26 Marzo 2026 - 16.21

Vicenza – Guido Harari: cinquant’anni di incontri fotografici in Basilica Palladiana

Dal 27 marzo al 26 luglio 2026, la Basilica Palladiana di Vicenza ospita “Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti”, un’esposizione che attraversa mezzo secolo di carriera del fotografo, con oltre 300 fotografie, installazioni, filmati e memorabilia. Promossa dal Comune di Vicenza in collaborazione con Rjma progetti culturali e Wall of Sound Gallery, la mostra non celebra solo una carriera: racconta il significato profondo del fotografare, inteso come incontro con l’altro.

La fotografia di Harari è come musica: jazz e rock insieme, improvvisazione e struttura, libertà e rigore. Nei suoi ritratti, da Bob Dylan a persone comuni, emerge l’unicità di chi si trova davanti all’obiettivo. Attraverso la musica, la cultura, la scienza e la vita quotidiana, Harari ha costruito un archivio di incontri che va oltre la rappresentazione: un racconto di relazioni e autenticità.

L’allestimento, curato dagli architetti Giorgio e Giulio Simioni, dialoga con la monumentalità del Salone dei Cinquecento, organizzando le sezioni come ambienti distinti ma interconnessi, in un percorso che guida il visitatore attraverso la storia della fotografia come si attraversa una partitura musicale. La mostra si apre con la stanza dell’adolescenza, dove poster, riviste e memorabilia raccontano l’inizio dello sguardo di Harari, per poi condurre al palco dei concerti e dietro le quinte, dove i grandi artisti – da David Bowie a Vasco Rossi, da Lou Reed a Kate Bush – vengono catturati nel momento in cui abbassano la guardia.

Molte immagini nascono dall’improvvisazione, in pochi minuti e nei contesti più improbabili: nei backstage, negli alberghi, per strada. Il ritratto, come spiega Harari, diventa allora “il buon tempo” della fotografia: un incontro carico di attenzione, desiderio e curiosità, lontano dall’intellettualizzazione e vicino all’emozione. Progressivamente, la musica lascia spazio ad altri mondi: scrittori, cineasti, coreografi, scienziati e attivisti entrano nell’inquadratura come interlocutori. Nasce così il progetto “Italians”, un censimento delle eccellenze italiane nel mondo, da Margherita Hack a Rita Levi Montalcini, da Ennio Morricone a Roberto Benigni, che continua da trent’anni a espandersi.

A completare il percorso, un Pantheon sospeso di 24 ritratti di grande formato – da George Harrison a Jane Goodall, da Lou Reed a Laurie Anderson – celebra i volti più significativi della carriera di Harari. La visita può essere arricchita da un’audioguida con la voce dello stesso fotografo, da filmati d’epoca, videointerviste e dal documentario “Guido Harari. Sguardi randagi”, prodotto da Tekla Films per RaiDoc e proiettato il 27 marzo al cinema Odeon.

Al centro della mostra, la Caverna Magica permette al pubblico di diventare protagonista: su prenotazione, chiunque può farsi ritrarre da Harari in uno spazio libero da copioni e sovrastrutture. I ritratti realizzati vengono esposti in tempo reale lungo le pareti dell’esposizione, dando vita a “Occhi di Vicenza”, una mostra nella mostra. L’esperienza è un invito a tornare umani, a fotografare come incontro, a restituire attenzione autentica senza invadere.

La mostra è stata presentata alla presenza del sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, dell’assessore alla Cultura, Turismo e Attrattività Ilaria Fantin, dello stesso Harari e di Shel Shapiro. Il sindaco ha sottolineato come la Basilica Palladiana diventi così un luogo vivo, capace di trasformarsi per accogliere proposte culturali sempre diverse. L’assessore Fantin ha evidenziato l’unicità dei ritratti di Harari: immagini che raccontano storie, emozioni e relazioni autentiche, superando la semplice celebrazione della celebrità.

In un’epoca in cui l’immagine è spesso merce di scambio e performance, “Guido Harari. Incontri” riafferma un principio fondamentale: fotografare significa incontrare, ascoltare e sollevare domande, non fornire risposte.

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