussidi e bonus, unitamente a flax tax e condoni, sono la strada maestra dei nostri Demostene, ed eventuali tagli andrebbero contro la ricerca politica del consenso.</p>



<p>Quindi ragazzi, mettiamocela via, al di là delle parole, delle fanfaronate, delle sparate per avere i titoli dei giornali, la strada resterà quella ben collaudata fin dall’epoca dell’Impero Romano; “panem et circenses”.</p>



<p>Trovo comunque giusto riconoscere a Giancarlo Giorgetti, a capo del Ministero che più di ogni altro subisce l’”assalto alla diligenza” delle lobbies economico-industriali e dei Parlamentari, di aver saputo tenere la “barra dritta” sul deficit.</p>



<p>C’è da augurarsi che ci riesca anche in occasione delle prossime due leggi di bilancio, quando l’avvicinarsi delle elezioni indurrà tutti a incalzare il Ministero per avere più soldi da elargire in regalie e spese improduttive a scopo elettorale.</p>



<p>Il 2025 non si presenta per l’industria italiana come un anno facile, avendo per di più alle spalle due anni interi di contrazione della produzione industriale.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La prima cosa che viene in mente è il settore Automotive, con 70.000 posti di lavoro coinvolti, ma da mesi i Vertici delle Associazioni degli industriali lanciano segnali di allarme per l’intero comparto della Manifattura, che nel bene e nel male, con l’export, contribuisce in maniera determinante al nostro Pil.</p>



<p>Questa criticità sembra non allarmare più di tanto il Governo, che non si stanca mai di sempre a ricordare che Turismo e Servizi continuano a crescere….</p>



<p>Sarà che si tratta di settori a basso valore aggiunto, dove non si chiedono certo alte professionalità (sicuramente piuttosto che niente meglio piuttosto), ma mi auguro che i nostri Demostene non vedano per i giovani&nbsp;&nbsp;italiani un futuro di camerieri, facchini, bagnini ed affittacamere (sovente abusivi).&nbsp;</p>



<p>Vedrete che quando aumenteranno le ore di cassa integrazione, e molte aziende chiuderanno i battenti, cambieranno anche spartito e musica nei palazzi romani.</p>



<p>Ma intimamente legato all’economia dell’Europa, e inevitabilmente anche dell’Italia, c’è il problema della sicurezza, drammaticamente tornato alla ribalta, dopo 80 anni di pace, con l’aggressione russa all’Ucraina.</p>



<p>Su tale tema si imporranno scelte drammatiche, e sicuramente impopolari.</p>



<p>I cultori di storia ricorderanno che&nbsp;nel 1938, Benito Mussolini chiese retoricamente alla folla se volesse “burro o cannoni”: e la risposta, come è noto, cadde infaustamente sulla seconda alternativa.</p>



<p>Non dico che vedremo Giorgia Meloni sul balcone di palazzo Chigi proporre lo stesso dilemma agli italiani, anche perché ci ha pensato Donald Trump, fra pochi giorni nuovo Presidente Usa, a porre la questione,&nbsp;&nbsp;facendo trapelare che chiederà ai Paesi della Nato di aumentare le spese per la difesa fino a raggiungere il 5% del Pil (l’Italia impiega meno del 2%).</p>



<p>A riproporre la problematica ci ha poi pensato&nbsp;il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, sottolineando che i Paesi europei destinano in media il&nbsp;25% del PIL&nbsp;a sanità e pensioni, ed insistendo sulla necessità di&nbsp;riallocare&nbsp;una parte di questi fondi per rafforzare gli armamenti.</p>



<p>Parole chiare quelle di Rutte: “Non siamo in guerra, ma nemmeno in pace. La nostra&nbsp;deterrenza&nbsp;funziona per ora, ma guardo con preoccupazione ai prossimi 4-5 anni. Non siamo pronti per ciò che potrebbe accadere, e il pericolo si avvicina rapidamente. Ciò che è accaduto in Ucraina potrebbe accadere anche qui.”</p>



<p>Rutte non è un novellino della politica.&nbsp;&nbsp;E’ stato per lungo tempo Primo Ministro dell’Olanda, e sa di cosa parla quando dice:&nbsp;&#8220;L’Europa rappresenta il 10% della popolazione mondiale, ma ha il 50% della quota di welfare&#8221;.</p>



<p>E’ evidente il suo suggerimento che una piccola parte di questa spesa venga ri-orientata per mettere in sicurezza i confini: &#8220;Non stiamo parlando di scegliere tra i tank e gli ospedali: possiamo fare entrambi. Ma se non agiamo ora, non saremo pronti quando sarà troppo tardi&#8221;.</p>



<p>Ecco perché, ribadisco, se un domani non ci si vuole trovare improvvisamente di fronte alla drammatica scelta fra “burro o cannoni”, sarebbe opportuno “snellire” un po&#8217; la spesa pubblica improduttiva (e credetemi che ce n’è tanta di clientelare), fin da subito, destinando più risorse alla difesa collettiva.</p>



<p>Immagino quanto siano inorriditi sentendo questi ragionamenti i nostri pacifisti da marce e da tastiera, la gauche caviar, i centri sociali, il Vaticano, e quant’altri credono che per avere la pace sia sufficiente invocarla.</p>



<p>Ma Rutte fa politica, e mi chiedo cosa ci sia di così fuori dal mondo quando dichiara: &#8220;Quello che sta succedendo in Ucraina potrebbe succedere qui. E la Cina sta osservando con attenzione: se Putin prevarrà, Xi Jinping prenderà nota e potrebbe tentare qualcosa in Asia.&nbsp;Il conflitto è una lezione che non possiamo ignorare: le collaborazioni tra Russia, Iran, Corea del Nord e Cina dimostrano che siamo in un mondo più pericoloso rispetto alla Guerra Fredda&#8221;.</p>



<p>I politici più avveduti hanno capito cosa potrebbe riservare il futuro, ma parlarne apertamente è altra cosa, per cui preferiscono far finta di nulla.</p>



<p>A parte Crosetto, Ministro della Difesa, che ha&nbsp;scritto che l’idea di utilizzare l’esercito principalmente per operazioni e missioni di pace nelle aree critiche del mondo, rimasta valida negli ultimi tre decenni, «è un lusso che oggi, soprattutto alla luce dell’attuale contesto internazionale, l’Italia non può più permettersi». Al contrario, il potenziamento delle proprie capacità militari deve tornare a essere «il principale baluardo in termini di difesa e deterrenza da tutti i tipi di minacce, presenti e future”.</p>



<p>Economia, sicurezza, queste le sfide del 2025.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ovviamente non è detto che tutto si trasformi in tragedia, anzi!</p>



<p>Ma il solo fatto di prenderne atto, senza insistere banalmente che “tutto va bene”, sarebbe già un bel primo passo.</p>



<p>Umberto Baldo&nbsp;</p>



<p>PS: certo può essere che si stia esagerando, ma&nbsp;la&nbsp;<strong>Polonia</strong>&nbsp;sta espandendo tramite una serrata&nbsp;<strong>riconversione industriale</strong>&nbsp;la sua capacità di produrre armamenti e, al contempo, in sinergia con Stati come&nbsp;<strong>Finlandia e Svezia</strong><strong>,</strong>sta abituando la propria società ad un clima da pre-conflitto. E la Croazia, dopo 17 anni, dalla metà di quest’anno reintrodurrà il servizio militare obbligatorio.&nbsp;&nbsp;Stanno tutti sbagliando?&nbsp;&nbsp;Può essere che per l’Italia basti schierare contro un eventuale invasore le schiere oranti dei nostri pacifisti (in fondo funzionò quando Papa Leone Magno nel 452 d.C. fermò Attila).</p>
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		<title>2025, quella voglia di conoscere il futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2024 08:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo e la Redazione di Tviweb C’è chi lo consulta rigorosamente ogni giorno, chi una volta l’anno tanto per vedere, e chi mai come lo scrivente. Parlo dell’oroscopo, relativamente al quale mi chiedo da sempre come&#160;una società laicizzata, sempre<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo e la Redazione di Tviweb</p>



<p>C’è chi lo consulta rigorosamente ogni giorno, chi una volta l’anno tanto per vedere, e chi mai come lo scrivente.</p>



<p>Parlo dell’oroscopo, relativamente al quale mi chiedo da sempre come&nbsp;una società laicizzata, sempre più atea, sulla quale sembrano passati inutilmente l’Illuminismo e la Rivoluzione scientifica, senta il bisogno di interloquire con maghi, fattucchiere, stregoni, chiromanti, cartomanti, esperti di oroscopi, guaritori,&nbsp;&nbsp;facendo confluire ogni anno nelle tasche di questi “professionisti della vaticinazione”,&nbsp;&nbsp;di questa gente che promette divinazioni, comunicazioni con l’aldilà, previsioni dei numeri del lotto, oroscopi sul futuro, ben 13 miliardi secondo i calcoli del Codacons.</p>



<p>Certo chi non ci crede può anche ridere, può anche sbeffeggiare queste persone che si affidano senza difese, che si arrendono incondizionatamente&nbsp;all’astuzia di chi promette di soddisfare la voglia di arcano, di dare una risposta alle ansie per il futuro, la salute, il lavoro, l’amore e quant’altro.</p>



<p>In fondo è una storia che parte dagli àuguri e dagli aruspici, dagli oracoli e dalle sibille, soggetti che anche nell’antichità sostenevano di saper interpretare il destino, nel senso di essere in grado di predire “leggendo le stelle” cosa&nbsp;&nbsp;&nbsp;sarebbe potuto succedere ad ogni uomo o donna nell’anno a venire.&nbsp;</p>



<p>Vi risparmio le consuete previsioni di Nostradamus, se non per dirvi che non ne ha azzeccata neanche una relativamente al 2024, e immagino che fra un anno saremo ancora qui a costatare nuovamente che di fatto le quartine sono solo “materiale per gonzi affascinati dall’occulto”.</p>



<p>Venendo a noi, a questo 2025 che stasera muoverà i primi passi dalla mezzanotte, consultando il quadro astrologico ho appreso che,&nbsp;quando parliamo di fortuna, dobbiamo controllare la posizione prima di tutto del pianeta Giove, simbolo di abbondanza, leggerezza, ottimismo e socialità.</p>



<p>Ho anche appreso che nella classifica dei segni più fortunati per il prossimo anno trionfano prima i segni d’aria (Gemelli, Bilancia e Acquario) e poi quelli d’acqua (Cancro, Pesci e Scorpione) grazie proprio allo spostamento di Giove a giugno.</p>



<p>Quindi amici miei, prendete nota che nel 2025 Giove si troverà, per i primi sei mesi, nella seconda e nella terza decade del segno dei Gemelli, mentre&nbsp;il 9 giugnopasserà nel segno del Cancro, dove resterà per i successivi 13 mesi.&nbsp;</p>



<p>Ma non bisogna poi dimenticare di considerare anche la sosta di&nbsp;Marte in Cancro, nei mesi di gennaio e febbraio, e&nbsp;&nbsp;quella di Saturno, ancora nel segno dei Pesci.</p>



<p>Cosa voglia dire tutto questo lo sa Dio, perché scorrendo poi le previsioni segno per segno ho potuto appurare ancora una volta che&nbsp;un astrologo di successo si limita ad affermazioni vaghe, generiche, e nei limiti del possibile valide per tutti; nelle quali cioè sia facile riconoscersi, e vedere rappresentata la propria situazione personale.</p>



<p>Detta in altre parole, così come un orologio rotto segna comunque l’ora esatta due volte nelle 24 ore, così un oroscopo, prevedendo sia pure in modo vago ed indeterminato gioie e dolori, amori o tradimenti, salute o malattia, per le leggi della probabilità alla fine qualcuno potrà vedere rappresentata la propria situazione personale.</p>



<p>Per essere più chiaro, statisticamente parlando, se preconizzi che un segno zodiacale, (mettiamo la Vergine che è il mio), avrà fortuna al gioco, ci sarà pure fra tutti i “vergini” qualcuno che in quell’anno azzecca un terno al lotto, o gratta una schedina vincente alla lotteria istantanea; e così i fortunati vincitori saranno propensi a credere che l’astrologo aveva ragione.</p>



<p>Questa è la chiave di lettura, questa la realtà dei vaticini dei veggenti; la fiera delle banalità applicata, guarda caso, alle tre cose che, si ritiene,&nbsp;più interessino al singolo individuo: amore, salute, lavoro.</p>



<p>E vi confesso che provo una grande tristezza quando, raramente per la verità, facendo zapping mi capita di vedere in qualche Tv la trasmissione di un sedicente “mago” che viene interrogato da qualche ragazza che, con ansia e sussiego, chiede se il moroso la sposerà; alla quale il “veggente” risponde con frasi di una tale indeterminatezza che forse avrebbero messo in difficoltà la stessa “Sibilla cumana”!</p>



<p>Resta il fatto che i nostri astrologi si guardano bene dal prevedere quando finirà ad esempio la guerra in Ucraina o a Gaza, o altri fatti reali.</p>



<p>Troppo difficile?&nbsp;&nbsp;Ma perché è più facile, e lucroso,&nbsp;sbilanciarsi in affermazioni del tipo: “A gennaio verrai abbandonata da Plutone, che inizierà a essere dissonante nei tuoi confronti… ma attenzione a&nbsp;&nbsp;Saturno che continuerà a darti filo da torcere….”</p>



<p>Vogliamo fare una piccola prova? Empirica, sia chiaro, tanto per vedere!</p>



<p>Ho scorso gli&nbsp;oroscopi redatti dal firmamento degli “scrutatori degli astri in salsa italica”, che in questi giorni ovviamente imperversano su giornali e media.</p>



<p>E con umiltà ho messo a confronto le previsioni di un segno zodiacale (non tutti per ragioni di spazio ovviamente), scegliendo quello di mia moglie, il&nbsp;<strong>Sagittario.</strong></p>



<p>Secondo&nbsp;<strong>Ginny Chiara Viola</strong>:&nbsp;&nbsp;Tra Giove e Saturno, che hanno iniziato a darti fastidio già nel 2024 e non smetteranno almeno fino a giugno 2025, il sesso sarà proprio l&#8217;ultimo dei tuoi pensieri! A meno che tu non voglia sfogare sotto le coperte i tuoi dispiaceri, che potrebbe essere un&#8217;ottima soluzione, direi che in generale i bisogni della tua dolce metà saranno molto in fondo nell&#8217;elenco delle tue priorità. In più, diciamocelo, spesso non sarai certo dell&#8217;umore di chi abbiamo voglia di coinvolgere con le coccole preliminari. (Fonte&nbsp;FanPage.it)</p>



<p>Secondo&nbsp;<strong>Ada Alberti</strong>: Il Sagittario&nbsp;avrà un anno con alti e bassi, ma con una grande possibilità di riscatto. Nonostante i problemi che potrebbero sorgere in generale nella vita, la fine dell’anno porterà un cambiamento significativo grazie al passaggio di Giove in Ariete (Fonte Notizie 24 ore).</p>



<p>Secondo&nbsp;<strong>Paolo Fox</strong>: per il Sagittario&nbsp;il 2025 inizierà con alcune difficoltà a&nbsp;causa dell&#8217;opposizione di Giove&nbsp;ma ci saranno anche dei momenti positivi, grazie alla presenza di Venere favorevole in marzo e maggio, che aiuterà a sbloccare alcune situazioni. Insomma,&nbsp;nonostante le difficoltà iniziali, con determinazione e pazienza arriveranno i miglioramenti. (Fonte Il Tempo).</p>



<p>Secondo&nbsp;<strong>Branko</strong>&nbsp;per il&nbsp;<strong>Sagittario</strong>&nbsp;sarà uno di quegli anni che si ricorderà tutta la vita: &#8220;Nel 2025 quello che è rimasto nascosto verrà allo scoperto e l’anno sarà una sorta di miniera di transiti, influssi e aspetti astrali. Un anno che resterà inciso nella storia personale&#8221;. (fonte Libero).</p>



<p>Per&nbsp;<strong>Simon &amp; The Stars</strong>:&nbsp;“Quest’anno accade qualcosa di epico, Sagittario:ti riprendi ciò che ti spetta! Le tue prodezze, la tua capacità di non arrenderti mai dinanzi alle sfide, il tuo innato ottimismo non ti hanno mai abbandonato. Eppure negli ultimi mesi (se non anni) qualcosa o qualcuno ti ha fatto sentire&nbsp;svilito. Sul lavoro, non&nbsp;riconoscendoti&nbsp;ciò che davvero meritavi.&nbsp;In coppia o in famiglia, mettendoti dinanzi a&nbsp;invasioni di campo, compromessi e&nbsp;situazioni caotiche&nbsp;che ti hanno fatto perdere il tuo centro. Niente panico: a pareggiare i conti ci pensa il 2025, ma ancora prima ci pensi tu: al grido di&nbsp;“adesso basta!”, sei pronto a scrollarti di dosso tutto ciò che finora ha rallentato. E poi, dalla primavera, ad aprirti a un&nbsp;nuovo capitolo di vita. Favoriti i progetti di coppia, le convivenze e/o le compravendite, ma anche i nuovi amori a partire dall’estate. Di qualunque novità si tratti, ciò che conta è che ora torni a decidere tu!&nbsp;&nbsp;(Fonte The Blender&nbsp;Magazine.com)</p>



<p>Mi dispiace per i lettori nati sotto altri segni zodiacali, che se vogliono “conoscere come sarà il loro 2025” secondo gli astri dovranno cercare altrove; ma quello che mi interessa qui evidenziare, con il raffronto fra i suddetti oroscopi, è la palese impossibilità di avere indicazioni concrete e soprattutto univoche, in quanto ogni previsione risulta indeterminata e diversa dall’altra.</p>



<p>In definitiva va preso atto una volta per tutte che l’astrologia è una pratica tanto antica quanto controversa, ma del tutto priva di alcun fondamento scientifico.&nbsp;</p>



<p>Detto questo, se poi non riuscite a fare meno di scorrere le pagine degli oroscopi su quotidiani o riviste o social media, per sapere cosa vi riserva il futuro, poco male, non sentitevi in colpa;&nbsp;in una fase in cui ci sono ancora persone che credono che la terra sia piatta, o che sostengono teorie pseudo scientifiche o complottiste, alla fin fine possono starci anche i “cultori” degli oroscopi.</p>



<p>L’importante è che non li prendiate troppo sul serio, e soprattutto che non contribuiate ad arricchire dei ciarlatani che vi promettono di svelarvi il futuro.</p>



<p>D’altro canto, finché ci sono persone che leggono gli oroscopi, ci meditano su, e magari ci stanno male se non sono favorevoli, perché questi professionisti dell’occulto dovrebbero rinunciare ad una professione così ben remunerata?</p>



<p>In fondo, ritengo che prevedere il futuro sia sempre meglio che lavorare!!</p>



<p>Ad ogni buon conto, che siate o meno dei fans dello Zodiaco, unitamente ai ragazzi della Redazione di Tviweb&nbsp;&nbsp;auguro a tutti voi un BUON 2025.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Il dottor Visonà nuovo Cavaliere: onorificenza consegnata dal Prefetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Dec 2024 11:14:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è svolta venerdì 20 dicembre nella Sala di Rappresentanza della Prefettura a Vicenza la cerimonia di consegna delle Onorificenze dell’Ordine al “Al Merito della Repubblica Italiana” conferite con decreto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella lo scorso 2 giugno a nove cittadini della Provincia di Vicenza. Tra loro il dottor Giuseppe Visonà,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Si è svolta venerdì 20 dicembre nella Sala di Rappresentanza della Prefettura a Vicenza la cerimonia di consegna delle Onorificenze dell’Ordine al “<em>Al Merito della Repubblica Italiana</em>” conferite con decreto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella lo scorso 2 giugno a nove cittadini della Provincia di Vicenza. Tra loro il dottor Giuseppe Visonà, brendolano, medico di famiglia in pensione, nonchè studioso di storia locale con diverse pubblicazioni all’attivo. A consegnare l’ onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”, il Prefetto Filippo Romano.</p>



<p>Presente&nbsp;alla cerimonia&nbsp;il&nbsp;Sindaco di Brendola Bruno Beltrame.&nbsp;</p>



<p>“<em>Con il gruppo Laboratorio Brendola&nbsp;</em>– afferma il Sindaco Beltrame<em>&nbsp;&#8211;&nbsp;</em><em>avevo fatto richiesta al Prefetto perché fosse concessa questa prestigiosa onorificenza al Dott. Visonà</em><em>.</em><em>&nbsp;</em><em>Ho appreso con grande soddisfazione la notizia&nbsp;</em><em>quando questa on</em><em>orificenza, del tutto meritata,</em><em>&nbsp;è stata riconosciuta dal</em><em>&nbsp;Presidente della Repubblica al nostro concittadino</em><em>.&nbsp;</em><em>A nome di tutta la Comunità brendolana&nbsp;</em>–&nbsp;continua&nbsp;<em>– desidero esprimere un vivo ringraziamento per la professionalità e l’umanità sempre dimostrate dal dottor Visonà, che nel corso degli anni si è distinto anche per il suo impegno sociale in varie attività&nbsp;</em><em>contribuendo</em><em>&nbsp;anche la crescita culturale di Brendola.</em><em>&nbsp;</em><em>Un grande grazie anche per&nbsp;</em><em>essere stato il promotore con l’Amministrazione Comunale, nel 2021, del passaggio della gestione della Scuola dell’Infanzia e Nido Integrato dalla Parrocchia alla Fondazione di partecipazione “Polo dell’Infanzia di Brendola” della quale è stato Presidente fino a qualche mese fa</em>.&nbsp;<em>L’auspicio&nbsp;</em>–&nbsp;conclude&nbsp;Beltrame<em>&nbsp;– è che l’onorificenza conferita al nostro concittadino sia uno stimolo per tutti noi a dedicarci ancora di più al nostro paese per la promozione del bene comune</em>”.</p>



<p>Il dott. Giuseppe Visona, 73 anni, si laureato a Padova in Medicina e Chirurgia, è stato dal 1977 al dicembre del 2019 medico di famiglia a Brendola. Ora è in pensione. Impegnato nella vita di comunità da sempre. Ha ricoperto vari incarichi in gruppi ed associazioni culturali e di volontariato. E’&nbsp;stato fondatore dell’Associazione Genitori nel 1983, della Polisportiva Brendola nel 1985, della Cooperativa Centro Studi Berici nel 1997 e della Fondazione “Paolino Massignan Dopo di Noi”, che ha dato vita ad una struttura a servizio delle persone con disabilità. E’ stato inoltre il fondatore, nel 1997,&nbsp;dell’Associazione Laboratorio Brendola, della quale è tuttora presidente, che svolge attività di ricerca, discussione, studio, informazione e formazione sulla realtà&nbsp;Brendolana.&nbsp;Ha fatto parte del Cda della Cooperativa Sociale ’81 e del Cda della Cassa Rurale. E’ stato&nbsp;anche&nbsp;il promotore con l’azienda Ulss del Centro Socio Sanitario di Brendola, dando vita, nel 2004, alla prima Medicina di Gruppo del Veneto. Ha infine pubblicato numerosi libri tra i quali il “Nostro territorio”, “Nuovi sentieri”, “Pensieri, memorie e ricordi”, “Un paese di campagna diventa polo industriale”, “Medici di paese”, “Essere Medico: un’arte in estinzione” e nel 2023 “Un percorso al tempo dell’infanzia”.</p>
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		<title>Desertificazione bancaria tra Intelligenza Artificiale e spopolamento: così si &#8220;uccidono&#8221; le aree più isolate dell&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 12:53:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’introduzione di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale e il machine learning, ha trasformato radicalmente l’industria bancaria, portando a una crescente digitalizzazione e a un calo delle interazioni fisiche nelle filiali. Gli istituti bancari hanno trovato in queste tecnologie un’opportunità per<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’introduzione di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale e il machine learning, ha trasformato radicalmente l’industria bancaria, portando a una crescente digitalizzazione e a un calo delle interazioni fisiche nelle filiali. Gli istituti bancari hanno trovato in queste tecnologie un’opportunità per ottimizzare i costi e aumentare l’efficienza, riducendo la necessità di una rete di filiali estesa e puntando sui servizi digitali e automatizzati. Tuttavia, questa tendenza ha avuto effetti negativi in molte regioni, soprattutto nelle aree rurali e meno densamente popolate, dove le chiusure di sportelli hanno generato vere e proprie zone di desertificazione bancaria.</p>



<p>L’impatto di queste scelte tecnologiche è stato devastante per molte comunità: la mancanza di una filiale bancaria non solo rende difficile l’accesso al credito e ai servizi finanziari per privati e imprese locali, ma compromette anche l’intero sistema economico e sociale. Gli anziani, i cittadini meno digitalizzati e le piccole imprese locali sono i più colpiti, privati di un servizio essenziale e costretti a spostarsi anche di molti chilometri per accedere a una banca. Questo scenario contribuisce a un ulteriore isolamento delle aree già marginalizzate, aggravando il rischio di spopolamento e indebolendo il tessuto sociale.</p>



<p>Di fronte a queste problematiche, UILCA, sindacati bancari, ha lanciato una campagna nazionale per combattere la desertificazione bancaria, del lavoro e del tessuto sociale ed economico, con un tour che ha attraversato tutta l’Italia, toccando comuni piccoli e grandi, e sensibilizzando le istituzioni e i cittadini sull’importanza di mantenere una rete di servizi bancari accessibili. In questo percorso, UILCA ha incontrato i sindaci di piccoli comuni, i governatori regionali e altre figure istituzionali per avviare un dialogo costruttivo e proporre soluzioni concrete.</p>



<p>L’obiettivo della campagna di UILCA è duplice: da un lato, vuole stimolare la politica e le banche stesse a riflettere sulle conseguenze sociali delle loro strategie; dall’altro, intende rafforzare l’impegno verso una transizione digitale più inclusiva, che non lasci indietro nessuno. UILCA chiede un maggiore equilibrio tra tecnologia e servizi tradizionali, garantendo che la modernizzazione dei sistemi bancari non porti a un’ulteriore marginalizzazione di ampie fasce della popolazione.</p>



<p>Le banche svolgono un ruolo cruciale nella società: oltre a fornire servizi finanziari, sono un punto di riferimento per le comunità locali e contribuiscono alla coesione sociale. UILCA insiste sulla necessità che gli istituti bancari considerino anche la loro responsabilità sociale, adottando politiche di sostegno alle aree meno servite, piuttosto che optare esclusivamente per una riduzione dei costi tramite la chiusura delle filiali.</p>



<p>Tra le proposte avanzate per contrastare la desertificazione bancaria figurano: la promozione di sportelli bancari mobili e ATM avanzati: in modo da garantire una presenza fisica, anche se temporanea, nei comuni meno serviti. Investimenti in formazione digitale: rivolti a quelle fasce di popolazione, come gli anziani, che necessitano di assistenza per utilizzare i nuovi strumenti bancari e collaborazione con enti locali e associazioni: per realizzare progetti che mantengano vivo il contatto tra i cittadini e le istituzioni finanziarie.  Incentivi per le banche che mantengono operativi gli sportelli in aree periferiche, bilanciando così l’interesse economico con l’esigenza di garantire l’accesso ai servizi bancari a tutta la popolazione.</p>



<p>L’iniziativa di UILCA rappresenta un passo importante verso la costruzione di un modello bancario sostenibile e inclusivo, capace di coniugare innovazione e responsabilità sociale. L’intelligenza artificiale può senza dubbio migliorare l’efficienza dei servizi, ma è fondamentale che questa tecnologia venga impiegata con una visione più ampia e umana, che tenga conto delle esigenze delle persone e del territorio.</p>



<p>La campagna di UILCA contro la desertificazione bancaria dimostra l’importanza di una sinergia tra istituzioni, associazioni e aziende per creare soluzioni che non solo rispondano alle sfide del mercato, ma anche alle esigenze reali delle persone. Solo così sarà possibile ridurre l’impatto negativo della chiusura delle filiali bancarie e promuovere un modello di crescita inclusivo, che non lasci indietro le comunità e continui a investire nel capitale umano e sociale del nostro Paese.</p>



<p>La desertificazione bancaria non è un fenomeno inevitabile, ma richiede un impegno concreto e una visione di lungo termine per bilanciare i benefici dell’innovazione tecnologica con le esigenze di una società equa e inclusiva. La campagna di UILCA si colloca in questa prospettiva, proponendo un modello di sviluppo sostenibile che metta le persone e le comunità al centro della trasformazione digitale, rendendo l’Italia un Paese più accessibile e solidale per tutti.</p>
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		<title>Adolescenti, come fare i soldi coi vestiti usati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 09:41:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Moda sostenibile: Il boom dei vestiti riciclati e sostenibili tra gli adolescenti Negli ultimi anni, il concetto di moda sostenibile ha guadagnato terreno, specialmente tra i giovani. Gli adolescenti di oggi sono sempre più consapevoli dell&#8217;impatto ambientale delle loro scelte<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Moda sostenibile: Il boom dei vestiti riciclati e sostenibili tra gli adolescenti</p>



<p>Negli ultimi anni, il concetto di moda sostenibile ha guadagnato terreno, specialmente tra i giovani. Gli adolescenti di oggi sono sempre più consapevoli dell&#8217;impatto ambientale delle loro scelte e cercano alternative che rispettino l&#8217;ambiente senza compromettere lo stile. Questo cambiamento di mentalità ha portato a un vero e proprio boom dei vestiti riciclati e sostenibili, trasformando il settore della moda e aprendo nuove opportunità di mercato.</p>



<p>La moda sostenibile si riferisce a pratiche che riducono l&#8217;impatto ambientale e sociale della produzione di abbigliamento. Questo può includere l&#8217;uso di materiali riciclati, il riciclo di capi esistenti, la produzione etica e locale, e l&#8217;adozione di processi che minimizzano l&#8217;uso di acqua e sostanze chimiche nocive. Molti marchi emergenti e anche alcuni grandi brand hanno iniziato a investire in collezioni che rispettano questi principi, offrendo abiti creati con materiali riciclati come cotone rigenerato, plastica PET riciclata e fibre naturali coltivate in modo sostenibile.</p>



<p>Gli adolescenti sono spesso considerati trendsetter, e la loro crescente attenzione alla sostenibilità ha avuto un ruolo cruciale nel boom dei vestiti riciclati. Rispetto alle generazioni precedenti, i giovani di oggi sono più informati sulle questioni climatiche e sociali grazie all&#8217;accesso ai social media e ad altre piattaforme di informazione. Campagne di sensibilizzazione, documentari e movimenti globali come &#8220;Fridays for Future&#8221; hanno contribuito ad aumentare la consapevolezza sull&#8217;importanza di uno stile di vita sostenibile, inclusa la moda.</p>



<p>Per molti adolescenti, l&#8217;acquisto di abiti riciclati o di seconda mano è diventato una scelta di stile e di principio. La &#8220;second-hand culture&#8221; ha visto una crescita esponenziale grazie a piattaforme come Depop, Vinted e ThredUp, dove gli utenti possono acquistare e vendere abbigliamento usato. Inoltre, molti preferiscono vestiti di marchi che dimostrano trasparenza e impegno nelle pratiche sostenibili, valorizzando le aziende che investono in materiali ecologici e in processi di produzione etica.</p>



<p>La moda sostenibile offre numerosi benefici, sia per l&#8217;ambiente che per i consumatori.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;industria della moda è una delle più inquinanti al mondo. Utilizzando materiali riciclati e sostenibili, si riduce la necessità di nuove risorse naturali e si minimizza l&#8217;impatto ambientale.</p>



<p>Riciclare tessuti e indumenti evita che questi finiscano in discarica, promuovendo un&#8217;economia circolare in cui i prodotti possono essere riutilizzati e rigenerati.</p>



<p>Molti marchi sostenibili pongono attenzione alle condizioni di lavoro dei loro dipendenti, garantendo salari equi e ambienti di lavoro sicuri, una differenza sostanziale rispetto alla fast fashion.</p>



<p>Gli abiti sostenibili tendono ad essere realizzati con materiali di alta qualità e con una maggiore attenzione ai dettagli, rendendoli più resistenti e durevoli nel tempo.</p>



<p>Per mantenere questa tendenza e far sì che la moda sostenibile diventi la norma, è essenziale educare i consumatori, in particolare i giovani, sugli impatti ambientali e sociali delle loro scelte di abbigliamento. Le scuole, le organizzazioni non governative e i marchi stessi possono giocare un ruolo importante nella diffusione di una cultura della moda più consapevole. Eventi di sensibilizzazione, laboratori di riciclo e campagne di comunicazione sui social media sono solo alcune delle strategie che possono essere adottate per promuovere un consumo più responsabile.</p>



