Veneto – Minore abusò di una bambina di 10 anni. Genitori condannati al risarcimento dei danni subiti

TREVISO, 9 gennaio 2026 – È arrivata dal Tribunale di Treviso una sentenza civile destinata a fare giurisprudenza. La prima sezione civile ha stabilito che i genitori di un giovane, autore da minorenne di una violenza sessuale ai danni di una bambina di 10 anni, dovranno risarcire la vittima e la sua famiglia per la responsabilità legata alla cosiddetta culpa in educando.
Secondo i giudici, la coppia non avrebbe fornito al figlio un’adeguata educazione, in particolare sul piano della sessualità e delle relazioni, come previsto dall’articolo 2048 del Codice civile, che attribuisce ai genitori la responsabilità per i danni causati dai figli minorenni quando riconducibili a carenze educative o di vigilanza.
Il risarcimento complessivo riconosciuto alla giovane e ai suoi genitori supera i 130 mila euro e dovrà essere corrisposto sia dall’autore materiale dell’abuso sia dai suoi genitori. La decisione si inserisce in un filone giurisprudenziale già tracciato in passato: una pronuncia analoga era stata emessa dal Tribunale di Firenze in relazione a un episodio di violenza sessuale avvenuto in una scuola di Siena.
A rafforzare l’impianto della sentenza contribuisce anche un orientamento consolidato della Corte di Cassazione, che già nel 2019 aveva chiarito come i genitori siano tenuti a impartire ai figli un’educazione adeguata a prevenire comportamenti lesivi verso terzi e a vigilare affinché tale educazione sia effettivamente conforme al carattere e alle attitudini del minore.
I fatti risalgono al 2012. In ambito penale, il responsabile era stato condannato in via definitiva nel 2016 a un anno e due mesi di reclusione. Successivamente, nel 2019, una volta raggiunta la maggiore età, la vittima insieme ai familiari ha promosso l’azione civile per ottenere il risarcimento dei danni subiti.
Nel corso del procedimento, una consulenza tecnica d’ufficio ha accertato nella giovane la presenza di un disturbo post-traumatico da stress di grado moderato e un danno biologico permanente quantificato nel 19%. Elementi che hanno pesato in modo determinante nella valutazione economica del danno e nella responsabilità riconosciuta anche ai genitori dell’aggressore.
















