L’Austria accoglie gli accademici che fuggono dagli Stati Uniti

Mentre l’amministrazione Trump dichiara guerra al mondo accademico e alla ricerca scientifica, sempre più studiosi statunitensi guardano all’Europa come alternativa sicura. Tra loro c’è Wali Malik, specialista in robotica di laboratorio, che ha lasciato Boston per guidare lo sviluppo di infrastrutture robotiche presso Aithyra, un istituto di ricerca sulle scienze della vita fondato a Vienna nel 2024.
Malik non deve più temere che il suo lavoro venga etichettato come “woke” o subisca ritorsioni governative. La sua decisione di trasferirsi in Austria è stata influenzata dai licenziamenti di massa nei National Institutes of Health (NIH) e nella National Science Foundation, e dal drastico rallentamento della ricerca dovuto alla revoca dei finanziamenti federali.
L’Austria non è l’unico Paese a trarre vantaggio dalla fuga di cervelli statunitensi. Dopo l’insediamento di Trump, importanti storici antifascisti della Yale University, come Jason Stanley, Marci Shore e Timothy Snyder, hanno accettato posizioni presso l’Università di Toronto, mentre università europee hanno offerto “asilo scientifico” a ricercatori americani. L’Università francese di Aix-Marseille ha ricevuto oltre 500 richieste di informazioni sul programma.
La ministra austriaca Eva-Maria Holzleitner ha definito gli attacchi statunitensi al mondo accademico “davvero scioccanti”, sottolineando come l’Austria possa posizionarsi come “rifugio sicuro per la scienza, la ricerca e l’innovazione”. Il ministero ha avviato programmi per attrarre almeno 50 accademici statunitensi all’anno, offrendo assunzioni accelerate e borse di studio per ricercatori junior e mid-career. Il sito dedicato pubblicizza anche fondi per studenti a cui “viene negato l’accesso all’istruzione” a causa di etnia, genere o impegno civico.
L’amministrazione Trump ha imposto restrizioni ideologiche alla ricerca finanziata dal governo federale, imponendo limiti su razza e genere e attaccando chi esprime opinioni considerate progressiste. L’arresto e la minaccia di espulsione di studenti come Mahmoud Khalil e Rümeysa Öztürk hanno reso evidente che chi critica certe politiche non è più al sicuro.
L’Accademia Austriaca delle Scienze ha lanciato un programma di borse di studio per accademici statunitensi, stanziando 500.000 euro per ciascuno dei 25 beneficiari iniziali. Come dichiarato dal presidente Heinz Fassmann, “Ringraziamo Trump per questa acquisizione di cervelli.”
Accademici di lungo corso come Alexander Lex, esperto di interazione uomo-computer, e Hussam Habib, studioso dell’impatto politico degli algoritmi, hanno scelto di trasferirsi in Austria. Lex, che aveva guidato laboratori negli Stati Uniti, ha deciso di tornare in Europa a seguito della contrazione dell’ambiente accademico americano. Habib, osservando l’autocensura crescente e la pressione politica sul suo lavoro sulla disinformazione online, ha ottenuto una borsa presso l’Università di Graz.
Per molti ricercatori, la scelta di lasciare gli Stati Uniti non è solo una questione professionale, ma una questione di sicurezza personale e libertà accademica. L’Austria si presenta così come un porto sicuro, garantendo un ambiente di ricerca libero da diktat ideologici e minacce politiche.
