<p>Il boom dei vestiti riciclati e sostenibili tra gli adolescenti rappresenta non solo una tendenza di moda, ma anche un segnale di cambiamento sociale e culturale. I giovani stanno guidando la transizione verso un futuro più verde e consapevole, dimostrando che stile e sostenibilità possono andare di pari passo. Sostenere e promuovere queste pratiche è fondamentale per costruire un&#8217;industria della moda che rispetti l&#8217;ambiente e le persone, garantendo un futuro più sostenibile per tutti.</p>
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		<title>Le app che spaccano per teenager!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2024 09:16:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensioni e consigli su app innovative per studiare, organizzarsi e divertirsi. Oggi le applicazioni non sono più solo strumenti di intrattenimento: possono aiutare a migliorare la produttività, l’organizzazione e persino lo studio. Se sei un adolescente alla ricerca di app<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Recensioni e consigli su app innovative per studiare, organizzarsi e divertirsi.</p>



<p>Oggi le applicazioni non sono più solo strumenti di intrattenimento: possono aiutare a migliorare la produttività, l’organizzazione e persino lo studio. Se sei un adolescente alla ricerca di app innovative per rendere la tua giornata più efficiente o semplicemente per divertirti, sei nel posto giusto. Ecco alcune delle migliori app di tendenza che non puoi perdere!</p>



<p><strong>Notion&nbsp;</strong>applicazione basata sull’organizzazione e produttività.&nbsp;<em>Notion&nbsp;</em>è un’app che dispone &nbsp;di diverse operazioni, come, note, liste di cose da fare, database e calendari. Può essere utilizzata per pianificare i compiti, gestire progetti o appuntare i propri impegni nel calendario.&nbsp;</p>



<p>È ideale per la creazione di un’agenda digitale, che includa appunti, obiettivi e scadenze. Inoltre è possibile rendere la propria esperienza personalizzata, creando liste, tabelle, promemoria, etc..</p>



<p>Infine, &nbsp;<em>Notion&nbsp;</em>può essere installata sia negli smartphone che nel desktop.</p>



<p>Questa è l’applicazione&nbsp;perfetta per chi cerca un&#8217;app multifunzionale che aiuti a mantenere tutto sotto controllo.</p>



<p><strong>Forest</strong>&nbsp;è un’app per combattere le distrazioni, aiuta la mente a restare concentrata in modo stimolante e divertente. Questa può essere adoperata durante momenti di studio o lavoro per evitare di distrarsi dallo smartphone. Consiste nel “piantare” un albero nell’app, se si esce da questa prima che il timer finisca, l’albero piantato morirà. Più si riesce a stare concentrati più si alzerà la possibilità di creare una foresta virtuale, incentivando a studiare di più.</p>



<p>L’app è utile per contrastare la procrastinazione, e per tenere traccia del tempo dedicato al proprio lavoro.</p>



<p>Per giunta motiva a disconnettersi e stimola lo studio attraverso il gamification, che lo rende più coinvolgente.</p>



<p><strong>Quizlet&nbsp;</strong>impara giocando. Si tratta di un’app educativa che aiuta a memorizzare i concetti e le nozioni attraverso flashcard e quiz interattivi. In vista di esami o interrogazioni, si possono creare delle carte o utilizzare quelle già disponibili. È perfetta per arricchire le proprie conoscenze, e soprattutto per imparare nuove lingue, terminologie scientifiche o date storiche.</p>



<p>L’app supporta il metodo di studio basato su ripetizioni attive, rendendo l’apprendimento divertente grazie ai quiz e giochi che dispone.&nbsp;Al suo interno sono presenti un’ampia varietà di argomenti, ed è presente la possibilità di provare differenti modalità di studio.</p>



<p><strong>Todoist</strong>&nbsp;organizzarsi in modo semplice. Si tratta di un’app minimalista e facile da usare per la gestione di attività.&nbsp;<em>Todoist&nbsp;</em>dà la possibilità di creare elenchi di cose da fare, assegnare scadenze e dividere i diversi compiti in sotto-attività per favorire l’organizzazione. Grazie alla sua semplicità, è adatta a chiunque sia in cerca di un’app per tenere traccia delle proprie responsabilità quotidiane.</p>



<p><em>Todoist&nbsp;</em>è utile per la gestione dei compiti scolastici, attività e progetti personali. È possibile aggiungere etichette per organizzare i propri impegni in base alle priorità. Inoltre è ottima per la presenza di notifiche promemoria per le scadenze importanti.</p>



<p><strong>Duolingo&nbsp;</strong>imparare una lingua divertendosi. Un modo per imparare una o più nuove lingue, o migliorare quella che si sta studiando, è installare l’app&nbsp;<em>Duolingo</em>. Questa offre la possibilità di apprendere nuove parole, costruire frasi e perfezionare la comprensione grammaticale, in modo divertente, attraverso lezioni brevi e giochi. Le lingue disponibili sono diverse, tra cui l’inglese, spagnolo, francese, giapponese, etc..</p>



<p>All’interno dell’applicazione è possibile partecipare a lezioni interattive che trasformano l’apprendimento in un gioco. Le lezioni sono brevi e permettono l’allenamento ovunque e in qualsiasi momento. Inoltre sono adatte a tutti i livelli: &nbsp;dai principianti agli avanzati, ed è presente un sistema di premi e ricompense per mantenere alta la motivazione.</p>



<p>Le applicazioni possono essere alleate preziose per migliorare la produttività, l’organizzazione e persino lo studio. Sia che tu stia cercando di gestire meglio il tuo tempo o di trovare nuovi modi per apprendere divertendosi, sono presenti app per ogni esigenza. Non resta che provare quelle che ti ispirano di più e vedere come possono migliorare la tua vita quotidiana!</p>



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		<title>Vicenza, ancora droga a Campo Marzo:arrestato nigeriano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Oct 2024 11:12:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’ambito di controlli serrati, effettuati in questi giorni nell’area calda del quadrilatero da parte della polizia locale con il Nos e la Squadra Antidegrado unitamente all’ufficio Volanti della Questura di Vicenza, è stato fermato&#160;giovedì pomeriggio&#160;A.E., 27enne nigeriano che nascondeva droga<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Nell’ambito di controlli serrati, effettuati in questi giorni nell’area calda del quadrilatero da parte della polizia locale con il Nos e la Squadra Antidegrado unitamente all’ufficio Volanti della Questura di Vicenza, è stato fermato&nbsp;giovedì pomeriggio&nbsp;A.E., 27enne nigeriano che nascondeva droga nella biancheria intima.</p>



<p>L’operazione si è svolta nell’area calda compresa tra Campo Marzo, piazzale Bologna e via Verdi. Alla vista degli agenti, l’uomo ha cercato rifugio all’interno di un’attività commerciale. Le pattuglie però lo hanno raggiunto, identificandolo e perquisendolo.</p>



<p>All’interno della biancheria intima, è stato rinvenuto un sacchetto di nylon trasparente contenente 16 dosi di stupefacente (otto di cocaina ed altrettante di eroina), pronte per essere vendute nella piazza di spaccio di Campo Marzo. L’uomo inoltre aveva addosso 82 euro in banconote e monete, ritenuti provento di spaccio.</p>



<p>Il 27enne è stato perciò accompagnato in Questura e fotosegnalato, quindi nel distaccamento “Campo Marzo” della polizia locale per la redazione degli atti. La droga è stata sottoposta a sequestro penale assieme al denaro, mentre l’uomo è stato denunciato per il reato di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.</p>



<p>La polizia locale di Vicenza, assieme alle volanti della Questura, prosegue nell’incessante opera di contrasto al traffico e allo spaccio di droghe anche avvalendosi delle unità cinofile, oltre che al contrasto del degrado urbano.</p>



<p>I controlli avvengono con particolare attenzione nelle zone in cui è più alto l’allarme sociale nei residenti per la presenza di individui dediti allo spaccio.</p>
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		<title>Giochi e realtà virtuale: il metaverso e il futuro dell&#8217;intrattenimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 15:38:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso degli ultimi anni, la realtà virtuale ha compiuto passi da gigante, trasformando il modo in cui ci relazioniamo con i videogiochi e aprendo le porte a una nuova dimensione: il metaverso. Questo universo digitale promette di rivoluzionare non<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Nel corso degli ultimi anni, la realtà virtuale ha compiuto passi da gigante, trasformando il modo in cui ci relazioniamo con i videogiochi e aprendo le porte a una nuova dimensione: il metaverso. Questo universo digitale promette di rivoluzionare non solo l&#8217;intrattenimento, ma anche il nostro modo di lavorare, imparare e interagire con gli altri. Tuttavia, non mancano i rischi e le sfide da affrontare per assicurare che questa tecnologia porti benefici duraturi alla società. Analizziamo quindi le opportunità e le problematiche legate al metaverso e al suo impatto sull&#8217;intrattenimento del futuro.</p>



<p>Il metaverso, definito come un mondo virtuale persistente e condiviso, offre possibilità quasi infinite per l&#8217;intrattenimento. La fusione di mondi digitali interattivi con la realtà aumentata consente esperienze immersive che vanno oltre il concetto tradizionale di videogioco. Grazie alla realtà virtuale (VR) e alla realtà aumentata (AR), gli utenti possono immergersi in mondi paralleli in cui esplorare, creare e socializzare senza i confini della fisicità.</p>



<p>I videogiochi diventano mondi in cui è possibile vivere esperienze realistiche, dagli sport estremi alle esplorazioni spaziali. Piattaforme come Roblox, Fortnite e gli universi virtuali proposti da Meta stanno creando esperienze di gioco che permettono di muoversi, comunicare e agire in società.</p>



<p>Il metaverso ha anche il potenziale di trasformare la socializzazione. Anziché comunicare attraverso chat o chiamate video, si può interagire con avatar tridimensionali in ambienti virtuali che riproducono fedelmente luoghi reali o fantastici. Concerti virtuali, eventi culturali e mostre d&#8217;arte digitali stanno già unendo milioni di persone.</p>



<p>L&#8217;economia virtuale è in crescita, con la compravendita di beni digitali come abiti per avatar, opere d&#8217;arte NFT, o addirittura terreni virtuali in piattaforme come Decentraland. Si aprono nuove professioni, dai designer di ambienti virtuali agli influencer del metaverso, e la possibilità per molti di guadagnare svolgendo attività creative in questo nuovo spazio.</p>



<p>Il metaverso ha applicazioni che vanno oltre il puro divertimento. Le scuole e le aziende stanno esplorando modalità per utilizzare ambienti virtuali per l&#8217;istruzione e la formazione professionale. Gli studenti possono visitare una riproduzione dell&#8217;antica Roma senza lasciare casa, mentre i medici possono simulare interventi complessi per esercitarsi in un ambiente controllato e sicuro.</p>



<p>Nonostante le opportunità, il metaverso presenta anche rischi significativi, che vanno affrontati con consapevolezza e responsabilità.<br>L&#8217;enorme quantità di dati raccolti durante le esperienze nel metaverso – dal movimento del corpo alle conversazioni personali – potrebbe esporre gli utenti a gravi rischi di privacy. Le piattaforme di realtà virtuale sono potenzialmente in grado di tracciare e archiviare informazioni sensibili, e ciò rende indispensabile una regolamentazione adeguata.<br>L&#8217;immersione totale in un mondo virtuale può risultare coinvolgente al punto di portare ad abusi e dipendenze. Alcuni utenti potrebbero preferire il metaverso alla realtà, perdendo il contatto con la vita quotidiana e le relazioni interpersonali. Questo fenomeno potrebbe accentuare problematiche come l&#8217;isolamento sociale, soprattutto tra i giovani.<br>La tecnologia richiesta per accedere al metaverso – come visori VR avanzati e connessioni internet veloci – è ancora costosa e non disponibile ovunque. Ciò crea una barriera all&#8217;ingresso, rischiando di escludere molte persone e amplificando il divario digitale già presente in diverse parti del mondo.<br>Chi controlla il metaverso? Attualmente, gran parte di queste piattaforme è in mano a grandi aziende private, il che pone questioni delicate di governance e di controllo. L&#8217;assenza di regole chiare può portare a fenomeni di monopolio e abuso di potere, oltre a rendere difficile la regolamentazione dei contenuti e delle attività illecite.</p>



<p>Il metaverso ha il potenziale di trasformare il nostro rapporto con l&#8217;intrattenimento e la socializzazione in modo radicale. Potrebbe diventare uno spazio condiviso dove vivere esperienze coinvolgenti, ampliare i nostri orizzonti culturali e formativi e persino costruire nuove carriere. Tuttavia, la strada per un metaverso inclusivo, sicuro e sostenibile non è priva di ostacoli.</p>



<p>La sfida, per governi, aziende e utenti, è di trovare un equilibrio tra innovazione e responsabilità. Le opportunità del metaverso sono entusiasmanti, ma devono essere accompagnate da misure di tutela, regolamentazione e accessibilità per evitare che i rischi superino i benefici. Solo così potremo creare un futuro in cui il metaverso rappresenti un&#8217;evoluzione positiva e non una fonte di ulteriori divisioni e problemi sociali.</p>



<p>Con la giusta attenzione e l&#8217;approccio etico adeguato, il metaverso potrebbe diventare una nuova dimensione di creatività e condivisione, un luogo dove l&#8217;intrattenimento diventa un&#8217;esperienza senza confini e alla portata di tutti.</p>



<p>Valentina Faietti</p>
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		<item>
		<title>Sangiuliano Boccia-to: cosa cambia nella politica italiana dopo l’affaire sexy</title>
		<link>https://www.tviweb.it/sangiuliano-boccia-to-cosa-cambia-nella-politica-italiana-dopo-laffaire-sexy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Sep 2024 09:13:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caso Sangiuliano; sul ponte sventola bandiera bianca Umberto Baldo Come in tutte le cose umane c’è un “prima”, e c’è un “dopo”. E così sarà anche della vicenda che ha visto coinvolto il Ministro, ormai ex, Gennaro Sangiuliano e la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Caso Sangiuliano; sul ponte sventola bandiera bianca</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Come in tutte le cose umane c’è un “prima”, e c’è un “dopo”.</p>



<p>E così sarà anche della vicenda che ha visto coinvolto il Ministro, ormai ex, Gennaro Sangiuliano e la dottoressa Maria Rosaria Boccia, definita da Dagospia, con la delicatezza che caratterizza il giornale on line di D’Agostino, “pompeiana”.</p>



<p>Lo so che, trattandosi apparentemente di una vicenda “di cuore e di letto”, quel termine potrebbe&nbsp;&nbsp;anche diventare evocativo, e magari anche equivoco, ma in realtà dobbiamo attenerci al fatto inequivocabile che la dottoressa è nata in quel di Pompei.&nbsp;</p>



<p>Vi starete chiedendo perché sottolinei la faccenda del prima e del dopo.</p>



<p>Presto detto.</p>



<p>Quante volte abbiamo visto le opposizioni parlamentari, i grandi Partiti, cercare di ottenere le dimissioni di un Ministro, finito per un qualsivoglia motivo nel mirino.</p>



<p>E quindi interrogazioni parlamentari, richieste di question time, polemiche su giornali e social, per arrivare all’arma finale della mozione di sfiducia in Parlamento.</p>



<p>Tutte armi che risultano spuntate, se la maggioranza cui appartiene il malcapitato decide di difenderlo.</p>



<p>Invece in questo caso una semplice signora biondissima, armata solamente di un account Instagram, è riuscita dove Schlein, Conte, Renzi, Bonelli e compagnia di giro avrebbero certamente fallito; provocare la fuoriuscita di Gennaro Sangiuliano dal primo Governo Meloni della storia.</p>



<p>E sì che la Premier ha fatto di tutto per difendere il Ministro, arrivando persino a respingere le sue dimissioni dopo un lungo, e forse drammatico, faccia a faccia a Palazzo Chigi.</p>



<p>Ma la forza dei social si è rivelata insuperabile, e di fronte al ridicolo, alle vignette, alle barzellette, alle foto montate, alle allusioni, e alla fine anche all’interesse della stampa straniera, anche Giorgia Meloni ha dovuto alzare bandiera bianca, accettando le irrevocabili dimissioni del “Ministro innamorato”, sostituendolo a tamburo battente con Alessandro Giuli, un altro giornalista di mestiere, attualmente Presidente del Maxxi.</p>



<p>Ma, non mollo l’osso ovviamente, più che l’epilogo della vicenda, già scontato per chi capisce qualcosa di politica, la vicenda mette in evidenza che un semplice account Instagram, usato con intelligenza e strategia, conta infinitamente di più di qualsiasi dichiarazione alle agenzie, precisazione, discorso, nota stampa, intervista televisiva (finanche al mitico e governativo per definizione Tg1).</p>



<p>Si è cioè dimostrato che, da casa propria, comodamente seduto in poltrona a seguire i dibattiti, i talk show, le elucubrazioni dei maitres à penser, un qualunque cittadino, o cittadina, armato di un semplice smartphone può interloquire quasi in diretta con i grandi media, costruendo una contro-narrazione, corredata da foto, documenti, video a audio, in grado di smontare&nbsp;&nbsp;e smentire quella “ufficiale”.&nbsp;</p>



<p>Lo abbiamo visto in diretta quando la Boccia si è introdotta nella trasmissione&nbsp;&nbsp;“In Onda” di Luca Telese e Marianna Aprile, raccontando la “sua verità”, così costringendo i media tradizionali a darle spazio, di fatto a rincorrerla (forse non caso la Boccia ha concesso a questa trasmissione la sua prima intervista televisiva)</p>



<p>Guardatela come volete, ma questa vicenda ha dimostrato che un account Instagram ha reso di fatto obsoleti, lenti e superati, tv e giornali.&nbsp;</p>



<p>Un po’ come è accaduto a suo tempo con l’avvento della posta elettronica che ha spazzato via come fossero preistoria&nbsp;&nbsp;posta cartacea e fax.&nbsp;</p>



<p>Certo un una visione di tipo “biblico” parrebbe di trovarsi di fronte alla mitica lotta fra Davide e Golia, con Davide nella vesti della dottoressa Boccia, e Golia in&nbsp;&nbsp;quelle del “Potere costituito”.</p>



<p>Ma è proprio così?&nbsp;</p>



<p>Vediamo come ha usato la sua “fionda“ la bionda pompeiana.</p>



<p>Si parte da un primo post, in cui&nbsp;&nbsp;&nbsp;Boccia ringrazia per la nomina a “Consigliere del Ministro per i grandi eventi”, pubblicato dopo aver appreso che la nomina stessa era stata bloccata.&nbsp;</p>



<p>Un modo perfetto per mettere in mora l’Istituzione Ministero, costretta a smentire, ma nello stesso tempo un potente detonatore per innescare una conversazione social ad alta magnitudo mediatica.&nbsp;</p>



<p>Poi, a fronte di smentite e precisazioni sempre più balbettanti dei palazzi romani, viene sparata una sequenza progressiva e cadenzata di scientifiche e documentate smentite alle note ufficiali; e parliamo di foto di viaggi, di alberghi, di riunioni, di incontri, di visite al Parlamento.</p>



<p>Precisazioni e puntualizzazioni che rispondono ai precedenti post, ma soprattutto che ventilano un seguito di altre “prove”, addirittura di video e registrazioni, senza mai precisare nulla, ma lasciando tutto pericolosamente nel vago.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Tutto questo ha come effetto (ovviamente voluto e cercato) di alzare progressivamente l’interesse mediatico, sino ad arrivare all’interazione diretta con le affermazioni del Presidente del Consiglio prima, e del Ministro poi.</p>



<p>Se ci pensate bene sembra una tattica militare; stanare il nemico costringendolo a scoprirsi,&nbsp;&nbsp;a chiamare a raccolta i media amici, per poi colpirlo, obbligandolo a smentire, confutare, esibire pezze di appoggio e quant’altro.</p>



<p>Il tutto porta al risultato che persino gli amici, di fronte a questa escalation, arrivino a chiedere di finirla; e così si spiega ad esempio l’invito a dimettersi, rivolto a Sangiuliano dall’ “amico” Alessandro Sallusti.</p>



<p>Questo modo di condurre di eventi, in modo quasi scientifico, sembra aver convinto Lor Signori che dietro la dottoressa Boccia ci sia “qualcuno che guida l’operazione”; in altre parole che la donna sia una nuova edizione di Mata Hari.</p>



<p>Francamente non saprei cosa dire, ma in generale non sono incline ad abbracciare ipotesi “dietrologiche” o “complottistiche”.</p>



<p>Io cerco sempre di restare ai fatti, e questa storia a mio avviso dimostra che, “fra il prima ed il dopo”, nulla d’ora in avanti sarà come prima<strong>.</strong></p>



<p>Nel senso che l’affaire Boccia-Sangiuliano dimostra in modo incontrovertibile che nel mondo dell’informazione attuale ogni soggetto è interconnesso, interdipendente, ed in grado con un account ed uno smartphone di guidare una narrazione a proprio favore, ottenendo un risultato politico clamoroso, che tutta l’opposizione assieme non sarebbe stata in grado di raggiungere.&nbsp;</p>



<p>E allo stesso tempo che il “Sistema Istituzionale”, con le sue prese di posizione “ufficiali”, con le sue liturgie, con i suoi bizantinismi, non è più in grado di gestire momenti di difficoltà, comprendendo appieno come sia cambiato il sistema comunicativo.</p>



<p>La crisi, chiamiamola così, nata da un Ministro che è caduto suo malgrado nelle malie e nelle spire dell’amore e dalla “pucchiacca” (termine usato dal grande Vittorio Feltri), è ormai alle spalle, ma siate certi che da oggi in poi qualunque politico avveduto, prima di assumere qualche collaboratore, pretenderà un check up completo, Dna compreso.</p>



<p>Per concludere, era evidente da giorni che l’unico epilogo possibile erano le dimissioni di Sangiuliano.</p>



<p>La Premier ha provato e resistere, ma evidentemente quando ha toccato con mano l’abisso di ridicolo in cui il Governo era ormai precipitato, e immagino dopo aver letto gli editoriali del Times, del Daly Mail, del The Telegraph, del Figaro, del&nbsp;&nbsp;Mundo, di Politico, di Orf, di Newsit, della Reuters, ha realizzato che l’unica via d’uscita era un dignitoso “Basta!”, per quanto tardivo.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ps: qualora venisse appurato che la dottoressa Boccia ha fatto tutto da sola, fossi un’azienda che opera nel mondo dei media non me la farei scappare.</p>
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		<item>
		<title>L’Italia, compreso il Veneto, continua a “regalare” i giovani migliori agli altri Stati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2024 08:28:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è la prima volta che parlo di ”emigrazione giovanile”. L’ultima risale al 15 febbraio 2023&#160;&#160;(https://www.tviweb.it/pillola-di-economia-in-otto-anni-sono-espatriati-40-000-giovani-laureati-veneti/), ma ritengo opportuno ritornare sul tema&#160;&#160;perché, a mio&#160;&#160;avviso, si tratta del classico elefante nella stanza, che le Istituzioni e la Classe dirigente del Paese<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Non è la prima volta che parlo di ”emigrazione giovanile”.</p>



<p>L’ultima risale al 15 febbraio 2023&nbsp;&nbsp;(<a href="https://www.tviweb.it/pillola-di-economia-in-otto-anni-sono-espatriati-40-000-giovani-laureati-veneti/">https://www.tviweb.it/pillola-di-economia-in-otto-anni-sono-espatriati-40-000-giovani-laureati-veneti/</a>), ma ritengo opportuno ritornare sul tema&nbsp;&nbsp;perché, a mio&nbsp;&nbsp;avviso, si tratta del classico elefante nella stanza, che le Istituzioni e la Classe dirigente del Paese si ostinano a non vedere.</p>



<p>A volte veramente mi sembra di assistere ad un film, con un palcoscenico in cui si muovono personaggi alla rinfusa, in un puzzle senza senso.</p>



<p>Guardate, non voglio ripetere le solite geremiadi che lasciano il tempo che trovano.</p>



<p>Il fenomeno è noto, e ormai anche annoso.</p>



<p>Riassumendolo, possiamo ricordare che dal 2011 al 2021, il numero degli italiani che si sono trasferiti all’estero è cresciuto sempre più, passando dai 50 mila l’anno di inizio periodo ad oltre 120 mila. Dopo la frenata del 2021 causata dal Covid, già nel 2022 gli espatri sono tornati a salire (+5,6%).&nbsp;</p>



<p>L’aspetto più drammatico riguarda ovviamente proprio i giovani: dal 2011 al 2020 sono andate via oltre 451 mila persone tra i 18 e i 34 anni, il 4,4% della popolazione dei pari età.&nbsp;</p>



<p>È vero che qualcuno nel frattempo è rientrato, ma il saldo resta largamente negativo, con oltre 317 mila giovani in meno.&nbsp;</p>



<p>Ma diversamente dall’emigrazione classica, che vedeva le Regioni meno sviluppate in testa al fenomeno, da qualche anno i numeri dicono che, di fatto, il flusso più consistente parte dalle Regioni del Nord, quelle dove, almeno in linea teorica, le opportunità di lavoro dovrebbero essere più numerose e diversificate.</p>



<p>Tanto è vero che, sempre nei dieci anni considerati, sono andati via oltre 124 mila giovani dal Nord Ovest, e oltre 91 mila dal Nord Est, il 4,6% dei pari età.</p>



<p>Altro dato interessante; dalle Regioni del Nord Italia i giovani sono volati verso Belgio, Francia, Germania, Olanda, Svizzera e Regno Unito, i sei Paesi preferiti da chi espatria.&nbsp;</p>



<p>Da quegli stessi Paesi, però, sono arrivati nel Nord Italia soltanto 17 mila giovani,&nbsp;&nbsp;dato che mostra con chiarezza la scarsa attrattività del nostro mercato del lavoro, a dispetto della presenza sul territorio di tante imprese capaci di esportare in tutto il mondo.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Quindi, alle prese con una contrazione demografica ampiamente documentata, il nostro Paese si trova a fare i conti anche con l’esodo consolidato di una parte del suo capitale umano maggiormente qualificato.&nbsp;</p>



<p>Questo è un doppio colpo per l&#8217;economia italica.&nbsp;</p>



<p>Da un lato investiamo nella formazione di giovani che andranno a portare il loro talento in altri luoghi, contribuendo allo sviluppo dei Paesi ricettori; dall’altro, ci stiamo privando del fattore maggiormente rilevante nell&#8217;economia della conoscenza, il capitale umano.&nbsp;</p>



<p>Ed è inutile girarci attorno; un Paese senza giovani, anche se con il Governo dei Patrioti è diventato “aaaa Naaaazzzziiiioone”, non ha futuro; punto e a capo.</p>



<p>Come accennavo all’inizio, mentre la contrazione della natalità è ampiamente conosciuta, l’esodo di centinaia di migliaia di giovani è ancora largamente “ignorato”, e rimane forte la sensazione che le Istituzioni non riescano, o non vogliano, riconoscere l’entità e la gravità del problema.</p>



<p>Ma proprio per questo io credo sia arrivato il momento di dire le cose come stanno, o almeno come le vedo io.</p>



<p>Perché i ragazzi se ne vanno?</p>



<p>Perché, anche al Nord, mancano per i giovani più preparati opportunità di lavoro adeguate alle loro aspettative.&nbsp;</p>



<p>Mancano, in particolar modo, salari che diano dignità al talento e ai curriculum di una parte considerevole di ragazzi, costretti ad accettare retribuzioni lorde che difficilmente superano i 30 mila euro l’anno, anche per chi è in possesso delle tanto ambite lauree Stem (STEM è l&#8217;abbreviazione di&nbsp;Science (scienza), Technology (tecnologia), Engineering (ingegneria) e Mathematics (matematica).&nbsp;</p>



<p>Riassumendo, i ragazzi se ne vanno per il differenziale degli stipendi, e per la percezione che ci siano maggiori opportunità fuori dai nostri confini (pochi Paesi come il nostro appaiono ingessati da questo punto di vista. Dalla Scuola alla Sanità, conta solo l’anzianità di servizio, rispetto al talento).</p>



<p>Ed al riguardo permettetemi un commento personale. I nostri giovani, soprattutto quelli che si sono laureati al top, capiscono subito,&nbsp;&nbsp;non appena si affacciano al mondo del lavoro, che la meritocrazia in Italia non ha alcun valore, e che viviamo ancora in una sorta di villaggio medioevale in cui a dare le carte è il “familismo immorale”, od in alternativa il “conoscere qualcuno”.&nbsp;&nbsp;E credetemi che coloro che occupano posti importanti sia nel pubblico che nel privato una bella “spinta iniziale” ce l’hanno avuta quasi tutti, spesso in barba ad altri più preparati di loro.</p>



<p>Tutto questo in un’epoca in cui gli imprenditori lamentano la fatica di trovare risorse qualificate, e di conseguenza sono spesso costretti a ridimensionare le prospettive di crescita aziendale.&nbsp;</p>



<p>Ma allora credo ci si debba porre questa domanda: non è che sia il modello economico-industriale-produttivo a non funzionare più?</p>



<p>Mi spiego meglio.</p>



<p>Noi abbiamo “mitizzato” la piccola impresa; senza tener conto che le piccole imprese, per le loro intrinseche caratteristiche, difficilmente hanno bisogno di certe professionalità di standing elevato.&nbsp;</p>



<p>Stiamo difendendo a spada tratta ad esempio i balneari, e sarà anche vero che in questa fase il turismo sta tenendo su la baracca, visto che la produzione industriale batte un po’ in testa, ma stiamo parlando di imprese di servizi, in grande parte operanti in attività a basso valore aggiunto, appunto come il turismo e la ristorazione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ma anche per le piccole imprese che competono nei settori industriali del Made in Italy, le dimensioni medie non superano i sei addetti.</p>



<p>La conseguenza è ovvia; chi si è fermato presto con gli studi, se vuole un lavoro (ad esempio il saldatore, o l’idraulico o l’elettricista) lo trova subito in Italia.</p>



<p>Molto più difficile per i laureati che ambiscono a professioni adeguate trovare posto ed inserirsi nel mondo delle piccole imprese.&nbsp;</p>



<p>Voglio infierire; questa è la brutale fotografia dell’esistente!</p>



<p>E vivaddio, bisognerà pur dire a chiare lettere ai nostri ragazzi, prima che intraprendano certi corsi di studi, che il Veneto, il Nord Est, ed il Nord in generale, non&nbsp;&nbsp;hanno un&nbsp;&nbsp;numero di grandi aziende che possano assorbire molte alte professionalità.</p>



<p>Certo, anche se continuiamo a non spiegarglielo, alla fine la strada dell’estero i ragazzi la trovano da soli, ma potrebbe anche darsi che, a fronte di indicazioni chiare, alcuni giovani che invece desiderino restare a vivere in Italia decidano di avviarsi verso professioni di cui c’è grande richiesta.</p>



<p>Certo parliamo di operai&nbsp;&nbsp;e tecnici specializzati, di tornitori, di fresatori, ma anche di lavoratori che sanno operare con macchinari complessi, che ormai guadagnano nettamente di più di un insegnante, solo per fare un esempio.&nbsp;</p>



<p>E credetemi che oggi un imprenditore è disposto a fare carte false pur di non perdere maestranze con dette professionalità.&nbsp;</p>



<p>Anche il mondo del turismo e della ristorazione potrebbero essere uno sbocco professionale, purché da parte dei datori di lavoro ci fosse la volontà di migliorare sia le retribuzioni che le condizioni di lavoro.</p>



<p>L’agricoltura meriterebbe un discorso a parte, perché, come ci palesano le cronache, in parte di questo settore siamo ancora alle prese con fenomeni di “schiavismo”.</p>



<p>In altre parole, non è certo scritto sul Talmud che i ragazzi debbano diventare tutti medici, avvocati, ingegneri, fisici, ecc., come non è scritto che i Licei siano le uniche scuole superiori degne di essere frequentate (ciò va spiegato innanzi tutto ai genitori).</p>



<p>Per non dire che ci sono nuovi mestieri che avanzano, che le attività tradizionali sono in difficoltà, ma si sono trasformate, ed in qualche caso hanno fatto anche un salto dimensionale. Stanno sparendo gli artigiani, ed è un male, ma nasceranno altre nuove attività professionali con&nbsp; le quali bisognerà fare i conti ed aggiornare gli studi.</p>



