Trump annuncia vertice Israele-Libano senza dirlo ai libanesi. La situazione in Medio Oriente

Un vertice annunciato ma, a quanto pare, sconosciuto a una delle parti coinvolte. È il nuovo paradosso diplomatico che arriva dal Medio Oriente, dove Donald Trump ha dichiarato che Israele e Libano sarebbero pronti a incontrarsi, salvo poi essere smentito — indirettamente — proprio da Beirut.
Il presidente statunitense ha scritto su Truth Social che i leader dei due Paesi avrebbero tenuto colloqui a breve, sottolineando come si tratterebbe di un evento storico, a oltre trent’anni dall’ultimo contatto diretto. Tuttavia, non ha fornito dettagli sui partecipanti né chiarito il formato dell’incontro.
La reazione dal Libano è stata immediata. Secondo fonti ufficiali citate da AFP e Al Jazeera, le autorità libanesi non erano a conoscenza di alcun vertice né di contatti con Israele. “Non siamo stati informati attraverso canali ufficiali”, ha dichiarato una fonte governativa, mentre un’altra ha ribadito che “non ci sono informazioni” su telefonate o incontri, nemmeno a livello diplomatico a Washington.
Al momento, nessuna conferma è arrivata neppure da Israele, lasciando il presunto vertice sospeso tra annuncio politico e realtà diplomatica.
Escalation sul campo: raid, evacuazioni e vittime
Mentre la diplomazia appare confusa, la situazione sul terreno resta estremamente tesa. L’esercito israeliano ha emesso un nuovo ordine di evacuazione per i civili nel sud del Libano, in particolare nelle aree a sud del fiume Zahrani, dove sono in corso raid aerei contro obiettivi di Hezbollah.
Il portavoce delle IDF, Avichay Adraee, ha parlato di operazioni condotte “con grande forza”, invitando la popolazione a lasciare immediatamente le abitazioni.
Gli attacchi continuano a causare vittime: nel villaggio di Mayfadoun quattro soccorritori sono stati uccisi e altri sei feriti durante bombardamenti israeliani, secondo fonti locali.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’esercito è vicino a “sopraffare” Bint Jbeil, considerata una roccaforte di Hezbollah.
Iran e Stati Uniti: minacce e blocco navale
Parallelamente, lo scontro tra Iran e Stati Uniti resta uno dei punti più critici della crisi. Teheran ha lanciato minacce dirette: Mohsen Rezaei ha affermato che l’Iran potrebbe affondare navi americane nello stretto di Hormuz e prendere in ostaggio soldati statunitensi.
Le dichiarazioni arrivano mentre gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale contro l’Iran, già operativo da lunedì. Il comando militare CENTCOM sostiene di aver impedito la partenza di diverse navi, anche se alcune sarebbero comunque riuscite a transitare nello stretto.
Washington, intanto, ha rafforzato le sanzioni contro il settore petrolifero iraniano, colpendo infrastrutture e operatori legati al trasporto di greggio.
Nonostante le tensioni, la Casa Bianca parla di colloqui “produttivi e in corso” con Teheran, con un nuovo round negoziale che potrebbe tenersi in Pakistan, indicato come mediatore chiave.
Europa in allarme: rischio carburante e voli a rischio
Le conseguenze del conflitto si fanno sentire anche in Europa. L’Unione Europea sta preparando misure urgenti per fronteggiare una possibile crisi del carburante per aerei, dato che circa il 75% delle importazioni proviene dal Medio Oriente.
Il blocco dello stretto di Hormuz ha già fatto impennare i prezzi, e le compagnie aeree avvertono: senza una rapida soluzione, potrebbero verificarsi aumenti dei biglietti, cancellazioni e persino aerei fermi in vista dell’estate.
Mercati e diplomazia: segnali contrastanti
Nonostante il quadro critico, i mercati asiatici hanno reagito con moderato ottimismo, spinti dalla speranza di un cessate il fuoco e nuovi negoziati. Anche Wall Street ha registrato segnali positivi.
Sul fronte diplomatico, proseguono gli sforzi per ridurre le tensioni: incontri tra Iran e Pakistan, pressioni internazionali e richieste di sostegno economico globale per i Paesi colpiti dalla crisi.
Una crisi tra diplomazia incerta e guerra aperta
Il presunto vertice tra Israele e Libano — annunciato ma non confermato — è il simbolo di una fase caotica, in cui dichiarazioni politiche, operazioni militari e trattative internazionali si intrecciano senza una direzione chiara.
E mentre Donald Trump parla di una guerra “vicina alla fine” e invita il mondo a prepararsi a “due giorni straordinari”, sul terreno continuano bombardamenti, evacuazioni e minacce.
Il Medio Oriente resta così sospeso tra un possibile spiraglio diplomatico e il rischio concreto di un’escalation ancora più ampia.










