22 Aprile 2026 - 10.14

Maxi furto di criptovalute: sospetti su hacker nordcoreani, spariti 290 milioni di dollari

Un attacco informatico di vasta portata ha colpito il mondo delle criptovalute: sabato 18 aprile sono stati sottratti asset digitali per un valore stimato di circa 290 milioni di dollari, quello che al momento rappresenta il furto più grande del 2026 nel settore.

Nel mirino degli hacker è finito il vault di KelpDAO, una piattaforma di finanza decentralizzata specializzata nel reinvestimento di criptovalute per generare rendimenti. L’attacco ha coinvolto anche LayerZero, che ha confermato la compromissione di due server utilizzati per le operazioni della piattaforma.

Secondo le prime ricostruzioni, la vulnerabilità sfruttata dagli hacker ha permesso il “drenaggio” di token collegati a Ethereum, una delle principali criptovalute al mondo dopo Bitcoin.

I sospetti si concentrano su un attore ben noto nel panorama della criminalità informatica: il Lazarus Group. “Le prime indicazioni suggeriscono il coinvolgimento di un attore statale altamente sofisticato”, ha dichiarato LayerZero, indicando proprio il gruppo legato alla Corea del Nord come possibile responsabile.

Il Lazarus Group è già stato associato a numerosi attacchi di alto profilo negli ultimi anni. Tra i più noti, l’hackeraggio ai danni di Sony Pictures Entertainment, avvenuto dopo l’uscita del film The Interview, considerato offensivo dal regime di Pyongyang guidato da Kim Jong-un. Più recentemente, nel 2025, l’FBI ha attribuito allo stesso gruppo un furto record da 1,5 miliardi di dollari ai danni della piattaforma Bybit.

L’episodio riaccende i timori sulla sicurezza della finanza decentralizzata. Secondo Henri Arslanian, co-fondatore di Nine Blocks Capital Management, un attacco di questa portata potrebbe scoraggiare nuovi utenti dall’entrare nel mondo della DeFi: “Si tratta con ogni probabilità di un’operazione del Lazarus Group. Pochissimi attori al mondo dispongono delle competenze necessarie per un’azione simile”.

Le attività illecite legate alle criptovalute sono da tempo considerate una fonte di finanziamento per il regime nordcoreano. Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha stimato che, dal 2017, Pyongyang abbia sottratto oltre 3 miliardi di dollari in asset digitali per sostenere il proprio programma nucleare. Solo tra gennaio e settembre 2025, secondo organismi internazionali di monitoraggio, i furti attribuiti a hacker nordcoreani avrebbero raggiunto almeno 1,65 miliardi di dollari.

L’ultimo attacco conferma dunque una tendenza preoccupante: il cyberspazio continua a rappresentare uno dei principali campi di battaglia economica e strategica a livello globale.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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