<p>Ed è per questo che bisognerebbe fare leva sugli Its, gli Istituti Tecnici Superiori, che stanno tra i diplomi e le lauree, per dare a questo nuovo artigianato la cornice di una formazione adeguata. Capace di dargli anche un fascino, un’immagine più&nbsp;accattivante per attirare i giovani.&nbsp;</p>



<p>In Germania lo fanno da sempre, perché da noi non lo si fa?</p>



<p>Quello della fuga dei giovani laureati è un fenomeno che dovrebbe fare tremare i polsi a politici che abbiano a cuore il futuro dell’Italia, ma vedo invece che si preferisce perder tempo, ed occupare giornali e media, con facezie tipo fantomatici “complotti”.</p>



<p>Ma c’è poco da fare, questi sono i politici che passa il convento, e questi ci tocca tenerci (mi auguro fino a che non ne avremo le p….e piene).</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>E le tette dove le metto?   Storia del re della lingerie, il reggiseno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2024 11:11:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[Erotico Vicentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri ho cercato di ripercorrere la storia delle mutande, scoprendo che questo indumento, ormai irrinunciabile per donne e uomini, in realtà è stato praticamente sconosciuto per la più parte della storia dalla civiltà. Ma c’è un altro capo di abbigliamento<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Ieri ho cercato di ripercorrere la storia delle mutande, scoprendo che questo indumento, ormai irrinunciabile per donne e uomini, in realtà è stato praticamente sconosciuto per la più parte della storia dalla civiltà.</p>



<p>Ma c’è un altro capo di abbigliamento che solitamente si abbina alle mutande, ed è il reggiseno, che, contrariamente al primo, è “tutto femminile”, per il semplice motivo che solitamente gli uomini non ne hanno bisogno.&nbsp;</p>



<p>Oggi aprire il cassetto della biancheria e cercare nella propria collezione di reggiseni quello coordinato con le mutandine per qualsiasi donna sembra scontato.</p>



<p>Ma non è sempre stato così, e quello che oggi chiamiamo reggiseno ha conosciuto infinite versioni di se stesso, nonché un approccio che variava di secolo in secolo, a seconda dei tabù che ruotavano attorno al seno e alla sessualità femminile in generale.</p>



<p>Bruciato in piazza dalle femministe, perché simbolo della mercificazione della donna, osannato nella versione push up, strumento di seduzione e oggetto primario nell&#8217;immaginario erotico maschile.</p>



<p>D’altronde cosa c’è di più erotico del piccolo gesto di slacciare quel pezzo di stoffa, vera premessa di un “seguito” di delizie?&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Da mettere e da togliere, il reggiseno, un mito, una leggenda, che dura da 100 anni.&nbsp;</p>



<p>E prima?</p>



<p>I primi riferimenti storici inerenti all’uso di un pezzo di stoffa che reggeva il petto risalgono alla Creta del 1.700 anni a.C.&nbsp;</p>



<p>Furono poi le antiche romane ad indossare lo “strophium” o “mamillare”: un pezzo di stoffa che&nbsp;serviva non solo a sostenere il seno, ma soprattuttofungeva come simbolo di civiltà, capace di delineare un perfetto confine dalle donne barbare&nbsp;che, al contrario, lasciavano i seni liberi.</p>



<p>C’era anche un’altra ragione che spingeva le aristocratiche romane a cercare di nascondere le forme del seno comprimendole; perché nell’immaginario collettivo dell’epoca le mammelle grosse erano considerate comiche, o caratteristiche di donne anziane o poco attraenti. Ecco perché anche le fanciulle portavano fasce da seno&nbsp;allacciate strettamente, nel convincimento che ciò contrastasse i seni esageratamente grandi e cadenti.</p>



<p>Ma reggiseni o indumenti simili a bikini appaiono su dipinti di alcune atlete del XIV secolo a.C. nell&#8217;era della civiltà minoica; &nbsp;ed anche in Italia&nbsp;esiste un mosaico molto famoso, presso la Villa del Casale di Piazza Armerina, che mostra&nbsp;otto ragazze in “bikini”, datato fra il 320 ed il 370 a.C.</p>



<p>In Europa, durante il Medioevo&nbsp;era inusuale per le donne trattenere o sostenere il seno e, se lo facevano, probabilmente usavano qualcosa come una stringa di tessuto, come suggerito in descrizioni del tempo (un ritrovamento archeologico databile fra il 1390 e il 1485 rivelò che le donne si sostenevano effettivamente il seno nel medioevo).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Al tempo di Carlo VIII di Francia&nbsp;&nbsp;(1403-1461)&nbsp;si usava un drappo di garza sopra il busto.</p>



<p>Si può quindi affermare che, in generale, nell’Età di Mezzo il seno era mortificato nei vestiti, in corpetti dritti, sottane piene e scollature alte, progettati soprattutto per la praticità più che per sottolineare le forme femminili.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>I vestiti tardo-medievali mirano già più all’estetica, e sono quindi adattati in modo preciso e aderente al corpo, e così fungono anche da sostegno del seno.&nbsp;</p>



<p>Le rappresentazioni artistiche femminili del XIV e XV secolo mostrano infatti una silhouette del seno alta e rotonda su donne giovani e anziane, giunoniche od efebiche.&nbsp;</p>



<p>Capite bene che questo tipo di&nbsp;look&nbsp;non è materialmente possibile senza un supporto (di fatto era nato il corsetto).&nbsp;</p>



<p>La donna ideale del XV secolo aveva un seno piccolo su un corpo prosperoso, simboleggiante l’abbondanza e la fertilità.</p>



<p>Come sempre nella storia, le cose non erano uguali per le donne ricche e le “altre”; i&nbsp;&nbsp;corsetti rendevano praticamente impossibile lavorare, per cui le donne dedite ad attività materiali (in casa o fuori) vestivano capi meno elaborati e più funzionali (con le tette meno “strizzate” per capirci).</p>



<p>Ma è nel Rinascimento che il “décolletè”&nbsp;&nbsp;divenne di gran moda.&nbsp;</p>



<p>Avere mammelle sode era una sorta di distinzione sociale per le donne agiate, che per questo motivo non allattavano al seno (cosa riservata solo alle donne del popolo o alle balie).</p>



<p>Come abbiamo visto ieri per le mutande, sempre a Caterina de’ Medici viene attribuita anche la responsabilità di aver introdotto il corsetto (addirittura con divieto di abiti con vita larga alla Corte&nbsp;&nbsp;di Francia).</p>



<p>I primi corsetti del XVI secolo consistevano di tela irrigidita con la colla ed una primitiva chiusura frontale, ma in seguito si aggiunsero sostegni metallici sui fianchi e sulla schiena. A quell&#8217;epoca infatti si dava grande importanza alle forme, con una compressione delle mammelle verso l&#8217;alto&nbsp;&nbsp;fino quasi al punto di&nbsp;&nbsp;farle traboccare dalle vesti; sicché buona parte del seno rimaneva in vista.</p>



<p>Nell’ età vittoriana, malgrado lo stereotipo di moralismo con cui oggi la etichettiamo, l&#8217;abbigliamento femminile era pensato per mettere in evidenza seno e fianchi, strizzando il punto vita con il tightlacing, cioè la pratica di indossare un corsetto allacciato sempre più stretto per ottenere modifiche estetiche alla figura e alla postura,&nbsp;&nbsp;Pensate alla costrizione corporea cui erano soggette quelle povere donne!&nbsp;</p>



<p>Ma nel complesso le donne “vittoriane” erano gravate da vari strati di vestiario, tra cui una camiciola con scollatura chiusa a cordoncino, di solito biancheria intima (mutandoni), poi il corsetto e il copri-corsetto, la sottogonna, la gonna a crinolina, e da ultimo l&#8217;abito.</p>



<p>Scherzando un po’, credo non fossero da invidiare gli amanti, ed anche i “morosi” dell’epoca, alle prese con tutta quella stoffa, con tutto quell’armamentario!</p>



<p>L&#8217;evoluzione dal corsetto al reggiseno fu conseguenza di due movimenti paralleli: da un lato le preoccupazioni di parte della medicina&nbsp;per gli effetti crudelmente oppressivi del corsetto, e dall’altro il Movimento femminista che individuò proprio nell’affrancamento dal corsetto una tappa fondamentale per la liberazione della donna.</p>



<p>A questo punto l’avvento del reggiseno era maturo, e penso inevitabile.</p>



<p>Chi ha inventato il primo reggiseno della storia?</p>



<p>Vi risparmio le lotte per i numerosi brevetti che nel XIX interessarono indumenti simili all’attuale reggiseno.</p>



<p>Mi limito solo a due donne: la prima è la sarta francese Herminie Cadolle&nbsp;che, nel 1889 disegnò un indumento molto somigliante ad un corsetto, ma spezzato in due; la seconda è Mary Phelps Jacob, figlia di Robert Fulton (l’inventore della macchina a vapore).&nbsp;</p>



<p>Nel 1914 Mary acquistò un abito da cocktail da indossare a una festa: si rese conto che il corsetto era in bella mostra e le toglieva il respiro. Così,grazie all’ausilio di due foulard di seta ed un nastro, anticipò quello che sarebbe stato il reggiseno moderno.</p>



<p>Alla fin fine credo sia ininfluente individuare l’inventrice, anche perchéè certo che entrambe le protagoniste di questa storia fossero accomunate dallo stesso desiderio: rompere il rigore del corsetto, e rendere le donne libere di muoversi, pur sostenendo adeguatamente le tette<strong>.</strong></p>



<p>Per arrivare ad una conclusione, ammesso che ciò sia possibile,&nbsp;&nbsp;credo&nbsp;&nbsp;non ci sia ombra di dubbio che l’evoluzione del reggiseno è stata intrinsecamente legata alla storia dei costumi e alla percezione del corpo femminile nella società; e tutto ciò riflette cioè non solo un cambiamento nelle mode e nelle tecnologie tessili, ma anche sociale e culturale, incluso quello di natura femminista.&nbsp;</p>



<p>Mentre continuiamo a progredire verso una società più equa e inclusiva, il reggiseno continua ad&nbsp;&nbsp;essere un simbolo di empowerment e autostima per le donne di tutto il mondo.</p>



<p>Ma io credo che, al di là di tutte le considerazioni e di tutte le tecnologie innovative,&nbsp;&nbsp;&nbsp;nulla possa eguagliare il fascino indiscreto ed erotico di un pizzo o di una spallina appena intravisti…. promessa sensuale che accende l’immaginazione di noi maschi da 100 lunghi anni.</p>



<p>Per il resto, signore e ragazze, giovani o meno giovani, sia che preferiate il mitico “wonderbra” (che fa&nbsp;&nbsp;miracoli anche con chi madre natura non è stata generosa), sia che prediligiate non metterlo, (girando “con le tette al vento..” come cantava Guccini), fate quello che più aggrada, in assoluta libertà, senza farvi condizionare da nessuno, compresa la moda.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Dalle “ briglie da culo” al tanga.  Storia delle mutande</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Aug 2024 07:01:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[Erotico Vicentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>…….Ma tu non sei cambiata di molto, anche se adesso è al vento quello che,io per vederlo ci ho impiegato tanto, filosofando pure sui perché……. Parto da questo verso della canzone “Eskimo” dell’immenso Francesco Guccini perché il cantautore, ormai ultraottantenne,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>…….Ma tu non sei cambiata di molto, anche se adesso è al vento quello che,<br>io per vederlo ci ho impiegato tanto, filosofando pure sui perché…….</p>



<p>Parto da questo verso della canzone “Eskimo” dell’immenso Francesco Guccini perché il cantautore, ormai ultraottantenne, spiega bene da poeta qual’é come siano cambiati i costumi ed i rapporti fra sessi da quando lui era giovane ai giorni nostri.</p>



<p>Ed in effetti, non date retta ai Rodolfo Valentino a chiacchiere, un tempo non era tanto facile neppure poter vedere una ragazza “in intimo”.</p>



<p>Ed uso questo termine addolcito, come potrei usare il francesismo “lingerie”, per non usare la parola “mutande”, che mi rendo conto ora viene percepita dai più come un termine caratterizzato da una certa dose di volgarità.</p>



<p>Ma se ci pensate bene l&#8217;unico modo per vedere una donna in intimo, legalmente, a parte il Postal Market (mio Dio quanto sono Boomer), Only Fans o PornHub,&nbsp;&nbsp;sarebbe nella propria camera da letto; il che&nbsp;&nbsp;presupporrebbe&nbsp;&nbsp;che la donna in questione sia in qualche modo coinvolta in una relazione con voi, dalla semplice trombamicizia alla vita coniugale.&nbsp;</p>



<p>Diversamente si possono ammirare le grazie femminili esposte in costume al mare o in piscina, ma il contesto cambia radicalmente, per cui se un cartonato di una modella in intimo in una vetrina di Yamamay può anche far sospirare, su una spiaggia non ci si fa praticamente caso.</p>



<p>Avrete certamente capito che il tema di oggi sono le “mutande” (del reggiseno parlerò domani), di cui cercherò in breve di raccontarvi la storia.</p>



<p>Sgombro subito il campo dicendovi che, forse contrariamente a quello che si sarebbe indotti a pensare, per la quasi totalità della storia umana, le donne (ma anche i maschietti) hanno sempre circolato senza mutande, che solo dal XX secolo&nbsp;da indumento da “donne di malaffare” sono diventate quasi un “oggetto di culto”, ormai universalmente indossate, anche nelle società più povere.&nbsp;</p>



<p>Certo qualcuna che preferisce girare senza c’è sicuramente ancora, ma credo si possa parlare di eccezioni dettate dalla voglia di trasgredire.</p>



<p>Ma andiamo con ordine.</p>



<p>Innanzitutto, stando alla Treccani,&nbsp;la mutanda è “un capo di biancheria intima indossato sia dall’uomo che dalla donna, che&nbsp;copre la parte del corpo che va dalla vita all’inguine (arrivando con alcuni modelli fino alle cosce)”.</p>



<p>Come gran parte delle parole che usiamo,&nbsp;il termine mutanda proviene dal gerundio latino&nbsp;“mutandae”, che significa da cambiare, come se già i latini avessero compreso quanto fosse importante correlare l’igiene intima ad un capo così fondamentale.</p>



<p>Per trovare i primi “esemplari” bisogna riandare all’antico Egitto, perché nella tomba di Tutankhamonvennero ritrovati degli elegantissimi slip&nbsp;fatti con i tipici materiali preziosi con cui si usava addobbare i Faraoni.</p>



<p>Gli antichi Romani generalmente non indossavano mutande; in alcuni casi (per fare attività fisica, e come costume da bagno) si accontentavano del subligaculum (da subligare, cioè legare sotto), un&nbsp;&nbsp;semplice pezzo di stoffa con un capo che cingeva la vita e l’altro che passava in mezzo alle gambe (era anche indossato dai gladiatori durante i combattimenti)&nbsp;</p>



<p>I Greci non si ponevano neppure il problema di coprire le parti intime; anzi, almeno in giovinezza le ostentavano. Da adulti indossavano la tunica, ma sotto le donne erano nude mentre gli uomini, a volte, indossavano un perizoma. E a letto si andava rigorosamente nudi.</p>



<p>Nel Medioevo, forse in ossequio all’idea che si trattasse di “secoli bui”, le notizie sulla moda intima diventano scarne e contraddittorie, anche se è in quest’epoca che nasce propriamente il termine “mutanda”, dal latino medievale mutare, che significa, ripeto, “ciò che si deve cambiare”.</p>



<p>E’ quindi quasi certo che per mille e più anni le donne sotto le ampie gonne non portassero assolutamente nulla.</p>



<p>La vera e propria svolta la si ebbe nel 1500, ad opera di una regina di Francia di origine italiana, moglie di Enrico II;&nbsp;&nbsp;Caterina de’ Medici.</p>



<p>Si deve a questa donna appassionata di equitazione, fantasiosa e volitiva, l’introduzione per le donne di un modo di cavalcare detto “alla Amazzone”.</p>



<p>In pratica il piede sinistro stava nella staffa, e la gamba destra ripiegata con la coscia sostenuta dall’arcione verso l’incollatura del cavallo (l’avete visto sicuramente in qualche film).&nbsp;</p>



<p>In questo modo però, complice la posizione, ed il vento, la cavallerizza oltre che il ginocchio rischiava di mostrare parti anatomiche che dovevano restare nascoste.</p>



<p>Cosa si inventò Caterina per ovviare a questo problema?</p>



<p>Introdusse l’uso di mutande strette e attillate di cotone o fustagno, infiocchettate alle ginocchia (capite che erano una sorta di calzoncini)&nbsp;</p>



<p>L’indumento, chiamato spudoratamente “briglie da culo”, prese subito piede tra le nobildonne di Francia e negli ambienti nobiliari europei, ma degenerò altrettanto in fretta in forme così lussuose e stravaganti (in tessuti d’oro e d’argento) da suonare peccaminoso agli occhiuti ambienti ecclesiastici.&nbsp;</p>



<p>Capite bene che la Chiesa non poteva certo accettare questa “caduta dei costumi”, ed in breve questi mutandoni, da fine capo per nobildonne amanti dell’equitazione, diventarono una sorta di bandiera delle prostitute.</p>



<p>D’altronde si era all’epoca in cui il Vaticano ordinava a Daniele da Volterra, poi detto “Il Braghettone”, di coprire con “mutande” molti personaggi del Giudizio Universale che Michelangelo aveva dipinto con i genitali scoperti.&nbsp;</p>



<p>Capite bene che, con poca coerenza, la Chiesa da un lato osteggiava le mutande, reputandole un capo libidinoso, dall’altro le invocava per coprire le “pudenda” nei dipinti scabrosi.</p>



<p>Così, data la netta contrarietà dei preti, le mutande persero popolarità: all’inizio del ’700, si stima che le indossassero solo 3 nobildonne su 100 (ovviamente il problema non si poneva neppure per le donne del popolo).&nbsp;</p>



<p>Il loro ritorno definitivo si colloca all’inizio dell’800, ed è legato all’avvento delle crinoline, le gabbie da infilare sotto la gonna; era necessario indossare qualcosa sotto che salvasse il pudore in caso di colpi di vento o scale ripide. All’epoca c&#8217;erano&nbsp;&nbsp;delle lunghe&nbsp;braghe a tubo, anche queste piuttosto ridicole se si guardano adesso, ma considerate belle dalle persone del tempo.</p>



<p>Il dilemma alla fin fine era: indossare un indumento a contatto con le pudenda era segno di moralità lodevole, o di lascivia e scandalo?&nbsp;&nbsp;Come accennato, solo alla fine dell&#8217;Ottocento, età aurea di busti, giarrettiere e guêpières, le mutande sono divenute indispensabili, man mano che le gonne si andavano accorciando.</p>



<p>Il resto è storia recente, ed in relativamente pochi decenni il dibattito sulle mutandine è passato dall’indossarle o meno, a come dovessero essere, in termini di colori e tessuti.&nbsp;</p>



<p>E così nel corso del tempo le mutande si sono evolute, arricchendosi di nuovi modelli, materiali innovativi, tecnologie d’avanguardia e colori di moda; e dagli anni ’60-’70 gli slip sono entrati a pieno diritto nel vorticoso giro della moda.</p>



<p>Capite bene che si è trattato di una vera e propria rivoluzione, tanto che dal passato relativamente recente giungono aneddoti curiosi: per esempio a Parigi, nel secondo dopoguerra, non tutte le ragazze che andavano a ballare nei locali potevano permettersele; e quindi vi erano mutandine “collettive” dietro il bancone che potevano essere indossate a turno dalle clienti.</p>



<p>Poi è stato un crescendo rossiniano.</p>



<p>Negli anni ’80 per gli uomini arrivarono i boxer,&nbsp;&nbsp;così&nbsp;&nbsp;detti perché richiamano le brache dei pugili.</p>



<p>Per le donne, sulla scia del&nbsp;“tanga”, negli anni &#8217;80 e &#8217;90 si diffuse la moda del perizoma e della cosiddetta “brasiliana”, una&nbsp;mutandina triangolare&nbsp;che copre solo una parte del sedere. Il perizoma e la “brasiliana” non sono indossati dalle donne solo per essere&nbsp;sexy, ma anche&nbsp;per eliminare i segni esteticamente sgradevoli delle mutande normali&nbsp;sui pantaloni attillati.&nbsp;</p>



<p>Dopo questa sia pur breve carrellata storica, avrete capito che quello che oggi viene considerato un indumento imprescindibile, soprattutto per motivi igienici, le donne delle classi agiate cominciarono ad utilizzarlo solo in età vittoriana (ma si trattava di lunghe brache tubolari accuratamente nascoste), mentre le donne del popolo non indossarono le mutande fino al XX secolo.</p>



<p>E pensare che quest’anno il mercato della lingerie solo a livello europeo vale 19,8 miliardi di euro.</p>



<p>Chiudo con il ricordo di un’immagine: “Un soffio di vento dalla grata della metropolitana, sul marciapiede, la gonna plissettata di un abito bianco che si solleva e inizia a svolazzare quasi come se si animasse, due mani che cercano di domarla, ma non troppo: inizia come un gioco quella che sarebbe diventata una delle scene più iconiche del cinema, più iconiche e sensuali”.</p>



<p>Parliamo della famosa scena che vede Marilyn Monroe come protagonista, le cui mutandine bianche, più che altro intraviste, turbarono allora il sonno di molti.&nbsp;</p>



<p>Ormai l’abbigliamento intimo, inteso come reggiseni, slip, culotte, body, bustini, giarrettiere, sottovesti, e babydoll<strong>,</strong>&nbsp;è&nbsp;&nbsp;praticamente irrinunciabile, ed è progettato non solo per essere funzionale, ma anche per essere esteticamente piacevole, e spesso è realizzato con materiali delicati e pregiati come seta, pizzo e raso.</p>



<p>Per offrire alle donne la possibilità di utilizzarlo in occasioni speciali, o per sentirsi particolarmente eleganti o sensuali.</p>
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		<title>Olimpiadi: Parigi batte Roma, la grandezza francese ed il nanismo italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2024 08:51:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al di là di quello che si può pensare Parigi è una capitale molto piccola.&#160; Più piccola di tutte le capitali europee o mondiali più importanti (per capirci ha 2 milioni di abitanti, contro i 4 di Berlino ed i<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Al di là di quello che si può pensare Parigi è una capitale molto piccola.&nbsp;</p>



<p>Più piccola di tutte le capitali europee o mondiali più importanti (per capirci ha 2 milioni di abitanti, contro i 4 di Berlino ed i 9 di Londra).</p>



<p>Tuttavia, è una delle più influenti: nelle classifiche che valutano il peso specifico delle città, Parigi è in genere posizionata tra le prime tre, con New York e Londra.</p>



<p>La città ha sempre avuto una capacità di influenza inversamente proporzionale alla propria dimensione, e finora la scommessa ha funzionato anche grazie alla sua enorme carica simbolica: Parigi è capitale dal V secolo dopo Cristo, possiede una continuità del Potere ed un accentramento di funzioni politiche, culturali ed economiche, che nessun’altra città del mondo può vantare, a parte Londra ed Istanbul.</p>



<p>Che cos’ha Parigi che altre capitali non hanno?&nbsp;&nbsp;</p>



<p>A mio avviso la Rivoluzione, nel senso che Parigi è la città-pivot sulla quale, un giorno, la storia ha girato, condizionando tutta l’Europa (ed in parte anche&nbsp;&nbsp;il resto del mondo).</p>



<p>Perché questa lunga premessa se in realtà oggi voglio parlarvi delle Olimpiadi?</p>



<p>Ma per il semplice motivo che, comunque la sia guardi, questi del 2024 per me non sono stati i “Giochi della Francia”, bensì&nbsp;&nbsp;le “Olimpiadi di Parigi”.</p>



<p>La Francia è un Paese di opposti, e di forti passioni; non per caso ha inventato il dualismo destra sinistra.&nbsp;</p>



<p>Era uscito lacerata dalle doppie elezioni, europee e legislative di giugno-luglio, tanto da far scrivere di una guerra civile strisciante, e per fortuna sinora incruenta.&nbsp;</p>



<p>Si trascina da anni una forte contrapposizione tra città e banlieue, tra città e campagna, tra autoctoni e immigrati.&nbsp;</p>



<p>Ha subito gli effetti più devastanti sul suolo europeo del terrorismo jihadista.&nbsp;</p>



<p>C&#8217;erano dunque tutti i presupposti perché i Giochi, che offrono una platea planetaria, diventassero bersaglio di manifestazioni di insoddisfazione le più varie.&nbsp;</p>



<p>E invece è bastato che suonasse “la Marsigliese” perché le fratture si ricomponessero, momentaneamente sia chiaro, in nome del bene supremo e del motto: “giusto o sbagliato è il mio Paese”.&nbsp;</p>



<p>Alla fin fine ha prevalso l’idea che c’erano da onorare le Olimpiadi di Parigi, la capitale amata, e odi-amata, solo da chi si sente escluso dal clima dei suoi bistrot e dei suoi boulevard.</p>



<p>Perché dico che sono state le Olimpiadi di Parigi?</p>



<p>Ma per la scelta ben precisa di concentrare quasi tutto nella città, trasformandola di fatto in uno scenario incomparabile per le manifestazioni e gli atleti.</p>



<p>Ma avete presenti i luoghi dove si svolte le gare?</p>



<p>La reggia di Versailles ha ospitato l’equitazione ed il Pentathlon moderno, e Place de la Concorde BMX freestyle, Skateboard e Basket 3&#215;3 e Breaking.</p>



<p>L&#8217;Esplanade des Invalides ha ospitato il traguardo della Maratona, e il tiro con&nbsp;l’arco.</p>



<p>Il Ponte Alessandro III il nuoto di fondo (pur con tutte le polemiche relative alla “balneabilità” dell’acqua della Senna).</p>



<p>Lo Stadio Tour Eiffel, trasformato in una spiaggia con un colpo d’occhio incredibile, ha ospitato il Beach Volley.</p>



<p>L&#8217;Aquatics Center di Saint-Denis ha ospitato il nuoto artistico, la&nbsp;pallanuoto ed i tuffi.</p>



<p>Il Gran Palais la scherma ed il Taekwondom, lo stadio di Vaires-sur-Marne ha ospitato la canoa ed il&nbsp;canottaggio.</p>



<p>Lo Stade de France ha ospitato l’Atletica leggera ed il Rugby a 7,&nbsp;&nbsp;ed il Sacré Coeur le gare di Ciclismo su strada.</p>



<p>Si poteva pensare a location più cariche di storia?</p>



<p>In fondo quei monumenti sono sempre stati lì, ma grazie alle scelte degli organizzatori hanno riacquistato il loro splendore e sono ridiventate parti integranti del patrimonio della Francia e dell’Umanità.</p>



<p>E pazienza se il tutto è stato condito da una buona dose di “grandeur”, tanto che con le riprese panoramiche e dall’alto quei monumenti ce li hanno fatti imparare a memoria.</p>



<p>Pazienza, un po’ di ostentazione del passato glorioso, ed i riverberi postumi per qualunque cosa sia “de France”, è comprensibile e perdonabile!&nbsp;</p>



<p>Io credo che quella di trasformare Parigi nella scenografia dei giochi Olimpici sia stata una scelta coraggiosa.</p>



<p>E cosa volete, dopo poco anche le polemiche si trasformano in ricordi.</p>



<p>E così per quanto la cerimonia di apertura abbia dato l’aria di prendere in giro i Giochi (nel senso di non averci molto a che fare), la cerimonia di chiusura ha ripetuto fedelmente tutti i codici dell’Olimpismo, della mitologia, della Grecia, dei 5 Cerchi, dell’elevazione dell&#8217;uomo&#8230;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Per chi immaginava (e forse sperava) in un ulteriore spettacolo finale “fuori dagli schemi,&nbsp;&nbsp;si è forse trattato di un fatto del tutto inaspettato.</p>



<p>E cosa c’è di più bello, di più vero, del vedere migliaia di atleti riuniti attorno a un gruppo rock come se stessero suonando in un piccolo spettacolo in una sala da concerto locale, ballando e saltando, e sventolando le bandiere del loro Paese.</p>



<p>Per il momento, e fino&nbsp;all’ 8&nbsp;settembre, quando finiranno i Giochi paralimpici, Parigi resterà al centro del mondo dello sport.</p>



<p>Dopo inevitabilmente calerà il sipario, si tornerà alla “vita normale”, e fatalmente&nbsp;&nbsp;Parigi e la Francia ricadranno nella routine francese, nei guai e nei problemi della politica.&nbsp;</p>



<p>Un&#8217; Olimpiade è fatta sì di “”emozioni”, ma ancora di più di immagini che non si cancellano, magari sbiadiscono, ma restano imperiture.&nbsp;</p>



<p>Istantanee che si fissano anche nelle menti meno allenate all&#8217;esercizio della memoria.&nbsp;</p>



<p>Parigi è stata meravigliosa come teatro sportivo; gli stadi strapieni dalla mattina alla sera, le strade stracolme di appassionati per l&#8217;Atletica ed il ciclismo, ma anche gli spalti sulla Senna, il grande fiume che riporta alla memoria momenti romantici.</p>



<p>Dal punto di vista economico, da non trascurare, sappiamo che imponenti eventi come le Olimpiadi provocano spesso mutamenti importanti sull’assetto e sulla conformazione delle città.&nbsp;&nbsp;&nbsp;In particolare la corsa alla realizzazione di infrastrutture maestose, spesso oggetto di feroci critiche, ha contraddistinto praticamente qualsiasi edizione precedente.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Con le frequenti denunce per le ingenti quantità di risorse utilizzate per la realizzazione di tali opere, che spesso finiscono per diventare le famose “cattedrali nel deserto” o “white elephant”, in inglese.</p>



<p>Ciò non succederà a Parigi, perché il 95% degli edifici utilizzati per le Olimpiadi erano preesistenti, e oltre a tutto la città si era impegnata a ridurre del 50% l’impatto di emissioni di carbonio (ne sanno qualcosa gli atleti costretti a dormire senza condizionamento).&nbsp;</p>



<p>Io credo sia ancora presto per dire se e come le Olimpiadi riusciranno effettivamente a lasciare vantaggi tangibili nel futuro a medio-lungo periodo di Parigi.&nbsp;</p>



<p>Ma ritengo innegabile, tuttavia, che eventi come le Olimpiadi, se programmati con una visione “prospettica”, e attraverso l’ascolto e il coinvolgimento delle comunità, possano “costruire” un’eredità&nbsp; concreta per una città ed i suoi residenti.</p>



<p>A mio avviso la Francia e Parigi ci hanno provato, e quindi “Chapeau”.&nbsp;</p>
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		<title>Andorra: il cielo in una stanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2024 06:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Visto che abbiamo “visitato” località spagnole e francesi, ho pensato che la chiusa migliore per questa sorta di “breve viaggio della memoria” fosse dedicare uno sguardo ad un luogo che è esattamente a cavallo di questi due Stati; il Principato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Visto che abbiamo “visitato” località spagnole e francesi, ho pensato che la chiusa migliore per questa sorta di “breve viaggio della memoria” fosse dedicare uno sguardo ad un luogo che è esattamente a cavallo di questi due Stati; il Principato di Andorra.</p>



<p>Andorra è uno dei sei micro-Stati europei, assieme a&nbsp;&nbsp;Liechtenstein, Malta, Monaco, San Marino e Città del Vaticano.</p>



<p>Forse qualcuno ricorderà quando alle elementari o alle medie, studiando geografia, veniva nominata Andorra, ed il maestro o il professore chiedeva quale fosse la capitale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;La risposta giusta, allora come adesso è Andorra La Vella, la capitale più alta d’Europa.&nbsp;</p>



<p>Anche per Andorra vale quello che vi ho detto qualche giorno fa per le Landes di Guascogna; bisogna arrivarci di proposito, bisogna proprio volerci andare.</p>



<p>Uno potrebbe pensare: ma magari dovendo passare in Spagna dalla Francia…!</p>



<p>Non è assolutamente così, semplicemente perché in alternativa ci sono strade e autostrade sicuramente più agevoli lungo le coste, mentre per andare in Andorra bisogna percorrere strade di montagna, ad altitudini piuttosto elevate.&nbsp;&nbsp;Insomma non si può dire che sia un territorio a portata di mano, facile da raggiungere.</p>



