29 Aprile 2026 - 10.12

“Il Diavolo veste Prada 2” demolito dalla critica internazionale: recensioni dure nonostante il ritorno di Meryl Streep

Doveva essere uno dei ritorni più attesi degli ultimi anni, ma il sequel de Il diavolo veste Prada sembra aver mancato l’obiettivo. Il nuovo capitolo, che riporta sullo schermo Meryl Streep insieme a Anne Hathaway ed Emily Blunt, è stato accolto con grande freddezza dalla stampa internazionale, con molte recensioni che ne evidenziano limiti narrativi e perdita di identità.

Una storia che perde mordente

La trama riprende vent’anni dopo: la rivista Runway è in crisi e Miranda Priestly, indebolita dal declino del settore e da problemi di memoria, fatica a mantenere il suo potere. Andy Sachs torna in redazione con un ruolo centrale, mentre Emily Charlton è ora una potente dirigente nel mondo del lusso e controlla i finanziamenti. Tra vecchie rivalità, nuovi equilibri e numerose incertezze, il potere sembra destinato a cambiare mano.

Sulla carta, un intreccio ricco di potenziale. Nella pratica, secondo gran parte della critica, il film “annaspa”, diluisce il suo messaggio e perde quell’umorismo tagliente che aveva reso iconico il primo capitolo.

Le recensioni: “stesso schema, ma senza anima”

La stampa internazionale è stata in larga parte impietosa. La recensione di “Zone di Parigi” assegna un 2 su 5, sottolineando come il regista David Frankel abbia riproposto la stessa formula senza riuscire a rinnovarla: “gli stessi ingredienti, la stessa voglia di satira, ma questa volta niente funziona davvero”.

Critiche simili arrivano anche da testate autorevoli. The Guardian parla di un sequel “elegante ma vuoto”, evidenziando la perdita di mordente satirico e una scrittura che “non osa più”. Variety sottolinea come il film “sembri più un’operazione nostalgica che una vera evoluzione narrativa”, mentre The Hollywood Reporter evidenzia una regia “piatta e ripetitiva”, incapace di valorizzare il cast.

Anche Le Monde critica la trasformazione del personaggio di Miranda: da figura iconica e spietata a presenza più fragile e quasi addolcita, scelta definita “un tradimento dello spirito originale”.

Un film fuori tempo?

Molti osservatori concordano su un punto: i vent’anni trascorsi tra i due film pesano. In un contesto cinematografico più attento al politicamente corretto, il sequel sembra aver smussato gli angoli più provocatori, sacrificando proprio quella satira sul mondo della moda e del potere che aveva decretato il successo del primo film.

Anche alcune scelte narrative e stilistiche sono state contestate: camei musicali ritenuti superflui, come quello di Lady Gaga, e una regia giudicata poco ispirata, con inquadrature ripetitive e scarso dinamismo.

Si salvano le attrici, ma non basta

Se c’è un elemento su cui la critica converge positivamente, è la prova del cast. Meryl Streep resta magnetica, mentre Hathaway e Blunt confermano la loro solidità. Tuttavia, nemmeno il talento delle protagoniste riesce a compensare una sceneggiatura giudicata debole e poco incisiva.

In definitiva, quello che doveva essere un ritorno trionfale si è trasformato, per molti, in un’occasione mancata: un film che replica lo schema del passato senza riuscire a rinnovarlo, perdendo lungo la strada ironia, cattiveria e identità.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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