Bambole pedopornografiche: Shein nel mirino di un’indagine della Commissione Europea

È ora la Commissione europea a muoversi contro Shein. Martedì 17 febbraio Bruxelles ha annunciato l’apertura di un’indagine formale nei confronti della piattaforma di e-commerce, dopo che lo scorso autunno erano state individuate sul sito bambole gonfiabili con sembianze di bambini, considerate prodotti illegali e al centro di forti polemiche in Francia.
Ma il caso non si limita alla vendita di articoli controversi. L’esecutivo europeo intende infatti approfondire questioni più ampie legate al funzionamento della piattaforma, tra cui la natura potenzialmente “dipendente” del servizio e la scarsa trasparenza dell’algoritmo di raccomandazione utilizzato per suggerire prodotti agli utenti.
Dal canto suo, Shein respinge con fermezza le accuse. Un portavoce del gruppo ha dichiarato all’Agence France-Presse che l’azienda prende “molto seriamente” i propri obblighi legali e che continuerà a collaborare pienamente con la Commissione europea.
Il rischio sanzioni e il Digital Services Act
Se le violazioni ipotizzate dovessero essere confermate, il colosso cinese potrebbe incorrere in pesanti sanzioni ai sensi del Digital Services Act (DSA), la normativa europea sui servizi digitali entrata in vigore nel 2023. Il regolamento impone alle principali piattaforme online di rafforzare la tutela degli utenti contro contenuti e prodotti vietati all’interno dell’Unione europea.
In caso di inosservanza, la multa può arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo. Per Shein, che lo scorso anno ha registrato ricavi stimati in quasi 34 miliardi di euro, si tratterebbe di una sanzione potenzialmente miliardaria.
“La vendita di prodotti illegali è vietata nell’Unione europea, sia nei negozi fisici che online”, ha ricordato la vicepresidente della Commissione responsabile per gli Affari digitali, Henna Virkkunen.
Le pressioni della Francia
La procedura europea arriva dopo mesi di pressioni da parte della Francia. Già a novembre le autorità francesi avevano avviato diverse iniziative contro la piattaforma fondata in Cina. Il tribunale dovrebbe pronunciarsi il 19 marzo sulla richiesta di bloccare la sezione “marketplace” di Shein, dedicata ai venditori terzi.
In precedenza, dopo lo scandalo e il rigetto della richiesta di sospendere l’intera piattaforma, il gruppo aveva deciso di chiudere per due mesi la sezione marketplace, riaprendola all’inizio di gennaio con la promessa di controlli più rigorosi.
L’indagine avviata da Bruxelles segna ora un passaggio cruciale: non solo per il futuro di Shein nel mercato europeo, ma anche per l’applicazione concreta del Digital Services Act nei confronti dei grandi operatori globali dell’e-commerce.
