<p>Dov’è Andorra?</p>



<p>Nei Pirenei meridionali, tra la Catalogna e la Francia; un territorio poco&nbsp; esteso, meno di cinquecento chilometri quadrati di superficie,&nbsp;&nbsp;attraversato da vigorosi fiumi.</p>



<p>Nonostante le dimensioni ridotte, in questa piccola entità politica si&nbsp;trovano i panorami più suggestivi e le migliori piste da sci di tutti i Pirenei.&nbsp;</p>



<p>E non è solo in inverno, però, che Andorra dà il meglio di sé, dato che si copre di neve; l’estate, ad esempio, è ottimale in particolare per gli amanti del trekking, per concedersi lunghe camminate nelle zone più elevate e remote del Principato.</p>



<p>Io ci sono arrivato in automobile dalla Francia, passando per il passo di Port d’Envalira, a 2408 metri di altitudine, il più altro della catena dei Pirenei (in alternativa, magari d’inverno con la neve, c’è un tunnel).</p>



<p>E le prime immagini che ho ancora negli occhi, oltre al panorama, sono quelle di enormi distributori di carburanti addirittura scavati nella montagna (forse già intuite il perché).&nbsp;</p>



<p>Avrete già capito che Andorra è in realtà ricca di fascino in qualunque periodo dell’anno, ed è una meta imperdibile per tutti gliamanti della natura e degli sport all’aria aperta.&nbsp;</p>



<p>Tutto questo grazie ad un paesaggio semplicemente stupendo, fatto di picchi che sfiorano i 3000 metri, di intere vallate di un verde intenso, alternate a montagne, fiumi, piccole cascate.</p>



<p>Per il resto ve lo dico da subito; la capitale Andorra la Vella è una cittadina gradevole ma decisamente non imperdibile; c’è molto poco da vedere, e l’architettura e l’estetica della città sono un’accozzaglia di stili diversi e poco legati l’uno all’altro.</p>



<p>Degno di una visita veloce è il minuscolo centro storico della città, con la Cattedrale ed il vecchio Municipio, la cosiddetta Casa della Val.&nbsp;</p>



<p>Se amate l’acqua calda potete fare anche un passaggio alle&nbsp;terme, molto famose e considerate le migliori e le più grandi d’Europa.</p>



<p>Per il resto il mio ricordo di Andorra la Vella è la lunga strada che l’attraversa, nella quale c’è un continuo ed ininterrotto susseguirsi di negozi e ristoranti.</p>



<p>Perché tutti questi punti vendita?</p>



<p>Semplicemente perché Andorra applica l’Iva al 4,5% (per inciso qui sì c’è la flax tax per tutti al 10%), e capite bene che ciò rende particolarmente vantaggioso l’acquisto di profumi, elettronica, tabacco, alcol, cibo, abbigliamento, occhialeria, orologeria, ed in generale tutti i prodotti dei marchi che vanno per la maggiore.</p>



<p>Non dimenticate che esistono però le frontiere ai confini francesi e spagnoli, con le dogane ed i doganieri, e ricordo che c’erano dei limiti all’importo delle merci che i turisti potevano portare da Andorra.&nbsp;</p>



<p>Per via dell’Iva anche la benzina è meno cara che nei Paesi limitrofi, e come succede da noi vicino ai confini, francesi e spagnoli vanno a fare rifornimento in Andorra.</p>



<p>Dal punto di vista turistico vi avrei già detto un po’ tutto su questo Principato un po’ appartato geograficamente fra i picchi dei Pirenei, il cui segreto di bellezza naturale incontaminata sta a mio avviso nel fatto che, per&nbsp;&nbsp;l’assenza di materie prime e ricchezze minerarie, non ha mai fatto particolarmente gola a popoli, compagnie commerciali o industriali.</p>



<p>Se non che la particolarità di questo staterello (solo relativamente alle dimensioni ovviamente) sta nel suo Ordinamento.</p>



<p>A partire dalla sua unità amministrativa di base, che non è come in generale il Comune, bensì la Parrocchia.</p>



<p>Il Paese è così suddiviso a livello amministrativo in&nbsp;7&nbsp;Parrocchie&nbsp;&nbsp;(Andorra La Vella, Canillo, Encamp, Escaldes-Engordany, La Massana, Ordino, Sant&nbsp;&nbsp;Julià de Lòria);&nbsp;&nbsp;quella della capitale è la più popolosa e nel contempo meno ampia, mentre la parrocchia di Canillo, nella parte nord-orientale di Andorra è quella più estesa ed anche l&#8217;unica a superare i 100 Km² di superficie.</p>



<p>Questo non vuol dire che siano i “preti” a governare, in quanto per ogni Parrocchia c’è un Consiglio Comunale eletto ogni 5 anni a suffragio universale.</p>



<p>Ma è l’assetto costituzionale dello Stato a farne un “unicum”.</p>



<p>Vi dico subito che Andorra è un Principato a “sovranità congiunta”, nel senso che è retta da due “Co-Principi” in regime di “diarchia”, che sono il Vescovo della Diocesi spagnola di Urgell, ed il Presidente della Repubblica Francese.</p>



<p>E’ una cosa che affonda nella storia, arrivando persino a Carlo Magno, che secondo la tradizione&nbsp;avrebbe concesso nell’ 805 l’autonomia al popolo andorrano in cambio dell&#8217;alleanza contro i mori.</p>



<p>La Signoria del popolo sarebbe successivamente passata al conte di Urgell, e conseguentemente al Vescovo della diocesi locale.&nbsp;</p>



<p>Nell’ XI secolo&nbsp;sorse una disputa su Andorra tra il Vescovo e il suo vicino&nbsp;occitano.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Nel 1278 il conflitto venne risolto dalla firma di un accordo (paréage), che stabiliva come la sovranità di Andorra sarebbe stata divisa tra il conte di Foix (il cui titolo sarebbe in seguito stato trasferito al Capo dello Stato francese) e il vescovo insediato a La Seu d’Urgell, in Catalogna.&nbsp;</p>



<p>Il&nbsp;paréage<em>,</em>&nbsp;un&#8217;istituzione feudale che riconosceva il principio di uguaglianza dei diritti condivisi da due regnanti, diede al piccolo Principato la sua forma territoriale e politica, ed uno statuto destinato a rimanere sostanzialmente immutato fino ad oggi.&nbsp;</p>



<p>Quindi possiamo dire che Andorra si regge ancora su di un ordinamento istituzionale medievale e feudale.&nbsp;</p>



<p>Per completezza, nel marzo 1993&nbsp;una vera Costituzione (fino ad allora assente)&nbsp;&nbsp;è stata approvata con un voto del popolo andorrano, e poi firmata dai due co-Principi regnanti all&#8217;epoca: il vescovo di Urgell Joan Martí Alanis e il presidente francese François Mitterrand .&nbsp;</p>



<p>La nuova Carta Costituzionale stabilì il mantenimento dell&#8217;unica diarchia andorrana,&nbsp;&nbsp;delineando anche il ruolo preciso e le prerogative dei due co-Principi.&nbsp;</p>



<p>A titolo di curiosità, pensate che prima dell&#8217;adozione della Costituzione, Andorra pagava negli anni dispari un tributo&nbsp;di circa 460 dollari al sovrano francese, mentre negli anni pari pagava un tributo di circa 12 dollari al vescovo spagnolo, più sei prosciutti, sei formaggi e sei polli vivi.</p>



<p>Questa usanza medievale è finita appunto con il 1993.</p>



<p>Concludendo, il mio consiglio&nbsp;è di inserire Andorra in un qualunque viaggio nella regione dei Pirenei, perché anche due giorni, vissuti intensamente, sono sufficienti per farsi un’idea di ciò che ha da offrire, e per godere delle principali attrazioni che questo piccolo Stato può regalarvi.</p>
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		<title>Dagli Appennini alle Landes, ma francesi!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Aug 2024 11:13:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel luogo di cui vi parlo oggi bisogna arrivarci per caso.&#160; Ed affermando ciò so di non dire tutta la verità, perché per un certo tipo di viaggiatori le Landes sono un vero e proprio paradiso, ma non sono certo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Nel luogo di cui vi parlo oggi bisogna arrivarci per caso.&nbsp;</p>



<p>Ed affermando ciò so di non dire tutta la verità, perché per un certo tipo di viaggiatori le Landes sono un vero e proprio paradiso, ma non sono certo fra le Regioni più battute dal turismo di massa.</p>



<p>Ecco svelata la location; le Landes di Guascogna.&nbsp;</p>



<p>Immagino che molti di voi, appassionati di storia, al solo sentire questo nome tornino con il pensiero ai fasti di Eleonora duchessa di Aquitania, o magari al più noto dei “cadetti di Guascogna”, quel D’Artagnan che Dumas rese immortale nei suoi “I tre moschettieri”.</p>



<p>Sono certo che tanti si staranno chiedendo: ma dove caspita sono queste Landes?</p>



<p>Presto detto: è un territorio della Francia sud occidentale, che si affaccia sull’Oceano Atlantico.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Per i più “precisini” confina a Nord con il Dipartimento della Gironda, del Lot e della Garonna a Nord est, col Gers a Sud-est, e dei Pirenei Atlantici a Sud.</p>



<p>Detta in parole povere si tratta di quella parte di Francia a sud di Bordeaux, che si incunea fra i Paesi Baschi spagnoli e l’Oceano.&nbsp;</p>



<p>Come ci sono arrivato?</p>



<p>Parliamo di parecchi decenni or sono, e provenendo dalla Provenza volevo andare a visitare Biarritz, che nell’800 era la spiaggia delle famiglie reali d’Europa.</p>



<p>Con l’occasione arrivai anche a San Sebastian, nota località marina dei Paesi Baschi spagnoli.</p>



<p>Con il tempo sono poi ritornato altre volte a San Sebastian, e ho potuto toccare con mano la crescita economica e lo sviluppo che ha avuto la Spagna dopo la caduta del Franchismo (in poche parole la San Sebastian, piuttosto triste e dimessa della mia prima volta, non assomiglia neanche lontanamente alla ricca e moderna città di oggi).</p>



<p>Tornando alle Landes, come dicevo stavo percorrendo le strade, allora piuttosto poco frequentate del Sud ovest della Francia in direzione Biarritz, quando arrivai in una regione che dava l’impressione di essere vuota, con foreste a perdita d’occhio, ed una volta arrivato all’Oceano spiagge sabbiose, dune e vento.</p>



<p>E’ chiaro che di primo acchito, dopo chilometri e chilometri dello stesso paesaggio, con qualche paesino ogni tanto, cominci a chiederti: ma dove sono finito?</p>



<p>Questa zona non ha nulla a che vedere con la Francia che conosco!&nbsp;</p>



<p>Allora ti informi un po’ (avrete capito che Internet ed i telefonini non c’erano ancora, e quindi non restavano che le mitiche Guide del Touring), e così scopri che il dipartimento delle Landes&nbsp;venne creato dopo la Rivoluzione francese&nbsp;,&nbsp;il 4 marzodel 1790, unendo diverse unità territoriali dell’Ancien Règime.</p>



<p>Fra il 1789 e il 1850 il territorio complessivo era coperto per circa il 60%&nbsp;&nbsp;da terre paludose e insufficientemente drenate.</p>



<p>Le&nbsp;Landes&nbsp;costituivano i pascoli per le greggi di ovini (nel 1850 ne venivano contati fra 900.000 e il milione), ed i pastori si muovevano, pensate un po’, su trampoli&nbsp;, che permettevano loro di spostarsi più agevolmente e con maggiore sicurezza in questi territori paludosi.</p>



<p>Avete capito che si trattava di un “postaccio”, malsano, dove imperava un’economia agro-pastorale, ed abitato da gente generalmente molto misera.</p>



<p>Finché a Parigi decisero che bisognava fare qualcosa, e così venne approvata il 19 giugno 1857 la “Legge per il risanamento e la messa a coltura delle Landes de Gascogne”.</p>



<p>Quindi si mise massicciamente mano a questi territori deserti, fatti di boscaglie e paludi, in gran parte inesplorati, bonificando le zone acquitrinose, e soprattutto piantando una quantità infinita di pini marittimi.&nbsp;</p>



<p>Risultato?</p>



<p>La più grande foresta artificiale d’Europa (artificiale ovviamente perché non naturale, ma frutto di piantumazione) che copre 1,5 milioni di ettari,&nbsp;&nbsp;circa il 66% dell’intero territorio.</p>



<p>In sostanza un intervento che ha prodotto&nbsp;una profonda trasformazione,&nbsp;&nbsp;rovesciando totalmente, in meno di un secolo, una cultura ed un&#8217;economia millenarie.&nbsp;</p>



<p>E così il sistema agro-pastorale delle&nbsp;Landes&nbsp;ha lasciato il posto all&#8217;industria della resinazione (in precedenza praticata solo nelle foreste naturali del litorale) e progressivamente a quella del legno.</p>



<p>Riassumendo in due parole, le Landes sono oggi un territorio che si estende approssimativamente per 100 chilometri lungo la costa sotto Bordeaux, e si inoltra all’interno per circa 50 chilometri.&nbsp;</p>



<p>Credo sia inutile che vi dica che la cosa che maggiormente colpisce nella Landes è il verde, dei pini marittimi ovviamente, ma anche di querce, olmi, tigli, castagni, ontani, lauri, corbezzoli, susini, meli, ciliegi.</p>



<p>Verde che viene continuamente “nutrito” dalla pioggia che cade spesso, data la vicinanza dell’Oceano.</p>



<p>A tal riguardo ricordo che durante il giorno io ho trovato un’alternanza continua fra pioggia sottile e successive schiarite.&nbsp;</p>



<p>Le spiagge poi sono uno spettacolo.&nbsp;&nbsp;Lunghe quasi a sembrare infinite, sabbiose, racchiuse fra alte dune ed il mare.</p>



<p>Se aggiungete il vento, praticamente sempre presente, non stupisce che le Landes siano considerate il&nbsp;&nbsp;Paradiso dei surfisti e meta estiva per eccellenza, in una terra che unisce i piaceri della spiaggia e dell’Oceano alla bellezza naturale della foresta, degli stagni, dei laghi dove poter nuotare in assoluta tranquillità.</p>



<p>Sono considerate anche la Mecca dell’idroterapia, con ben cinque stazioni termali; Dax, Saint-Paul-Lès-Dax, Eugénie le Bains, Préchacq-les-Bains e Saubusse le Bains.</p>



<p>Ovviamente con le spiagge ci sono anche rinomate località balneari, da Biscarrosse a Hossegor, a Vieux-Baucau, a Port d’Albret e Capbreton.&nbsp;</p>



<p>Percorrendo strade e stradine che attraversano le Landes ci si rende conto della presenza di molti campeggi, a testimonianza che si tratta di un territorio ideale per chi ama la natura e desidera immergersi in un ambiente particolare, forse unico in Europa.</p>



<p>Ma ci si rende anche conto che ci sono veramente tanti allevamenti di volatili, in particolare di anitre e di oche.</p>



<p>E se si parla di anitre a oche viene alla mente il fois gras, di cui la Francia è il maggior produttore mondiale.</p>



<p>E sapete qual è la regione che produce la maggior parte del fois gras francese?</p>



<p>Ovviamente le Landes.</p>



<p>Avrete certamente capito che oggi le Landes non sono più quella terra selvaggia in cui i pastori su muovevano sui trampoli (anche se li potete ammirare durante le numerose feste) ed in cui era normale morire di fame, di stenti&nbsp;&nbsp;e malattie.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Oggi il turismo è la principale fonte di ricchezza del dipartimento; turismo che si concentra principalmente lungo la costa oceanica, denominata Costa d’Argento.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Rimane la domanda finale?&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Vale la pena andarci?</p>



<p>Avrete capito che è difficile “trovarsi da quelle parti”.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Sia che ci si trovi in Provenza o nella Spagna del Nord, per arrivare nelle Landes bisogna fare un bel po’ di chilometri, e quindi bisogna volerlo; bisogna cioè voler visitare una terra che può offrire solo tranquillità, silenzi, natura, buon cibo.</p>



<p>Se questo è ciò cercate in una vacanza, uno stacco dalla frenesia delle location turistiche più frequentate, le Landes fanno certamente per voi.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Buon Ferragosto a tutti i lettori, ovunque voi siate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Aug 2024 07:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo E’ noto che la Chiesa cattolica, per sradicare dagli usi e dai costumi della gente certe tradizioni “pagane” abbia fin dagli albori scelto di sovrapporvi Festività Cristiane. E così, secolo dopo secolo, delle origini di certe festività se<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>E’ noto che la Chiesa cattolica, per sradicare dagli usi e dai costumi della gente certe tradizioni “pagane” abbia fin dagli albori scelto di sovrapporvi Festività Cristiane.</p>



<p>E così, secolo dopo secolo, delle origini di certe festività se ne è persa la memoria.</p>



<p>Chi si ricorda che&nbsp;Ferragosto deriva dalla festività romana delle Feriae Augusti (riposo di Augusto), istituita nel 18 a.C. appunto dall’imperatore Ottaviano Augusto, da cui prende il nome anche il mese (all’inizio le Feriae Augusti venivano celebrate il 1 agosto, con giochi, corse di cavalli, asini e muli, agghindati con fiori dai colori sgargianti, che si protraevano fino al 15 agosto)?</p>



<p>Nessuno ovviamente, ma a dirvi la verità io ho sempre avuto l’impressione che la Chiesa non sia mai riuscita del tutto a far penetrare l’idea che Ferragosto è a tutti gli effetti una festività religiosa (Festa di precetto si sarebbe detto un tempo; quelle in cui era obbligatorio ascoltare la Messa).</p>



<p>E a dirvela tutta sono convinto che, se chiedessimo alle nuove generazioni, ma forse anche a persone meno giovani, cosa si festeggi a Ferragosto, sono quasi certo che pochi vi diranno “l’Assunzione al cielo della Madonna”, dogma secondo cui la Vergine venne accolta in cielo sia con l’anima che con il corpo, fissato da Pio XII nel 1950 (fra l’altro uno dei dogmi più recenti della storia).&nbsp;<br>Oltre tutto, proprio per la matrice cattolica di questa Festa dell’Assunta, il 15 agosto non è festivo ovunque in Europa e nel mondo.</p>



<p>Lo è nei cosiddetti paesi cattolici (Francia, Spagna, Belgio, Austria, Lussemburgo, Croazia, Grecia, Malta, Polonia, Portogallo e Romania), ma le Chiese Protestanti non celebrano nulla perché dell’Assunzione nei Vangeli non se ne parla assolutamente; e neppure le Chiese&nbsp;Cristiane Ortodosse, che il 15 agosto celebrano la “dormizione” di Maria (secondo il loro credo la Madonna sarebbe in una sorta di sonno profondo).</p>



<p>Che l’ “ecclissi del sacro” (come diceva il compianto Sabino Acquaviva) sia in atto da tempo, è cosa ormai assodata, e credo non ci sia dubbio che buona parte degli italiani consideri Ferragosto solo come la festa di centro estate, da dedicare al riposo, al divertimento, e anche alla “crapula”.&nbsp;</p>



<p>Festa di popolo, vista la tradizione degli spettacoli e dei concerti nelle piazze delle nostre città, regolarmente concluse con i fuochi d’artificio.</p>



<p>Ma sarebbe un errore pensare che i Ferragosto di oggi siano uguali a quelli di tanti anni fa.</p>



<p>La prima cosa che mi viene in mente è il clima, perché nonostante tutti i negazionisti, francamente io temperature africane, dai 35 gradi ai 40, non le ricordo in pianura padana fino ad un decennio fa.</p>



<p>E vi confesso che il vedere per televisione i turisti in coda sotto il sole davanti al Pantheon o ai Musei Vaticani, o in&nbsp;Piazza della Signoria a Firenze, tanto per fare un paio di esempi, più che invidia mi suscitano compatimento; quella non è vacanza, è sofferenza,&nbsp;&nbsp;perché a mio avviso i 40 ed oltre alle nostre latitudini sono temperature semplicemente “disumane”.</p>



<p>Così credo che quella che si era usi definire “gita fuori porta”, tipica di Ferragosto (come di Pasquetta), con il termometro e l’umidità di questi giorni più che un piacere possa diventare un incubo.</p>



<p>E poi c’era il vuoto delle città.</p>



<p>Allora si accettava tranquillamente che per un paio di settimane si fermasse praticamente tutto.</p>



<p>Non si trattava di un lockdown ante litteram (per fortuna) bensì proprio della “chiusura per Ferragosto”.</p>



<p>Era una sorta di rito collettivo, che prevedeva passaggi ben precisi.&nbsp;</p>



<p>Le grandi fabbriche del Nord chiudevano, e questo era una sorta di segnale per dare inizio a quello che veniva definito “esodo”.&nbsp;</p>



<p>Esodo che, per chi utilizzava le automobili, voleva dire code chilometriche in autostrada, specialmente quelle che portavano al Sud o alle spiagge liguri o romagnole, e assalto agli autogrill. Ma anche assalti ai treni, agli aerei, ai pullman, ai traghetti, per chi usava altri mezzi.&nbsp;</p>



<p>Se chiudo gli occhi mi sembra ancora di vederli i servizi della Tv di Stato, che nei telegiornali del 15 agosto mostravano le immagini delle città deserte come ci fosse il coprifuoco, con il Ministro dell’Interno, unico rimasto a Roma, che faceva il giro delle caserme della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Pompieri, per testimoniare ai cittadini in vacanza che c’era sempre qualcuno “presente” per garantire la sicurezza collettiva.</p>



<p>Certo c’era anche il rovescio della medaglia!</p>



<p>Per chi rimaneva a casa quelle due settimane volevano dire avere difficoltà anche a fare la spesa, a trovare un forno aperto.&nbsp;</p>



<p>Vietato avere mal di denti, avere una perdita d’acqua in casa, avere un impianto elettrico in tilt.&nbsp;</p>



<p>Tutto chiuso per ferie!&nbsp;</p>



<p>Un vero e proprio incubo, che finiva per mettere in difficoltà prevalentemente le persone anziane che non potevano spostarsi verso le località di villeggiatura.</p>



<p>Sicuramente in tutto questo c’era una certa dose di irrazionalità, ma allora era così, e Ferragosto era una sorta di “Totem italico”, in cui era&nbsp;considerato normale staccare la spina del Paese per una quindicina di giorni.</p>



<p>Con il passare degli anni il costume è cambiato, e anche la società e la struttura produttiva del Paese (le grandi fabbriche non ci sono praticamente più).</p>



<p>Mano a mano sono arrivati lo scaglionamento delle ferie, i turni per i negozi di alimentari e non solo, e di fatto le città non si svuotano mai.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Addirittura i centri commerciali adesso sono sempre aperti (e non lo trovo giusto per chi ci lavora), per cui&nbsp;&nbsp;Ferragosto è diventato poco più di una normale domenica, di una festa come le altre, e&nbsp;&nbsp;l’Italia&nbsp;&nbsp;un Paese quasi europeo.</p>



<p>Concludendo questa sorta di “amarcord”, senza voler togliere nulla a Santa Madre Chiesa cattolica, riprendendo le tradizioni degli antichi romani, che durante queste feste si scambiavano regali recitando la frase “Bonas ferias augustales”, ovunque vi troviate, in riva al mare, in una valle alpina, in una città d’arte, e perché no magari anche a casa vostra con il condizionatore acceso, a nome della Redazione di Tviweb, vi auguro BUON FERRAGOSTO.</p>
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		<title>Saint Malo, la città dei pirati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 07:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un elemento che accumuna due terre lontane fra loro 1500 chilometri, eppure per certi aspetti molto simili; almeno così&#160;&#160;appaiono&#160;&#160;ai miei occhi. Parlo del mare, meglio di quell’Oceano Atlantico che bagna sia le coste della Galizia spagnola che della Bretagna<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>C’è un elemento che accumuna due terre lontane fra loro 1500 chilometri, eppure per certi aspetti molto simili; almeno così&nbsp;&nbsp;appaiono&nbsp;&nbsp;ai miei occhi.</p>



<p>Parlo del mare, meglio di quell’Oceano Atlantico che bagna sia le coste della Galizia spagnola che della Bretagna francese.</p>



<p>Galiziani (galegos) e Bretoni hanno anche una comune origine celtica&nbsp;(basti accennare a lingue, tradizioni, cultura e musica, con la&nbsp; cornamusa celtica adesso di gran moda, di Irlanda, Galles, Cornovaglia, Asturie, Galizia, che annualmente si incontrano nell’agostano Festival Interceltico di Lorient),&nbsp;ma al di là delle origini, pur importanti,&nbsp;&nbsp;è comunque&nbsp;&nbsp;il mare il vero protagonista della storia e della vita quotidiana di queste due terre, che nella loro estremità occidentale segnano anche uno dei confini del continente europeo; il “Finis Terrae”,&nbsp;considerato il&nbsp;confine ultimo tra il mondo dei vivi ed il lungo viaggio che aspettava le anime verso l’aldilà.</p>



<p>E non è un caso se Finisterre è il nome&nbsp;del dipartimento più a ovest della Francia (in Bretagna) e “Cabo Fisterra” è il punto più a ovest della Galizia.</p>



<p>Galizia e Bretagna, entrambe terre dalle maree potenti e a volte drammatiche, alimentate da venti impetuosi, causa di tanti naufragi avvenuti sulle coste, a ridosso delle falesie che si succedono da ogni parte, da nord a sud, guardate a vista da sentinelle di pietra immobili da tempo immemorabile.</p>



<p>Popolo di marinai e pescatori,i galiziani convivono con 1200 chilometri di coste&nbsp;che mutano al mutare del carattere di&nbsp;un Oceano mai uguale a stesso, che ha realizzato una spettacolare morfologia costiera, artista creatore di impressionanti strapiombi, maestose scogliere, ma anche di incantevoli baie e spiagge.</p>



<p>Popolo di marinai, pescatori, e anche di pirati, i bretoni, le cui coste si estendono per 2000 km, e che secondo un loro vecchio proverbio&nbsp;«I bretoni nascono con l’acqua del mare intorno al cuore, affinché l’acqua salata non abbia mai il sapore delle lacrime».</p>



<p>Sono passati tanti, ma veramente tanti anni ahimè, dalla prima volta che ho visto l’Oceano Atlantico, e guarda caso è stato in Bretagna, e precisamente ne paesino di&nbsp;&nbsp;Le Vivier sur Mer, dove mi ero fermato per la notte.</p>



<p>Ricordo nitidamente che, dopo una intera giornata passata al volante (e le auto allora erano molto meno confortevoli di quelle attuali), dopo circa 750 km percorsi, io e mia moglie Ivana trovammo una stanza in un alberghetto che aveva una strada davanti, e oltre la strada il mare.</p>



<p>Figuratevi la sorpresa quando il mattino mi accorsi che il mare non c’era più.</p>



<p>Corsi da Ivana e le chiesi “ma tu ricordi che ieri sera c’era il mare davanti all’albergo vero?”</p>



<p>Mi tranquillizzai quando me lo confermò; almeno avevo la certezza di non avere qualche disturbo della memoria.</p>



<p>Ma ricordo anche che, sorridendo sorniona, mi chiese: “Perché, non c’è più?”.</p>



<p>La portai all’esterno quasi di peso e dovette prendere atto che per chilometri davanti all’albergo non c’era più traccia del mare, ed al suo posto una distesa di sabbia e fango, con tante barche in secca adagiate sui fianchi.</p>



<p>La stessa scena l’ho poi potuta vedere negli anni in tante altre località, fra cui appunto le coste della Galizia, dove le maree hanno un’intensità simile a quelle della Bretagna.</p>



<p>Restando in Bretagna, non a caso avevo passato la notte a Le Vivier sul Mer; perché era vicino alla prima meta del mio tour della Regione, vale a dire Saint Malo.</p>



<p>E devo dirvi che il primo sguardo sulla città, al tramonto, mi ha lasciato un’emozione che non mi ha più abbandonato.</p>



<p>Saint Malo non è uno di quei posti, di cui vi ho parlato finora, fuori dai grandi itinerari turistici.</p>



<p>Situata sulla&nbsp;Côte d&#8217;Emeraude, a breve distanza dal&nbsp;<a href="https://www.parigi.it/it/mont-saint-michel.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mont Saint-Michel</a>, Saint-Malo è tra le mete turistiche più apprezzate della Bretagna.&nbsp;</p>



<p>Luogo di storia e di leggende, patria di illustri personaggi,&nbsp;nasconde mille tesori ed offre un paesaggio scenografico e mutevole, complici anche le maree.</p>



<p>Fondata nel XII secolo su un isolotto collegato alla costa, Saint-Malo&nbsp;durante il XVI e XVII secolo divenne uno dei principali porti della Francia, utilizzato come base sia dalle navi mercantili sia dai&nbsp;velieri dei corsari&nbsp;che agivano per conto del governo contro la costante minaccia degli inglesi.&nbsp;</p>



<p>Nel XVIII secolo i corsari René Duguay-Trouin e Robert Surcouf trasformarono la cittadina nel loro regno.&nbsp;</p>



<p>Incendiata e quasi totalmente distrutta durante la seconda guerra mondiale, la città fu ricostruita in maniera identica a prima grazie alla tenacia dei suoi abitanti.</p>



<p>Sono francamente rimasto colpito quando ho letto che Saint Malo è stata completamente ricostruita, perché l’operazione&nbsp;&nbsp;è sicuramente riuscita, e non c’è alcuna percezione di questo passaggio della storia.</p>



<p>Non c’è alcun dubbio che la città è una vera e propria “araba fenice”, che ha saputo rinascere dalle sue ceneri dopo essere stata rasa al suolo all&#8217;80%.</p>



<p>Saint Malo offre infatti al visitatore un colpo d’occhio di una città rimasta al 1300, e le sua mura, i suoi bastioni, le sue torri, parlano la lingua di quei secoli, la lingua dei “pirati” che resero famosa la città.</p>



<p>Non ho alcun timore a definire la Bretagna come una terra magica.</p>



<p>Infatti, questa regione all&#8217;estremità nord occidentale della Francia, più di altre zone francesi, ha saputo infatti conservare e valorizzare delle caratteristiche uniche, ancestrali.&nbsp;</p>



<p>Qui il dialogo tra la natura onnipresente e le trasformazioni lasciate nei secoli dall&#8217;uomo è ancora incredibilmente equilibrato e appagante per i nostri occhi, spesso offuscati dal grigiore della città caotiche.&nbsp;</p>



<p>Tornando alla città,&nbsp;Saint-Malo, chiusa dai suoi bastioni, nasconde molte cose da&nbsp;&nbsp;vedere.</p>



<p>Le potrete scoprire passeggiando al vostro ritmo tra i suoi vicoli dal fascino irresistibile.&nbsp;</p>



<p>Il primo passo è quello di varcare le porte della città, entrando nel più corsaro dei quartieri “malouiniani”.&nbsp;</p>



<p>I numerosi abitanti, armatori, marinai o artigiani, erano tutti rivolti verso il mare. Una città marittima, con un forte spirito indipendente.&nbsp;</p>



<p>Repubblica per 4 anni (1590 – 1594), Saint-Malo rimase fedele al suo motto: “Né francese, né bretone, Malouin suis!&nbsp;</p>



<p>Dal Bastione Saint-Louis al Fort à la Reine, la passeggiata è ricca di belle sorprese. Se arrivate dalla Porte Saint-Vincent, sarete accolti dallo Château: le prime pietre preziose del vostro cammino. Le quattro torri angolari e il mastio ospitano oggi il Municipio.&nbsp;</p>



<p>Un po’ più avanti nelle strade, vi troverete di fronte a un altro gioiello: la Cattedrale di Saint-Vincent. Le sue volte in stile angioino, il suo chiostro e il suo coro gotico costruito nel XII secolo sono ammirevoli. Qui si trovano le tombe di Jacques Cartier e Duguay-Trouin.</p>



<p>Con la bassa marea si creano ponti di sabbia tramite i quali è possibile raggiungere a piedi una serie di isolotti di granito; quando invece c&#8217;è l&#8217;alta marea, facendo il giro dei bastioni che circondano la città si può ammirare un incantevole panorama a perdita d’orizzonte.</p>



<p>Saint Malo vanta anche ampie spiagge sabbiose, ma vi assicuro che la temperatura dell’acqua dell’Oceano è poco invitante per noi “mediterranei”.</p>



