30 Gennaio 2026 - 15.44

Donazzan (FdI) contro le nuove linee guida diocesane: «Giù le mani dalla Preghiera dell’Alpino, difende fede e identità»

VICENZA – 30 gennaio 2026 – Sulla recente disposizione contenuta nelle “Proposizioni per la pastorale del lutto e la celebrazione delle esequie”, approvate dal Consiglio pastorale diocesano e dal Consiglio presbiterale, interviene con toni critici Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia e componente della commissione Sicurezza e Difesa del Parlamento europeo.

Le nuove linee guida stabiliscono che eventuali preghiere proposte da associazioni o gruppi possano essere lette solo al termine della preghiera dei fedeli. Una precisazione specifica riguarda la Preghiera dell’Alpino: l’Ufficio liturgico diocesano, guidato da don Pierangelo Ruaro, ha chiarito che deve essere utilizzata esclusivamente la versione più recente approvata dall’Ordinariato militare, escludendo quella precedente che conteneva il passaggio “Rendi forti le nostre armi”.

Una scelta che Donazzan contesta apertamente, parlando di profondo disappunto e rivendicando il valore identitario e spirituale della tradizione alpina. Secondo l’europarlamentare, gli Alpini rappresentano «un’umanità generosa», capace di vivere il senso del dovere come espressione concreta della virtù teologale della Carità, in un legame stretto tra cristianità e azione sociale.

«Si rischia di creare una cesura con chi continua a vivere pubblicamente la propria fede, anche nelle cerimonie religiose legate alla memoria degli Alpini», afferma Donazzan. «Ogni funerale, ogni evento, ogni momento di condivisione profonda è accompagnato dalla Santa Messa e dalla Preghiera dell’Alpino, un gesto che rafforza il legame tra la comunità cristiana e quella alpina».

Nel suo intervento, l’europarlamentare richiama anche il più ampio contesto culturale italiano, segnato da un dibattito costante sulla presenza dei simboli religiosi negli spazi pubblici. «Molte cerimonie istituzionali e scolastiche – osserva – prescindono ormai dalla dimensione religiosa, mentre gli Alpini continuano a mantenere viva la tradizione, il legame con la fede in Cristo e con il messaggio educativo della Chiesa, in modo pubblico e coerente».

Per Donazzan, la Preghiera dell’Alpino è molto più di una consuetudine: è un simbolo di identità e continuità tra le generazioni. «È una preghiera che sintetizza i più nobili sentimenti e le convinzioni dell’animo umano, che rappresenta speranza, fede e amore. Suggerire di non declamarla nelle cerimonie è profondamente sbagliato».

L’intervento si chiude con un appello diretto al Vescovo di Vicenza: «Non disperdiamo le pecore. Gli Alpini e le loro comunità hanno bisogno di sentirsi accolti e a casa nella Chiesa. La Preghiera dell’Alpino è un momento che unisce, riconcilia e rafforza il legame tra fede e identità civile».

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