<p>Diversamente, il vento onnipresente fa della città corsara la capitale francese della vela (a proposito di vento, ricordo una telefonata fatta a mia madre di sera, da una cabina piazzata in cima ad una scogliera, con un vento che veramente ci faceva ballare come ci fosse il terremoto).</p>



<p>La Bretagna è tutta da vedere, ma già che ci siete prendete nota del nome di questo paesino: Locronan.&nbsp;&nbsp;Vi assicuro che, se avrete modo di andarci, mi ringrazierete!&nbsp;</p>



<p>Ricordo che fra le cose che più mi hanno colpito è la luce di questa terra incantata, ovviamente quando c’è il sole, perché da queste parti passare dal sereno alla pioggia, e viceversa, è roba di pochi minuti.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Aigues Mortes e Saintes Maries de la Mer; colori e misteri della Camargue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Aug 2024 06:18:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo nostro viaggio attraverso luoghi magari poco noti, ma che a mio avviso lasciano un segno su chi ha l’opportunità di visitarli, oggi lasciamo la Spagna per spostarci nella Francia Mediterranea, quella che i francesi chiamano Midi (espressione che&#160;deriva<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In questo nostro viaggio attraverso luoghi magari poco noti, ma che a mio avviso lasciano un segno su chi ha l’opportunità di visitarli, oggi lasciamo la Spagna per spostarci nella Francia Mediterranea, quella che i francesi chiamano Midi (espressione che&nbsp;deriva dall&#8217;unione della parola&nbsp;mi, “mezzo” in francese antico, e&nbsp;dies, “giorno” in latino).</p>



<p>Scrivendo queste note mi sono reso conto che le ripartizioni regionali, così come mi erano note quando tanti anni fa “bighellonavo” regolarmente in automobile per la Francia, sono completamente state modificate nel 2015, con la soppressione di 9 regioni “storiche”, ed il loro accorpamento in 13 macro Regioni.</p>



<p>Poco male, le denominazioni amministrative cambiano, ma la terra, i paesi, le città, i fiumi, il mare, sempre là restano.&nbsp;</p>



<p>Venendo a noi, sono sicuro che se vi dico Provenza (ora&nbsp;Provence-Alpes-Côte d&#8217;Azur<em>)</em>sapete tutti di cosa parlo.</p>



<p>E se cito Marsiglia, Arles, Avignone, Aix en Provence, sono sicuro che sono nomi di città che conoscete.&nbsp;&nbsp;Così come immagino vi siano familiari, Nimes, Tolosa, Carcassonne, Albi, Montpellier.&nbsp;</p>



<p>E sono altrettanto certo che avete sentito parlare dei colori e della luce del Midi francese, degli sterminati campi di lavanda, delle spiagge sul Mediterraneo.</p>



<p>Ma se vi dico Aigues Mortes, e Saintes Maries de la Mer, siete sicuri di sapermi dire a cosa mi riferisco?</p>



<p>Si tratta di due cittadine storiche, che dal punto di vista amministrativo appartengono a Regioni diverse, all’Occitania Aigues Mortes, e alla&nbsp;Provence-Alpes-Côte d&#8217;Azur&nbsp;&nbsp;Saintes Maries de la Mer, ma che distano fra loro solo una trentina di chilometri, e sono inserite entrambe in quello splendido ambiente naturale che è la zona ricca di stagni e paludi che caratterizza l’area della foce del Rodano, generalmente più nota come Camargue.&nbsp;</p>



<p>Il villaggio di&nbsp;“Aigues Mortes”&nbsp;è un vero gioiello, completamente racchiuso dalle mura e perfettamente conservato, tappa imprescindibile per qualunque&nbsp;visitatore.</p>



<p>A differenza del classico villaggio occitano fortificato e abbarbicato sulle rocce, questo paesino si sviluppa in piano, circondato da saline e zone palustri.&nbsp;</p>



<p>Da qui partirono le flotte francesi per dare vita alla settima crociata in Terra&nbsp;Santa nel 1248 e all’ottava del 1270, entrambe guidate dal Re Santo Luigi IX.</p>



<p>Il nome Aigues Mortes descrive esattamente il paesaggio che circonda le mura: significa infatti “Acque Morte”&nbsp;e le grandi saline ricavate dalle paludi ben rappresentano questo appellativo.</p>



<p>I bastioni, lunghi 1,6 chilometri,&nbsp;sono interamente&nbsp;percorribili a piedi: dalla loro sommità si possono ammirare panorami assolutamente favolosi. Dall’alto è infatti possibile scrutare all’interno della città, abbracciando con lo sguardo il reticolo urbano, i tetti delle&nbsp;case ed i meravigliosi cortili interni.</p>



<p>Ma soprattutto si ha una vista eccezionale sulle&nbsp;saline.&nbsp;</p>



<p>In particolare, nel cuore dell’estate, ad agosto, sotto l’effetto del vento e del sole, l’acqua è talmente satura di sale da diventare&nbsp;quasi viola.&nbsp;</p>



<p>Questo oro bianco, come veniva chiamato nel Medioevo, è conservato all’aria aperta, e&nbsp;forma delle vere e proprie montagne di sale alte più di 20 metri (la salina di Aigues Mortes è la più vasta d’Europa).&nbsp;</p>



<p>Vi dico subito che visitare Aigues Mortes non richiede tanto tempo, perché&nbsp;tutti i punti di interesse si concentrano all’interno delle mura fortificate. La maggior parte dei palazzi che si trovano qui sono case di abitazione, quindi chiuse all’accesso dei turisti, ma la Constance Tower, Place Saint Louis, la Chiesa de Notre Dame de Sablon meritano una visita.</p>



<p>Spostandosi, come vi dicevo, di una trentina di chilometri si arriva a&nbsp;&nbsp;Saintes Maries de la Mer.&nbsp;</p>



<p>Non sono trenta chilometri “normali”, perché scorrono nella vasta zona paludosa della Camargue , ricca di scorci suggestivi e animali, come fenicotteri, cavalli e tori che corrono allo stato brado per le grandi e basse distese verdeggianti.</p>



<p>Saintes Maries de la Mer (meno di 2500 abitanti), capitale della Camargue, sembra uscita dalla matita di un disegnatore.&nbsp;</p>



<p>Il paese è un affascinante&nbsp;piccolo reticolo di&nbsp;case bianche&nbsp;intorno a una meravigliosa chiesa romanica, circondato da un paesaggio selvaggio e intriso di un’atmosfera suggestiva: si è ammaliati da un&nbsp;lungo mare&nbsp;spazzato dal vento, con immense&nbsp;spiagge di sabbia bianca,&nbsp;gitani&nbsp;pittoreschi che si aggirano nelle piazzette con chitarre e cappelli neri,&nbsp;cartomanti&nbsp;che leggono la mano, e tanti ristorantini in cui assaggiare le prelibatezze della Regione.</p>



<p>Tappa obbligata è la visita alla Chiesa delle Sante Marie del Mare, nella cui cripta&nbsp;&nbsp;si trova la&nbsp;statua di Santa Sara, la Vergine Nera, e le reliquie di Sante Marie-Jacobé e Marie-Salomé, rinvenute decollate nella chiesa nel 1448.</p>



<p>Io l’ho fatto, e ve lo consiglio; se ci andate salite sul tetto della Chiesa (fra l’altro l’unico edificio alto del paese), sedetevi sul culmine e guardatevi attorno.</p>



<p>E’ una bella esperienza!&nbsp;</p>



<p>E’ comunque difficile capire appieno l’aria che si respira a Saintes Marie de la Mer se non si conoscono storie e leggende (in particolare il culto&nbsp;delle tre Marie giunte dal mare, anche se sulla provenienza della terza ci sono&nbsp;&nbsp;versioni discordanti).&nbsp;</p>



<p>La Legenda Aurea (Jacopo da Varagine, sec. XIII) narra che qui approdarono, nel 48 D.C. su una zattera senza remi né vele, i primi esuli dalla Palestina, rifugiati dalle persecuzioni iniziate dopo la crocifissione di Gesù. E non erano migranti qualsiasi.&nbsp;&nbsp;Si trattava di&nbsp;&nbsp;Maria Maddalena (con la sorella Marta di Betania e il fratello Lazzaro il resuscitato, che diventerà il primo vescovo di Marsiglia), Maria Jacobé, parente di Maria di Nazareth, e Maria Salomé; tutte testimoni della morte e resurrezione di Cristo.</p>



<p>Poiché negli scavi del 1448 trovarono solo due corpi femminili decollati, si pensò che Maria Maddalena avesse proseguito il viaggio, ma il suo posto nella tradizione venne subito preso da Sara la nera, una nobile rom che guidò la sua tribù nel delta del Rodano.&nbsp;</p>



<p>Una Santa per i Rom, ma mai canonizzata, e di cui la Chiesa ha ovviamente sempre diffidato.&nbsp;</p>



<p>Ecco perché il 24 e&nbsp;il 25 maggio&nbsp;di ogni anno, i gitani di tutta Europa, Rom Manouche o Sinti, si danno appuntamento qui per festeggiare la loro patrona, protettrice di tutti i nomadi del mondo.&nbsp;</p>



<p>La sua statua addobbata a festa viene portata in processione fino al mare dai&nbsp;gardiens, i gitani a cavallo.&nbsp;</p>



<p>La festa prosegue poi, tra canti e balli al suono zigano dei violini, in un tripudio di abiti variopinti, con banchetti, tornei a cavallo e corride (non violente) dei toros neri tipici di quelle paludi.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi anni la venerazione per Sara ha superato il culto per le due tradizionali Marie e la folla, che accorre da tutto il mondo per celebrarla, sembra crescere in continuazione.</p>



<p>Come vi ho detto in altri pezzi, andare nel Midi francese solo per visitare queste due cittadine ricche di storia e tradizione forse sarebbe eccessivo.</p>



<p>La Provenza e l’Occitania hanno tante di quelle città e località, tanti di quei beni culturali, tante di quelle bellezze naturali, da offrire al visitatore, da perderci una marea di tempo.</p>



<p>Ma essendo già da quelle parti, io una scappata a Aigues Morte e a Saintes Maries de la Mer ve la consiglio caldamente.&nbsp;</p>



<p>Umberto Baldo&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Extremadura: terra di Hidalgos e Patanegra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Aug 2024 08:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dagli inizi del Cinquecento si sviluppò un movimento migratorio di tutta eccellenza: ripercorriamo la storia Tornate per un attimo con il pensiero a quel fatidico 1492 in cui con la caduta di Granada, ultimo baluardo della Spagna islamica, finì la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p><strong>Dagli inizi del Cinquecento si sviluppò un movimento migratorio di tutta eccellenza: ripercorriamo la storia</strong></p>



<p>Tornate per un attimo con il pensiero a quel fatidico 1492 in cui con la caduta di Granada, ultimo baluardo della Spagna islamica, finì la Reconquista da parte dei Re Cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona, e Cristoforo Colombo posò per primo il piede nel Nuovo Mondo.<br>Finito quel lunghissimo periodo di guerre per cacciare i “Mori” dalla penisola iberica, rimanevano in giro molti “reduci”, per chiamarli così.<br>Si trattava degli Hidalgos, termine di origine araba o derivato da “hijos de algo”, letteralmente “figli di qualcosa”.<br>Picareschi personaggi a metà strada tra nobili doc e plebei, uomini d’onore eternamente spiantati ma con le mani senza calli, grazie ad un’atavica avversione al lavoro.<br>Si trattava di una piccola nobiltà nettamente inferiore a quella dei cosiddetti “ricoshombres”, che aveva trovato nel mestiere delle armi la propria vocazione, e che con la fine della Reconquista non aveva più nulla da fare.<br>Non stupisce quindi se questi avventurieri, questi soldatacci sempre a caccia di oro e di terre, volsero lo sguardo verso le nuove scoperte, e tentarono la “suerte” oltre l’Atlantico.<br>E’ chiaro che più sei povero, meno prospettive di affermazione hai, e soprattutto se provieni da una terra che non ha nulla da offrirti, trovi in te stesso quella carica, quella voglia di vincere, quella “ferocia”, che furono la caratteristica dei Conquistadores (ultimamente derubricati in “Descubridores”, forse per un filino di rimorso hispanico nei confronti de “los indigenas”, oggi popoli “de habla” spagnola).<br>E qual era la Regione della Spagna che racchiudeva in sé tutte le caratteristiche per dare i natali a questi uomini sanguinari, che però furono capaci di abbattere imperi come quello Inca o Azteco?<br>Questa terra si chiama “Extremadura”.<br>E così dalla cittadina “extremena” di Trujillo (che anche adesso ha meno di 10mila abitanti) dalla “Muy Noble y Muy Leal Trujillo”, si sviluppò agli inizi del Cinquecento un movimento migratorio di tutta eccellenza: i fratelli Pizarro puntarono verso l’oro del Perù, Gracìa de Paredes fondò Ciudad Trujillo a Santo Domingo, Francisco de Orellana scoprì il Rio delle Amazzoni (un’incredibile passeggiata dall’oceano Pacifico all’Atlantico), Nuño de Chaves creò Santa Cruz in Bolivia.<br>Ma da Medellin, sempre in Extremadura (poco distante da La Serena, villaggio natale del fondatore di Santiago del Cile, Pedro de Valdivia) partì anche Hernan Cortès, il conquistatore del Messico, e Vasco Nunez de Balboa, lo scopritore dell’Oceano Pacifico.<br>Si può quindi dire molti degli uomini che diedero vita alla corsa al mitico El Dorado partirono da questa terra schiacciata tra la Castilla e Léon, la Regione di Madrid, e l’Andalusia, confinante con il Portogallo, e quindi con lo sguardo rivolto verso quell’Oceano cui non riesce ad arrivare.<br>Non ho mai amato il turismo “caciarone”; e ho sempre cercato posti in grado di offrire quiete e suggestione.<br>Desolata, arida e povera, l’Extremadura è tutta descritta nel suo nome (dal latino “terra extrema et dura”): una terra di spazi deserti e campi sterminati, quasi sempre incolti, che per secoli ha dovuto lottare con dominatori e siccità.<br>Da sempre estranea ai grandi flussi turistici, è una terra che riserva magnifiche sorprese a chi abbandona gli itinerari battuti dal turismo di massa per avvicinarsi ad una realtà più autentica.<br>L’Extremadura è un grande contenitore vuoto; tanto per capirci il nostro Veneto è esteso per 18.345 Kmq e conta 4,9 milioni di abitanti (264 abitanti per kmq); l’Extremadura 41.634 Kmq, e conta poco più di un milione di abitanti (densità 25 abitanti per kmq).<br>Capite bene che, con questi numeri, l’Extremadura rappresenta il volto selvaggio dell’entroterra spagnolo.<br>Una terra aspra, un luogo che colpisce per il suo fascino rurale, per la sua natura ancora piuttosto incontaminata (è impressionante ad esempio il numero di rapaci che ancora volteggiano nei cieli).<br>Ma arrivando in Extremadura quello che lascia stupito è il paesaggio.<br>E come a nord di Madrid il territorio è caratterizzato dall’altopiano della “meseta”, che occupa circa un terzo del territorio della Spagna, con i suoi colori accesi fra il giallo e l’ocra, a mano a mano che si scende verso sud, verso il confine portoghese, si passa ad un ecosistema diverso, denominato “dehesa”.<br>La dehesa è spettacolare, una distesa a perdita d’occhio di querce, interrotta solo da muretti a secco, dove enormi branchi di maiali possono muoversi in assoluta libertà, dato che il rapporto con il territorio è molto basso; quasi due ettari a capo (sic!).<br>Credetemi, non esagero!<br>Percorrendo in auto le strade dell’Extremadura si ha l’impressione di muoversi in mezzo al nulla. Centinaia di chilometri dove a destra e a sinistra vedete solo querce da sughero e un numero impressionante di maiali allo stato brado.<br>Non hanno nulla a che spartire con i nostri “porsei”; sono di taglia piccola, di manto scuro, tanto che di primo acchito io pensavo si trattasse di cinghiali.<br>Inutile dire che da questi suini cresciuti allo stato libero, nutrendosi solo di ghiande, viene il prosciutto più famoso e più apprezzato al mondo, il cui nome specifico è “Jamon iberico de Bellota”, ma che è ormai universalmente noto fra i buongustai appunto come Patanegra (che non senta dire che lo affettate, perché il taglio del Patanegra si fa solo a mano con il coltello).<br>Non pensate che l’Extremadura sia solamente una meta per ghiottoni.<br>E’ una terra unica anche per il suo ricco patrimonio storico e culturale.<br>La visita al capoluogo Merida (per i latini Augusta Emerita), con il suo ponte romano più lungo mai sopravvissuto fino ai giorni nostri, e lo splendido teatro romano perfettamente conservato, vale da sola il viaggio.<br>Ma consiglio anche un passaggio a Badajoz dove, contrariamente alla credenza che le città murate arabe siano principalmente in Andalusia, si trova la più grande fortezza araba di tutta la Spagna.<br>Altra città dell’Extremadura da visitare è senz’altro Càceres, con la sua “ciudad monumental”, in cui perdersi passeggiando fra i suoi vicoli tortuosi.<br>Da non trascurare neppure Plasencia, graziosa e suggestiva città fortificata su una collina, cinta da una duplice cerchia di mura con 6 porte e 68 torri.<br>Se poi vi resta un po’ di tempo, consiglio anche una puntata al Real Monasterio de Nuestra Senora de Guadalupe, santuario consacrato alla “Reina de la Hispanidad”, per la grande suggestione che trasmette questo luogo di culto.<br>Se proprio cercate la ciliegina sulla torta, potete anche andare a visitare il Monastero de San Jerònimo di Yuste, il “buen retiro” dove andò a morire l’imperatore Carlo V, dopo aver trasmesso la corona spagnola a Filippo II.<br>Credo si sia capito che per me l’Extremadura è la Regione spagnola cui sono più legato.<br>Perché è una terra difficile ma coinvolgente, la meno turistica della Spagna, la più povera, ma ricca di emozioni e di ospitalità, di cicogne, lavanda, miele, Patanegra, e della memoria dei suoi Hidalgos-Caballeros-Conquistadores.<br>E se cercate un viaggio lontano da una dimensione affollata, caotica e rumorosa, vi assicuro che l’Extremadura non vi deluderà.<br></p>



<p>Baldo Umberto</p>
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		<title>Ronda, la città che non ti aspetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2024 12:02:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Qualcuno considera la località di cui vi parlo oggi un “Pueblo blanco”, ma io non condivido fino in fondo questa visione.<br>Mi riferisco a Ronda, una città di cui sono pronto a scommettere buona parte di voi non ha mai sentito parlare.<br>Ronda è una meravigliosa e antica città, assolutamente da visitare, arroccata sulla gola di El Tajo, profonda circa 100 metri, nella provincia di Malaga a nord di Marbella.<br>Già perché non dovete dimenticare che sia i “Pueblos blancos” di cui vi ho parlato ieri, che Ronda, sono nelle immediate vicinanze delle spiagge della Costa del Sol, precisamente alle spalle.<br>Per cui se aveste scelto di trascorrere qualche giorno ad esempio a Marbella, ricordate che Ronda si trova a soli 45 minuti di auto dalla Costa del Sol, e dalla stazione dei treni partono convogli giornalieri per Algeciras, Granada, Malaga e Siviglia.<br>Perché Ronda?<br>Facile: perché per me visitare Ronda deve essere imprescindibile durante una vacanza in Andalusia.<br>Ronda non solo ha molti monumenti da vedere, ma gode anche di un paesaggio sorprendente.<br>Si può girare tutta la Spagna, tutta l’Europa, ma una città così non la si trova facilmente.<br>Semplicemente è un borgo unico al mondo.<br>Ronda fu un abitato di origine romana, successivamente visigota, in cui il massimo splendore giunse con l’arrivo dei musulmani in Andalusia.<br>Fondata nel IX secolo a.C. oggi Ronda è una città artisticamente e culturalmente molto vivace, che si distacca dal turismo di massa della Costa del Sol, nonostante la vicinanza.<br>E la sua unicità è testimoniata dal fatto che, in passato, anche diversi personaggi famosi, come Hemingway e Dumas, sono stati affascinati dai suggestivi panorami e dalle appassionanti tradizioni popolari di questa città araba, capitale di un piccolo Stato indipendente fino alla Reconquista cristiana del 1485.<br>C’è poco da girarci attorno, la cosa che vi colpirà quando arriverete a Ronda, e che resterà per sempre nei vostri ricordi è una gola, una profonda spaccatura, oserei dire un abisso (almeno così appare a prima vista) profondo circa 100 metri, denominato “El Tajo de Ronda”, scavato dal fiume Gaudalevin.<br>E questa ferita, questa fenditura della terra, rappresenta talmente la città che il suo monumento più importante, il più noto, il più fotografato, è il “Puente Nuevo”.<br>Non è un manufatto antico; quest’opera maestosa fu costruita tra il 1759 e il 1793 per collegare il nucleo storico con la nuova parte abitata della città che si stava sviluppando dall’altra parte della gola.<br>Credetemi che non è facile descrivere con le parole l’impressione, il senso di vuoto, anche di terrore per chi soffre di vertigini, che si prova affacciandosi sul Tajo de Ronda, per cui spero che la foto sopra il titolo sia sufficiente per darvene un’idea.<br>Immagino che qualcuno si stia chiedendo: ma prima del Puente Nuevo come comunicavano le due parti della città?<br>Me lo sono chiesto anch’io, e la risposta è che sul fiume ci sono tre ponti: il Puente Nuevo, il più recente alto un centinaio di metri; un altro situato nella parte bassa della città, ponte conosciuto come il “Puente Viejo”, costruito nel XVII secolo (oggi è solo pedonale), dal quale si può vedere perfettamente (in quanto di trova a 31 metri) il cosiddetto “Ponte Romano”, che in realtà è di origine araba.<br>Cosa si fa a Ronda?<br>Per la sua conformazione Ronda non è una città frenetica, e quindi passeggiare nel centro storico è la cosa più naturale da fare.<br>E così, anche solo passeggiando distrattamente, si incrociano abitazioni tipiche, bar tradizionali, e i monumenti più importanti della città.<br>La cittadina si divide praticamente in due zone, una più moderna e commerciale, dove ci sono i parcheggi e la stazione ferroviaria e degli autobus, e l’altra più tradizionale, turistica ma comunque tranquilla.<br>Il quartiere storico con le tipiche case bianche (ecco perché qualcuno la considera un Pueblo Blanco) ed i saliscendi delle strade, è collegato alla zona dei negozi grazie appunto al simbolo della città, il Puente Nuevo.<br>L’economia della cittadina si basa sul turismo culturale e rurale. Il turismo rurale a Ronda ha molto successo poiché questa città è immersa nella Sierra.<br>La particolarità di questo luogo è che, nonostante l’abitato sia abbarbicato in cima ad una profonda gola, l’elemento antropico rimane stupendamente integrato e connesso con il paesaggio naturale. Dalla città è possibile intraprendere differenti sentieri che conducono in pochi minuti nel bel mezzo della Sierra.<br>Come vi accennavo, Ronda è uno di quei posti in cui sono convissute nei secoli diverse culture, in particolare quella araba a cristiana.<br>Sono stati soprattutto gli Arabi ad aver lasciato testimonianze indelebili del loro passaggio.<br>I bagni arabi, probabilmente, rappresentano uno degli elementi d’acqua musulmani meglio conservati di tutta la Spagna.<br>Da vedere anche le mura e le varie porte che circondano il centro storico; strutture che, unitamente alla posizione della città sulla vetta di un promontorio roccioso, resero Ronda praticamente inespugnabile.<br>Anche se le corride sono ora sempre meno praticate in tutta la Spagna, Ronda è famosa come la patria della corrida moderna, grazie anche alla bella arena in stile neoclassico inaugurata nel 1785, con gradinate distribuite su due livelli che possono accogliere 6 mila spettatori. Sotto le gradinate si trova il Museo Taurino di Ronda, costituito da diverse sale tra cui si distinguono quelle dedicate alle grandi dinastie di toreri di Ronda: i Romero e gli Ordóñez.<br>Gli appuntamenti importanti di Ronda sono la Festa di Pedro Romero, con le Corridas Goyasca, il Festival di Flamenco, la Semana Santa e le feste per la commemorazione della Riconquista e il Pellegrinaggio di Nuestra Senora de la Cabeza.<br>Spero di aver solleticato la vostra curiosità per questo pezzetto di Spagna sicuramente meno nota, ma non per questo meno affascinante.<br>Fascino che, come vi dicevo all’inizio, ha attratto numerosi intellettuali di ogni epoca.<br>Più recentemente, nel XX secolo, Orson Welles scrisse: &#8220;Un uomo non appartiene al luogo in cui nasce, ma a quello in cui desidera vivere”.<br>E le ceneri di Welles dal 1987 riposano proprio a Ronda.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>La Spagna dei “Pueblos blancos”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 07:08:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando leggo o sento dire che l’Andalusia è la Regione che meglio racchiude l’anima della Spagna, resto in verità un po’ perplesso. Il perché è presto detto.&#160;&#160;E vi rispondo non a caso con una domanda: rappresentano di più l’Italia la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Quando leggo o sento dire che l’Andalusia è la Regione che meglio racchiude l’anima della Spagna, resto in verità un po’ perplesso.</p>



<p>Il perché è presto detto.&nbsp;&nbsp;E vi rispondo non a caso con una domanda: rappresentano di più l’Italia la Toscana o la Lombardia, il Piemonte o la Sicilia, il Lazio o il Veneto?</p>



<p>Capite bene che questi paragoni, queste “iperboli”, lasciano il tempo che trovano, per non dire che non hanno alcun senso.</p>



<p>E così è vero che le verdi e piovose Galizia e Cantabria sembrano avere poco a che spartire con l’assolata Extremadura, o appunto con l’Andalusia, ma sempre di Spagna si tratta, con le peculiarità tipiche di ogni diversa Regione o Comunidad iberica.</p>



<p>Detto questo non c’è dubbio che l’Andalusia, e tutto il&nbsp;&nbsp;sud della Spagna, terra e luogo di confine, è da vivere e assaporare fra natura, arte, storia, buona cucina, musica.&nbsp;</p>



<p>Non a caso la si definisce anche “la Spagna araba” o “Al Andalus”, e proprio l’architettura islamica ne costituisce la caratteristica più visibile.</p>



<p>Le culture arabe e mozarabe costituiscono il richiamo evocatore di narrazioni lontane nel tempo,&nbsp;&nbsp;e assieme al fascino del flamenco e alla passione che ne promana, alle corride, alla buona cucina, al sole, sono ingredienti che si combinano con il bianco delle case, lo scintillio dei campanili e dei minareti, il sapore di una terra mediterranea che si fa ponte di dialogo e incontro fra culture.&nbsp;</p>



<p>Ovviamente non stupisce che Cordoba con la sua magnifica Mezquida (la grande moschea), Granada con l’Alhambra, e Sevilla, siano le location più note, e quindi le più “gettonate” dal turismo di massa.</p>



<p>Ma come vi ho accennato all’inizio di questi pezzi, il mio obiettivo è quello di segnalarvi itinerari e località sicuramente meno noti, ma non per questo meno affascinanti.</p>



<p>E fra le meraviglie di questa terra andalusa ci sono sicuramente i cosiddetti “Pueblos Blancos”.</p>



<p>Di cosa si tratta?</p>



<p>Si tratta di splendide località sparse nell’entroterra andaluso, prevalentemente nelle province di Malaga e Cadice,&nbsp;una terra selvaggia ed&nbsp;incontaminata<strong>.</strong></p>



<p>In effetti, visitare questi splendidi villaggi equivale a fare un viaggio attraverso il tempo e lo spazio.&nbsp;</p>



<p>Se si decide di seguire l’itinerario per i pueblos blancos, occorre dimenticarsi di tecnologia, social network e internet.</p>



<p>Ovviamente questo vale se si sceglie un certo modo di percorrere la “Ruta de los Pueblos Blancos”, lo stesso modo di compiere ad esempio il “Camino de Santiago”, vale a dire a piedi.</p>



<p>Tuttavia, è bene ricordare che questi villaggi non si trovano in posizioni favorevoli. Per raggiungerli occorre spesso percorrere&nbsp;stradine di montagna o strade sterrate. Insomma, si tratta di un viaggio consigliato per coloro che sono amanti dell’avventura, o esperti non abituati a confort o agi.<strong></strong></p>



<p>Tranquilli ragazzi, nessuno vuole costringervi a scarpinate cui non siete portati!</p>



<p>Siamo pur sempre nel XXI secolo, e queste località sono comunque raggiungibili in auto, come ho fatto io, che non sono certo votato all’avventura.</p>



<p>Una cosa però mi sento di suggerirvela qualora sceglieste l’automobile.</p>



<p>Evitate, se potete, di raggiungere “al volante” le sommità dei “pueblos blancos”, perché potreste trovarvi, come è capitato a me, in una situazione piuttosto preoccupante.</p>



<p>Mi spiego meglio.</p>



<p>Questi paesini, vecchi di secoli, non sono certo stati edificati pensando alle auto, e quindi le strade sono non “strette”, ma “di più”.</p>



<p>Parlo di vicoli racchiusi dalle abitazioni, larghi in certi punti non più di due metri (con passaggi anche più stretti, tanto da dover chiudere gli specchietti retrovisori), ovviamente sempre in salita o in discesa, con la possibilità di trovare anche veicoli in senso contrario.</p>



<p>L’impressione,&nbsp;&nbsp;vi assicuro, è di quelle da incubo (ci si chiede in continuazione “ma ci passo?”) e una volta raggiunto il “mirador”, la piazza panoramica al culmine del pueblo, non si riesce neppure a gustare la splendida vista sulla campagna andalusa, perché il pensiero corre sempre al percorso di ritorno al piano.</p>



<p>Ricordo che la discesa io e mia moglie la facemmo in assoluto silenzio, con i nervi tesi per la paura di incrociare qualche altro veicolo, e con un urlo liberatorio finale appena raggiunta la “pianura”.</p>



<p>Ovviamente questo “errore” lo abbiamo fatto solo la prima volta, e visitando i Pueblos successivi l’auto l’abbiamo lasciata nei parcheggi dedicati ai piedi dell’abitato.</p>



<p>Anche se dovere mettere in conto che, essendo tutti in cima ad alture, richiedono comunque una certa scarpinata per raggiungere il “mirador”.&nbsp;</p>



<p>Venendo ai “Pueblos” c’è da dire che la Ruta è un percorso che si immerge in una natura a tratti brulla, a tratti anche rigogliosa.</p>



<p>Si tratta di borghi immersi nel verde, cui fa da contraltare il bianco intenso delle case dipinte a calce.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Un espediente, questo, reso necessario per isolare dalle altissime temperature estive andaluse, che non raramente raggiungono anche i 50 gradi.&nbsp;</p>



<p>Questo “trattamento” bianco, serviva anche a disinfettare. Le precipitazioni scarse non permettevano infatti di lavare strade e costruzioni; quindi la calce viva era molto utile in passato.</p>



<p>Inutile che vi illustri le caratteristiche di ogni singolo borgo; basta riportarne i nomi dei principali:&nbsp;&nbsp;Atajate, Olvera, Setenil de las Bodegas, Benaoján, Gaucín, Arcos de la Frontera, Benadalid, Serrania de Ronda, Vejer de la Frontera, El Bosque, Casares, Frigiliana, Benalauría, Medina-Sidonia, Grazalema, Jimena de la Frontera, Zahara de la Sierra, Algatocín, Castellar de la Frontera,&nbsp; Ojén.</p>



<p>Tre bacini idrici, un parco naturale: un vero imbarazzo della scelta per un itinerario che dà il meglio di sé se percorso almeno in due giorni.</p>



<p>Orgogliose rappresentanti dell&#8217;architettura popolare andalusa che dominano il territorio da colline, pendii e avvallamenti, le città bianche punteggiano un territorio dove iberici, romani, visigoti, arabi e cristiani hanno contribuito ciascuno con il loro “granello di sabbia”.&nbsp;</p>



<p>Le città bianche raccontano un passato di difesa dei confini (avrete certamente notato che alcuni borghi hanno la desinenza “de la Frontera”), castelli e fortezze in cui la presenza musulmana ha modellato tracciati pieni di strade, passaggi e cortili ripidi, stretti e tortuosi, dove oggi passeggiare sotto balconi traboccanti di fiori diventa un’esperienza irripetibile.</p>



<p>Si visitano semplicemente camminando tra i vicoli, dove il bianco accecante è interrotto solo dai portoni in legno e dalle finestre rifinite dalle classiche grate in ferro battuto, spesso decorate da rigogliose bouganville fiorite e dalle piante grasse.</p>



<p>Concludendo, i “Pueblos Blancos” sono un’espressione dell’amore degli andalusi per la loro terra,&nbsp;&nbsp;perché a mio avviso l’arte di mantenere le case perfettamente bianche, la passione per le tradizioni storiche e per le altre usanze tipiche di questi villaggi, sono ancora vive principalmente per il loro attaccamento verso le proprie origini, e per la voglia di tramandarle alle generazioni future.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/la-spagna-dei-pueblos-blancos/">La Spagna dei “Pueblos blancos”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Avila: una visione immobile nel tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 07:39:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Senza dubbio la località che segnalo oggi alla vostra attenzione è in generale molto più conosciuta del borgo di Trasmoz, noto per lo più nella ristretta cerchia dei cultori di esoterismo e stregoneria. Ma se ci pensate bene, molti che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Senza dubbio la località che segnalo oggi alla vostra attenzione è in generale molto più conosciuta del borgo di Trasmoz, noto per lo più nella ristretta cerchia dei cultori di esoterismo e stregoneria.</p>



<p>Ma se ci pensate bene, molti che vi raccontano del loro viaggio in Spagna raramente vi dicono: “sono stato anche ad Avila”.&nbsp;</p>



<p>Perché?</p>



<p>Io un’idea ce l’ho, e sta nel fatto che Avila è un concentrato di religione, storia, arte e cultura che sembra andare a ritroso nei secoli, con influenze uniche.</p>



<p>Per Avila non ci passa; ad Avila bisogna andarci di proposito.</p>



<p>Per inquadrare la location (usando un termine che va per la maggiore) siamo nella Spagna centrale, nella Regione della Castilla e Leòn, al centro di due linee immaginarie, l’una che va de Bilbao a Huelva, e l’altra da A’ Coruna a Murcia.</p>



<p>Due linee che si intersecano in una croce, ed Avila è al centro di questa croce.</p>



<p>E come vedremo le croci si addicono ad Avila.&nbsp;</p>



<p>Avila è lontano da qualsiasi mare e da qualsiasi mitezza.</p>



<p>Trovandosi a 1131 metri sul livello del mare è il capoluogo di provincia più alto di tutta la Spagna; e già questo fa intuire che si tratta di una città estrema nel clima (qui fa tanto caldo d’estate, ma la neve è spesso di casa), che ne ha plasmato anche il carattere.</p>



<p>E’ geograficamente un luogo chiuso, una sorta di isola in un oceano di terra, in quella specie di strano deserto ad alta quota che è la “meseta castigliana”.</p>



<p>Avila io l’ho visitata più volte, ma vi assicuro che l’impressione e l’emozione che si provano la prima volta che si scorge da lontano la cinta murata che racchiude la città sono molto forti; ma il bello è che lo stesso stupore lo si ritrova anche alle visite successive, perché sapete bene che i colori del paesaggio sono condizionati dal clima, dalla luce di quel particolare momento, e quindi cambiano ogni volta.</p>



<p>E fin dalla prima volta che il mio sguardo ha accarezzato quella “muralla”, io ho avuto l’impressione che le mura di Avila racchiudano in sé l’indefinibile colore ocra della meseta.</p>



<p>Queste&nbsp;impressionanti mura difensive risalenti al XII secolo, costruite sui resti di precedenti fortificazioni romane e musulmane, sono lunghe ben 2.5 km, sono scandite da più di 2000&nbsp;merli, 88 torri, sei porte e tre cancelli.&nbsp;</p>



<p>Guardate, io di città murate ne ho viste parecchie nel corso della mia vita, a partire da Carcassonne (che però ha il difetto che la cinta è stata quasi rifatta),&nbsp;&nbsp;a Monteriggioni nel senese, e senza nulla togliere alle nostre Cittadella e Montagnana, per restare in Veneto.</p>



<p>Ma quelle di Avila sono altra cosa; perché sono certamente tra&nbsp;le mura medievali meglio conservate d’Europa, e per il loro perfetto stato di conservazione e il loro forte impatto visivo, sono diventate uno dei simboli più rappresentativi dell’intera regione.</p>



<p>Inutile girarci attorno; senza le sue mura Avila non sarebbe Avila!</p>



<p>E di conseguenza dopo aver ammirato questa meraviglia dall’esterno, giocoforza si deve salire&nbsp;in cima e passeggiare lungo il camminamento, per godere di una splendida vista sulla città racchiusa all’interno: se siete amanti della fotografia vi attendono incredibili opportunità.</p>



<p>Al di sopra delle&nbsp;mura cittadine&nbsp;merlate, si staglia la&nbsp;Cattedrale&nbsp;gotica.&nbsp;</p>



<p>Le mura sono antichissime: la loro costruzione cominciò nel 1090, anche se esse assunsero la forma finale, a grandi linee un quadrilatero equilatero, nel XII secolo.</p>



<p>Delle 88 torri disposte lungo le mura ce n’è una su cui vale la pena di soffermarsi: il “Ciborro” la torre più importante che, e questa è la sua particolarità, fa anche da abside alla cattedrale.&nbsp;</p>



<p>Non so vi è chiaro, ma la chiesa è&nbsp;&nbsp;integrata nell’impianto di difesa come un bastione, e di conseguenza&nbsp;la Cattedrale del Cristo Salvatore è una di quelle stranezze da non perdere: come accennato l’abside è addossato alle mura di Avila, rendendola&nbsp;parte integrante – nonché una delle più voluminose- delle fortificazioni della città.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La Cattedrale&nbsp;ha forme romanico-gotiche, è una delle più antiche cattedrali di Spagna, e conserva al suo interno preziose sculture.</p>



<p>Avila è una città particolare anche al suo interno, ed è godibilissimo passeggiare nei suoi vicoli.</p>



<p>Per la gran quantità di dimore signorili e splendidi palazzi storici è famosa anche come&nbsp;Avila de los Cabarellos (dei gentiluomini), ma potremmo chiamarla anche “Avila delle chiese” per la gran quantità di edifici religiosi: alcuni dei quali sono legati ad episodi della vita di Santa&nbsp;Teresa d’Avila.</p>



<p>E qui arriviamo al secondo aspetto di Avila, il suo misticismo, la sua religiosità.&nbsp;</p>



<p>Già perché Avila, sede vescovile, è nota soprattutto per essere stata la città natale di una importante Santa del cattolicesimo, Teresa d’Avila (altrimenti detta Santa Teresa del Gesù), vissuta nel XVI secolo, e Dottore della Chiesa.</p>



<p>La religiosa nacque proprio ad Avila,&nbsp;il 28 marzo&nbsp;del 1515, in una numerosa famiglia originaria di Toledo di stirpe ebraica.&nbsp;</p>



<p>Nel capoluogo della Castiglia-Leon, Teresa Ahumada visse l’infanzia, la gioventù e la maturità, gli anni della conversione, dell’entusiasmo e dei progetti: un personaggio con un travagliato percorso interiore, scrittrice e riformatrice delle monache e dei frati Carmelitani, fondatrice di vari monasteri, viaggiatrice instancabile.&nbsp;</p>



<p>Da notare che ad Avila ha vissuto per un certo periodo anche San Giovanni della Croce (San Juan de la Cruz), originario di Fontiveros, un paesino a 30 km da Avila, anch’egli Dottore della Chiesa, contemporaneo di Santa Teresa, e assieme a lei fondatore&nbsp;&nbsp;nel 1568 dell’Ordine dei “Carmelitani scalzi” ( e delle Carmelitane scalze).&nbsp;</p>



<p>Inutile dire che tutto ad Avila parla di Santa Teresa.</p>



<p>Ad Avila&nbsp;&nbsp;Teresa ha lasciato la sua impronta indelebile, e si possono ripercorrere le sue orme, a cominciare dalla casa dove nacque. È inserita nel convento delle Carmelitane, edificato nel Seicento, proprio in suo onore. L’abitazione vera e proprio è oggi un museo, con la stanza dove la Santa venne al mondo, una cappella, molte reliquie e ricordi, un piccolo giardino.&nbsp;</p>



<p>Ovunque andiate ad Avila troverete un riferimento alla vita di Santa Teresa, tra cui alcune chiese che marcano momenti significativi nel percorso spirituale della Santa: Chiesa di san Giovanni Battista: una modesta chiesa parrocchiale del Cinquecento che conserva la fonte battesimale dove venne battezzata Teresa.&nbsp;&nbsp; Monastero dell’incarnazione: monastero rinascimentale a nord delle mura dove la Santa prese i voti monastici e visse per 27 anni.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;È possibile vedere il pezzo di legno che usava come cuscino e la stanza dove ebbe la visione di Gesù bambino. Chiesa di San Tommaso il Vecchio: dal pulpito di questa chiesa del XIII secolo il predicatore additò Teresa, colpevole secondo lui di vanità e orgoglio. Convento di San Giuseppe: il primo monastero fondato&nbsp;in gran segreto dalla Santa nel 1562. Convento di Santa Teresa: costruito&nbsp;nel 1636 sul luogo dove sorgeva la casa natale della Santa.&nbsp;È possibile vedere l’orto dove la Santa giocava da bambina.</p>



<p>Potrei continuare, ma è inutile che qui vi elenchi tutte le cappelle, le chiese ed in generale i luoghi di culto che costellano la città; avrete modo di scoprirlo se e quando avrete l’occasione di andare a visitare Avila.</p>



<p>Concludendo, sia che siate dei fedeli cattolici, e quindi attratti dai luoghi dove hanno vissuto ed operato i grandi mistici e Santi della Fede, sia che siate semplicemente dei viaggiatori interessati a scoprire cose nuove, Avila risponde sicuramente alle vostre esigenze.</p>



<p>E poi credetemi, un tramonto davanti alle mura, avvolti nella luce calda dalla meseta, vi resterà nel cuore, e non lo scorderete più.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Le scelte illogiche di Coldiretti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 14:45:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[Gossipando]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con tutto il rispetto per Venezia ma che bisogno c’era di portare nel capoluogo Veneto il Villaggio di Coldiretti? Già Venezia abbonda di iniziative e forse trovare un luogo più consono in terraferma avrebbe avuto più logica. Eppure… : “Porteremo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Con tutto il rispetto per Venezia ma che bisogno c’era di portare nel capoluogo Veneto il Villaggio di Coldiretti? Già Venezia abbonda di iniziative e forse trovare un luogo più consono in terraferma avrebbe avuto più logica. Eppure… : “Porteremo a Venezia il colore e l’esuberanza tipiche di Coldiretti – spiega il presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo – ma nel rispetto della città e dei suoi abitanti. Comprendiamo le difficoltà che una realtà unica come quella lagunare vive quotidianamente, complice l’incessante turismo e le numerose attività proposte, tuttavia, crediamo che il Villaggio Coldiretti rappresenti un’occasione unica per il nostro capoluogo di regione per celebrare l’italianità in un simbolo mondiale quale è la città di Venezia. Non ci sottrarremo, naturalmente, all’impegno di riconsegnare l’area utilizzata come, se non meglio, di quando ci è stata assegnata”.</p>



<p>Per quanto ci riguarda, dissentiamo.&nbsp;</p>
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		<title>Anche se vi fanno tutti “schifo”, andate a votare!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2024 06:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Se il capo di un importante partito francese, titolare di un dicastero importante nel Governo transalpino,&#160;&#160;definisse la premier italiana Giorgia Meloni “criminale instabile”, è assai probabile immaginare un intervento del Presidente Macron per scusarsi e limitare i danni.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Umberto Baldo</p>



<p>Se il capo di un importante partito francese, titolare di un dicastero importante nel Governo transalpino,&nbsp;&nbsp;definisse la premier italiana Giorgia Meloni “criminale instabile”, è assai probabile immaginare un intervento del Presidente Macron per scusarsi e limitare i danni.</p>



<p>Non so, e non lo sapremo mai, se da Palazzo Chigi magari una telefonata verso l’Eliseo sia stata fatta, ma alla fine non è neanche che questo il punto.</p>



<p>Lo snodo, il problema, è l’inarrestabile calo di credibilità dell’intera politica italiana.</p>



<p>E checché ne dicano i nostri Demostene, questo è il motivo della crescente disaffezione al voto da parte degli italiani, che a detta dei sondaggisti potrebbe addirittura aumentare in queste elezioni.&nbsp;</p>



<p>L’astensione è lo specchio della totale inadeguatezza della nostra classe politica.</p>



<p>Una classe dirigente che ha perso la capacità di fare politica; perché fare politica vuol prima di tutto elaborare proposte credibili e realizzabili, avere una visione di quali potranno essere l’Italia, l’Europa ed il mondo da qui a trent’anni, e agire di conseguenza.</p>



<p>Invece si è imposta l’idea che si costruisca valore per il proprio Partito denigrando gli avversari.</p>



<p>Oggi la competizione vista dai Capi partito non è più “per”, bensì “contro”.</p>



<p>Ne deriva un gioco al ribasso, ed oserei dire un gioco al massacro, in cui perdono tutti.</p>



<p>Se a tutto ciò aggiungiamo l’aver trasformato il voto europeo in un sondaggio&nbsp; “ad uso interno”, e l’aver volutamente evitato i temi più scottanti che l’Europa si troverà ad affrontare già da domani (la sicurezza, le frontiere, le politiche industriali ed ambientali, l’IA ecc), il mix è completo.</p>



<p>La conseguenza è, come accennato, la disaffezione degli italiani per la politica, soprattutto dei nostri giovani, perché la partecipazione al voto sarebbe ancora più bassa se non ci fossero gli anziani che sentono ancora il voto come “un dovere” oltre che come “un diritto” (ricordo che mio suocero per andare al seggio si vestiva come dovesse andare ad un matrimonio).</p>



<p>Lo so che di fronte a questo sfascio, a questa incompetenza ed ignoranza spacciate per politica, oggi vi verrebbe voglia di andare in spiaggia, o verso un rifugio alpino.</p>



<p>Ma credetemi non è la soluzione.</p>



<p>Ognuno di noi ha in mano l’unico strumento per dare dei segnali, per fornire un’indicazione a certi “scappati di casa” che si ritengono dei Pericle.</p>



<p>Quindi trovate il tempo di andare a votare!</p>



<p>Non sapete per chi?&nbsp;&nbsp;Vi fanno schifo tutti?</p>



<p>Posso capirlo, ma anche in un banchetto di basso livello c’è sempre una pietanza meno peggio delle altre.</p>



<p>Scegliete il Partito che vi ha fatto arrabbiare di meno, che ha mostrato in campagna elettorale un sia pur vago interesse per la Ue e le sue Istituzioni.</p>



<p>Se poi volete anche andare oltre, esprimendo una preferenza per uno o più canditati, cercate nei curricula quelli che non hanno vissuto sempre e solo di politica, che hanno un lavoro cui tornare se non eletti, che conoscono i confini della Francia o della Spagna, che parlano almeno l’inglese, che non vedono il seggio a Bruxelles solo come l’occasione per procurarsi un ricco stipendio.&nbsp;</p>



<p>Pensateci, perché pur con tutti i limiti, il voto è l’unico elemento che distingue i cittadini dai sudditi.</p>
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		<item>
		<title>Allerta maltempo, da domani Vicenza e provincia ancora sott’acqua?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/allerta-maltempo-da-domani-vicenza-e-provincia-ancora-sottacqua/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Mar 2024 15:08:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[METEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non si placa l’ondata di brutto tempo che sta caratterizzando questo periodo di fine inverno. Maltempo, nuove intense precipitazioni previste infatti anche per domani domenica 10 marzo a Vicenza e provincia. Vista la previsione di una nuova intensa perturbazione, la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p> Non si placa l’ondata di brutto tempo che sta caratterizzando questo periodo di fine inverno. Maltempo, nuove intense precipitazioni previste infatti anche per domani domenica 10 marzo a Vicenza e provincia. </p>



<p>Vista la previsione di una nuova intensa perturbazione, la protezione civile del Comune di Vicenza inizia così  una fase di monitoraggio.</p>



<p>La segnalazione meteo di Arpav, infatti, indica per domani 10 marzo  precipitazioni estese, con rapida intensificazione nel corso della mattinata e diradamento dei fenomeni in serata</p>



<p>Per Vicenza previsti stato di allertamento “arancione” (stato di preallarme) sul piano idrogeologico, e “giallo” (stato di attenzione) sul piano idraulico.</p>



<p>Nel corso della giornata di domani, considerate le condizioni pregresse dei terreni, l’evento potrebbe causare qualche problema alla rete idraulica secondaria (fossi, fossati e rogge) che sarà pertanto oggetto di attento monitoraggio a cura del gruppo volontari di protezione civile, già preallertato. </p>
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		<item>
		<title>41 Province al voto il 29 settembre tra cui Vicenza, Treviso, Rovigo</title>
		<link>https://www.tviweb.it/41-province-al-voto-il-29-settembre-tra-cui-vicenza-treviso-rovigo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2024 19:06:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Saranno 41 le Province, fra cui in Veneto, Treviso, Rovigo e Vicenza, che andranno al voto tutte insieme in una unica giornata il 29 settembre prossimo, con elezioni di secondo livello, ma il numero potrebbe aumentare a seguito degli esiti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/41-province-al-voto-il-29-settembre-tra-cui-vicenza-treviso-rovigo/">41 Province al voto il 29 settembre tra cui Vicenza, Treviso, Rovigo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Saranno 41 le Province, fra cui in Veneto, Treviso, Rovigo e Vicenza, che andranno al voto tutte insieme in una unica giornata il 29 settembre prossimo, con elezioni di secondo livello, ma il numero potrebbe aumentare a seguito degli esiti della prossima tornata elettorale amministrativa. A stabilirlo è l’emendamento al DL Elezioni, richiesto da UPI, approvato giovedì scorso dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato.</p>



<p>“Ringraziamo i Senatori per avere ascoltato la nostra richiesta – ha commentato il Presidente di UPI Michele de Pascale – che ha l’obiettivo di permettere a tutte le Province di poter affrontare la prossima tornata elettorale, che riguarda un gran numero di enti, in maniera ordinata e riconoscibile su tutto il territorio”.</p>



<p>L’emendamento dà attuazione all’accordo siglato in Conferenza Stato Città con il Ministro dell’Interno, Piantedosi, e il Ministro per gli Affari regionali, Calderoli che differiva la scadenza degli organi provinciali in quelle Province in cui oltre il 50% dei Comuni saranno chiamati al voto in giugno. Purtroppo, il modello elettorale delle Province, confuso e pieno di lacune, costringe a continui interventi straordinari e la disparità di anni di mandato tra Presidente di Provincia – che resta in carica 4 anni – e consigli provinciali – che invece durano 2 anni – obbliga a tenere elezioni praticamente ogni anno. Per questo sono in molti ad augurarsi che la sensibilità mostrata dal Senato nell’accogliere questa richiesta si traduca a breve in una piena presa di responsabilità nel portare a termine quella riforma che ormai aspetta da dieci anni. Si tratta, per molti, di restituire alle Province un sistema di voto diretto all’altezza di una istituzione della Repubblica e assicurare stabilità nella governance e funzioni, con risorse e personale adeguati, per garantire ai cittadini un sistema amministrativo locale più efficiente.</p>



<p>L’ emendamento approvato al DL Elezioni prevede “l’election day” al 29 settembre 2024 per le Province che avrebbero dovuto svolgere le elezioni a fine luglio o all’inizio di agosto, prorogando il mandato dei Presidenti e dei consiglieri in carica fino al rinnovo degli organi. Quindi anche Palazzo Nievo vedrà la conta dei suoi consiglieri, soprattutto alla luce del rinnovo della stragrande maggioranza dei comuni del Vicentino sia piccoli che di grandi dimensioni come Schio, Bassano del Grappa, Montecchio Maggiore, Arzignano.</p>



<p>Resta da capire se il 29 settembre anche dalle nostre parti succederà ciò che stiamo vedendo a Padova e in altre Province del Veneto come Verona, Belluno e Venezia dove il centrodestra il prossimo 16 marzo si potrebbe presentare diviso ed ha lasciato il modello assembleare della Casa dei Comuni. (a.a.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/41-province-al-voto-il-29-settembre-tra-cui-vicenza-treviso-rovigo/">41 Province al voto il 29 settembre tra cui Vicenza, Treviso, Rovigo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>METEO VENETO &#8211; Attenzione: in arrivo consistenti precipitazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 08:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[METEO]]></category>
		<category><![CDATA[arpav]]></category>
		<category><![CDATA[calo termico]]></category>
		<category><![CDATA[meteo]]></category>
		<category><![CDATA[previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[temperature]]></category>
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		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco le previsioni meteo dell&#8217;Arpav per oggi e i prossimi giorni SEGNALAZIONE METEO:&#160;Dalla serata di lunedì 20 e nella giornata di martedì 21 condizioni di tempo perturbato con precipitazioni diffuse, localmente consistenti specie sulla fascia prealpina, pedemontana e pianura settentrionale.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h3 class="wp-block-heading">Ecco le previsioni meteo dell&#8217;Arpav per oggi e i prossimi giorni</h3>



<p><strong>SEGNALAZIONE METEO:&nbsp;</strong>Dalla serata di lunedì 20 e nella giornata di martedì 21 condizioni di tempo perturbato con precipitazioni diffuse, localmente consistenti specie sulla fascia prealpina, pedemontana e pianura settentrionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Evoluzione generale</h3>



<p>Il debole flusso sud occidentale che insiste sul nord Italia determina una condizione di tempo lievemente variabile, con nuvolosità parziale e solo qualche precipitazione isolata nel fine settimana; in seguito il minimo depressionario presente sull&#8217;Europa occidentale si muoverà verso est, convogliando nuovamente sulla nostra regione correnti cicloniche con un periodo di instabilità crescente da lunedì pomeriggio ai giorni centrali della settimana; sarà probabile fase più intensa nella prima parte di martedì con precipitazioni diffuse.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tempo previsto</h3>



<p><strong>lunedì 20.</strong>&nbsp;Cielo da irregolarmente nuvoloso a molto nuvoloso o coperto, con spazi di sereno più presenti sulle zone centro-settentrionali nella prima parte della giornata.<br><strong>Precipitazioni.</strong>&nbsp;Fenomeni inizialmente modesti e da locali a sparsi a partire dalla pianura meridionale, poi da sparsi a diffusi con qualche possibile rovescio o temporale su pianura e Prealpi; precipitazioni meno probabili in montagna e in particolare sulle Dolomiti, con limite delle eventuali nevicate sui 2700-3000 m.<br><strong>Temperature.</strong>&nbsp;Minime in moderato aumento, salvo valori localmente stazionari o in leggera diminuzione nelle valli; massime senza notevoli variazioni.<br><strong>Venti.</strong>&nbsp;In pianura in prevalenza deboli/moderati, dai quadranti orientali, con rinforzi tesi verso sera specie sulle zone orientali. In quota deboli da sudovest, poi in rotazione da sudest e in rinforzo dalla tarda serata.<br><strong>Mare.</strong>&nbsp;Poco mosso, fino a mosso dalla sera.<br><a href="https://www.comune.venezia.it/it/content/previsioni-onda-alto-adriatico-0">Previsione Altezza Onde</a></p>



<p><strong>martedì 21.</strong>&nbsp;Tempo in prevalenza perturbato, con cielo molto nuvoloso o coperto nella prima parte della giornata, poi parziali schiarite a partire da sud.<br><strong>Precipitazioni.</strong>&nbsp;Fenomeni diffusi, più consistenti fino alle ore centrali, poi in parziale diradamento nel pomeriggio/sera a partire da sud, con fenomeni in esaurimento in serata almeno su pianura e Prealpi; i fenomeni saranno spesso a carattere di rovescio o temporale.<br><strong>Temperature.</strong>&nbsp;Minime in aumento, massime in calo, salvo locale aumento sulla pianura meridionale.<br><strong>Venti.</strong>&nbsp;In pianura inizialmente deboli/moderati da nord e nordest fino alle ore centrali; dal pomeriggio in rotazione da sudovest, deboli sulle zone interne, moderati fino a tesi sulla costa. In montagna deboli/moderati da sudest, poi in rotazione a moderati/tesi da sud-sudovest verso sera.<br><strong>Mare.</strong>&nbsp;Poco mosso, fino a mosso al largo in serata.<br><a href="https://www.comune.venezia.it/it/content/previsioni-onda-alto-adriatico-0">Previsione Altezza Onde</a></p>



<h3 class="wp-block-heading">Tendenza</h3>



<p><strong>mercoledì 22.</strong>&nbsp;Tempo generalmente instabile, con fenomeni quasi assenti nelle prime ore, poi dal mattino ripresa di rovesci e temporali sparsi, a tratti diffusi, che saranno più probabili sulle zone montane ma potranno interessare tutto il territorio regionale. Temperature in calo nelle minime, massime in calo in montagna e in contenuta ripresa in pianura.</p>



<p><strong>giovedì 23.</strong>&nbsp;Tempo ancora instabile, cielo nuvoloso o molto nuvoloso sui rilievi e parzialmente nuvoloso con locali schiarite in pianura; rovesci e temporali sparsi. Temperature minime in lieve calo, massime stabili o locale lieve aumento.</p>
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		<title>Putin come Stalin, elimina Navalny l’ultimo vero dissidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Feb 2024 11:05:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ieri, quando le Agenzie di Stampa internazionali hanno cominciato a battere la notizia, e la stessa è rimbalzata milioni e milioni di volte sui nostri smartphone, la mia prima impressione è stata quella di aver ricevuto una secchiata<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ieri, quando le Agenzie di Stampa internazionali hanno cominciato a battere la notizia, e la stessa è rimbalzata milioni e milioni di volte sui nostri smartphone, la mia prima impressione è stata quella di aver ricevuto una secchiata d’acqua gelata addosso.</p>



<p>E a dirvi tutta la verità il mio primo pensiero è che a volte anche uno schiaffo, o appunto una secchiata d’acqua, servono per farci tornare sulla terra, per mostrarci le cose come sono e non come certa stampa, certi politici, certa narrazione interessata e faziosa, vogliono farci credere.</p>



<p>Credo abbiate capito che la notizia arrivata dalla Russia era quella relativa alla morte di Evgeniy Navalny, il 47enne che nell’ultimo decennio era diventato l’unico vero oppositore di Vladimir Putin.</p>



<p>Ed il mio pensiero è immediatamente riandato a quelle foto di Matteo Salvini sulla Piazza Rossa con il pollice alzato mentre indossa una t-shirt con l’effige dello “zio Vladimir”.</p>



<p>Mi sarei aspettato dalla Lega qualcosa di più che questa dichiarazione, poi aggiustata, dell’on.&nbsp;&nbsp;Andrea Crippa, Vice Segretario del Partito;&nbsp;“Aspettiamo che si faccia luce, n<strong>on additiamo responsabili finché non ci saranno prove oggettive</strong>“.</p>



<p>Che dice on. Crippa?&nbsp;&nbsp;Aspettiamo che il Cremlino ci dica che Navalny è morto di freddo?<strong></strong></p>



<p>Perché poco importa se la sua fine sia avvenuta per cause naturali, durante una passeggiata in un luogo di pena dove all’ora presunta del decesso la temperatura esterna era 31 gradi sottozero; perché le vere cause sono altre.&nbsp;</p>



<p>Navalny era il detenuto più importante del mondo, seguito dall’intera comunità internazionale.</p>



<p>Spettava al Cremlino prendersene particolare cura.&nbsp;</p>



<p>Invece, dopo condanne con motivazioni risibili, gli è stata imposta una vera e propria via crucis, fino all’approdo estremo in quella Siberia, che anche nella sua madre patria ha un forte valore simbolico, di punizione definitiva, di un luogo dal quale non si torna più indietro, se non piegati in modo irrimediabile nel fisico e nella mente.&nbsp;</p>



<p>Infine, la via crucis ha avuto la sua conclusione più logica, come ben sapeva anche “nonno Stalin” che in Siberia spediva coloro di cui voleva liberarsi.</p>



<p>E non ci si vengano a dire che si è trattato di un caso!</p>



<p>Troppo lungo l’ elenco dei “casi”!&nbsp;&nbsp;Troppo lunga la scia di sangue!</p>



<p>A cominciare dalla morte della deputata di opposizione Galina, Starovoitova uccisa nel novembre 1998 nel suo appartamento a San Pietroburgo (5 mesi prima Vladimir Putin era stato nominato capo degli 007 da Boris Eltzin).&nbsp;&nbsp;&nbsp;Poi successe ad Anna&nbsp;&nbsp;Politkovskaya, assassinata a Mosca con quattro colpi di pistola nell&#8217;ascensore della sua casa nell&#8217;ottobre 2006.&nbsp;&nbsp;Ma già sei anni prima altri giornalisti &#8220;scomodi&#8221; erano morti misteriosamente: Igor Domnikov, Sergey Novikov, Iskandar Khatloni, Sergey Ivanov e Adam Tepsurgayev.</p>



<p>Ma il 2006, anno della morte della<strong>Politkovskaya</strong>, vide altre morti sospette: quelle di&nbsp;Andrei&nbsp;<strong>Kozlov</strong><strong>&nbsp;</strong>e di Alexander Litvinenko, ex spia del Kgb ucciso con del polonio nel tè in un hotel di Londra e morto dopo atroci sofferenze.&nbsp;</p>



<p>Kozlov, primo vicepresidente della Banca centrale russa viene ucciso a Mosca. Anche lui come Klebninkov indagava sul riciclaggio di denaro. Tre anni dopo, nel&nbsp;2009, morirono Stanslav Markelov, avvocato che si batteva per i diritti umani, Anastasia&nbsp;<strong>Barburova</strong>, giovane studentessa in giornalismo (amica della Politkovskaya) e Natalia Estemirova, giornalista e attivista di diritti umani, rapita e uccisa a Grozny.</p>



<p>L’elenco potrebbe continuare tanto è lunga la cronologia, ma almeno per oggi ci fermiamo all’ultima infamia, la morte di Navalny,&nbsp;<strong>&nbsp;</strong>che a mio avviso dovrebbe rappresentare la fine di ogni illusione, interessata o meno.&nbsp;</p>



<p>I putiniani di casa nostra, ovunque siano, i teorici dell’appeasement, dovrebbero realizzare il fatto che la Russia ormai è lontana, che al Cremlino non tengono in alcun conto la nostra opinione e la nostra diplomazia, benevola od ostile che sia.</p>



<p>Ed è triste constatare che 140 milioni di russi sostengono un macellaio che lanciamissili su Kherson,&nbsp;&nbsp;assedia Mariupol, lancia droni su Dnipro,&nbsp;&nbsp;attacca obiettivi civili a Kiev&nbsp;&nbsp;e ad&nbsp;&nbsp;Odessa, nasconde&nbsp;&nbsp;fosse comuni a Bucha, impone lo stato di polizia in Crimea, tortura in Donbas, va a braccetto con il leader della Corea del Nord e con gli Ayatollah che impiccano le ragazze senza velo.&nbsp;</p>



<p>Ciò fa obiettivamente sospettare&nbsp;&nbsp;che la Russia di Putin&nbsp;&nbsp;sia, se possibile, anche peggio di Putin, perché&nbsp;&nbsp;culturalmente è ancora quella imperialista degli zar e dei sovietici, e su questo concentrato di fascismo messianico e suprematista Putin ha indottrinato ed addestrato le nuove generazioni del suo paese.</p>



<p>State attenti alle narrazioni che verranno subito proposte da certi ambienti.</p>



<p>Ve le dico in anticipo; Navalny non era&nbsp;un liberale accademico, un democratico all’occidentale, da borghesia moscovita.&nbsp;</p>



<p>Aveva una fibra nazionalista e anche populista, tanto che&nbsp;&nbsp;da&nbsp;avvocato, dopo gli esordi sulla scena pubblica, fu espulso dal partito liberale Yabloko per le sue posizioni estreme,e in seguitò si segnalò per l’approvazione dell’attacco contro la Georgia del 2008, e dell’invasione della Crimea nel 2014.</p>



<p>Ma poi aveva concentrato la sua azione politica nella denuncia e nella lotta alla corruzione, e per questo aveva un suo seguito fra i russi.</p>



<p>Di conseguenza, messo nelle condizioni di competere, avrebbe potuto veramente sfidare Putin alle elezioni, e lo “zar” non poteva lasciare in vita chi incarnava l’unica realistica alternativa al blocco autoritario del Cremlino.</p>



<p>Io credo che la tempra, ed anche la forza d’animo di Navalny si sua palesata quando dopo l’avvelenamento e le cure in Germania&nbsp;era voluto tornare in Russia, sapendo di andare incontro al carcere (e ad una morte purtroppo più che probabile) perché voleva combattere per la libertà in Russia, non stando comodamente seduto in un salotto europeo o americano, o in uno di quei talk show occidentali o italiani in cui si fiancheggia Vladimir Vladimirovich Putin.</p>



<p>Navalny era, in fondo, un grande giornalista investigativo (dire un “blogger” suonerebbe parziale e riduttivo) ,ma era ovviamente molto più di un giornalista, o di un politico, o di un attivista: è stato qualcuno che per anni ha svelato, spesso per primo, la corruzione del Cremlino, gli schemi offshore opachi e le ruberie della casta di Putin, fossero oligarchi o&nbsp;<em>siloviki</em>, gli uomini dei servizi russi.&nbsp;</p>



<p>Qualcosa di assai peggiore per Putin, che essere attaccato sui diritti (di cui se ne frega) o sulla mancanza di democrazia (che fa poca presa, in Russia).&nbsp;</p>



<p>I russi erano invece sensibili alle inchieste di Navalny, che mostravano come Putin e i suoi attaccassero l’Occidente, mantenendo poi in quello stesso Occidente (e spessissimo in Italia) conti, barche, ville e case, spesso frutto di ruberie.</p>



<p>Non va dimenticato che la sua inchiesta sul Palazzo di Putin sul mar Nero ha battuto in Russia ogni record di visualizzazioni.</p>



<p>Noi spesso abusiamo del termine “Eroe”, ma credo che in questo momento nessuno più di Navalny meriti il titolo di “Eroe”, nel senso “classico” del termine.</p>



<p>C’è solo da sperare che le sue inchieste, la sua opposizione al Cremlino, ed il livello impareggiabile di testimonianza di coraggio e libertà, non muoiano con lui.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Protestare per il cambiamento climatico è legittimo.  Ma cosa c’entra la Gioconda?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 08:33:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[gioconda]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica scorso si è perpetrato l’ennesimo sfregio ad un’opera d’arte universalmente conosciuta, e farne le spese è stata ancora una volta la “Monna Lisa” di Leonardo da Vinci, forse più nota come “La Gioconda”, un ritratto che fa bella mostra<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/protestare-per-il-cambiamento-climatico-e-legittimo-ma-cosa-centra-la-gioconda/">Protestare per il cambiamento climatico è legittimo.  Ma cosa c’entra la Gioconda?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p>Domenica scorso si è perpetrato l’ennesimo sfregio ad un’opera d’arte universalmente conosciuta, e farne le spese è stata ancora una volta la “Monna Lisa” di Leonardo da Vinci, forse più nota come “La Gioconda”, un ritratto che fa bella mostra di sé nel Museo del Louvre a Parigi.</p>



<p>Non è la prima, e sicuramente non sarà l’ultima volta che dovremo assistere ad “imprese” di questo tipo.</p>



<p>E così dopo&nbsp;<a href="http://www.lefigaro.fr/international/soupe-jetee-sur-les-tournesols-de-van-gogh-a-londres-les-militantes-ecologistes-devant-la-justice-20221015" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la zuppa di piselli e quella di pomodoro sui dipinti di Van Gogh</a>&nbsp;,&nbsp;&nbsp;domenica scorsa gli attivisti verdi hanno lanciato la zuppa – apparentemente butternut – in faccia alla Monna Lisa.&nbsp;</p>



<p>Questa volta ad agire sono stati gli attivisti del collettivo “food Response”, che hanno giustificato la loro azione con il desiderio di promuovere “<em>il diritto ad un&#8217;alimentazione sana e sostenibile</em><em>&nbsp;”.&nbsp;&nbsp;</em>E quindi il lancio della zuppa è stato presentato come “<em>il calcio d&#8217;inizio di una campagna di resistenza civile, che porta con sé una richiesta chiara, vantaggiosa per tutti: sicurezza sociale per un’alimentazione sostenibile”.</em></p>



<p><em>Come dicevo, ormai imbrattare opere d’arte è diventata una sorta di moda, e fra le vittime illustri possiamo ricordare fra gli altri&nbsp;</em>Monet, Van Gogh, Constable, Boccioni, Vermeer, Goya, Leonardo.</p>



<p>Nemmeno il Veneto è stato immune da queste forme estreme di protesta; e immagino ricordiate che il&nbsp;&nbsp;21 agosto 2022&nbsp;alcuni attivisti di Ultima Generazione si erano&nbsp;incatenati&nbsp;&nbsp;alla Cappella degli&nbsp;Scrovegni&nbsp;di&nbsp;Padova&nbsp;per protestare contro lo spreco di acqua, i cambiamenti climatici e le politiche mondiali troppo poco green (fortunatamente nessun danno è stato registrato ai capolavori di Giotto).</p>



<p>In generale ad essere presi di mira sono capolavori della storia dell’arte, custoditi in musei o esposti in mostre temporanee, imbrattati da giovani militanti (i gruppi sono&nbsp;Just Stop Oil,&nbsp;Extinction Rebellion,&nbsp;e la sua “divisione” italiana&nbsp;Ultima generazione).&nbsp;</p>



<p>Si tratta di un movimento trasversale, europeo, fatto di “paladini” schierati per l’ambientalismo e l’ecologia.</p>



<p>Quindi i fini dichiarati sono senz’altro nobili, ed anche condivisibili, ma quello che mi rende perplesso è che questi ragazzi protagonisti delle azioni dimostrative hanno trovato&nbsp;una forma&nbsp;alquanto&nbsp;insolita&nbsp;e sicuramente controversa&nbsp;per sensibilizzare sul tema,&nbsp;e protestare contro l’immobilismo dei Governi.</p>



<p>E così non stupisce che qualsiasi persona equilibrata finisca per chiedersi che senso abbia imbrattare (o, quantomeno, cercare di farlo), deturpare, danneggiare, le tele dove i geni della pittura hanno steso le loro inimitabili pennellate.</p>



<p>In altre parole: in che modo violare un Van Gogh, un Monet o un Leonardo,&nbsp;&nbsp;dovrebbe far riflettere gli altri sulla necessità di difendere il pianeta e tutelare gli ecosistemi?</p>



<p>A giudicare da certe reazioni questo dubbio è legittimo.</p>



<p>E lo abbiamo visto di fronte a certi blocchi stradali attuati dagli ecologisti (di solito sedendosi a terra)&nbsp;&nbsp;con gli automobilisti bloccati in lunghe code, che esasperati hanno finito per insultarli, strappando loro gli striscioni, ed in qualche caso anche cercando di trascinarli via con modi piuttosto decisi.</p>



<p>Il punto sta tutto qui, nell’inventarsi forme di protesta (legittima per carità) capaci di destare interesse, e coinvolgere i cittadini, senza per questo impedire a chi debba andare in ospedale, a lavorare, o semplicemente a fare ciò che vuole, di farlo senza intoppi.&nbsp;</p>



<p>Il dibattito sul tema è sicuramente aperto.</p>



<p>Ed è vero che ormai i Musei hanno capito l’antifona, e proteggono le opere d’arte con vetri antisfondamento, ed è altrettanto vero che gli attivisti hanno&nbsp;&nbsp;ribadito in ogni occasione, di non avere la reale intenzione di danneggiare i quadri o le opere d’arte, ma solo di sensibilizzare il pubblico.</p>



<p>Ma mi chiedo: non li sfiora il sospetto che così facendo si attirano le critiche e la mancanza di solidarietà di quanti non vorrebbero che i capolavori dell’arte mondiale fossero vilipesi?</p>



<p>Può essere infatti vero che creare un disagio possa rappresentare lo strumento attraverso il quale si sensibilizza e si genera dibattito,&nbsp;&nbsp;ma quando si tenta di deturpare la bellezza di un dipinto, secondo una prassi che rasenta il vandalismo, non si può certo sperare di attirarsi simpatie od applausi.</p>



<p>La domanda più frequente che pongono questi attivisti dell’ecologismo è questa: dobbiamo chiederci se l’arte valga più della vita?</p>



<p>E’ chiaro che la loro risposta è che “Non ce ne faremo nulla dell’arte e dei capolavori su un pianeta che brucia. Servirà a poco la bellezza quando non avremo né acqua né cibo”.</p>



<p>Lo so bene che non si tratta di allarmi campati in aria, ma sono le modalità delle proteste che per me sono inaccettabili.</p>



<p>E per quanto mi riguarda ricordo sempre una frase di&nbsp;Carl Jung che&nbsp;&nbsp;diceva che “l’arte è ciò che ci salverà dalla barbarie”.</p>



<p>Se così non fosse dovremmo accettare che le “ragioni” dei talebani hanno giustificato la&nbsp;distruzione a cannonate delle statue dei Buddha di Bamiyan, oppure quelle dell’Isis la devastazione della città di Palmira.&nbsp;</p>



<p>Quindi, per ritornare alla questione di fondo posta da queste azioni, io credo che la domanda “L’arte o la vita?” sia inopportuna, e soprattutto mal posta.</p>



<p>Come sempre avviene quando si tira troppo la corda si provocano le reazioni dei Governi.</p>



<p>Ed è quindi comprensibile che il Governo della Nazione che da sola custodisce la maggior parte delle opere d’arte del mondo abbia deciso di correre ai ripari.</p>



<p>E così, di fronte ai sempre maggiori atti vandalici, pochi giorni fa, il 18 gennaio 2024, il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva una nuova legge che inasprisce le sanzioni contro “chiunque&nbsp;distrugge, disperde, deteriora o rende in tutto o in parte inservibili o non fruibili beni culturali o paesaggistici propri o altrui” prevedendo la pena della reclusione da due a cinque anni, e di una multa compresa tra i 20mila ed i 60mila euro”.</p>



<p>Ma come sempre succede nel Belpaese, la politica si è divisa, con la maggioranza ovviamente a favore dell’inasprimento delle pene, e le opposizioni che parlano di “mosse sicuritarie che restringono la libertà di dissenso e manifestazione” (sic!).</p>



<p>Si tratterà come al solito di capire come la Magistratura giudicante valuterà eventuali violazioni delle nuove norme.</p>



<p>Concludendo, io capisco le ragioni etiche che spingono questi giovani a protestare, ma non posso prescindere dalla realtà; e la realtà ci dice che&nbsp;i<strong>grandi inquinatori</strong>del mondo sono Cina e India, e che l’ Europa e l’Italia contribuiscono alle emissioni rispettivamente per l&#8217;8 e l&#8217;1%.</p>



<p>Quindi l’Italia con il suo 1% non è certo il primo Paese inquinatore, e non si può chiudere gli occhi di fronte al fatto che la Cina da sola produce più CO2 di Stati Uniti, Europa, India e Russia sommate assieme.&nbsp;</p>



<p>E paradossalmente se andiamo a penalizzare le industrie europee, inevitabilmente finiamo per favorire le aziende cinesi che inquinano di più.</p>



<p>Quindi la domanda finale è: perché questi gruppi di protesta, questi attivisti del clima, non vanno a protestare a Pechino o a Shanghai, magari imbrattando qualche opera dell’arte cinese?</p>



<p>Immagino perché preferiscono agire in società democratiche, che comunque garantiscono loro la libertà di dissenso, piuttosto che in Cina, dove quasi sicuramente verrebbero loro malgrado inviati a svolgere un’attività “fortemente ecologica”: un bel piccone in mano a scavare strade o miniere in Tibet!!!.</p>



<p>Umberto Baldo&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/protestare-per-il-cambiamento-climatico-e-legittimo-ma-cosa-centra-la-gioconda/">Protestare per il cambiamento climatico è legittimo.  Ma cosa c’entra la Gioconda?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>VICENZA &#8211; 48enne investito da un&#8217;auto, è gravissimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 08:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[investimento]]></category>
		<category><![CDATA[suem]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terribile sinistro nel tardo pomeriggio di ieri. Come riporta Il Giornale di Vicenza, poco dopo le 18 i sanitari del Suem sono intervenuti in soccorso di un pedone 48enne investito da un auto sulla strada Padana, direzione Padova, non distante<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Terribile sinistro nel tardo pomeriggio di ieri. Come riporta Il Giornale di Vicenza, poco dopo le 18 i sanitari del Suem sono intervenuti in soccorso di un pedone 48enne investito da un auto sulla strada Padana, direzione Padova, non distante dal centro commerciale Palladio.</p>



<p>Da quanto ricostruito l&#8217;uomo sarebbe stato ricoverato al San Bortolo in codice rosso, e trasportato d&#8217;urgenza nel reparto di rianimazione.</p>



<p>I rilievi sono stati eseguiti dalla polizia locale di Vicenza.</p>



<p></p>
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		<title>BASSANESE &#8211; Cinque lavoratori in nero, sanzioni per oltre 11 mila euro a una ditta cinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 08:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[guardia di finanza]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori in nero]]></category>
		<category><![CDATA[multa]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza, nei giorni scorsi, nell’ambito di un intervento di polizia economico-finanziaria e di controllo economico del territorio, hanno effettuato un accesso presso un laboratorio tessile all’interno del garage al piano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza, nei giorni scorsi, nell’ambito di un intervento di polizia economico-finanziaria e di controllo economico del territorio, hanno effettuato un accesso presso un laboratorio tessile all’interno del garage al piano interrato di una villa sita a Cassola e riconducibile a una ditta individuale gestita da un cittadino di nazionalità cinese.</p>



<p>Il bilancio dell’attività eseguita dai finanzieri del Gruppo di Bassano del Grappa, in collaborazione con l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Vicenza, è di 5 lavoratori di nazionalità cinese, regolari sul territorio nazionale, trovati intenti a svolgere attività lavorativa completamente “in nero” e di una sanzione amministrativa di 11.500 euro. Inoltre, a seguito dei controlli effettuati, atteso che sono stati identificati lavoratori “in nero” in misura superiore al 10 per cento della totalità di quelli presenti sul posto, l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Vicenza ha proceduto alla sospensione dell’attività imprenditoriale ai sensi dell’art. 14 del D.Lgs. 81/2008.</p>



<p>L’attività amministrativa, volta a riscontrare l’osservanza, nei confronti del personale occupato, delle norme di tutela di lavoro e di legislazione sociale, ha consentito di irrogare al titolare della ditta individuale una sanzione pari ad 1.800 euro per ogni lavoratore impiegato senza la preventiva comunicazione prevista, per un totale di 9.000 euro per i 5 lavoratori.</p>



<p>Inoltre, nel corso delle operazioni di controllo, alla luce delle carenze sotto il profilo della sicurezza sul luogo di lavoro, l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Vicenza ha proceduto con le previste prescrizioni volte a garantire la messa in sicurezza dei locali del laboratorio.</p>



<p></p>
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		<title>CARTIGLIANO &#8211; Avevano maltrattato i macachi e rapito il cucciolo dallo zoo, individuati e denunciati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 07:50:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A conclusione di un’articolata attività d’indagine, i carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa, supportati da personale del Gruppo carabinieri Forestali di Vicenza, hanno deferito in stato di libertà alla locale Procura della Repubblica due uomini veneziani, ritenuti responsabili del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>A conclusione di un’articolata attività d’indagine, i carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa, supportati da personale del Gruppo carabinieri Forestali di Vicenza, hanno deferito in stato di libertà alla locale Procura della Repubblica due uomini veneziani, ritenuti responsabili del<a href="https://www.tviweb.it/ritrovato-il-cucciolo-di-macaco-rubato-nella-notte-al-parco-cappeller-caccia-ai-ladri/"> furto di un cucciolo di macaco, avvenuto nel corso della notte tra il 30 e il 31 luglio 2023, all’interno del parco faunistico Cappeller di Cartigliano</a>.</p>



<p>I primi accertamenti compiuti sul posto dai Carabinieri avevano immediatamente consentito di appurare come, nel corso della citata nottata, due soggetti si erano introdotti all’interno dell’area dove sorge il Parco Faunistico Cappeller di Cartigliano e, dopo avere reciso alcune reti metalliche collocate nell’area limitrofa al giardino zoologico e forzato un lucchetto, avevano raggiunto la piccola comunità di macachi lì ospitata, formata da una coppia riproduttiva e da quattro figli: primi tre nati, rispettivamente, negli anni 2010, 2019 e 2021, ed un cucciolo nato all’interno del parco appena un mese prima, tutti riuniti all’interno di un’idonea gabbia. </p>



<p>Quella notte, i malfattori, dopo aver allontanato con la forza gli esemplari più grandi, percuotendoli violentemente con dei bastoni, avevano prelevato la piccola scimmietta, per poi darsi alla fuga a bordo di un’utilitaria, facendo perdere le proprie tracce. A fare la scoperta del furto del cucciolo, l’indomani mattina, era stato un addetto al benessere degli animali del parco. Intanto, il resto della famiglia rimasta nella gabbia, la mattina del 31 luglio, era stata visitata dal medico veterinario, il quale aveva accertato “uno stato psicofisico anormale”, dovuto al trauma subito, e la presenza di “numerose lesioni”, certamente provocate dal tentativo di difendersi dall’azione violenta dei ladri e, quindi, impedire la sottrazione del loro piccolo.</p>



<p>Il cucciolo in parola era stato poi ritrovato il giorno dopo il furto, in un comune nel veneziano, da un cittadino che aveva asseritamente riferito di averlo trovato, chiuso in una gabbia, nella pubblica via, dove era stato abbandonato da ignoti che si erano dati alla fuga alla vista del dichiarante che li stava osservando. Si scoprirà in seguito che quest’ultimo, altro non era che uno dei due autori del furto che, resosi conto dell’impossibilità di accudire il macaco, aveva simulato il suo ritrovamento al fine di riportarlo alle autorità. </p>



<p>Recuperato l’esemplare, fu subito organizzata una equipe coordinata da un veterinario, per riconsegnare alle cure della madre la piccola scimmietta, specie tutelata dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali minacciate di estinzione firmata a Washington nel 1973. Infatti, come afferma il comandante del Nucleo Carabinieri CITES di Vicenza, tenente Anna Spallina: “l’esemplare ritrovato di Macaca mulatta, appartenente alla famiglia dei cercopitecidi dell’ordine dei primati, fa parte di una specie protetta inserita nell’Appendice II della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora), il cui commercio è sottoposto ad una stretta regolamentazione per tutelarne la sopravvivenza. Inoltre, si tratta di una specie pericolosa per cui è necessaria un’autorizzazione prefettizia alla detenzione in idonee strutture di custodia, come quelle presenti all’interno del parco faunistico Cappeller”.<br></p>



<p>Alla luce di quanto sopra, considerata la particolarità del ritrovamento e della restituzione, nonché quanto riferito dal “ritrovatore” ai carabinieri di Mestre, le indagini sono proseguite mediante l’analisi sistematica delle telecamere dislocate nell’area esterna del centro faunistico, acquisite ed analizzate in riferimento a tutta la giornata del 30 luglio, al fine di verificare se ci fosse stata qualche anomalia nel corso dell’apertura al pubblico. </p>



<p>Difatti, dalla visione dei filmati, si appurava come nella citata mattinata, il cittadino veneziano che aveva asseritamente ritrovato la scimmietta, aveva fatto visita al parco faunistico unitamente alla propria famiglia e ad un’altra coppia di loro conoscenti. Le due coppie, entrambe con dei bambini piccoli, erano arrivate, ciascuna a bordo di una propria vettura, al parcheggio del parco intorno alle 12, per poi ripartire dopo la visita, poco prima delle 19. </p>



<p>Dalla visione delle immagini in parola, si notava come, all’esito della visita, le donne e i bambini della citata comitiva, si sarebbero dal parco a bordo di un’unica macchina, mente i due uomini, a loro volta, si sarebbero allontanati da soli a bordo dell’altra. Circostanza, questa, che ha insospettito i militari operanti.<br></p>



<p>La successiva predisposizione di articolata attività di indagine da parte dei carabinieri della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Bassano del Grappa, sempre coadiuvati per la parte di competenza dai colleghi del Gruppo Carabinieri Forestali di Vicenza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vicenza, ha consentito di giungere alla fondata conclusione in ordine alla responsabilità dei due veneziani, un trentasettenne (colui che aveva riconsegnato il cucciolo, verosimilmente appassionato di animali esotici) ed un trentacinquenne, entrambi gravati da pregiudizi di polizia, i quali dovranno ora rispondere non solo del reato di furto pluriaggravato in concorso del piccolo esemplare, ma anche dei delitti di maltrattamenti e lesioni di animali e, infine, porto abusivo di oggetti atti ad offendere.</p>
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		<title>MONTICELLO CONTE OTTO &#8211; Finto investimento per truffare l&#8217;assicurazione: condannati a quasi tre anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 08:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione]]></category>
		<category><![CDATA[finto]]></category>
		<category><![CDATA[frode]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un tentativo di frode non andato a buon fine.  È quanto riporta il Corriere del Veneto relativamente a una coppia di cittadini albanesi residenti a Monticello Conte Otto, condannati a due anni e otto mesi di reclusione dal Tribunale di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
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<p>Un tentativo di frode non andato a buon fine.  È quanto riporta il Corriere del Veneto relativamente a una coppia di cittadini albanesi residenti a Monticello Conte Otto, condannati a due anni e otto mesi di reclusione dal Tribunale di Vicenza per concorso in truffa aggravata e calunnia.</p>



<p>I fatti si sono svolti a Monticello Conte Otto. Secondo le ricostruzioni la donna, di 56 anni, sarebbe sbucata fuori all’improvviso dall’angolo di un «caseggiato buio», gettandosi a terra davanti all’auto di una quarantottenne residente nel posto.</p>



<p>Il compagno 63enne della donna avrebbe quindi sostenuto la necessità di un intervento da parte del 118, e i tre sarebbero rimasti ad attendere i soccorsi. L&#8217;accusa per la quale i due sono finiti a processo è quella secondo cui avrebbero indotto in errore l’assicurazione della donna e l&#8217;inps, procurandosi un «ingiusto profitto» pari a 3.336,53 euro e additando la malcapitata di essere l’autrice delle presunte lesioni.</p>



<p>Grazie a un minuzioso lavoro da parte dei carabinieri, e alle foto scattate dalla vittima nel momento del falso incidente, è stato stabilito che si trattava di una truffa, motivo per cui il Tribunale di Vicenza ha condannato entrambi a due anni e otto mesi, con un risarcimento di 5.000 euro più gli interessi. </p>
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		<title>VENETO &#8211; Rissa tra minorenni per un campo da basket: in tre all&#8217;ospedale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 08:11:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[campo da basket]]></category>
		<category><![CDATA[minorenni]]></category>
		<category><![CDATA[rissa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una rissa con tanto di spray urticante e tirapugni, e tutto per un campo da basket. È quanto riporta Padova Oggi riguardo un fatto andato in scena lo scorso 20 gennaio nel capoluogo patavino, e al quale avrebbero preso parte<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una rissa con tanto di spray urticante e tirapugni, e tutto per un campo da basket. È quanto riporta Padova Oggi riguardo un fatto andato in scena lo scorso 20 gennaio nel capoluogo patavino, e al quale avrebbero preso parte una ventina di giovanissimi, divisi in due bande rivali. </p>



<p>Tre di loro sarebbero rimasti a terra feriti, con un sedicenne che avrebbe riportato la frattura delle ossa nasali e del setto nasale oltra ad una contusione all&#8217;emicostato, e un coetaneo che avrebbe registrato un trauma cranico facciale causato da una bottigliata in testa. Lo scontro tra i due gruppi sarebbe scaturito dal conteso utilizzo di un campo da basket esistente in piazza De Gasperi.</p>



<p>A riguardo la Squadra Mobile della Questura di Padova ha dato esecuzione ad un decreto di perquisizione personale e locale, con sequestro e contestuale informazione di garanzia emesso dalla Procura della Repubblica presso il tribunale per i Minorenni di Venezia ai danni di sette minori, tutti residenti tra Padova e provincia.&nbsp;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://vda.oipzyrzffum.ovh/www/images/2/a/d/2adb735bed7e7e04a851a92e6083a2e0" alt=""/></figure>



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<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://vda.padovaoggi.it/~vda/___/s.php/?_=_&amp;bannerid=1811663&amp;campaignid=310889&amp;zoneid=98693&amp;loc=https%3A%2F%2Fwww.padovaoggi.it%2Fcronaca%2Fpadova-violenza-giovanile-denunce-30-gennaio-2024.html&amp;referer=https%3A%2F%2Fwww.padovaoggi.it%2F&amp;cb=7e6628d015" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La scintilla</h2>



<p>Lo scontro tra i due gruppi sarebbe scaturito dal conteso utilizzo di un campo da basket esistente in piazza De Gasperi. Le perquisizioni hanno portato al sequestro dei telefoni in uso agli indagati, di un manganello telescopico in metallo della lunghezza di 80 centimetri, nonché di capi di abbigliamento riconducibili al soggetto&nbsp;individuato come responsabile del pugno sferrato in volto al sedicenne.</p>
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		<item>
		<title>Dopo 33 anni Beniamino rivede il cielo da uomo libero. Quanti soldi vale una vita?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/dopo-33-anni-beniamino-rivede-il-cielo-da-uomo-libero-quanti-soldi-vale-una-vita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 07:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[Beniamino Zuncheddu]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il noto giurista-filosofo austriaco Hans Kelsen, ponendosi la domanda: “Cos’è la Giustizia?”&#160;si rispondeva “E’ una di quelle domande alle quali l&#8217;uomo si è consapevolmente rassegnato a non poter mai dare una risposta definitiva, ma solo a&#160;formulare meglio la domanda stessa”.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il noto giurista-filosofo austriaco Hans Kelsen, ponendosi la domanda: “Cos’è la Giustizia?”&nbsp;si rispondeva “E’ una di quelle domande alle quali l&#8217;uomo si è consapevolmente rassegnato a non poter mai dare una risposta definitiva, ma solo a&nbsp;formulare meglio la domanda stessa”.</p>



<p>Quindi non stupitevi se non oso neppure addentrarmi in una disquisizione su cosa sia la Giustizia, non solo perché non credo di esserne all’altezza, ma soprattutto perché se ne dibatte dalla notte dei tempi, da quando l’uomo ha cominciato a pensare e a vivere in società con un minimo di organizzazione, senza mai arrivare, come dice Kelsen, ad una risposta che sia del tutto esaustiva e convincente.&nbsp;</p>



<p>Mi sono posto il problema, partendo anch’io da una domanda: cosa farei se per caso mi trovassi faccia a faccia con Beniamino Zuncheddu?</p>



<p>E’ un nome che, se non avete letto le cronache di questi giorni, non vi dice assolutamente niente; è un “signor nessuno”, al quale però è stato sottratto in nome della Giustizia il bene più prezioso che un uomo possa avere: la propria libertà.</p>



<p>Per chi non conosca la vicenda la riassumo in due parole:&nbsp;Beniamino non aveva ancora compiuto ventisette anni quando le porte della casa circondariale di Badu’e Carros si sono chiuse dietro di lui con la terribile eco delle parole “fine pena mai”.</p>



<p>E ha passato chiuso fra quattro mura ben 33 anni, senza poter usufruire di nessun istituto premiale previsto dalla legge perché ha sempre dichiarato di “essere innocente”, di non aver commesso il reato per il quale era stato condannato all’ergastolo.</p>



<p>Venne accusato di aver ucciso tre pastori grazie ad un riconoscimento (adesso lo si è finalmente chiarito anche in giudizio, ripeto dopo 33 anni) “indotto”, diciamo così, da un agente di polizia che indagava sul caso.</p>



<p>Un errore giudiziario, il più lungo della storia della Repubblica, costellato, a quanto è dato sapere, da ritrattazioni, depistaggi, false testimonianze, ostinazione a mantenere un impianto accusatorio segnato dal pregiudizio.</p>



<p>Il suo caso, liquidato dalle cronache giudiziarie, venne ovviamente dimenticato, ed è solo grazie all’ annoso ed instancabile impegno di poche persone, fra cui i familiari, i suoi concittadini, ed un giovane avvocato che ci ha creduto,&nbsp;&nbsp;che la “Giustizia” ha dovuto riconoscere di aver sbagliato.</p>



<p>Rispondendo alla mia domanda: cosa gli direi?&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Probabilmente niente, lo guarderei negli occhi, lo abbraccerei, e lo ringrazierei per la sua mitezza, per la severità di queste parole con cui ha commentato la fine della sua vicenda: “Non provo rabbia, perché sono vittime anche le persone che mi hanno accusato. Non è colpa loro, ma del poliziotto, che fa parte della giustizia, dell’ingiustizia”.</p>



<p>Badate che non è mia intenzione accusare in alcun modo la Magistratura, che sicuramente ha giudicato correttamente sulla base di prove artatamente false.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>D’altronde io sono convinto che un’azione di delegittimazione dell’Apparato Giudiziario avrebbe come esito solo il dare spazio alla “giustizia del più forte”.</p>



<p>E non deve, non può essere così, perché i forti, i ricchi, hanno sempre avuto i mezzi per difendersi adeguatamente; ma la Giustizia, quella vera, deve essere rivolta alla tutela del più povero, del più emarginato, dal più abbandonato.&nbsp;</p>



<p>In fondo, a volerla vedere senza particolare animosità, questa vicenda conferma che l’espressione “Ci sarà un giudice a Berlino”, il che equivale alla speranza di un giudice imparziale, in fondo ha un po’ di fondamento; peccato per Beniamino che per incrociare “quel Giudice” ci siano voluti ben 33 anni di carcerazione ingiusta.</p>



<p>Zuncheddu, ovviamente contento per il riconoscimento di quell’innocenza da lui urlata per 33 anni, ha anche detto: “Si, mi hanno liberato, ma oggi sono poco più di un cadavere”.</p>



<p>Da queste parole, dai suoi occhi miti, dalla sua postura dimessa, dalla sua immagine un po’ impacciata all’uscita del carcere con in mano le solite borse che contengono quel poco che può avere un detenuto, dobbiamo partire.</p>



<p>Perché, passando al giusto risarcimento che lo Stato deve a Beniamino, non posso non chiedermi: “ma quanti soldi vale una vita?”.</p>



<p>Quanti soldi vale aver negato ad un uomo i suoi sogni?</p>



<p>Sogni così da lui espressi “Desideravo avere una famiglia, costruire qualcosa, essere un libero cittadino come tutti. Trent’anni fa ero giovane, oggi sono vecchio. Mi hanno rubato tutto”.</p>



<p>Il vero problema è che un caso del genere potrebbe capitare a ciascuno di noi.</p>



<p>I casi di cittadini incarcerati e poi assolti con formula piena sono troppo frequenti nelle cronache.</p>



<p>E se siete interessati, e volete sapere nel dettaglio i numeri (e sono numeri agghiaccianti), basta che accediate al sito&nbsp;<a href="http://www.errorigiudiziari.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.errorigiudiziari.com</a>&nbsp;l&#8217;Associazione che da oltre 25 anni approfondisce il fenomeno in Italia, grazie al lavoro dei due giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone.</p>



<p>Ma in ogni caso provate per un momento solo a immaginare di dover passare la maggior parte, meglio la parte migliore della vostra vita, da innocenti&nbsp;all’interno di un pozzo profondo, di un buco nero, di un abisso insensato.</p>



<p>Il problema è che agli onori delle cronache salgono solo i casi o eclatanti come quello di Zuncheddu (33 anni di ingiusta reclusione), oppure quelli di personaggi noti.</p>



<p>Come dimenticare Enzo Tortora, forse il più tristemente noto caso di errore giudiziario in Italia.</p>



<p>“Ricordati figliolo che la Giustizia non è di questo mondo” recita Papa Pio VII nel film “Il marchese del Grillo”, e anche sulla scorta della mia formazione giuridica mi è nota la differenza fra “giustizia” e “diritto positivo”, fra quella che alcuni definiscono la “verità processuale”, tenendola distinta dalla “verità tout court”.</p>



<p>E analogamente so bene che un errore giudiziario è sempre possibile, proprio perché “la Giustizia non è di questo mondo”.&nbsp;</p>



<p>Ma vi confesso che in questa occasione mi sarebbe piaciuto che l’Associazione Nazionale Magistrati, la Politica tutta (e non come al solito il solo Partito Radicale), il Capo del Governo, il Presidente della Repubblica, e anche la Stampa nel suo complesso, chiedessero scusa, a nome di tutto il “Sistema”, all’ex pastore sardo Beniamino Zuncheddu, scusa per quei 12.045 giorni e notti che ha dovuto trascorrere da innocente fra le quattro mura di una cella, al caldo, al freddo, fra angosce e rimpianti, in un Calvario infinito.</p>



<p>Già, perché Beniamino forse avrà anche qualche milione di euro di risarcimento (almeno lo si spera), ma non avrà mai più indietro la sua gioventù, la sua vita.</p>



<p>E’ impossibile ridargli ciò che gli è stato tolto, ma consola il fatto che adesso potrà curare i suoi malanni, guardare il sole ed il cielo, respirare l’aria della sua casa,&nbsp;&nbsp;&nbsp;e vivere gli anni che gli saranno ancora concessi dalla Provvidenza, a testa alta, da innocente, da uomo libero.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Le avventure di un povero assicurato (Rca).  Sono giustificati gli aumenti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 08:24:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione]]></category>
		<category><![CDATA[rca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa mi è arrivata una mail da parte della mia Compagnia di Assicurazione, con la quale mi veniva “ricordato” che ai primi di febbraio è in scadenza la polizza Rca di una delle due auto che abbiamo in<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Qualche giorno fa mi è arrivata una mail da parte della mia Compagnia di Assicurazione, con la quale mi veniva “ricordato” che ai primi di febbraio è in scadenza la polizza Rca di una delle due auto che abbiamo in famiglia.</p>



<p>Niente di nuovo, ormai le consuete letterine cartacee sono preistoria, soppiantate dalla posta elettronica.</p>



<p>Apro il messaggio, leggo il contenuto, e ovviamente vengo attirato dall’ammontare del premio richiesto per l’anno in corso:&nbsp;<strong>781 euro.</strong></p>



<p>Di primo acchito penso ad un errore, ma poi mi rendo conto che si tratta della cruda realtà: 781 euro.</p>



<p>Vi starete chiedendo certamente se si tratta di una Porche, o comunque di un’auto di un certo livello?</p>



<p>Niente di tutto questo; trattasi di un’auto di quelle che una volta venivano definite “utilitarie”: in particolare una Suzuki Ignis ibrida.</p>



<p>Poiché il premio mi sembrava eccessivo, sono andato a riguardare cosa avessi pagato per la stessa auto, con identiche coperture, per l’anno 2023;&nbsp;<strong>600 euro.</strong></p>



<p>Non occorre essere Pitagora per rendersi conto che l’aumento richiesto&nbsp;&nbsp;(181 euro), è di circa il 30%!&nbsp;</p>



<p>Sicuramente qualcuno di voi mi sta suggerendo di abbandonare la classica Agenzia assicurativa, per rivolgermi alle polizze on line.</p>



<p>Confesso che gli anni scorsi ci ho provato, con questi risultati: la Compagnia con la quale ero assicurato (senza fare nomi parlo di una delle prime tre compagnie europee) mi impediva di accedere al sito on line perché “già assicurato” (non sono mica scemi!); altre Compagnie, non conoscendo la mia “storia assicurativa”, probabilmente mi schiaffavano in automatico nelle classi di rischio alte, annullando di fatto qualsiasi convenienza a cambiare.</p>



<p>Quindi l’on line sarà anche conveniente, non è sicuramente la soluzione di tutti i problemi!</p>



<p>Dopo aver chiamato a testimoni i Santi di mezzo Paradiso, ho cominciato a cercare di capire le motivazioni di un tale salasso.</p>



<p>Sono andato subito a rileggere un pezzo pubblicato da Tviweb il 7 novembre 2023 dal titolo “Assicurazione auto: boom dei prezzi in Veneto (a Vicenza +38,9%)”, in cui si riportava, con tanto di tabelle, un report dell’Osservatorio di “<a href="http://facile.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="broken_link">Facile.it</a>” nel quale si riferiva che in soli 12 mesi il premio medio pagato in Veneto per assicurare un veicolo a quattro ruote era cresciuto del 33,5%, arrivando a 498,90 euro (parliamo di costo medio ovviamente), vale a dire oltre 125 euro in più rispetto a settembre 2022.</p>



<p>Ho realizzato che in realtà l’anno scorso un aumento di tale entità io non lo avevo né visto né pagato, per il semplice motivo che la polizza della Ignis scade a inizio anno, probabilmente prima dell’entrata a regime dei citati aumenti.</p>



<p>In effetti ricordavo che il premio 2023, sempre per la Ignis, risultava solo di una cinquantina di euro superiore a quello del 2022.&nbsp;</p>



<p>Ma poiché le assicurazioni sono come la morte, nel senso che non gli puoi sfuggire, l’aumento predetto di circa il 30% me lo becco quest’anno.</p>



<p>La domanda che sorge spontanea è: ma sono veramente giustificati questi aumenti, che ormai si riscorrono anno dopo anno?</p>



<p>Non vi consiglio di cercare le cause in rete, per il semplice motivo che trovate di tutto di più, come quando cercare di farvi fare una diagnosi medica dal “dott. Google”, con il risultato che vi trovate a soffrire delle malattie più rare e più letali.</p>



<p>Così secondo l’Ania (l’Associazione di categoria delle Assicurazioni) a giugno 2023 l’aumento dei premi Rca era stato solo del 5,2% sullo stesso mese dell’anno precedente, ma contemporaneamente scoprite che secondo l’Ivass (l’Istituto di Vigilanza delle Assicurazioni) nel Belpaese gli automobilisti pagano il 27% in più rispetto alla media europea (dati 2021), facendo della Rca italica una delle più care del Continente.</p>



<p>Venendo alle giustificazioni addotte si parla di diversi fattori.</p>



<p>Innanzi tutto la crescita del numero degli incidenti stradali dopo la pandemia da Covid; a tal riguardo trovo la cosa risibile perché vorrebbe dire che per le Compagnie Assicurative l’ideale sarebbe un eterno lockdown (ma non è che ci abbiano scontato i mesi in cui abbiamo forzatamente lasciato le auto in garage.&nbsp;&nbsp;Quei soldi, incassati senza rischi, se li sono tenuti, alla faccia nostra!).</p>



<p>C’è poi l’aumento del costo medio di risarcimento per sinistro, fortemente aumentato a seguito dell’inflazione (questa è forse la motivazione più convincente, anche se aumenti di più del 30% annuali mi sembrano alquanto eccessivi).</p>



<p>Un’altra giustificazione&nbsp;riguarda la legge 118/2022, entrata in vigore il 1° gennaio 2023. La norma ha esteso il&nbsp;<strong>sistema Card</strong>&nbsp;(Convenzione tra gli Assicuratori per il Risarcimento Diretto) anche alle compagnie assicurative straniere. Così chi ha stipulato una polizza ed è coinvolto in un incidente può chiedere il risarcimento direttamente alla propria Compagnia, che poi farà valere il recupero dei costi sulla Compagnia dell&#8217;altra parte coinvolta nell&#8217;incidente. Sebbene questo sistema comporti un risarcimento più&nbsp;<strong>rapido</strong>&nbsp;per i danneggiati, ha anche determinato un aumento dei premi (anche questa scusa mi sembra un po’ campata in aria perché si tratta semplicemente di anticipi poi recuperati senza perdite).</p>



<p>Ci sono poi motivazioni che io definisco di carattere politico-sociale, di cui vi ho ampiamente parlato in un mio pezzo, sempre su Tviweb, del 6 dicembre scorso, dal titolo “Cresce il numero di chi circola senza assicurazione auto. Attenzione non è da furbi”.</p>



<p>Senza ripetermi, in estrema sintesi nel pezzo citato riferivo che secondo&nbsp;le più recenti stime&nbsp;dell’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni), aggiornate a fine 2022, si parla di&nbsp;quasi 3 milioni&nbsp;di mezzi privi di RC Auto, pari a circa il 6% del&nbsp;totale circolante.</p>



<p>Per non parlare del fenomeno sempre in crescita delle truffe assicurative,&nbsp;almeno il 50% delle quali non viene smascherato per mancanza di prove.</p>



<p>A pagare le conseguenze di questi due fenomeni sono ovviamente i cittadini, con l&#8217;aumento continuo delle polizze RC Auto; meglio quei cittadini onesti e coscienziosi (mi verrebbe da chiamarli cogl…., fra cui io stesso) che continuano a pagare l’Rca senza dire nulla, a parte i soliti mugugni che lasciano il tempo che trovano (un po’ come succede con le bollette incomprensibili, e soprattutto con l’evasione fiscale).&nbsp;</p>



<p>A tal proposito, guardando quella cifra, 781 euro, mi sono chiesto: ma se tutti gli italiani di colpo, all’unisono, decidessero di non pagare più la Rca cosa succederebbe?&nbsp;</p>



<p>Lo Stato metterebbe in galera 60milioni di persone?&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ma se non riesce (meglio non vuole!) a far pagare neppure quei 3 milioni che già adesso non si assicurano!</p>



<p>Pensiero in libertà, me ne rendo conto, che esula dalla realtà, e che oltre a tutto si configurerebbe come apologia di un illecito.&nbsp;</p>



<p>Morale della favola.</p>



<p>Ho pagato il premio richiesto dall’Assicurazione per il 2024?</p>



<p>Assolutamente no!&nbsp;&nbsp;Con un&nbsp;&nbsp;liberatorio “che vadano a dare via il c….!”</p>



<p>Ho cambiato Compagnia, e ho una stipulato (sempre in Agenzia) una nuova polizza che, a parità assoluta di condizioni, mi costa 130 euro in meno.</p>



<p>Con questo non diventerò certamente ricco, ma almeno avrò la soddisfazione (magra) di non contribuire ad arricchire i bilanci ed i dividendi della vecchia Assicurazione.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>PS: può essere che, per puro divertimento, l’anno prossimo cerchi di stipulare la polizza Rca on line con la Compagnia che ho appena lasciato. Vuoi vedere che magari riesco a risparmiare ulteriormente?</p>



<p>Sai che soddisfazione!!!</p>
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		<title>VICENZA &#8211; Trovano un fucile nascosto nell&#8217;erba del giardino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 08:22:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[fucile]]></category>
		<category><![CDATA[giardino]]></category>
		<category><![CDATA[nascosto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una vicenda decisamente singolare quella accaduta nel pomeriggio di giovedì a Vicenza ai proprietari di un&#8217;abitazione di via Cricoli. Erano intenti a fare pulizie nel giardino di casa, tagliando l’erba alta e sistemando le piante, ma proprio mentre utilizzavano il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una vicenda decisamente singolare quella accaduta nel pomeriggio di giovedì a Vicenza ai proprietari di un&#8217;abitazione di via Cricoli. Erano intenti a fare pulizie nel giardino di casa, tagliando l’erba alta e sistemando le piante, ma proprio mentre utilizzavano il decespugliatore, la macchina ha iniziato a fare degli strani rumori.</p>



<p>All’inizio avrebbero pensato ad un guasto dell’attrezzo ma, subito dopo, con sorpresa e stupore, hanno capito che si erano imbattuti in un fucile da caccia, tipo “doppietta”, chissà da quanto tempo nascosta tra l’erba del giardino.</p>



<p>I due hanno subito chiamato al polizia per denunciare l’accaduto, non sapendo dare nessuna spiegazione sul motivo per cui quel fucile si trovasse nel loro giardino, da quanto tempo e soprattutto chi ce l’avesse messo.</p>



<p>L’oggetto è stato repertato e sequestrato dai poliziotti, in attesa dei successivi accertamenti sul numero di matricola e su altri esami specialistici, al fine di risalire al proprietario.</p>
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		<title>MONTECCHIO &#8211; Liti in famiglia e un furto al Tosano, gli interventi dei carabinieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 08:15:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[furto]]></category>
		<category><![CDATA[liti in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[tosano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel pomeriggio di giovedì 25 gennaio 2024, il Comando Compagnia carabinieri di Valdagno ha attuato, d’iniziativa, un servizio ad ampio raggio finalizzato al controllo del territorio di propria competenza, con particolare attenzione all’abitato di Montecchio Maggiore. Una vasta giurisdizione che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel pomeriggio di giovedì 25 gennaio 2024, il Comando Compagnia carabinieri di Valdagno ha attuato, d’iniziativa, un servizio ad ampio raggio finalizzato al controllo del territorio di propria competenza, con particolare attenzione all’abitato di Montecchio Maggiore. Una vasta giurisdizione che comprende la valle dell’Agno, da Recoaro Terme a sino a Montecchio Maggiore, e la valle del Chiampo, da Crespadoro sino a Montebello Vicentino. </p>



<p>In circuito 10 pattuglie con il coinvolgimento del Nucleo Operativo e Radiomobile di Compagnia, della Tenenza di Montecchio Maggiore e delle Stazioni di Arzignano, Chiampo, Crespadoro, Trissino e Valdagno. </p>



<p>Nel corso del servizio sono state identificate 35 persone e controllati 21 veicoli. A Montecchio Maggiore i Carabinieri hanno sedato due liti in famiglia, evitando ulteriori conseguenze, per poi intervenire presso il supermercato Tosano di viale Trieste dove si stava consumando un tentativo di furto. Colto in flagranza l’autore del reato, lo stesso è stato identificato in un pregiudicato straniero, contestualmente deferimento<br>all’Autorità Giudiziaria in stato di libertà.</p>
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		<title>SCHIO &#8211; Incendio di un macchinario in un&#8217;azienda, intervengono i pompieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 08:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
		<category><![CDATA[vigili del fuoco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle 8:15 di ieri i vigili del fuoco sono intervenuti i via Vico, a Schio, per l’incendio di un macchinario all’interno di un’azienda di stampaggi materiali plastici. Per fortuna, nessuna persona è rimasta coinvolta. I pompieri, arrivati dal locale distaccamento<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Alle 8:15 di ieri i vigili del fuoco sono intervenuti i via Vico, a Schio, per l’incendio di un macchinario all’interno di un’azienda di stampaggi materiali plastici. Per fortuna, nessuna persona è rimasta coinvolta. </p>



<p>I pompieri, arrivati dal locale distaccamento con due mezzi, hanno spento l’incendio della fresa a controllo numerico, probabilmente innescato da un surriscaldamento. Danni all’impianto elettrico del capannone. </p>



<p>I vigili del fuoco hanno provveduto all’aereazione dei locali. Già in corso le operazioni di sezionamento e riparazione dell’impianto elettrico. Le operazioni di messa in sicurezza dell’azienda da parte dei vigili del fuoco sono terminate poco prima delle 10.</p>
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		<title>VENETO &#8211; Non riescono a scendere dal percorso, Soccorso alpino salva una comitiva di sei persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 07:53:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[forcella del diavolo]]></category>
		<category><![CDATA[soccorso alpino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervento del Soccorso alpino delle Prealpi Trevigiane, in aiuto di una comitiva di sei persone in difficoltà sulla Forcella del Diavolo nel primo pomeriggio di ieri. Poco prima delle 13 la Centrale del 118 di Treviso ha allertato i soccorritori<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Intervento del Soccorso alpino delle Prealpi Trevigiane, in aiuto di una comitiva di sei persone in difficoltà sulla Forcella del Diavolo nel primo pomeriggio di ieri. </p>



<p>Poco prima delle 13 la Centrale del 118 di Treviso ha allertato i soccorritori per tre coppie di amici, trevigiani e pordenonesi tra i 63 e i 55 anni che, seguendo delle indicazioni per un itinerario da poter fare con i loro due cani di grossa taglia, si sono in realtà trovati a superare il ripido sentiero che porta alla Forcella del Diavolo, anziché dirigersi verso il Bivacco dei Loff. </p>



<p>Il gruppo sarebbe risalito a fatica, perdendo la traccia più di una volta, con la speranza di poter trovare un percorso di discesa più semplice. Una volta in Forcella, i sei si sono però resi conto che sarebbero dovuti tornare ripercorrendo la strada dell&#8217;andata, oppure un altro sentiero altrettanto ripido. Non sentendosi sicuri, hanno quindi preferito chiedere aiuto. </p>



<p>Arrivata con i mezzi al piazzale Peroz, una squadra ha risalito a piedi i 400 metri di dislivello e ha raggiunto gli escursionisti. Attrezzati cinque tratti più impegnativi con le corde fisse, i soccorritori hanno assicurato quelli tra loro più timorosi dotandoli di imbrago, per accompagnarli a valle in poco meno di due ore. Nel primo tratto di discesa, una ventina di metri, è stato necessario portare giù prima i cani. </p>
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		<title>MONTECCHIO &#8211; Auto prende la rotatoria al contrario e si incastra sul guardrail: due feriti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 07:43:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[guardrail]]></category>
		<category><![CDATA[suem]]></category>
		<category><![CDATA[volkswagen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle 2:45 di domenica notte, i vigili del fuoco sono intervenuti lungo la SR 11 a Montecchio Maggiore, in viale Milano, per un’auto finita incastrata sotto il guardrail dopo aver imboccato al contrario la rotatoria. Nell&#8217;occasione, sono rimasti feriti il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Alle 2:45 di domenica notte, i vigili del fuoco sono intervenuti lungo la SR 11 a Montecchio Maggiore, in viale Milano, per un’auto finita incastrata sotto il guardrail dopo aver imboccato al contrario la rotatoria. Nell&#8217;occasione, sono rimasti feriti il conducente e un passeggero. </p>



<p>I pompieri, arrivati da Arzignano, hanno messo in sicurezza la Volkswagen Polo per poi disincagliarla, mentre i due feriti sono stati presi in cura dal personale del Suem e trasferiti in ospedale. I carabinieri hanno deviato il traffico ed eseguito i rilievi del sinistro. Le operazioni di soccorso dei vigili del fuoco sono terminate alle 4 circa.</p>
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		<title>Giornata della Memoria.  Purtroppo non basta più limitarsi a ricordare!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 08:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[27 gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[ricordare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A mano a mano che gli anni passano, certi passaggi della storia sembrano dissolversi nelle brume dell’oblio. E’ in fondo naturale; il mondo va avanti, le nuove generazioni non hanno vissuto certi avvenimenti, e quindi progressivamente ne perdono il ricordo,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>A mano a mano che gli anni passano, certi passaggi della storia sembrano dissolversi nelle brume dell’oblio.</p>



<p>E’ in fondo naturale; il mondo va avanti, le nuove generazioni non hanno vissuto certi avvenimenti, e quindi progressivamente ne perdono il ricordo, e comunque non ne percepiscono più la valenza.</p>



<p>E forse aveva ragione Liliana Segre, una sopravvissuta al lager, quando disse:&nbsp;“Io penso che tra qualche anno sulla Shoah ci sarà solo&nbsp;una riga sui libri di storia, e poi neanche più quella”.</p>



<p>E’ proprio per evitare questo oblio che sono state istituite giornate come il 27 gennaio, diventata a livello internazionale il “Giorno delle memoria”; data scelta non a caso, perché&nbsp;&nbsp;&nbsp;in quel giorno del 1945 le truppe dell&#8217;Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, sancendo la fine dell&#8217;Olocausto.</p>



<p>E così il 27 gennaio di ogni anno in ogni parte d’Italia si depongono corone di alloro sui monumenti, si visitano i luoghi degli eccidi, si discute in riunioni e convegni; in poche parole si ricordano e si commemorano quei milioni di donne, uomini, vecchi, bambini, uccisi per la sola colpa di essere ebrei, rom, sinti, omosessuali.</p>



<p>Ma in questo 27 gennaio 2024 io vorrei fare un passo avanti.</p>



<p>Sicuramente non per minimizzare quella “tragedia”, o consegnarla definitivamente alla storia,&nbsp;&nbsp;ma semplicemente per rilevare che, a mio avviso, le condizioni&nbsp;&nbsp;socio-politiche che&nbsp;&nbsp;quella “tragedia” hanno reso possibile si stanno ripresentando, magari in forme apparentemente diverse, ma si stanno ripresentando.&nbsp;</p>



<p>Sgombro subito il campo dal possibile dubbio che si possa trattare di questioni meramente semantiche.</p>



<p>Solo per fare qualche esempio&nbsp;“Democratico” era il nome del Partito (quello attuale ne è la versione moderna) che negli Stati Uniti difendeva strenuamente l’istituto della schiavitù su base razziale, mentre “dispotico” venne&nbsp;&nbsp;definito il governo giacobino che in Francia abolì la schiavitù nelle colonie, e varò la prima carta scritta che prevedeva l’introduzione del suffragio universale (maschile).&nbsp;</p>



<p>Di conseguenza non credo sia importante fermarsi alle definizioni, o meglio alle denominazioni, bensì andare alla sostanza.&nbsp;</p>



<p>Tanto per dire, la Repubblica Islamica dell’Iran è formalmente una “Repubblica”, ma sfido chiunque a mettere le mani sul fuoco, sostenendo sia il popolo a determinare le scelte politiche, e non una cricca di Ayatollah che impongono una visione teocratica dello Stato.&nbsp;</p>



<p>E così, lungi dal costituire due universi paralleli e contrapposti, “dittatura” e “democrazia” hanno per lo più convissuto nel tempo, con un’infinità di varianti, tanto che qualche studioso è arrivato a parlare di “Dittature democratiche” e di “Democrazie dittatoriali”.</p>



<p>Ed a questo punto, non perdendo mai di vista da dove siamo partiti, cioè dal Giorno della Memoria, diventa inevitabile, alla luce degli sviluppi geo-politici di questi anni, chiedersi quali possibilità abbiano le nostre “Democrazie liberali” (che non dimentichiamoci hanno in fondo duecento anni di storia, ed hanno coinvolto solo una parte molto ristretta del mondo)&nbsp;&nbsp;di continuare a vivere, visto che anche nella nostra Europa si sta progressivamente perdendo l’aspirazione all’universalismo dei valori democratici.</p>



<p>Se ci pensate bene è questo il tarlo che sta corrodendo giorno dopo giorno le nostre democrazie liberali, e sta erodendo anche i principi sui quali era nata la Comunità Europea.</p>



<p>Quei principi di libertà, di società aperta, di tolleranza, di rispetto dello Stato di diritto e della divisione dei poteri, della libertà di stampa e di manifestazione del pensiero, della libertà di culto, che furono le linee guida dei&nbsp;Jean Monnet,&nbsp;Robert Schuman,&nbsp;Paul-Henri Spaak,&nbsp;Altiero Spinelli, coltivati anche quando il tallone del nazi-fascismo schiacciava il nostro Continente, e l’orizzonte era cupo.&nbsp;</p>



<p>Quell’Europa sognata dai Padri fondatori, e faticosamente realizzata, pur con tutte le carenze che constatiamo, era la diretta derivazione culturale ed ideale della Rivoluzione francese e di quella americana, e l’idea era che quei valori dovessero assumere un carattere universale, validi in qualunque parte del mondo.</p>



<p>Purtroppo dobbiamo costatare amaramente che oggi la maggioranza dei Paesi è retta da regimi antidemocratici, autocratici, dittatoriali, teocratici, e la mia impressione è che, a poco a poco, ci stiamo abituando alla persecuzione dei dissidenti, ai fanatismi religiosi, alla negazione dei diritti alle donne, alla soppressione della stampa libera, alle stragi, a volte veri e propri genocidi, che insanguinano tre quarti del mondo, come se si trattasse di qualcosa di “normale”, di “inevitabile”, addirittura in certi casi di “accettabile”.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Non accuso nessuno sia chiaro!&nbsp;</p>



<p>Il mondo è così, il mondo va così, e forse ha ragione chi pensa (ed io sono fra questi) che l’ “uomo” è sempre quello dall’alba della civiltà, con tutta la violenza e l’irrazionalità che si porta dietro.</p>



<p>Ma quello che mi preoccupa, è che comincia a mostrare segni di cedimento anche la “fortezza Europa”, ed è bastata la “guerra non dichiarata” di Putin&nbsp;&nbsp;all’Ucraina per mostrare tutte le nostre debolezze ed incongruenze.</p>



<p>Io percepisco nelle nostre società una stanchezza di fondo, che non è quella della disperazione che porta alle rivoluzioni, ma uno spossamento di ideali prima ancora che di energie.<em></em></p>



<p>E così stiamo assistendo impotenti al ridimensionamento di Schengen e della libertà di circolazione, con il contemporaneo ripristino di muri e frontiere, al bavaglio imposto in certi Stati (Ungheria per non fare nomi) alla stampa e finanche alla Magistratura, al risorgere di Partiti che si rifanno alla tradizione nazista, franchista, fascista (non mi riferisco all’Italia), a rischi di deriva antidemocratica&nbsp;e autoritaria&nbsp;persino&nbsp;nel Paese&nbsp;che&nbsp;avevamo&nbsp;&nbsp;individuato come&nbsp;il faro delle democrazie, gli Stati Uniti d’America (per rendersene conto basta leggere quello che afferma nei suoi comizi Donald Trump).&nbsp;<em></em></p>



<p>Non ci si può sentire tranquilli rispetto al rischio di cedimenti autoritari per il fatto che in Europa ci sono libere elezioni (non ovunque in verità), perché la storia ci insegna che Hitler e Mussolini alla fine vennero eletti dai loro popoli.<em></em></p>



<p>E di fronte al rinascere di progetti di “purificazione della razza” mediante l’espulsione degli stranieri, come sembra stia avvenendo in certi settori delle società tedesca, bisogna essere consci che non sarà sufficiente un decreto per sopprimere questi rigurgiti di neo nazismo, se gli stessi hanno fatto breccia nella testa dei cittadini, senza cancellare i problemi che rendono appetibili queste ideologie.<em></em></p>



<p>Questo è il senso che vorrei dare a questo 27 gennaio 2024.<em></em></p>



<p>Quello di una giornata in cui, pur nel doveroso ricordo di coloro che sono stati vittime di un genocidio, ci sia una maggiore attenzione da parte di tutti verso le preoccupanti derive&nbsp;&nbsp;cui stiamo assistendo, per evitare che democrazie stanche, esauste, non più sorrette da solidi principi, siano preda non solo delle brame di conquista di Stati autoritari, ma anche e soprattutto di movimenti interni oscurantisti, che vogliono riportarci indietro a tempi che si sperava fossero superati per sempre.<em></em></p>



<p>Buona giornata della Memoria a tutti.<em></em></p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>BASSANO &#8211; Studenti in commissariato, aumentano i rilasci di passaporti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 08:17:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[aumento]]></category>
		<category><![CDATA[commissariato]]></category>
		<category><![CDATA[passaporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>l Commissariato di polizia di Bassano del Grappa è quotidianamente impegnato nel rilascio dei passaporti a favore dei residenti di ben 57 Comuni della Provincia di Vicenza. Recentemente, la produzione di passaporti a Bassano del Grappa è considerevolemente aumentata anche<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>l Commissariato di polizia di Bassano del Grappa è quotidianamente impegnato nel rilascio dei passaporti a favore dei residenti di ben 57 Comuni della Provincia di Vicenza. Recentemente, la produzione di passaporti a Bassano del Grappa è considerevolemente aumentata anche grazie all’aiuto dato dai ragazzi delle scuole.</p>



<p>Come noto, infatti, l’agenda elettronica permette di fissare quotidianamente appuntamenti da parte dei privati cittadini, tramite l’utilizzo dello S.P.I.D. o della C.I.E., 60/65 appuntamenti. A detta della Questura, sarebbe stato constatato come detta procedura possa essere alquanto difficoltosa soprattutto per gli anziani o per coloro che hanno difficoltà nell’utilizzo dei sistemi informatici.</p>



<p>Nell’ambito dei progetti formativi PCTO portati avanti dal Commissariato di Bassano con gli studenti delle classi IV e V del “Liceo Ginnasio Statale G.B. Brocchi” di Bassano del Grappa, fin dalla fine del mese di dicembre 2023 per tutto il mese di gennaio 2024, ogni giovedì pomeriggio dalle 14 alle 16, è stato aperto un ulteriore sportello presso lo stesso Commissariato, gestito da personale dell’Ufficio Passaporti con la collaborazione di 10 studenti, che hanno assistito gli utenti nella compilazione dell’istanza di rilascio del documento.</p>



<p>Più precisamente, è stato istituito un apposito sportello, al quale l’utente si è rivolto nei giorni e negli orari sopra indicati, fornendo i propri documenti e tramite il quale sono stati fissati circa 300 appuntamenti concordati con gli operatori, anche in base alle proprie esigenze personali, secondo un calendario prestilato.</p>



<p>All’utente è stata direttamente fornita copia dell’appuntamento e la lista dei documenti che dovranno essere esibiti al momento dell’accesso allo sportello per il rilascio del passaporto.</p>



<p>Con la suddetta attività è stato sicuramente fornito un valido contributo alla cittadinanza e si è attuato un ottimo scambio relazionale tra il mondo della scuola e la cittadinanza stessa, nel quale ognuno dei protagonisti, con l’impegno profuso, ha visto soddisfatte le proprie esigenze. In particolar modo, fa sapere la polizia, ne hanno tratto beneficio i giovani studenti che, con la loro attività, hanno visto attuati i progetti formativi, fornendo un apprezzato servizio alla comunità con il supporto della polizia di Stato, dimostrando la vicinanza delle Istituzioni alla gente e l’attenzione che la Pubblica Amministrazione ha nei confronti di coloro che devono viaggiare per motivi di lavoro, per studio o per raggiungere familiari lontani.</p>



<p>L’apertura dello sportello avrebbe inoltre abbattuto in maniera sostanziale sia il numero di richieste telefoniche di fissazione degli appuntamenti da parte del cittadino, sia le segnalazioni per la mancata disponibilità di posti.</p>



<p>“Studentesse e studenti del Liceo hanno potuto sperimentare “sul campo” un’esperienza non solo lavorativa &#8211; il commento della dirigente scolastica del Liceo Brocchi, Martina Polo -, ma altamente formativa, che sicuramente conserveranno come valido bagaglio per i progetti futuri e che ha consentito loro di mettersi a servizio degli altri. Il Progetto è una delle tante dimostrazioni di come le Istituzioni possano davvero unire le forze, contribuendo al miglioramento della qualità dei servizi e promuovendo nei giovani spirito di cittadinanza e di servizio. Un ringraziamento particolare va fatto al Comitato Genitori del Liceo Brocchi, che ha collaborato al progetto attraverso il proprio supporto organizzativo e la fornitura del materiale di cancelleria”.</p>



<p>Il Questore della provincia di Vicenza, Dario Sallustio ha espresso un sincero ringraziamento ai ragazzi del Lice Brocchi per l’impegno profuso e per gli ottimi risultati conseguiti, auspicando che simili programmi di sinergia con il mondo scolastico possano essere ripetuti ed ampliati.</p>
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		<title>MONTECCHIO MAGGIORE &#8211; Controlli della polizia nei locali, due espulsioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 08:10:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[controlli]]></category>
		<category><![CDATA[espulsioni]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso della serata di giovedì 25 gennaio è stato attuato un controllo straordinario del territorio nel comune di Montecchio Maggiore. All’attività hanno concorso la polizia di stato, la Guardia di Finanza e la polizia locale di Montecchio. Sono state<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel corso della serata di giovedì 25 gennaio è stato attuato un controllo straordinario del territorio nel comune di Montecchio Maggiore. All’attività hanno concorso la polizia di stato, la Guardia di Finanza e la polizia locale di Montecchio.</p>



<p>Sono state monitorate aree ed esercizi commerciali segnalati dalla Polizia Locale e dal Comune come necessitanti di particolare attenzione, anche in seguito alle segnalazioni della cittadinanza. Sono state identificate 171 persone (di cui 57 stranieri e 35 con precedenti), e controllati 39 veicoli e cinque esercizi commerciali. Effettuati, inoltre, due posti di controllo. Polizia stradale e polizia Ferroviaria hanno attuato mirati controlli nei pressi del casello autostradale e nelle stazioni ferroviarie limitrofe.</p>



<p>Al termine della attività, il questore della provincia di Vicenza ha emesso due provvedimenti di espulsion<strong>e</strong> dal territorio nazionale nei confronti di un cittadino serbo del 1960, rintracciato all’interno di un bar di Piazza Carli, irregolare sul territorio nazionale e con vari precedenti per reati contro la persona e contro il patrimonio. </p>



<p>Analogo provvedimento è stato emesso nei confronti di un<strong> </strong>nigeriano del 1998, rintracciato nei pressi dalla fermata delle corriere, irregolare sul t.n. e con vari precedenti penali per reati contro la persona. Gli stessi dovranno lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni, altrimenti saranno arrestati o accompagnati immediatamente alla frontiera o presso CPR.</p>



<p></p>
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